<%@ Language=JavaScript %> Socialismo Nazionale R.S.I.

 

 

SocialismoNazionale

 

IDEA DI ASSOCIAZIONE CULTURALE E DI COMUNICAZIONE ALLA RICERCA DI: * EUROPA - NAZIONE - SOCIALIZZAZIONE - LOTTA - LIBERAZIONE *

Continuità Ideale

<<Se mala cupidigia altro Vi grida, Uomini siate, e non pecore matte, sì che'l Giudeo di Voi tra voi non rida !>>

    Dante Alighieri, Paradiso  Canto V

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Ogni Lunedì ore 18.00/19.00 "il bercio della Chimera" a cura dei ragazzi aretini dell'Associazione "LACERBA"

 

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     LA TANA DEI LUPI    

Anche Socialismo Nazionale si schiera senza tentennamenti contro il tentativo di demonizzare chi non la pensa con i circoli della cupola plutoratica. La Patria Europa deve risorgere e i i Suoi Popoli devono tornare padroni del proprio destino contro gli invasori atlantici ed i loro manutengoli e servi.

L'EUROPA SIAMO NOI !!!

http://radovanlibero.splinder.com/

"Sì, ogni nostro soldato sa che il comando generale dei nostri nemici risiede a Washington. Siamo consapevoli di combattere non solo per la libertà e i diritti dei Serbi. Combattiamo per la libertà dei russi e di tutti gli europei. Questa è una guerra voluta da chi governa l'America. Fanno di tutto per spezzare la spina dorsale dell'Europa, per provocare il caos in Europa, per far entrate la Turchia in Europa. Siamo contrari a quella pseudo-civiltà del Nuovo Ordine Mondiale che vuole distruggere i popoli e plasmarli in un unico modello standard.


Qui in Bosnia si decide il destino d'Europa. In questa missione di difesa la cosa che ci fa più male è proprio la cecità dell'Europa che tormenta quel soldato al fronte. Qui noi combattiamo per l'Europa che sembra non curarsi della sua sopravvivenza come se già avesse capitolato ai dettami del mondialismo".


Radovan Karadzic (dal libro “Radovan Karadzic significa pace”)

 

Generazione Europa si schiera a fianco dei Patrioti, vera anima della Serbia, nella richiesta di liberazione per l’ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia, Radovan Karadzic, vero e proprio capo del popolo serbo, amato dalla sua gente, che lo ha protetto fino al giorno della sua cattura.

Radovan Karadzic, che i pennivendoli di regime l'hanno descritto come un mostro, attribuendogli responsabilità tutt'altro che dimostrate, rappresenta invece un esempio nella lotta al mondialismo.

Denunciamo l'ennesima farsa del governo liberaldemocratici filo-americano, che, in seguito a trattative truffa, è riuscito a insediarsi al governo del paese.

Ancora una volta i nemici della Vera Europa cantano vittoria sulle spalle dei patrioti serbi.

La cosiddetta giustizia internazionale, che ancora una volta si dimostra forte con i più deboli e serva degli interessi geopolitici dei circoli di potere americanisti e atlantisti. In tal senso concordiamo con la richiesta del rappresentante russo presso la NATO, Dimitry Rogoozin: ''Se il caso di Karadzic merita di essere considerato a L'Aja, allora accanto a lui sul banco degli imputati dovrebbero esserci coloro che hanno preso la decisione di bombardare persone completamente innocenti, centinaia delle quali sono morte durante la 'democratizzazione' dei Balcani da parte dell'Occidente". Generazione Europa                           generazioneeuropa@email.it


E A PROPOSITO DI "SERVI"

Lungi da noi l'idea di difendere questa repubblica "nata dalla resistenza", cui siamo costretti ad esserne "cittadini" rimanendo invece per noi la Repubblica Sociale Italiana l'unico vero riferimento identitario di appartenenza ad un senso trascendente di "Nazione", ma é evidente che l'ennesimo attacco da parte del segretario federale della Lega Nord é un altro passo verso quel cammino secessionistico - eterodiretto secondo il nostro modesto parere - che prelude ad uno smembramento in realtà macroregionaliste (Vi ricorda nulla un certo studio a suo tempo presentato dalla Fondazione Agnelli !?!?!?) più utili in un certo contesto di nuovo ordine mondiale; d'altra parte quello che é visibile solo guardando oltre l'Adriatico dovrebbe far riflettere.

