RECENSIONI LIBRARIE

IN QUESTA SEZIONE PUBBLICHEREMO SECONDO NOSTRA ESCLUSIVA DISCREZIONALI RECENSIONI LIBRARIE CHE CORRISPONDONO E RIFLETTONO IL NOSTRO PENSIERO ANCHE SE ASSOLUTAMENTE NON A NOI ORGANICAMENTE LEGATI.

PUBBLICHEREMO ANCHE, SEMPRE SECONDO NOSTRA ESCLUSIVA DISCREZIONALITA',  ALTRE INIZIATIVE LIBRARIE CHE CI PERVENGONO DA VISITATORI O ALTRE FONTI E CHE NON NECESSARIAMENTE CORRISPONDONO E RIFLETTONO IL NOSTRO PENSIERO; EVITEREMO COMUNQUE OGNI CENSURA PURCHE' IL CONTENUTO NON SIA OFFENSIVO VERSO PERSONE O VERSO SENTIMENTI DI TIPO RELIGIOSO CHE RIGUARDANO NON LA SFERA POLITICA MA LE SFERA ETICA INDIVIDUALE:

Gualtiero Ciola Noi Celti e Longobardi Edizioni Helvetia, Venezia, 1° Edizione 1987, 416 pagine, 26 cartine topografiche in bianco e nero, prezzo: 19,62 Euro. Ordinare a: Helvetia Edizioni - via Pozzuoli 9 - 30038 Spinea (Venezia). Tel: 041 994550, fax: 041 5086514

http://www.edizionihelvetia.com/  - Indirizzo di posta elettronica: info@edizionihelvetia.it   

 

Presentazione, Prefazione, Libro primo: Preistoria - Generalità - I Liguri - I Romani - I Veneti - I Celti - I Germani. Libro secondo: Itinerario Etnico-Storico nelle regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Tre Venezie, Liguria, Sardegna e Corsica, Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, Puglia e Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia, Bibliografia.

Per millenni stirpi diverse sono calate dal nord nel Bel Paese del Sole eleggendolo a Seconda e poi Prima Patria del proprio destino e fondendo con gli abitatori autoctoni il proprio sangue che ha suscitato poi quella particolare razza italica che altro non è se non somma algebrica in positivo del "Genio" sia in senso apollineo che dionisiaco. Indoeuropei, Umbri, Latini, Liguri, Veneti, Celti e Germani, sono i protagonisti della ricerca che tende ad avvicinarli a noi tanto da avvertirne, quasi palpabile, la presenza (processo dell'Eterno Ritorno) anche negli avvenimenti della nostra Storia più recente. Tali nostri antenati non vi vengono punto esposti alla stregua di relitti archeologici, da confinare o dimenticare nei Trattati di Storia e nei Musei, bensì quali entità viventi in noi e capaci di influenzare ancora in modo determinante, le nostre scelte ed azioni; ciò perchè Noi Celti e Longobardi è scritto nel modo in cui ciascuno di noi, per intima pulsione, l'avrebbe fatto: con spirito "barbaro" che, vigile, alligna negli insondabili percorsi genetici, pronto ad uscire se evocato a testimoniare "dal vero". Questi "intrusi", per secoli latenti, in quest'epoca di vasti disvelamenti sociologici trovano finalmente un "medium" per potersi esprimere ai contemporanei nostri con le loro intime idealità, con gli scopi immanenti ed epocali che li videro protagonisti titanici nella lotta del divenire, precursori designati del nostro presente. C'è ragione di andare giustamente fieri di questa nobile "componente barbarica" che sonnecchia in noi, sobbalzando di tanto in tanto al suono di una magica ocarina che aduna e raccogli concetti primordiali di elevata civiltà universale: sete di libertà, di giustizia; fedeltà alla parola data, coraggio, senso dell'onore (quest'ultimo ahimé termine desueto ai giorni nostri dove tutto ed il suo contrario si equivalgono). Concetti che, in un'ottica rovesciata della storia ufficiale, sono la vera chiave di lettura dell'antico quesito: "donde veniamo e dove andiamo".

Grazie all'Associazione Thule Italia è possibile, previa registrazione, scaricare il capitolo del libro di Gualtiero Ciola Noi Celti e Longobardi dedicato ai Germani.

