alla tana

G E R A R C H I A 

bollettino telematico del 

INTORNO A NOI

IN QUESTA SEZIONE PUBBLICHEREMO SECONDO NOSTRA ESCLUSIVA DISCREZIONALITA' articoli CHE "peschiamo navigando" (segnalando ovviamente fonti e/o autori) E CHE CORRISPONDONO E RIFLETTONO IL NOSTRO PENSIERO ANCHE SE ASSOLUTAMENTE NON A NOI ORGANICAMENTE LEGATI.

PUBBLICHEREMO ANCHE, SEMPRE SECONDO NOSTRA ESCLUSIVA DISCREZIONALITA',  NOTIZIE  DI INIZIATIVE CHE CI PERVENGONO DA VISITATORI O ALTRE FONTI E CHE NON NECESSARIAMENTE CORRISPONDONO E RIFLETTONO IL NOSTRO PENSIERO; EVITEREMO COMUNQUE OGNI CENSURA PURCHE' IL CONTENUTO NON SIA OFFENSIVO VERSO PERSONE O VERSO SENTIMENTI DI TIPO RELIGIOSO CHE RIGUARDANO NON LA SFERA POLITICA MA LE SFERA ETICA INDIVIDUALE:

Sarà notte di lunghi coltelli o taralluci e vino de li castelli ?

In genere tendiamo ad interessarci poco di beghe interne ai partiti della partitocrazia ma un'attenzione a quanto sta avvenendo in fase precongressuale in quello denominato "La Destra" é d'obbligo averla perché gli scenari fino ad oggi cristallizzati potrebbero ritrovare una dinamicità ormai sconosciuta da almeno 20 anni.

Intendiamoci subito; Storace (e pure Buontempo) é personaggio che fino all'altro giorno é stato compagno di merende di Fini e "colonnelli" assortiti; ha fatto il ministro della salute in un governo Berlusconi ed é stato governatore del Lazio eletto a nome e per conto dell'allora "casa delle libertà" (oggi PDL !) come esponente di punta di quel mostro giuridico che é stato Alleanza Nazionale in quella famosa - e molto fumosa - assise di Fiuggi in cui si fece scomparire d'amblais il MSI e tutto il suo carico di Storia, Valori, Dottrina ALTERNATIVA ED ANTAGONISTA AL MODELLO DI SVILUPPO LIBERALCAPITALISTA per compiacere il disegno piduistico di eliminare dal campo ogni concorrente "anticomunista" per arrivare al "piano di Rinascita Nazionale" molto conservatore, reazionario e eterodiretto dalla plutocrazia apolide atlantica (che comunque di Fascisti  - quelli veri - non ne vuole sentire l'odore !).

Ma é altrettanto vero che LD ha coagulato, non tanto nelle ultime elezioni politiche (dove comunque ha raggiunto un risultato molto ragguardevole distanziandosi non molto lontano dal risultato complessivo dell'unione di cosiddetta "estrema sinistra") quanto - strada facendo in un crescere di identitarismo sociale fin ad oggi sopito - una buona fetta di comunitarismo sociale e nazionale che era rimasto orgogliosamente fuori da ogni contesto attuale del teatrino della politica italiota.

E gli stessi Storace e Buontempo sono stati a loro tempo militanti di quel MSI in prima linea contro "l'arco costituzionale" resistenziale antifascista fulcro del compromesso di regime tra comunismo (il fronte rosso) e la democristianeria (la reazione) ad uso e consumo del diabolico accordo di Yalta tra marxismo e capitalismo (due facce della stessa untuosa medaglia materialista ed antinazionale).

Ragione per cui anche noi che continuiamo a credere il progetto politico e dottrinario del SOCIALISMO NAZIONALE la futuristica essenza di un modello di sviluppo della società "altro" e "terzo" rispetto a quello propinatoci da più di sessanta anni dagli invasori anglo-americani, stante poi l'implosione miserevole della utopica realizzazione  del marxismo, potremmo essere intrigati dal muoverci nuovamente in una realtà meno metapolitica e più pragmaticamente istituzionalizzata.