Perciò non ci interessa nulla di per sé dell'attacco all'inno di Mameli (peraltro comunque cantato anche in RSI) e sulla risibilità delle solite fanfaronate del bauscia padano che non essendo molto acculturato ha pure travisato il senso compiuto della strofa ".....ché schiava di Roma Iddio La creò"...... (riferito alla Vittoria che é il vero soggetto della strofa !), tra l'altro scordandosi che nel testo c'é un riferimento di omaggio anche a Legnano (e paradossalmente dunque ante litteram ai seguaci del carroccio).

Ci interessa molto di più denunciare che questa italya, colonia da sessantanni degli uss-ionisti e perciò realmente schiava degli interessi della usurocrazia apolide, é arrivata ormai al capolinea anche come entità statuale pronta ad essere spezzettata in più realtà amministrative meglio adattabili alle esigenze del padrone planetario.

C'é poco altro da aggiungere se non di richiamare una volta di più gli Uomini Liberi - coloro che intendono il socialismo nazionale vera ed unica alternativa al mondo decadente -  alla unione pronti a "........stringersi a coorte", perché non é detto che in uno scenario para secessionista essere branchi di lupi affamati di onore e fedeltà non possa essere un viatico per una nuova risorgenza nazionale.

MALA TEMPORA CURRUNT !

M.C.

Futuro anziché globalizzazione! Uomini Liberi anziché libero mercato !

Nel 2006 i problemi sono grandi come mai prima d’ora. Una spirale di dipendenze, sfruttamento, imperialismo, emergenza, violenza, povertà, distruzione delle nazioni e guerre avvolge tutta la terra e i popoli che la vivono. Sia a Nord che a Sud dell’Equatore, si vedono uomini mutati in belve feroci, presi in una sorta di spirale demoniaca. Uomini, ai quali pare sembrare indifferente se tutte le specie animali spariscono dalla faccia della terra o se vengono distrutte delle meraviglie della natura, con asce e seghe alla mano, come la foresta pluviale, per lasciare il posto ad un parco naturale, oppure ancora, uomini che -nell’interesse di politici senza scrupoli e lobbies economiche - attaccano popoli nei loro territori con armi micidiali per ristabilire una “democrazia” all’insegna del dio denaro. Ci sono poi uomini che svendono diritti e possessi della cittadinanza a loro sottoposta a favore dei giocolieri della finanza oppure uomini che considerano i confini naturali delle nazioni una spina nel fianco e si sono posti come priorità, quella indebolirli per poter raggiungere l’obiettivo di “un unico mondo”. 

Tuttavia esistono anche uomini che non prendono alla leggera tutti i problemi finora esposti e che, con nuove idee, attuabili, cercano di migliorare il futuro ed il mondo al quale appartengono. Questi uomini sono presenti ovunque, esattamente come i problemi a cui abbiamo sopra accennato, li troviamo in tutti i continenti, in ogni nazione, in ciascuna città; le loro idee, nazionali e sociali, in quanto orientate agli interessi del popolo e della società, sono il denominatore comune di innumerevoli combattenti per la libertà in tutto il mondo. Le idee di questi Uomini riuniscono non solo la critica a tutta una serie di ideologie imparentate tra loro quali capitalismo, liberalismo e - al livello superiore - la globalizzazione, ma anche il riconoscere che queste ideologie e chi le rappresenta sono il più grande male di questo mondo e che la rivolta va attuata contro di loro! 

Anche se i politici al potere e i rappresentanti del capitalismo ci propinano sempre il contrario, il capitalismo e la globalizzazione portano solo a masse consistenti di sconfitti e ad un gruppo ristretto di vincitori. I primi sono rappresentati dalle popolazioni mentre i vincitori sono gli speculatori, i grossi manager delle multinazionali, i banchieri ed i politici corrotti.

Capitalismo: il nemico del popolo

Abbiamo riconosciuto che lo spirito del mercante nomade non trova alcun freno alla sua sete di profitto, pertanto nessun popolo sulla terra è al sicuro da un destino di massificazione. Non è un caso che la parola capitalismo derivi dal latino "capita" che significa "capo di bestiame" così come la parola  "pecunia" ed i derivati (pecuniario, peculato ecc.)  derivino dal latino "pecus" che significa bestiame. La parola usata per  "capitale in movimento" descrive perfettamente lo spirito nomade, che si manifesta nelle banche, borse e nei fondi d’investimento.

L’accusa ai dominatori del mondo  non è una insinuazione malvagia, ma rappresenta la logica interna del capitalismo. Sotto la pressione dello sfruttamento di inimmaginabili masse di capitale, assetata di profitti, la finanza internazionale ha iniziato lo scontro finale contro le economie nazionali e le comunità dei popoli, per l’instaurazione del mercato globale. Nel nome di globalizzazione e del liberalismo sono presenti le colonne mondiali del capitalismo, per abbattere tutte le strutture nazionali e ogni confine – grazie anche alle moderne tecnologie -  e per trasformare le società chiuse in aperte. 