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Filosofia, Dottrina e Mistica

dell’Etnonazionalismo Völkisch



 

Contributi alla riflessione e all’analisi

 

Federico Prati - Silvano Lorenzoni


Effepi Edizioni, Giugno 2008, pagg. 200

 

Euro 22,00 - Edizione su carta normale -

 

Euro 30,00 – Edizione a tiratura limitata su carta di pregio -

Numerata con le rune

 

 

 

Note Alla Presente Edizione - Di questa edizione sono stati stampati 24 esemplari contrassegnati a mano con le lettere dell’alfabeto runico protogermanico destinati unicamente ai Soci e ai simpatizzanti di Identità e Tradizione che si sono maggiormente contraddistinti per la loro opera di diffusione e divulgazione del Pensiero Etnonazionalista Völkisch.

 

Il Libro – E’ indispensabile e doveroso, in un’epoca come l’attuale che disprezza profondamente ogni distinzione qualitativa, fornire i fondamenti filosofici e dottrinari per capire e comprendere appieno l’azione metapolitica intrapresa dall’Etnonazionalismo Völkisch. E’, infatti, profondo convincimento degli autori che, qualsiasi azione politico-culturale che abbia come meta finale la piena salvaguardia d’una ben determinata e specifica Blutsgemeinschaft, non possa assolutamente prescindere dalla necessità di ri-destare nei Popoli Europei l’ancestrale Volksgesit indogermanico, al fine di conferire nuovamente ad essi quell’essenza smarrita e così importante che è la facoltà e la volontà d’essere se stessi. I nostri Popoli deb­bono ri-acquistare quell’aspetto spirituale, quei profondi legami de­cretati dalle più remote forze naturali del Sangue e della Stirpe, che identificano un uomo, prima che come singolo sog­getto, come discendente di un determinato Volk e come appartenente ad una specifica Comunità etnica. Solo allora, dopo aver ribadito la priorità di quei valori che nel Sangue, nel Suolo, nelle più ataviche vigorie della Razza hanno la loro mistica Origine, si potranno rinvenire le possenti forze che giacciono nel più profondo dell’anima dei Popoli Europei e che vanno nel senso della volontà di ritornare finalmente padroni della propria Terra. Ed è con questo quinto e nuovo testo, ricco di analisi e di documenti inediti, che gli autori intendono, oltre che onorare il quinto anniversario della costituzione dell’Associazione Identità e Tradizione, fornire una summa dottrinaria, dogmatica e filosofica inerente all’Idea Etnonazionalista Völkisch.

 

Dal Testo – “A cinque anni dalla fondazione della nostra Associazione, diviene appropriato:

1) tirare le somme della nostra attività;

2) valutarla e fare alcune proiezioni di tipo generale per il futuro, non solo dell’Associazione, ma di tutta l’Europa, la razza bianca e la civiltà come noi la conosciamo.

Non c’è alcun dubbio che negli ultimi tempi l’Idea Etnonazionalista Völkisch ha preso piede in modo crescente; e che su questo fatto la nostra attività di tipo culturale ha avuto un’influenza determinante nell’area geografica dove la lingua d’uso culturale è il toscano/italiano. Né la cosa deve sorprendere, data l’ottima qualità di quanto noi abbiamo pubblicato e l’andamento dei tempi. L’Etnonazionalismo Völkisch è un principio che richiama alla normalità, nel senso superiore della parola, mentre i nostri tempi sono, storicamente, i più anormali di cui si serbi ricordo. E, sia pure a livello subliminale, c’è (per fortuna ma, credo, inevitabilmente) un numero crescente di persone di “buona razza” che di questo incominciano a rendersi conto (...) .”

 

Gli Autori – Federico Prati e Silvano Lorenzoni.

 

Indice dell’Opera:

Premessa – I cinque anni dell’Associazione Culturale Identità e Tradizione – Le Ragioni di una Scelta.

Capitolo I: Alle Origini dell’Idea – Der völkische Gedanke - La Dottrina del Nazionalismo Etnico.

Capitolo II: La Visione del Mondo - Die ethnonational-völkische Weltanschauung.

Capitolo III: Sangue e Suolo – Il Mito del Sangue – La Mistica della Razza – Blut und Boden.