La stessa situazione geopolitica d'altronde é mutata e sta mutando velocemente con uno scenario alle porte di forte crisi economico finanziaria, globale, la trasmigrazioni di enormi masse di diseredati dal sud al nord del pianeta e conseguenti tensioni etniche non controllabili da un semplice "stato di polizia".

Ma occorre lanciare una sfida nuova che é quella di riprendere sostanzialmente "la guerra del Sangue contro l'oro" interrotta bruscamente nel 1945 da una "battaglia" perduta (così consideriamo - e va considerata -  il conflitto che infiammò il continente europeo e il mar pacifico) attraverso la visione futuribile e futuristica dello Stato Nazionale del Lavoro, federato di una Europa Nazione dei Popoli e delle Patrie (dal Mediterraneo agli Urali), indipendente armata e sovrana contro ogni ingerenza atlantica e autarchicamente capace di sostenersi economicamente

La Destra potrebbe essere per questa strategia un ottimo contenitore tattico in cui devono prevalere però i Contenuti rispetto al falso problema del primato al suo interno - se saprà darsi una classe dirigente giovane, preparata, coerente e salda - in grado di illuminarsi ed elevarsi al di sopra del regime partitocratico servo di "mammona". Certamente in questa atto contingente non é proponibile quindi non pensare ad una segreteria in grado di traghettare il partito da PARTITO NUOVO  a NUOVO MOVIMENTO DI RISORGENZA DELL'IDENTITARISMO COMUNITARIO SOCIALNAZIONALE DI LIBERAZIONE e questa può essere SOLO quella di Storace.

E' anche per questa ragione che abbiamo visto con piacere il nascere all'interno di LD di una componente dichiaratamente vicina al nostro "essere" etico- progettuale ed a loro continuiamo a dare solidarietà e sostegno affinché venga stroncato sul nascere l'indecente proposta santachiana di confluenza nel PDL berlusconiano; li mettiamo però in guardia da possibili tattiche congressuali che purtroppo spesso sono intervenute anche nel vecchio MSI e che potrebbero vedere la solita "sceneggiata" di una contrapposizione mediatica sulla carta salvo poi accordi di potere e di gestione del "potere" per meglio contrattare con il padre-padrino di Arcore.

Se "giochi" non ci saranno dopo novembre potrebbe allargarsi la base di consenso anche di comunità come la nostra; al contrario siamo decisi e pronti a costituire la NOSTRA ASSOCIAZIONE di SOCIALISMO NAZIONALE in cui metteremo "le brande" anche per i Camerati del Blocco Sociale Nazionale - se lo vorranno - per combattere fino all'ultimo respiro.

Altre strade di fronte a noi non ce ne sono ed alle spalle iniziamo a bruciare tutti i vascelli  perché o si nuota o si perisce; a galla potrebbero rimanere solo.............stronzi !

Eja

GERARCHIA

Riprendiamo anche noi la lettera aperta del Fascista Staiti di Cuddia - già pubblicata in molti altri siti e blog - perché é un chiaro esempio di come é giusto trattare l'argomento Santanché (l'ennesima figura pessima di chi pensa di usare il "Fascismo" come un tram per muoversi quà e là nella politica italiota di questa repubblichetta delle banane), che sia anche di monito ad altri/e che volessero riprovarci; sta finendo la pazienza e non é detto che d'ora in avanti saranno usate lettere e parole così nobili. La Redazione