Da un mondo dalle migliaia di popoli si otterrà un pianeta delle scimmie, il quale sarà propinato via cavo a mangiatori di fast food che sorbiranno docili le menzogne di propaganda degli opinionisti e dei pastori mediatici a riguardo dei pericoli del nazionalismo e razzismo. La nazione capitalista rappresenta una contraddizione: attua la sua dissoluzione nel mercato mondiale globalizzato. La nazione capitalistica rinuncia alla sua funzione di protezione nei confronti del popolo e lo consegna nelle mani del capitalismo mondiale. Il mercato libero incontrollato, le innumerevoli ondate migratorie e manodopera straniera a basso costo distruggono la nazione nel suo ruolo di rifugio sociale del popolo. La nazione capitalistica degenera nel divenire luogo di investimento dei capitali e in caravanserraglio di una nuova migrazione di popoli. Le stesse nazioni capitalistiche a loro volta si sbranano in scommesse rovinose per attirare gli investitori stranieri attraverso lo smantellamento dei loro meccanismi di difesa sociali, economici ed ecologici. La nazione capitalistica distrugge la propria cultura nazionale attraverso l’americanizzazione ("american way of life"), muta il proprio popolo in „risorse umane“, commercializza la patria   che diventa merce, nell’ottica della speculazione edilizia, svilisce la madrepatria in  discarica abusiva a favore di un’economia dei profitti nemica dell’ecologia e distrugge valori e tradizioni nel segno di un materialismo privo di cultura. Nient’altro che tutto quello che possiamo vedere noi in Germania o in qualunque altra nazione della terra. 

Globalizzazione: la fase finale del capitalismo 

Con il termine “globalizzazione” si intende l’aggressione del pianeta da parte dell’economia capitalistica sotto la guida del grande capitale. Questo ha, sebbene nomade e quindi senza un vero e proprio punto di riferimento fisso, il suo domicilio politico-militare soprattutto sulla costa est degli USA.

Anche se il capitalismo, in passato, non era migliore, tuttavia rimaneva collegato a condizioni etnoculturali, politiche e sociali di ogni singola terra, ma con la sua evoluzione in globalizzazione, tutto ciò è stato distrutto. 

Il capitale globale, che ha piena libertà di movimento, limita il potere di controllo dello Stato, rapina gli stati stessi della loro autonomia decisionale ed economica e porta a forme di un regime capitalistico privo di un governo eletto dal popolo. Con la sua aggressione al principio di territorialità, sovranità e legalità degli stati nazionali, la globalizzazione distrugge gli unici spazi immaginabili dal punto di vista geopolitico della sovranità popolare, a favore di anonime potenze sovranazionali. Si tratta allo stesso tempo di un programma di indebolimento politico e di sfruttamento economico. In Germania il successo di questo programma è inconfondibile. Mentre i politici criticano in modo retorico il potere del capitale, spianano contemporaneamente la strada alla logica dello sfruttamento capitalistico con leggi mirate quali, per esempio, la cd. HARTZ IV. In questo modo è confermata quanto da tempo evidentissimo, cioè che i politici tedeschi non sono altro che la stampella del capitale e i fautori della decadenza della Germania. La mobilità globale delle merci e del capitale, attraverso la mancanza di controlli doganali e sul traffico di valuta, porta le nazioni a reddito alto in una rovinosa competizione al ribasso con le nazioni a reddito inferiore. Il libero mercato porta gioco-forza all’adeguamento del livello di vita al limite più basso possibile, così i mercati nazionali e i sistemi sociali implodono. Nel nuovo ordine finanziario mondiale si rincorrono le grosse rendite nello spirito del principio del casinò, senza che l’impiego del capitale porti a effetti positivi su  investimenti e nel mondo del lavoro. Con la mobilità di merci e capitali, che ha portato all’erosione delle regolamentazioni e del monopolio dei controlli statali, il capitalismo globale costringe gli stati ad accordargli migliori condizioni locali. Globalizzazione e criminalità economica organizzata diventano un tutt’uno: come si dovrebbe altrimenti denominare, per esempio, il lavoratore tedesco che viene costretto, con la minaccia del trasferimento all’estero, ad accettare condizioni di lavoro svantaggiose? Il costo della vita cresce continuamente come conseguenza della capitalizzazione e globalizzazione delle terre mentre, d’altro campo, milioni di tedeschi versano in condizioni disagiate: disoccupazione, povertà, isolamento. Il capitale non si preoccupa di suolo, persone o standard di vita.  Questa realtà lascia già intravedere come si svilupperà  il futuro, costruito dagli affaristi privi di scrupoli per i popoli che saranno loro sottoposti nella fase di dissoluzione: per essi ci saranno solo elemosine. A fronte dei pochi che guadagneranno dalla globalizzazione, come per esempio i datori di lavoro dell’import-export o quelli che provengono da terre in cui il tenore della vita è basso e che, per poter avere un certo benessere nella loro madrepatria, vendono la loro forza lavoro laddove il reddito è più alto, gli svantaggi pesano su milioni di persone. 