Capitolo IV: Il Mito Indoeuropeo - Un nuovo Mito per l’Europa.

Capitolo V: Orientamenti – A cosa può portare la globalizzazione – Russia, ultimo baluardo d’Europa – Lo Sato Etnico dal punto di vista economico – Europa Ethnica – Il Movimento Etnonazionalista Völkisch.

Note Bibliografiche.

“E poi ancora e ancora pur di arrivare in qualche angiporto parlamentare… Capisci, è un discorso vecchio… Loro fanno i giochi e i giovanissimi che ancora vanno in piazza finiscono in galera. E t’incazzi perché ti accorgi che in loro, nei più giovani, ci sarebbero anche una purezza e una disponibilità ideali”.

Non conosce mezzi termini, Paolo Signorelli, e è capace di grande vis politica. Lo dimostra efficacemente la lunga intervista che Giuliano Compagno ha raccolto nel volume intitolato, semplicemente, Paolo Signorelli (pagg. 112, euro 12), nel quale si ripercorre, passo dopo passo, ostacolo dopo ostacolo, il cammino in salita di un tenace lottatore.

Tra le massime figure di spicco dell’antagonismo politico, docente di storia e filosofia presso un liceo romano fino a una certa alba d’agosto del 1980, quando un blitz delle forze dell’Ordine lo trasforma in imputato di tre omicidi e della strage di Bologna. È il Grande Vecchio che calza a pennello per chiudere il cerchio dell’eversione nera. Il 22 marzo del 1985 è un ideologo con tre ergastoli sulle spalle ma già il 9 febbraio del 1987 non gli pesa nemmeno una condanna, perché tutti i castelli accusatori basati sulle dichiarazioni di pentiti improbabili si sono sciolti come neve al sole. Da quel momento Signorelli diviene il simbolo del più folle caso giudiziario della storia repubblicana. Ottiene gli arresti domiciliari e si fa altre tre anni da prigioniero in casa propria, finché viene definitivamente scarcerato nel luglio 1990. Inizia la sua militanza politica sin da ragazzino, partecipando all’intifada contro l’occupazione americana di Roma, poi entra, giovanissimo, nel Movimento Sociale, di cui praticamente non sopporta nulla, tanto da uscirne per contribuire alla fondazione del Movimento Politico Ordine Nuovo. Rientra nel partito agli inizi degli anni Settanta e ne viene espulso per “deviazionismo di sinistra”. Quando Ordine Nuovo viene messo fuori legge, fonda prima Anno Zero, poi Costruiamo l’Azione. Radicalmente lontano dalle posizioni di “destra” è attualmente collegato con le Comunità di Socialismo Nazionale e anima il Laboratorio “Forza Uomo”. Redige il periodico garantista “Giustizia Giusta”.

 (recensione di Marco Presti Copyright Culturalnews.it) 

Paolo Signorelli ?  un percorso eretico di vita che ha attraversato sessanta anni di storia italiana

Intanto leggiamo questo intervento puntuale del Nostro Eretico:

 

- Da Todi all’Arco di Tito -

La via rivoluzionaria al potere di Alemanno e soci

Mi è capitato di andare a rileggere il “Progetto e le Radici”, il documento scritto a più mani dai “giovani leoni” del Fronte della Gioventù in occasione del Convegno di Todi del 20, 21 e 22 luglio del 1989 e stampato con i caratteri del Settimo Sigillo nel settembre dello stesso anno. Un documento articolato ed organico che per anni ha rappresentato la Bibbia del mondo giovanile missino che, rifacendosi al pensiero comunitarista ed identitario di Ordine Nuovo, di Terza Posizione e di Costruiamo l’Azione, sosteneva  la necessità di andare oltre la destra perché “ gli unici consensi che noi potremmo catturare sono quelli di un ‘centro’ confinante con la ‘destra’ ”. Un ‘centro’ che “non è una posizione ideologica intermedia tra destra e sinistra ma solo l’adesione clientelare e/o rinunciataria ai centri di potere dominanti” (pag. 24). E allora? L’ esigenza di trasformarsi in avanguardie esplorative in grado di proiettarsi come movimentismo comunitario aperto capace di battersi su posizioni vincenti per l’identità e l’indipendenza nazionale. “Uscire dal dopoguerra, riprendersi la sovranità, rientrare nella storia, vuol prima di tutto allontanare dalla nostra terra le truppe – e soprattutto la flotta – degli Stati Uniti”. Ed operare anche attraverso “azioni simboliche” come ad esempio “la manifestazione di Nettuno contro la commemorazione dello sbarco alleato fatta dal Presidente Bush”.