Cara Daniela,
le cose che sto per scriverti te le avrei dette a voce se tu avessi trovato il tempo per quel colloquio che ti avevo chiesto dopo la “bizzarra” riunione alla quale ho partecipato all’indomani del risultato elettorale di aprile. Ma questo colloquio non è mai avvenuto.
Troppi i tuoi impegni: per lo studio dei flussi del voto alla Destra; per la preparazione al quesito referendario, (ma ti pare davvero il caso di riaprire le “case chiuse” in un paese che non è finito “a puttane” ma “alle puttane” ?); per la partecipazione al favoloso e raffinato matrimonio di Briatore, con quel tuo spettacolare cappello che ha strappato gridolini d’ammirazione in quel ricercato dandy, ex comunista durissimo e purissimo folgorato, sulla via della Fiat di Agnelli prima, e su quella di Arcore poi, che risponde al nome di Carlo Rossella; e infine per tenere a bada quegli orsi di Storace e Buontempo.
Pazienza! Capisco e mi adeguo, anche perché non ho nessun motivo di risentimento nei tuoi confronti, ma al contrario, ti ringrazio per la determinazione con la quale hai condotto la campagna elettorale almeno fino all’ultima settimana; quella del “darla o non darla”, delle posizioni “orizzontali e verticali” e della improbabile e poco credibile difesa di ciò che tu pensi sia stato il Fascismo.
Parte del risultato, buono a mio parere, è dovuto alle tue capacità di apparire, di esserci, ci comunicare, specie nelle due trasmissioni di Santoro, cui dovresti mandare un gran mazzo di fiori. Per intenderci non nutro verso la tua persona quell’astio che invece provo per la nipotina Scicolone-Mussolini. Quando una come lei, senza colpe ma anche senza alcun merito, si trova a portare il peso di quel nome, per il quale centinaia di migliaia di italiani, da una parte e dall’altra, sono andati a morire, ha il dovere morale di non sputtanarlo con un comportamento da pescivendola napoletana.
Se avessimo avuto quel colloquio, Daniela, ti avrei consigliato di tornare rapidamente a casa: quella di Berlusconi, si intende, dal quale hai ricevuto un imprinting assolutamente indelebile.
Avresti potuto, e ancora potresti, trovare una sponda utile in Ignazio La Russa, con il quale hai avuto un lungo rapporto, credo proficuo per entrambi. Vedi, cara Daniela, quella dell’MSI e della destra italiana, non è la tua storia e cercare di attribuirtela non è credibile e suona anche un po’ ridicolo. Per età ed esperienze vissute, io sono il primo a sapere che “quella” storia è fatta di luci e di ombre, di cose poco nobili e forse anche vergognose, di vicende oscure, ma anche di pagine esaltanti, di passioni genuine, di sangue versato, di slanci disinteressati, di comunanza con il popolo italiano e di radicamento nella nostra cultura.
E’, insomma, la “nostra” storia e, come tale, ce la dobbiamo tenere tutta intera (delitti compresi), cercando di nobilitarla buttando alle ortiche tutto ciò che è legato al folklore, alle contingenze storiche; dimenticando le stupide e acritiche rivendicazioni, i pellegrinaggi turistici, le commemorazioni vuote e retoriche, per salvare invece principii e valori fondanti, intuizioni politiche che, credimi, continuano ad essere attuali, persino rivoluzionarie.
D’altra parte se a quasi tutti (religioni, ideologie politiche, teorie economiche) è consentito di sbarazzarsi senza problemi delle pagine più imbarazzanti e vergognose del proprio passato con disinvolte autocritiche ed ancor più disinvolte auto assoluzioni, perché solo noi dovremmo condannare in toto ed in blocco 80 anni di storia italiana?
Anche nella ributtante contabilità dei milioni di morti potremmo avere le carte in regola per dire la nostra.
Quali possono essere i punti fondanti per una moderna azione politica della destra italiana?
Provo ad elencarteli in rapida sintesi.