Dove si vedono i problemi

La politica dell’occupazione diventa sempre più internazionale. Non c’è più bisogno di cercare di attirare la forza lavoro nostrana con buoni salari. Oggi la forza lavoro si compra in tutto il mondo e a prezzi stracciati. Poiché anche i posti di lavoro a tempo indeterminato sono in netto calo (in America solo il 14% dei lavoratori ha un posto fisso) la quota dei salari cala anche in questo settore. Tramite vari tipi di lavoretti, gli americani e gli inglesi cercano, quasi fossero dei moderni lavoratori a giornata, di sbarcare il lunario. Negli ultimi 25 anni il salario minimo americano è crollato del 40% (Eric Schlosser, Fast Food Gesellschaft, Riemann 2001; trad. italiana: Eric Schlosser, Fast Food Nation, Marco Tropea Editore, 2002). Per contro, i lavoratori stranieri riescono a sostenere le loro famiglie nella madrepatria, grazie al bassissimo costo della vita nelle loro terre d’origine. La stessa situazione, la possiamo verificare anche in Germania. 

Le statistiche ufficiali ci rifilano solo una mezza verità, che tace la disoccupazione nascosta, per es. tramite provvedimenti presi dalle agenzie di collocamento, le occupazioni a orario ridotto, i prepensionati. Mentre qui si festeggia la Germania per il suo record nelle esportazioni, e anno dopo anno si auspica la ripresa in piccoli punti di percentuale, la realtà sembra in effetti molto diversa. Nel 2000 gli occupati erano ancora 39,1 milioni, nel 2005 sono scesi a 38,8 milioni. Attualmente si registra il boom delle cosiddette occupazioni precarie, ovvero dei lavori per i quali non è prevista la previdenza sociale. In tal modo, il crollo del sistema sociale non ha che da proseguire. Così, mentre i  „rappresentanti del popolo“ non hanno quasi più seguito, ridotti quasi a tappabuchi, si lasciano liberi i fautori del grosso capitale di soddisfarsi e di appoggiare ulteriori misure di liberalizzazione e di importazione di manodopera straniera, prodotti e aziende.   

L’indipendenza economica delle nazioni viene distrutta a favore della dipendenza dalle esportazioni e  del debito pubblico. In Germania è dato di vedere una delle situazioni più precarie: mentre, come già detto, con orgoglio si innalza la coppa di campione mondiale delle esportazioni, viene assolutamente ignorato lo sviluppo delle infrastrutture locali e dell’economia nazionale, come l’artigianato o l’edilizia. Quasi ovunque, quando si presenta fieramente la creazione di nuovi posti di lavoro, questi servono non all’economia nazionale, ma si tratta di imprese dipendenti dal mercato globale. La repubblica tedesca figlia del dopoguerra, registra la perdita dello status di benessere e di potere economico attraverso l’incremento della disoccupazione, l’erosione del sistema sociale con l’introduzione di rifugiati e lavoratori a basso reddito dall’estero, trasferimento delle aziende tedesche all’estero, distruzione dell’economia nazionale con l’importazione di prodotti stranieri, enorme indebitamento degli stati e dei privati, svendita dei beni statali e locali a speculatori stranieri, interessi enormi dovuti all’alta finanza, limitazioni e tagli alla spesa pubblica e nel sociale, crescita della pressione fiscale, abbandono di interi quartieri delle grandi città, esplosione della criminalità, impiego dei soldati tedeschi per risolvere conflitti stranieri, tributi altissimi dovuti ad organizzazioni internazionali.