 

Questo è quanto scritto allora dall’attuale vicesindaco di Roma oggi operante sotto le direttive del sindaco Riccardo Pacifici. Tra un vessillo israeliano innalzato sul Campidoglio, uno spengimento delle luci capitoline per protesta contro le “orrende parole” (sic!) pronunciate contro Usa/Israel da Ahmadinejad, e la dissacrante sfilata sotto l’Arco di Tito sotto il quale erano già passate – per sfregio a Roma - nel giugno del 1944 le salmerie marocchine.

 

Ancora. Nel capitolo “A Nord di un’Idea” (pgg. 139-144) Fabio Granata (oggi responsabile della cultura anale, ndr) dopo avere discettato dell’idea/forza dell’indipendenza nazionale e “della conseguente Grande Eresia Antioccidentale” giunge a sostenere che “la  ‘zona sud’ sta scatenando potenzialità inattese e sconvolgenti, ed è in quella direzione che noi dobbiamo  ‘guardare’: verso chi non vuole cedere, verso chi lotta per la propria indipendenza, per la sovranità nazionale; verso chi ancora crea radicali antagonismi al rullo compressore del ‘mondialismo finanziario’; a quella parte dell’umanità, dalla Palestina all’Irlanda, dall’Iran all’Afghanistan, che si ribella, che rifiuta il ‘male’, che lo combatte, che ancora impavida si offre”.

 

Riferisco queste rimembranze “rivoluzionarie” non certo animato dal risentimento che nietzschianamente  rifiuto. Oltretutto l’infamia e l’apostasia possono al più provocare disgusto… Le riferisco perché  quanti (soprattutto giovani) continuano ancora a definirsi “camerati” militando in AN e dintorni vengano invitati a togliersi una volta per tutte dalle palle. Senza pietà: mai più senza fucile.

Paolo Signorelli

 

 

"Intervista alla politica" raccoglie interviste fatte a parlamentari italiani tra l'agosto 2007 e il febbraio 2008, periodo denso di eventi per l'Italia: dalle ultime polemiche sulle elezioni del 2006 al dibattito sulla riduzione dei costi della politica; dalla riforma della legge elettorale alla tragedia della Tyssen-Krupp e dello sciopero degli autotrasportatori che ha paralizzato l'Italia poco prima del Natale. Vi è stata una finanziaria quanto mai criticata, la fine della CdL, la nascita di soggetti politici nuovi come il PD, della Sinistra Arcobaleno, del PdL di Berlusconi. All'estero si sono verificati episodi come la guerra in Kenya, i cronici sussulti di instabilità dal Medio Oriente e dall'Afghanistan, l'elezione di Sarkozy in Francia. Questo libro parla di tante cose e fa parlare gli attori della politica italiana, che spiegano la loro visione delle cose e del mondo, i loro lavori parlamentari, la vita all'interno delle "stanze del potere". E tutte le risposte sono legate da un filo rosso: tutti gli intervistati hanno infatti risposto a tre domande "scottanti", su temi di economia e finanza trascurati dai grandi dibattiti mediatici.

Le domande a cui i miei intervistati hanno risposto sono le seguenti:

Oggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell'economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l'art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno. Le sembra un sistema a "misura di cittadino"?

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

Un parere personale sull'influenza nella politica di smantellamento dello Stato nazionale (partecipazioni statali, assistenza sociale) dovuta all'incontro che ebbe luogo nel 1992 sul panfilo "Britannia" fra personaggi come Draghi, Andreatta, Soros, Barucci, il governatore della Banca d'Inghilterra, rappresentanti delle maggiori banche d'affari ed altri importanti esponenti del mondo finanziario al largo di Civitavecchia.

Nella prima sezione del mio libro c'è la risposta data a queste domande di Gabriella Carlucci, Stefania Craxi, Furio Colombo, Francesco Storace, Luca Romagnoli, Alessandra Mussolini, Paolo Cento, Niki Vendola, Franco Grillini, Mario Baldassarri e tanti altri.