1. Sovranità, dignità e indipendenza dell’Italia proiettate nell’idea forza (la forza del mito) di un’Europa unita, forte economicamente e militarmente, conscia del proprio ruolo e che torni ad essere protagonista sulla scena mondiale. Ciò significa anche che non possiamo più essere il cagnolino scodinzolante ai piedi degli Stati Uniti. Chi ricorda l’atteggiamento servile del tuo amico Berlusconi durante la sua prima visita a Bush, può capirmi benissimo. Per me gli americani non sono stati dei liberatori ma degli occupanti! Le guerre si possono vincere o perdere, ma se si perdono, occorre farlo con dignità e senza fingere di averle vinte. Io non credo che l’Italia debba gratitudine agli americani, ma, anche se così fosse, la gratitudine non è un sentimento eterno; specie in politica estera, con gli scenari che, soprattutto ora, cambiano rapidamente. Allo stesso modo credo che quella americana all’Irak, con le menzogne che l’hanno preceduta, sia stata una vile aggressione che ha provocato danni (vittime, distruzioni, scollamento di una nazione, pulizie etniche e religiose, reazioni a catena nel mondo e nel Medio Oriente in particolare), enormemente superiori a quelli attribuibili a Saddam (morto, tra l’altro, con fierezza, come Josè Antonio Primo De Rivera, come il “Che”, come Allende). Saddam aveva tenuto unito il paese, conteneva l’influenza dell’Iran, e aveva garantito (certo da dittatore) la laicità e la libertà religiosa. Te la senti, Daniela, di lottare contro la condanna a morte di Tareq Aziz? L’America e l’americanismo ci hanno inquinato culturalmente, hanno ucciso le nostre più autentiche tradizioni, ci hanno offerto ed imposto i loro modelli e la loro visione economicistica della vita; gli Usa si comportano con l’arroganza di un impero che tuttavia non possiede una superiore visione del mondo, e della vita che non comprende la ricchezza feconda delle differenze ed inoltre, adesso, ci scarica addosso il prezzo di una gigantesca crisi economica, dovuta alla “sua” finanza virtuale, al “suo” liberismo sfrenato, alla “sua” globalizzazione, figlia di un progetto politico, il mondialismo, che richiede un pensiero unico e che non solo non assicura libertà e progresso al pianeta, ma lo sta portando alla povertà, alla fame e al declino.
2. Riaffermazione della necessità di uno stato forte ed autorevole. La progressiva distruzione dello stato italiano ci ha regalato l’attuale società, una sorta di poltiglia indistinta fondata sugli egoismi individuali. Finito lo spirito del risorgimento con la sua aspirazione all’Italia unita, finito il Fascismo che rivendicava una missione per la nazione italiana, è finito anche lo Stato, ucciso dai partiti antinazionali e dal liberismo da giungla nel quale viviamo da qualche decennio. Come diceva Prezzolini, lo Stato nasce da un contratto tra briganti (tali sono gli uomini nella loro più intima essenza), che, stanchi di ammazzarsi tra loro, decidono di darsi delle regole per poter stare insieme. Lo Stato deve perciò essere “omnia potens” anche se non “omnia fecens” e la sua eticità dovrebbe essere patrimonio di tutti. Essere contro lo Stato in nome di non si sa quali libertà dalle regole (e qui il tuo amico Berlusconi è un maestro), equivale ad affermare che poiché si è contro le malattie, si è contro gli ospedali che, com’è noto, sono pieni di malattie. E’ vero esattamente il contrario: chi è contro le malattie vuole ospedali efficienti e ben organizzati per meglio combatterle, pur nella consapevolezza che è impossibile eliminarle. Fin qui Prezzolini. Lo Stato deve essere quindi forte ed unito per imporre a tutti il rispetto delle leggi (a tutti, Daniela, a tutti…), potenti e comuni cittadini, al nord come al sud dove, nel 1943, gli USA, oltre alla “loro” democrazia, ci hanno anche imposto il ritorno della mafia.
3. Politica Sociale. Lo Stato ed una buona politica devono tendere a realizzare il maggior grado possibile di giustizia sociale per avere il massimo possibile di pace sociale. E questo non per adeguarsi ad un astratto principio di uguaglianza che non esiste in natura e nemmeno tra gli uomini, ma per perseguire fini alti e nobili che sono quelli dell’elevazione morale e culturale di tutto un popolo. I lavoratori devono partecipare alla vita delle imprese (pubbliche e private) con l’ingresso dei loro rappresentanti nei consigli di amministrazione e negli organi di controllo. Forse, se questo fosse accaduto per Alitalia, oggi non ci troveremmo nella presente situazione che, grazie a Berlusconi, finiremo per pagare tutti quanti. Anche la finanza e il capitalismo devono trovare dei confini invalicabili e devono essere richiamati alla loro funzione sociale. Oggi siamo al capitalismo e alla finanza senza patria né regole, i cui padroni sono i moderni usurai. Quindi la necessità della rappresentanza della realtà sociale italiana (lavoro, cultura, impresa autentica , arte, scienza, professioni e mestieri), nelle sedi istituzionali repubblicane. Altro che ridicolo e dannoso Senato delle Regioni!