Dalla società delle masse alla comunità dei popoli

L’ultima funzione del non-stato liberale è di  amministratore dei debiti, poichè ha da servire l’alta finanza come macchina da tassazione. Non è un caso che, nella democrazia partitica, indebitamento e pressione fiscale abbiano raggiunto livelli prima inimmaginabili. Non è una democrazia del popolo ma della finanza. La società delle masse, fluttuante e priva di una forma ben definita, con il suo odio generazionale e di classe, individualismo ed egoismo, il suo potenziale di conflitti etnici e religiosi, deve essere di nuovo sostituita da una  comunità di popolo omogenea e legata al territorio, l’unica in grado di garantire al singolo un legame forte con il popolo stesso e la patria. Unisce le forze del popolo per la costruzione della cultura nazionale, in grado di ri-tramutare gli individui, divenuti merce, nuovamente in uomini nel pieno possesso del loro orgoglio e volere, che non si ergano a padroni dei loro simili ma del destino del proprio popolo. Nella società delle masse, che si compone di nomadi, schiavi, sfruttati e decadenti, tutto ciò non è più possibile. 

Solo chi è incapace di intendere e di volere, non può non riconoscere questa semplice realtà: la società delle masse in movimento è una società mobile e fluttuante priva di consistenza, stabilità e durata. Essa è caratterizzata dall’insicurezza e dal continuo adeguamento di tutte le condizioni economiche. La mobilità distrugge tutte le società familiari, stirpi e popoli. Al termine di questo processo troviamo cellule, atomi che non sono più membri di un organico ma solo pezzi di una quantità informe. L’individualizzazione è paragonabile a una macchina che tritura il legno in truciolo per poi pressarlo in fogli di truciolato. In contrapposizione al legno, organico, i fogli di truciolato sono di minore qualità, si sciolgono presto attraverso l’azione degli agenti atmosferici. Questa immagine del legno e del truciolato rende l’idea della differenza tra stato organico e società di massa.

Il potenziale di conflitto nella società di massa sale vertiginosamente a causa della mobilità etnica (migrazioni). La contrapposizione economica tra le classi viene inasprita attraverso la contrapposizione etnica tra popolazioni autoctone e straniere: le popolazioni che migrano portano con sé le proprie problematiche e conflitti che risolvono poi con disinvoltura sul suolo ospite. Per guadagnarsi un posto nella nuova società, gli immigrati usano l’arma della sostituzione: aggrediscono la terra ospite non con carri armati, ma con carrozzine. Da postulanti e bisognosi d’aiuto, si trasformano così in occupanti civili. Mentre reclamano uguali diritti, contestano alle popolazioni locali i loro diritti, e attuano un’aggressione ai diritti umani fondamentali. Dove gli immigrati non sono cresciuti con le richieste della società industriale, conquistano la loro parte di prodotto nazionale con metodi criminali. Gran parte degli immigrati sono fonte di vari problemi: in qualità di disoccupati con prole numerosa, sovraccaricano il sistema sociale, come fornitori di mano d’opera a basso costo, distruggono gli standard nazionali, facendo in tal modo gli interessi del capitale.

La società di massa offre ai manager inimmaginabili chance di mercato per distruggere condizioni di malattia sociali e culturali. Lo stato di emergenza sociale, spirituale e fisico, è diventato fonte di profitto per i commercianti di umanitarismo, per le multinazionali della compassione e i bottegai dell’anima che si pascono delle offerte e le elemosine che piovono sui loro conti e che vanno a ingozzare un’enorme burocrazia amministrativa. La società di massa viene chiamata spesso dai suoi burattinai „società dei servizi”; in realtà si tratta di una macchinazione ai danni del “cliente”: rapaci prestatori di servizi con pessimi prodotti e personale non qualificato tartassano i clienti e li trattano non come “re” ma come pezze da piedi. Presupposto per migliorare l’uomo è la nazionalizzazione delle masse attraverso il rilancio di strutture locali ("ritorno alle radici", "ritorno alla terra"). 

La lotta contro un nomadismo privo di patria ("migranti"), che tende a diventare più diffuso nella società liberale, è da ricondurre a effettive misure legislative che portino a riancorare le persone al loro suolo e territorio,. Col tempo questo porterà a un’atmosfera nella quale i nomadi non si sentiranno a loro agio e che li porti a cercare altrove il loro posto. Contro  l’umiliazione dell’uomo, messa in atto dal capitalismo, il nazionalismo combatte con la sua idea di ordine sociale della società dei popoli. Esso deve restituire agli uomini le radici e i legami con la famiglia, la patria e il popolo, distrutti dal capitalismo. Dall’individuo, dalla merce umana si deve di nuovo ottenere un Uomo che sia parte organica del suo popolo, conosca la sicurezza sociale e presti la sua opera per un lavoro che giovi a tutta la comunità.