La prefazione del volume è del direttore del quotidiano "Rinascita", dott. Ugo Gaudenzi Asinelli.

Jacopo Barbarito, nato a Roma nel 1985, è uno studioso di Storia Contemporanea, nella cui materia è autore di diversi saggi in corso di pubblicazione; collabora con il quotidiano "Rinascita". È al suo primo libro con le Edizioni Trecento. Si può contattare l'autore scrivendo a
jacopo.barbarito@gmail.com oppure a info@edizionitrecento.com

 


Dallo stesso autore riceviamo anche:

Jacopo Barbarito ci scrive:

Caro amico,

ti scrivo per annunciarti che ho finalmente portato a termine il lavoro su  cui operavo da circa due anni; è stato infatti pubblicato il mio primo libro: "I mezzi corazzati germanici".

L'opera - la prima di una trilogia nelle mie intenzioni - prende in esame  tutti i mezzi corazzati dell'esercito tedesco dal momento della loro creazione (1911) al successivo sviluppo fino al settembre del 1939, data di inizio della seconda guerra mondiale.

Quello che mi ha mosso nel realizzare quest'opera è stata l'assenza di uno studio sufficientemente approfondito ma non eccessivamente tematico sui mezzi tedeschi per quanto riguarda autori italiani, con opere scritte e realizzate in italiano.

Posso così "vantarmi" di essere il primo ad aver compiuto un simile lavoro, realizzando un volume di 200 pagine circa, con oltre 100 fotografie, corredate da tabelle riassuntive ed inserti dettagliati riguardo la produzione e altre tematiche tecniche in appendice.

La prefazione è stata realizzata da Massimiliano Afiero, il "pioniere" italiano degli studi sulle vicende belliche delle Waffen SS, nonché uno dei maggiori esperti a livello internazionale del settore, già consulente storico della rivista "Volontari" - edita dalla casa editrice "Marvia" ( www.marvia.it/volontari ) - con cui mi pregio di collaborare.

E' chiaro che mi farebbe piacere se potessi spargere la voce riguardo tale mia pubblicazione e tenermi informato qualora ti fosse possibile organizzare - o contattare chi può farlo - un incontro di presentazione magari coinvolgendo altre persone o realtà.

Qualora tu voglia acquistare il volume, puoi richiederlo direttamente a me.  Il prezzo di copertina è di 16Euro (più eventuali spese di spedizione).

Spero che questa segnalazione ti giunga gradita e che il mio lavoro possa trovarti interessato. Oramai, purtroppo, siamo rimasti in pochi a portare avanti discorsi di memoria storica, trattandoli con serietà ed oggettività.


Spero di sentirti presto. In alto i cuori jak85@hotmail.it

Riceviamo dall'autrice questa promozione del suo ultimo lavoro di ricerca con una breve recensione che volentieri pubblichiamo:

Mi permetto di segnalare la pubblicazione di un mio libro, che è uno
studio sull'attualissimo  e nello stesso tempo antico conflitto in
Palestina. Dal titolo "Palestina, una terra troppo promessa", è edito
con la casa editrice Controcorrente; può essere richiesto pure
direttamente a questo mio indirizzo di posta elettronica. Il costo è di
10 euro, più le le spese di spedizione. Sotto riporto una presentazione
del volume, del quale allego, inoltre, un'immagine della copertina.
Saluti anticipati.
Dott.ssa Antonella Ricciardi
giornalista pubblicista
www.antonellaricciardi.it