Ti sembra, cara Daniela, che con Berlusconi si possa concorrere alla realizzazione di questo progetto politico? Via, non facciamo ridere…!
Berlusconi è un bugiardo che finisce per credere alle balle che racconta, un vecchio che si illude di sembrare giovane, un uomo senza stile e classe, un piazzista di se stesso, uno che ha come unica stella polare, la difesa dei suoi molteplici e non sempre limpidi interessi. Uno che definisce “eroe” un mafioso e si dimentica di Paolo Borsellino, che si è immolato per uno Stato che non c’era più, e che, lo ricordo con orgoglio, era stato iscritto al FUAN.
Ma che cosa significa allora essere di Destra?
Te lo dico con le parole di Adriano Romualdi, uno dei più acuti ed intelligenti uomini di cultura (e di azione) della Destra italiana, scomparso giovanissimo nel 1973 e figlio di Pino, “l’inventore” nel 1946, del MSI:

“Essere di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberismo o la democrazia o il socialismo.
Essere di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressisti, materialistici che preparano l’avvento della società plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose.
Essere di Destra significa, in terzo luogo, concepire lo Stato come una comunità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto”a ciascuno il suo” non significa uguaglianza ma equa disuguaglianza qualitativa.
Infine essere di Destra, significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea e - in nome di questa spiritualità e dei suoi valori - accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa”.

Ti pare che “questa” Destra possa essere compatibile con il berlusconismo?
Da una vita cerco di navigare evitando gli scogli del becero destrismo e del luogo comunismo.
Il più autorevole rappresentante del primo è Vittorio Feltri con il suo “Libero”, vera bibbia degli “ultras” del moderatismo italiano assetato di sangue, purché a sporcarsi le mani siano gli altri, mentre i più recenti portatori del secondo, sono quei “sanculotti” (se avessero le mutande sarebbero comunque firmate D&G) che hanno contestato il libro “Gli orfani di Salò” nel nome di un’antifascismo di maniera che vede in quella esperienza “il male assoluto”, in ciò, per la verità, confortati dal neoimmune Presidente della Camera Gianfranco Fini.
In apparenza opposti (Feltri e i sanculotti), ma in realtà eguali nella loro povera obbedienza al pensiero unico globale.
La Destra che è stata propinata agli italiani negli ultimi quindici anni è quella a cui fa riferimento con splendide parole sempre Adriano Romualdi:
“La Destra non sarebbe una ideologia, un partito e neppure un’ideologia politica: essa è semplicemente la maggioranza dei cittadini che desiderano che i treni arrivino in orario, che le balie allattino i bambini, che i becchini seppelliscano i morti senza scioperi, contestazioni e altre cause di perturbazione dell’ordine pubblico. La Destra è la società che funziona, il governo dei “competenti”, oltre tutte le ideologie, lo Stato veramente ordinato dove gli studenti non marinano la scuola e i cani non fanno pipì nelle aiuole…”.
Aggiungici un cenno ai rifiuti di Napoli e tutto diventa di una sorprendente attualità!

Un po’ poco? Si chiedeva retoricamente Adriano Romualdi: poco, anzi pochissimo.

“La Destra è slancio vitale, volontà di potenza, spiritualismo laico, estetica della politica, saldezza morale, lealtà, onore, fedeltà alla parola data, coerenza con i propri ideali, amore verso il proprio popolo, capacità di sacrificio”.