Dal luogo Germania alla nazione sovrana e consapevole

La nazione è un rifugio sociale. Solo attraverso l’isolamento dalla concorrenza della merce straniera a poco prezzo e regolando l’economia interna in modo che sia indipendente dai livelli dei costi nel mondoè possibile mantenere i redditi interni alti. Se questo meccanismo protezionistico viene a mancare, il capitale mobile può fare sviluppare differenti salari e prezzi, in modo che le economie nazionali vengano in conflitto tra loro e i popoli possano essere depredati attraverso riduzioni drastiche dei salari e abbassamento dei prezzi. Attraverso la minaccia di trasferire le aziende all’estero, il ritiro di investimenti e l’introduzione di masse pronte a lavorare a salari minimi, si possono esercitare pressioni sulle associazioni di categoria e far ribassare le tariffe. Solo la nazione può porre dei limiti al potere del Capitale. La nazione è oggi l’unico luogo in cui sia possibile la rivolta contro la globalizzazione capitalistica. In questo senso, la nazione è la piazzaforte del sociale; la nazione è il posto della solidarietà nazionale e della rivolta contro il mercato cosmopolita, che dissolve le nazioni nel mercato globale e muta i popoli in masse, un gregge di "risorse umane" da mortificare. 

Il luogo in cui un popolo vive è anche il luogo in cui trova il suo sostentamento. Il popolo è salvaguardato dall’oppressione della politica estera e delle crisi economiche mondiali quando può disporre di mezzi di sostentamento che provengono dal suo stesso territorio (attraverso la costituzione di una regolamentazione del mercato agrario con prezzi statali e vendite garantite per gli agricoltori e parimenti limitazioni alle importazioni dall’estero di prodotti dell’agricoltura, se non nei casi di effettiva necessità). Poiché il suolo di un popolo non si moltiplica da solo, accanto allo sfruttamento economico del terreno si deve anche pensare alla cura ecologica del medesimo. La speranza in una presunta solidarietà internazionale è un’illusione borghese: tutto ciò di fronte alle diverse condizioni e mentalità dei popoli è inattuabile. Nessuno potrà addomesticare il Moloch della banca internazionale e della borsa. 

La sinistra ha deriso il socialismo popolare con la sua aspirazione a riutilizzare i ricavi all’interno dell’economia nazionale, lottando contro la finanza internazionale. 

E nonostante ciò, crede di poter avere da raccogliere frutti sul piano internazionale con le banche e le borse, un piano nel quale è il potere del denaro a stabilire le regole. Poiché questo non funziona, i sostenitori della sinistra si impegnano con carovane di solidarietà internazionale e frasi ad effetto. La politica carnevalesca del carrozzone antimondialista si può riassumere in una frase: 

"Teatrino globlale invece di libertà nazionale!" 

Il più internazionalista dei socialisti stesso dovrebbe finalmente riconoscere, che il capitalismo non può venire soppresso dall’internazionalismo: l’internazionalismo è per il capitalismo un vero e proprio elisir di lunga vita. Con "nazionalismo" si intende la volontà politica di salvaguardare le popolazioni di discendenza locale e le comunità del luogo (popolo) indirizzandoli alla autostrutturazione ed autorganizzazione del proprio spazio vitale (patria) in uno stato nazionale (la nazione) con lo scopo dell’autoderminazione interna ed esterna, dell’indipendenza economica, della difesa militare e dell’autorealizzazione culturale, in base alla propria identità.

La politica economica nazionale persegue la realizzazione di strutture economiche regionali. Assicura agli abitanti lavoro e pane. Tutte le autorità statali e le aziende private (banche comprese!) devono dare priorità all’economia locale: questo significa anche un sostanziale sostegno del ceto medio e  dell’agricoltura. 

Le esportazioni sono da ridurre a un significativo scambio con l’economia delle altre nazioni; l’economia di esportazione è orientata ai profitti e danneggia l’economia interna in due modi diversi: la produzione avviene all’estero in tal modo sottrae alla propria terra stipendi e tasse; i prezzi bassi all’estero devono essere pagati da alti prezzi all’interno. Molto di quanto viene importato non è necessario, non si esporterebbe in eccesso. La Germania nel 2005 ha esportato per 1000 miliardi di dollari all’estero ed importato per 800 miliardi di dollari. Il presunto surplus di 200 miliardi di dollari in realtà non esiste, perché gran parte dell’export delle ditte tedesche viene in realtà prodotto all’estero. Ciò che rimane, infine, è una perdita di 1000 miliardi di dollari, causato alla Germania dalla politica delle esportazioni.