Rifacendosi soprattutto a fonti israelo-sioniste, ma anche delle più
varie provenienze, italiane ed internazionali, senza distinzioni di
colore politico, l'opera mette in luce quanto uno degli aspetti più
sconcertanti del modo con cui  i poteri forti trattino del conflitto in
Palestina sia la continua rimozione del passato: ciò, naturalmente,
perchè una profonda disamina degli avvenimenti, prossimi e meno recenti,
metterebbe inevitabilmente in luce l'illegittimità storica della
presenza sionista in Palestina. Un argomento spesso usato per tale
(voluta) rimozione è dato dalla considerazione che furono gli arabi a
rifiutare la spartizione della Palestina, sancita dall'O.N.U. nel 1947 e
realizzatasi nel 1948, con la creazione dello Stato d'Israele. Si
affermava spesso, inoltre, che i palestinesi fossero sempre stati una
parte indistinta del mondo arabo, senza sentire l'esigenza di un proprio
Stato, salvo poi avvertirla per puro spirito di contrapposizione ai
coloni ebrei sionisti. Queste obiezioni tuttavia ignorano che la
Palestina avesse già una sua identità geopolitica al tempo dell'Impero
Ottomano, mentre altre identità erano ancora in formazione: ad esempio
il Libano era diviso in varie regioni a sè stanti, tra cui il Monte
Libano, la zona a maggioranza drusa dello Chouf, ecc.... Inoltre,
seguendo una filosofia affermativa, non rinunciataria, questo libro
evidenzia la giustezza del sostegno al principio dell'autodeterminazione
dei popoli, in modo tale che ogni popolazione possa liberamente
scegliere, senza subire imposizioni colonialistiche, se considerarsi
parte integrante di una comunità nazionale più vasta e composita, o se
decidere di essere una nazionalità indipendente, a sè stante.
Particolare attenzione viene anche riservata alla rimozione concernente
il fatto che gli ebrei originari della Palestina fossero solo il 10%
della popolazione in epoca ottomana, saliti poi al 30% per
l'immigrazione sionista, spesso illegale, all'epoca della spartizione
della Palestina, che risulta chiaro, a questo punto, essere stata un
crimine, ottenuta inoltre con scandalose pressioni americane, favorite
da interessi economici e dall'aberrazione "cristiano-sionista" (secondo
molti, in realtà di tipo anticristiano). Di fondamentale importanza, per
comprendere nel profondo la questione, sono anche i passaggi relativi
alla circostanza che i dirigenti sionisti  fondino la propria identità
nazionale solo sulla religione, non accordando la possibilità di
emigrare in Israele a persone di origine ebraica ma di religione diversa
da quella israelitica... quegli stessi dirigenti israeliani che
avrebbero voluto includere nel loro Stato, oltre all'intera Palestina
storica, anche porzioni di Libano, Giordania (allora denominata
Transgiordania), Iraq, Siria, ed Egitto, per aumentare le proprie
disponibilità idriche: intenzione evidente anche nelle bande della
bandiera israeliana, che indicano i confini "relitti" che sarebbero
dovuti essere d'Israele: dal Nilo all'Eufrate... Palese appare, inoltre,
che le classi dirigenti di Tel Aviv, senza distinzioni di destra e di
sinistra, abbiano cercato di ottenere il maggior numero di terre
possibile col minor numero di arabi possibile: per questo avevano
colonizzato e non annesso Cisgiordania e Striscia di Gaza, per questo
avevano annesso Gerusalemme Est ed il Golan, nonostante annessioni e
colonizzazioni siano illegali. Per questo, appare ancora evidente, sarà
il ritorno dei profughi palestinesi (da tanti opinionisti conformisti,
non a caso, avversato), a portare ad unico Stato di Palestina, nel quale
ogni sua etnia possa vivere in una terra libera, laica, e veramente
indipendente.
Antonella Ricciardi

 

‘SONO MORTO PER L’ITALIA’

Copertina del libro intitolato ‘Sono morto per l’Italia’. L’immagine in essa riportata è quella della Tomba monumentale dei Caduti di Rovetta ch’è nel Verano, in Roma.

E’ un libro di Paolo Piovaticci in memoria del fratello Guido Piovaticci caduto a Rovetta il 28 Aprile 1945 a diciassette anni, con altri 42 giovanissimi legionari e camerati della Legione Tagliamento della Repubblica Sociale Italiana, fucilato dai partigiani che in cambio della consegna delle armi, da loro effettuata, gli avevano promesso salva la vita.