Esattamente il contrario, insomma, di quanto incarnato da Berlusconi.
Quando ho accettato di entrare in lista (all’ultimo posto: questione di stile), l’ho fatto con lo stesso spirito con il quale, di tanto in tanto, gioco un euro al superenalotto: se mi va bene (ma so che è difficilissimo), divento ricco, se va male, ho perso solo un euro.
Una piccola speranza, però, ce l’avevo. Chissà mai , mi dicevo, che attraverso le vie misteriose e tortuose si possa arrivare ad un risultato importante: quello di tenere in vita una storia politica, di ridare entusiasmo e speranza a chi li aveva perduti nei tanti tentativi falliti per la pochezza e la povera avidità di personaggini incapaci di soffrire e di costruire un moderno movimento per il futuro.
Come diceva Beppe Nicolai,: “Questa Italia non ci piace e forse neppure ci appartiene, ma è pur sempre la nostra madre e la dobbiamo amare comunque, anche se è diventata una prostituta”.
Amarla, per me, significa tentare di costruire una politica fatta di dignità ed impegno e non di posti, assessorati o sottosegretariati.
Ho l’impressione che tu, e non per colpa tua, concepisca la politica solo come propaganda. Ma se la politica senza propaganda è monca, la propaganda senza politica è niente, al più solo una pesca delle occasioni.
Una volta l’immigrazione, un’altra l’anti-islamismo o la sicurezza, o le prostitute per strada, trascurando il fatto che altre forze politiche cavalcano questi temi con ben maggior peso e maggior credibilità.
E i nostri temi forti, quelli davvero nostri e che nessuno ci potrebbe rubare? Dove li abbiamo messi, per quale strana paura non li sbandieriamo? Perché, presto o tardi, i nodi politici verranno fatalmente al pettine.
Ho finito, cara Daniela, e ti rinnovo il mio disinteressato consiglio: torna a casa.
Torna tra coloro che ti sono più congeniali anche se, durante la campagna elettorale, con raffinata squisitezza ti definivano “la zoccola dura della destra”.
Torna tra loro; magari riuscirai ad impedire alla lega di sostituire l’inno di Mameli - brutto, certo, sono io il primo a riconoscerlo, ma anche simbolo di una certa italianità - con “I pompieri di Viggiù”.
Chiedi al tuo amico di Arcore di assicurarti un posto sicuro per le prossime elezioni europee e ridiventa protagonista di quel mondo luccicante e colorato che ti appartiene; torna ai rotocalchi, alla televisione ed in quei posti dove, tanto tempo fa, c’erano i ricchi e i signori, e anche i ricchi finivano per diventare signori, e ora invece ci sono solo i ricchi.
Questa Italia, fatta di “lobbies”, di massoni, di affaristi di ogni tipo, di generali senza gloria, di arrivisti di ogni risma, è il degno scenario per questa politica senza ideali, senza valori, senza dignità.
E in questa Italia ciascuno deve essere al suo posto.

Con sincerità,
Tomaso Staiti

 

Viale Giulio Cesare, 59 – 00192 Roma

 COMUNICATO STAMPA

-         Il 4 agosto 1980 Francesco Cossiga, al tempo Presidente del Consiglio dei Ministri, dichiarò in Parlamento che l’attentato  alla Stazione di Bologna era un attentato “fascista”, sostenendo che “non  da oggi si è delineata la tecnica terroristica di timbro fascista…il terrorismo nero ricorre essenzialmente al delitto di strage perché è la strage che provoca paura, allarme, reazioni emotive e impulsive”.

-         Il 15 marzo 1991 Francesco Cossiga, divenuto nel frattempo per meriti di “servizi” Presidente della Repubblica, affermò davanti al Comitato per i Servizi di sicurezza di essersi sbagliato nel definire “fascista”  la strage del 2 agosto e, oltre a presentare le scuse ad alcuni inutili parlamentari del Msi per aver addebitato alla “destra” la strage, sostenne che “il giudizio da me espresso allora fu il frutto di errate informazioni che mi furono fornite dai Servizi e dagli organi di polizia…la subcultura e l’intossicazione erano agganciate a forti lobbies politico-finanziarie”.

-         Il 18 marzo 1991 il nostro redattore Paolo Signorelli (già incriminato e poi prosciolto per la strage) fece sapere attraverso le agenzie di stampa di non accettare le “scuse” di Cossiga ritenendole “patetiche, ridicole e volgari”, aggiungendo che le 85 vittime di un ignobile massacro di popolo esigevano che venisse fatta giustizia. “Il balbettio – aggiunse – di Cossiga a proposito di una subcultura operante sotto le direttive di certe lobbies finanziarie e politiche va trasformato in preciso atto di denuncia e di accusa. Altrimenti si abbia il coraggio di tacere”.