Il denaro dovrebbe venir reinvestito nelle terre in cui viene prodotto, nel segno di una politica economica equilibrata. Come abbiamo già detto all’inizio, ci sono molte persone che si sono lasciate convincere dai media pilotati e dai politici rappresentanti di questo sistema, che lo sviluppo del capitalismo è naturale e inarrestabile e che tocca agli uomini e alla politica adeguarvisi.  Questa è una delle peggiori menzogne dette dagli ambienti interessati i quali portano a rassegnarsi e ad adattarsi. Esistono, tuttavia,  sempre più uomini che si stanno svegliando dal loro sonno e riconoscono l’esistenza di alternative al sistema attuale.

Anche gli sviluppi mondiali parlano la lingua del cambiamento 

A causa della perpetrazione di guerre d’aggressione, restano agli USA ancora pochi alleati di incerto carattere: gli imperialisti vengono lasciati sempre più da soli. Anche in Europa si moltiplicano le avvisaglie di chi cerca di sottrarsi alla stretta mortale del colosso americano. L’asse della pace costituito da Francia, Germania e Russia in occasione dell’aggressione angloamericana all’Iraq (2003) ha significato una sensibile sconfitta dell’imperialismo americano. Il tentativo degli USA di prendersi non solo i pozzi petroliferi del medio oriente, ma anche quelli del Caucaso, significa non solo un monopolio dell’aggressione, ma anche un monopolio dei razionamenti, esercitato dagli USA nei confronti degli altri stati della terra, che in un futuro dovranno essere dipendenti da Washington per il loro fabbisogno di petrolio. Dato che in USA le scorte di petrolio scarseggiano, (a causa dei consueti sperperi propri all’America), gli USA per la loro autoconservazione devono condurre guerre in Arabia, Africa, Medio Oriente, Sudamerica. In questa lotta per il petrolio Russia, Cina, Giappone ed Europa sono i più importanti concorrenti. In questa costellazione, si crea l’abbozzo di un asse antiamericano eurasiatico.

Nella piena consapevolezza del suo trionfo su scala mondiale su  "feudalesimo, fascismo e comunismo" il capitalismo mondiale ha perso ogni inibizione e con l’aiuto delle sue portaerei americane, pratica una politica del terrore e dello sfruttamento su scala mondiale: nel suo accecamento l’imperialismo occidentale commette i più grandi errori e delitti. Preso dalla sua grande illusione, si sta scavando la fossa da solo. Gli USA non riusciranno a mantenere nel tempo questa politica imperialista di aggressione: già oggi l’impero americano risente non solo delle contraddizioni interne, ma anche dell’indebitamento e dell’eccessiva pressione sui cittadini, ai quali non vengono risparmiate le guerre con le perdite inevitabili che le accompagnano. Anche se gli USA sono un impero, la popolazione americana non rappresenta un popolo imperiale, pronto a sacrificarsi, se necessario. Infine, anche molti americani si stanno chiedendo perché debba toccare a loro togliere le castagne dal fuoco ad un’oligarchia finanziaria straniera.

Un blocco euroasiatico potrebbe rappresentare non solo un elemento di difesa antimperialista, ma anche un nuovo elemento all’interno di un ordine mondiale orientato verso i popoli. Questo nuovo ordine mondiale dei popoli dovrebbe sostituire la signoria delle banche. 

Mentre la signoria mondiale persegue la monopolizzazione di tutte le ricchezze della terra nelle mani di una plutocrazia internazionale, l’ordine mondiale vuole il sano scambio economico tra tutti i popoli della terra, distribuiti sui loro territori e nei loro rapporti biologici. All’interno il socialismo nazionale persegue una comunità di popolo, per l’esterno la società dei popoli. La lotta per la libertà nazionale si rivolge contro l’ingerenza delle organizzazioni finanziarie internazionali (Banca mondiale, IWF, WTO, ecc.) e contro le burocrazie sovrastatali (Commissari Europei) nelle questioni di politica ed economia interna:

Il "mondo del capitale" deve essere sostituito dal "mondo delle migliaia di popoli". La "maledizione del denaro" deve essere superata a favore della "benedizione della terra".

Motto della nazione: „Futuro anziché globalizzazione“

La campagna nazionale e sociale si colloca sotto il motto „futuro anziché globalizzazione“ e i suoi fautori sono consapevoli, che in un mondo globalizzato non c’è alcun futuro per il popolo e per gli Uomini. Tanti, soprattutto in Germania, si rassegnano al motto „il denaro governa il mondo“ che descrive l’odierna realtà. Esistono, però, sempre più persone in tutto il mondo che si oppongono allo sfruttamento. Il processo di globalizzazione porta alla de-nazionalizzazione, ma dall’altro lato sveglia negli uomini anche istiniti che portano alla ri-nazionalizzazione. Ovunque si affacciano sulla scena mondiale movimenti identitari che si oppongono alla dittatura del capitale globale: se si guarda anche solo alle rivolte di massa contro i summit delle nazioni industrializzate, si può scorgere la luce in fondo al tunnel. 