In questa narrazione la figura di Guido, vista nell ‘arco della sua breve vita ripercorsa dalla infanzia all’educazione scolastica e patriottica nel clima entusiasta dell’Italia fascista, alla fine drammatica in cui immolò la vita per il suo ideale, si fa’ un po’ l’immagine emblematica di quella ultima generazione di giovanissimi, pura e sfortunata, ch’era forse la parte migliore del Fascismo

Il libro, fatalmente, rievoca la vicenda dell’eccidio di Rovetta, il più sanguinoso e raccapricciante della lotta fratricida italiana della II Guerra mondiale. In tale rievocazione, il tragitto che portò quei ragazzi alla morte è ripercorso, anche al lume delle recenti conoscenze storiche, in modo nuovo più completo: non solo come semplice sequenza di luoghi fatti e personaggi, ma anche come sequenza interiore di stati d’animo, emozioni, sentimenti vissuti da loro gradualmente, e quindi anche in chiave psicologica.

Di fronte a un delitto così orrendo quale quello di Rovetta compiuto mediante il tradimento della buona fede di combattenti leali, in gran parte minorenni, a guerra ormai finita, e con inaudita ferocia, il libro, supportato dalla citazione di documenti storici ufficiali, non si esime dall’assumere un proprio atteggiamento critico ‘logico’ verso i suoi responsabili non solo colpevoli ma legalmente impuniti.

Il libro, un saggio storico condotto in forma narrativa, vuole, in base al diritto alla ‘verità’ che nessuno Stato libero e democratico può negare, far rivivere la vicenda di Rovetta fin nelle sue vere motivazioni, e nel contempo costituire un ulteriore nuovo contributo alla risorgente letteratura atta a far conoscere anche i ‘meriti’ di quegli italiani, ingiustamente tenuti nella dimenticanza da chi  - magari col tradimento come in questo caso- prevalse, che in buona fede ed eroicamente, pur sapendo che la guerra era persa, seppero cadere per la loro idea.

Riferimenti: Il libro conta 250/300 pagine, è accompagnato da circa 20 foto inedite dell’epoca, ed è reperibile presso l’editore (Fruska, Via Trieste 21/b, 52017 Stia - Ar) e presso l’autore (Paolo Piovaticci, Via XX Settembre 99, 52037 Sansepolcro

L'autore:  L’opera di saggistica di Paolo Piovaticci, dal titolo ‘Una Cultura di Bugie’, con sottotitolo ‘analisi e deduzione logica sui valori della società civile’, è stata ‘letta, gradita e segnalata dal pubblico aretino  per il Premio Letterario Tagete, relativo all’anno 2005’, come annunciato con lettera all’autore dall’Associazione degli Scrittori Aretini Tagete. L’opera è quindi entrata nel novero di quelle candidate, per la categoria ‘saggistica’, alla scelta e alla segnalazione, nel prossimo autunno, delle opere finaliste, che saranno poi oggetto di voto per l’assegnazione del Premio. Essa è una raccolta di saggi edita da Edizioni Fruska nel 2004 ma non diffusa, atta a tentare di cogliere la vera identità di ‘valori’ quali quelli della ‘Libertà’, della ‘Giustizia’, della Patria’, della ‘Pace’, della ‘Famiglia’, della ‘Unità’, della ‘Vita’, della ‘Amicizia’, della ‘Bellezza’, della ‘Procreazione’ etc. etc., con l’inevitabile raffronto con la loro reale applicazione nella Società del nostro tempo. Il libro, di trecentoventi pagine, è il compendio di studi meditati dal 1985 a questa parte dall’autore sui maggiori principii morali ed etici sui quale si vuole storicamente fondata la nostra ‘convivenza civile’, sfociati in dodici saggi d’opinione. Il libro è quanto mai attuale per l’attinenza delle sue tematiche, condotte su un puro livello culturale, agli sviluppi sociali e politici della società contemporanea. Il saggio sulla ‘Libertà’ è con dedica a Bettino Craxi, e darà luogo a una nuova pubblicazione che sarà presentata nel prossimo autunno. Tel. e Fax 0575733412 Cellulare   3355280754 - email: ssepolcrolacebiennal@libero.it

E sempre sull'argomento segnaliamo altri due libri di un giovane ricercatore storico Giuliano Fiorani che ha pubblicato:

  

edite da Grafiche MA.RO Ed. Strada Vicinale della Pieve,11 - 27010 Copiano (Pv) a cui scrivere per ordinazione


Disponibile il filmato della Cerimonia di Rovetta, a ricordo dei 43 Legionari della Tagliamento fucilati dai partigiani.Chi fosse interessato al DVD può fare richiesta direttamente al Cav. Paolo Piovaticci,
(tel. 0575 733412, cell. 335 5280754), ed il suo prezzo è di euro 15,00 +
spese postali di spedizione.