-         Dal 1991 l’invito a parlare viene puntualmente rilanciato ogni anno in occasione della ricorrenza della strage  senza che l’esimio esternatore (che pure ci ha magistralmente  spiegato il modus operandi dei Servizi da lui diretti al tempo in cui era Ministro di Polizia e recentemente raccontato la sua  “ verità” su Ustica e Bologna) nulla dica.

-         La redazione di “Giustizia Giusta” ritiene, dunque, inaccettabile il comportamento omertoso tenuto da Cossiga che oltretutto tenta  grottescamente di rilanciare il suo convincimento “innocentista” nei confronti di Mambro e Fioravanti fornendo la spalla alle iniziative di quanti a destra, anche  attraverso il comitato “L’Ora della Verità”, cercano di sostenere l’improbabile tesi dello stragismo palestinese a proposito dell’attentato di Bologna, rifiutando di percorrerre altre piste che nel drammatico tic-tac Ustica- Bologna potrebbero ricondurre al Mossad.

-         Il sudario del silenzio che continua a coprire ogni tentativo di ricostruire la strage del 2 agosto ha trasformato il “ragazzino” Luigi Ciavardini nell’unico vero capro espiatorio di una spirale perversa in cui si muovono lobbies di potere, apparati mai deviati e magistrati teorematici.

-         “Giustizia Giusta” si farà ancora una volta promotrice di iniziative forti dirette ad ottenere la rimozione del Segreto di Stato perché si possa giungere a conoscere la verità sulle stragi che con cadenze terrifiche hanno per decenni insanguinato la Colonia Italia.

Futuro anziché globalizzazione! Uomini Liberi anziché libero mercato !

Nel 2006 i problemi sono grandi come mai prima d’ora. Una spirale di dipendenze, sfruttamento, imperialismo, emergenza, violenza, povertà, distruzione delle nazioni e guerre avvolge tutta la terra e i popoli che la vivono. Sia a Nord che a Sud dell’Equatore, si vedono uomini mutati in belve feroci, presi in una sorta di spirale demoniaca. Uomini, ai quali pare sembrare indifferente se tutte le specie animali spariscono dalla faccia della terra o se vengono distrutte delle meraviglie della natura, con asce e seghe alla mano, come la foresta pluviale, per lasciare il posto ad un parco naturale, oppure ancora, uomini che -nell’interesse di politici senza scrupoli e lobbies economiche - attaccano popoli nei loro territori con armi micidiali per ristabilire una “democrazia” all’insegna del dio denaro. Ci sono poi uomini che svendono diritti e possessi della cittadinanza a loro sottoposta a favore dei giocolieri della finanza oppure uomini che considerano i confini naturali delle nazioni una spina nel fianco e si sono posti come priorità, quella indebolirli per poter raggiungere l’obiettivo di “un unico mondo”. 

Tuttavia esistono anche uomini che non prendono alla leggera tutti i problemi finora esposti e che, con nuove idee, attuabili, cercano di migliorare il futuro ed il mondo al quale appartengono. Questi uomini sono presenti ovunque, esattamente come i problemi a cui abbiamo sopra accennato, li troviamo in tutti i continenti, in ogni nazione, in ciascuna città; le loro idee, nazionali e sociali, in quanto orientate agli interessi del popolo e della società, sono il denominatore comune di innumerevoli combattenti per la libertà in tutto il mondo. Le idee di questi Uomini riuniscono non solo la critica a tutta una serie di ideologie imparentate tra loro quali capitalismo, liberalismo e - al livello superiore - la globalizzazione, ma anche il riconoscere che queste ideologie e chi le rappresenta sono il più grande male di questo mondo e che la rivolta va attuata contro di loro! 

Anche se i politici al potere e i rappresentanti del capitalismo ci propinano sempre il contrario, il capitalismo e la globalizzazione portano solo a masse consistenti di sconfitti e ad un gruppo ristretto di vincitori. I primi sono rappresentati dalle popolazioni mentre i vincitori sono gli speculatori, i grossi manager delle multinazionali, i banchieri ed i politici corrotti.