Non si tratta di ideali irraggiungibili da rincorrere. Molte volte nella storia del passato - e anche nel presente - è stato provato che è possibile opporsi alla tirannia del capitale e allo stesso tempo non finire isolati. L’esistenza del proprio popolo e la sopravvivenza dello stato si possono realizzare anche senza dollari, libero mercato, borse, o commissioni europee. 

Affrontiamoli! 

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APPELLO URGENTE

Ieri abbiamo dato notizia del successo del contrattacco dell'Esercito di Liberazione Karen contro gli assalitori che avevano cercato di occupare il villaggio di Boe Way Hta, sede di una clinica della Comunità Solidarista Popoli. E oggi siamo già costretti a lanciare un appello per una nuova emergenza, nelle stesse aree, provocata dall'arrivo di ingenti truppe birmane che si concentrano per attaccare nuovamente in forze i villaggi abitati dai Karen. La notizia arriva direttamente dal Colonnello Nerdah Mya, che nei giorni scorsi aveva condotto con successo la difesa di Boe Way Hta, costringendo ieri al ripiegamento le truppe birmane: chiamandoci dalla clinica “Carlo Terracciano”, Nerdah ci ha questa mattina informati dell'arrivo di un nuovo battaglione del 409° Reggimento di fanteria leggera birmano, pronto a sferrare un attacco, non si sa ancora se a Kler Law Seh o di nuovo a Boe Way Hta. Prevedendo una nuova emergenza umanitaria, con gruppi di civili Karen costretti a lasciare la zona dei combattimenti, e con il probabile aumento dei pazienti nelle cliniche interessate dalle operazioni militari, la Comunità Solidarista Popoli chiede ai suoi sostenitori uno sforzo: un bonifico bancario sul conto della Onlus, il cui codice IBAN è il seguente: IT 19 R 05188 11703 000000057192 Oppure un versamento sul conto corrente postale n° 27183326 Chiediamo, a chi ne ha la possibilità, di agire subito, in modo da ridurre al massimo i tempi di attesa per il trasferimento dei fondi a chi ne ha estremo bisogno. I fondi raccolti verranno immediatamente impiegati per tutte le spese relative al funzionamento delle cliniche, al trasporto degli infermieri e dei pazienti lungo il confine, alla loro evacuazione di emergenza e alla riorganizzazione di nuovi presidi di assistenza in caso di danni alle strutture esistenti. La libertà si conquista con il sangue. I Karen lo sanno. Cerchiamo di far loro sentire che condividiamo il loro desiderio di rimanere uomini liberi.

Comunità Solidarista Popoli-Onlus
via Anfiteatro 10 - 37121 Verona
P.Iva 03119750234

www.comunitapopoli.org

Idee per delle "maglie antagoniste" da realizzare se c'é richiesta; inviateci vostre preferenze.

<< Noi, Tabularasa, quelli che....un calcio in culo al sistema. Questo é il luogo sacro dell'anticonformismo ideoantroposociopsicologico; il paradiso dei rompicoglioni, del politicamente scorretto. Di quelli che non ci stanno; che non credono alla destra o alla sinistra e non sognano  neppure il grande centro. Quelli che al sistema preferiscono le due colonne.  Quelli che detestano l'America e... Dio stramaledica gli inglesi. Quelli che la tribù é molto meglio del villaggio globale. Quelli che sognano un nuovo disordine mondiale. Quelli che vaffanculo la coca cola e l'hot dog. Quelli che le Borse ce l'hanno sotto gli occhi per l'insonnia e il Pensiero Unico é un nuovo modello di dichiarazione dei redditi e perciò evadono le tasse. Quelli che,  al diavolo Eurolandia. Quelli che il TUS é un pericolosissimo retrovirus custodito nelle Banche centrali e ci vorrebbe un vaccino. Quelli che l'Occidente é un punto cardinale e il Mediterraneo nonsolomare. Quelli, infine, che il gendarme planetario lo impalerebbero alla statua della libertà. Si, questo é il sito degli antagonisti, degli antiborghesi, dei non moderati, degli antilabliberisti, degli anarcofascisti, dei camercompagni, del rosso e del nero a denominazione di origine controllata, degli estremisti del terzo sentiero, dei militanti del cazzimperio.  Non c'é bisogno di carte di credito. Frequentaci e te pentirai. >>

Antonio Carli (18 Aprile 1933 - 30 Marzo 2000)

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