Disponibile il filmato della Cerimonia di Rovetta, a ricordo dei 43 Legionari della Tagliamento fucilati dai partigiani.Chi fosse interessato al DVD può fare richiesta direttamente al Cav. Paolo Piovaticci,
(tel. 0575 733412, cell. 335 5280754), ed il suo prezzo è di euro 15,00 +
spese postali di spedizione.


SPECIALE FRANCOBOLLO


Recensione libraria: "Spia del Bùro Marine" di Giannetto Bordin

Il Signoraggio è un concetto che merita di essere approfondito data la sua importanza per ogni società i cui scambi sono basati su una Moneta.

In sintesi, è la differenza tra il valore nominale della Moneta ed il suo costo di produzione. Tale differenza, data la natura di convenzione della Moneta, dovrebbe spettare ai cittadini i quali attraverso un organo che li rappresenta dovrebbero emettere la stessa moneta.

Oggigiorno invece la Moneta è emessa da una privata Banca Centrale e creata da un privato sistema bancario. Si ritiene invece che la natura convenzionale della Moneta richieda una emissione ed una creazione della Moneta solo ed esclusivamente pubblica (statale ad esempio, o di altra comunità), accreditando la Moneta stessa ai cittadini e non indebitandola al momento dell'emissione. Ed utilizzando in tal modo il Signoraggio per scopi di natura pubblica e sociale.

Il web non offre molti siti che parlano di Signoraggio e che ne descrivono le implicazioni. Abbiamo scelto di utilizzare questo spazio per offrirvi i link ai siti da noi selezionati e che riteniamo meglio spieghino cos'è il Signoraggio, nelle sue diverse sfumature ed interpretazioni.

Questa lista è in continuo aggiornamento. Se ritenete opportuno segnalarci siti che parlano di Signoraggio, saremo ben lieti di visionarli ed eventualmente aggiungerli in www.signoraggio.info . Buona lettura!

 

www.signoraggio.com

www.centrostudimonetari.org

Vera Moneta

Vero Prezzo e Vero Interesse

Vero Capitale

saba.fateback.com 

digilander.libero.it/afimo

www.simec.org 

 

Per segnalazioni di altri siti interessanti che trattano del Signoraggio, contattateci a info@signoraggio.info

 

 

Un primo approccio...

 

Domande frequenti

 

 

...per comprendere meglio...

 

Tipologie di Signoraggio

 

Moneta vs. Certificato monetario

 

Valore e Costo di Produzione

 

Misura e Stabilità

 

Moneta e Prezzi

 

Il "prezzo" della Moneta

 

Causa ed effetto della variabile monetaria e delle variabili economiche

 

 

 Signoraggio.info

 

 

MUSSOLINI E LA RESISTENZA PALESTINESE 
di Stefano Fabei

«Settant’anni fa, nel più assoluto segreto, l’Italia fascista si adoperava validamente nel tentativo di dare una patria agli arabi della Palestina. Non si trattava soltanto di un appoggio politico, ma di un autentico sostegno materiale.»
Angelo Del Boca

Tra il 1936 e il 1938 l’Italia versò al Gran Mufti di Gerusalemme, leader della rivolta palestinese contro la Gran Bretagna e i sionisti, circa 138.000 sterline. Questo contributo fu deciso dal Duce non solo a sostegno del nazionalismo arabo e in funzione antinglese, ma anche in omaggio all’anticolonialismo del Mussolini socialista rivoluzionario e del primo fascismo. Il ministero degli Esteri decise inoltre l’invio ai mujâhidîn della prima grande intifâda di un carico di armi in principio destinato al Negus ma acquistato in Belgio dal SIM. La consegna, cui avrebbero dovuto provvedere i sauditi, non ebbe mai luogo. Per Mussolini fu anche il tentativo di non farsi scavalcare da Hitler nella solidarietà agli arabi. Una pagina della nostra politica mediorientale ricostruita sui documenti del ministero degli Esteri e dello Stato Maggiore dell’Esercito.

 

Pagine 304
Euro 23,50
Codice 13192F
ISBN 88-425-3469-2

http://www.mursia.com/

 

 

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