Capitalismo: il nemico del popolo

Abbiamo riconosciuto che lo spirito del mercante nomade non trova alcun freno alla sua sete di profitto, pertanto nessun popolo sulla terra è al sicuro da un destino di massificazione. Non è un caso che la parola capitalismo derivi dal latino "capita" che significa "capo di bestiame" così come la parola  "pecunia" ed i derivati (pecuniario, peculato ecc.)  derivino dal latino "pecus" che significa bestiame. La parola usata per  "capitale in movimento" descrive perfettamente lo spirito nomade, che si manifesta nelle banche, borse e nei fondi d’investimento.

L’accusa ai dominatori del mondo  non è una insinuazione malvagia, ma rappresenta la logica interna del capitalismo. Sotto la pressione dello sfruttamento di inimmaginabili masse di capitale, assetata di profitti, la finanza internazionale ha iniziato lo scontro finale contro le economie nazionali e le comunità dei popoli, per l’instaurazione del mercato globale. Nel nome di globalizzazione e del liberalismo sono presenti le colonne mondiali del capitalismo, per abbattere tutte le strutture nazionali e ogni confine – grazie anche alle moderne tecnologie -  e per trasformare le società chiuse in aperte. 

Da un mondo dalle migliaia di popoli si otterrà un pianeta delle scimmie, il quale sarà propinato via cavo a mangiatori di fast food che sorbiranno docili le menzogne di propaganda degli opinionisti e dei pastori mediatici a riguardo dei pericoli del nazionalismo e razzismo. La nazione capitalista rappresenta una contraddizione: attua la sua dissoluzione nel mercato mondiale globalizzato. La nazione capitalistica rinuncia alla sua funzione di protezione nei confronti del popolo e lo consegna nelle mani del capitalismo mondiale. Il mercato libero incontrollato, le innumerevoli ondate migratorie e manodopera straniera a basso costo distruggono la nazione nel suo ruolo di rifugio sociale del popolo. La nazione capitalistica degenera nel divenire luogo di investimento dei capitali e in caravanserraglio di una nuova migrazione di popoli. Le stesse nazioni capitalistiche a loro volta si sbranano in scommesse rovinose per attirare gli investitori stranieri attraverso lo smantellamento dei loro meccanismi di difesa sociali, economici ed ecologici. La nazione capitalistica distrugge la propria cultura nazionale attraverso l’americanizzazione ("american way of life"), muta il proprio popolo in „risorse umane“, commercializza la patria   che diventa merce, nell’ottica della speculazione edilizia, svilisce la madrepatria in  discarica abusiva a favore di un’economia dei profitti nemica dell’ecologia e distrugge valori e tradizioni nel segno di un materialismo privo di cultura. Nient’altro che tutto quello che possiamo vedere noi in Germania o in qualunque altra nazione della terra. 

Globalizzazione: la fase finale del capitalismo 

Con il termine “globalizzazione” si intende l’aggressione del pianeta da parte dell’economia capitalistica sotto la guida del grande capitale. Questo ha, sebbene nomade e quindi senza un vero e proprio punto di riferimento fisso, il suo domicilio politico-militare soprattutto sulla costa est degli USA.

Anche se il capitalismo, in passato, non era migliore, tuttavia rimaneva collegato a condizioni etnoculturali, politiche e sociali di ogni singola terra, ma con la sua evoluzione in globalizzazione, tutto ciò è stato distrutto. 

Il capitale globale, che ha piena libertà di movimento, limita il potere di controllo dello Stato, rapina gli stati stessi della loro autonomia decisionale ed economica e porta a forme di un regime capitalistico privo di un governo eletto dal popolo. Con la sua aggressione al principio di territorialità, sovranità e legalità degli stati nazionali, la globalizzazione distrugge gli unici spazi immaginabili dal punto di vista geopolitico della sovranità popolare, a favore di anonime potenze sovranazionali. Si tratta allo stesso tempo di un programma di indebolimento politico e di sfruttamento economico. In Germania il successo di questo programma è inconfondibile. Mentre i politici criticano in modo retorico il potere del capitale, spianano contemporaneamente la strada alla logica dello sfruttamento capitalistico con leggi mirate quali, per esempio, la cd. HARTZ IV. In questo modo è confermata quanto da tempo evidentissimo, cioè che i politici tedeschi non sono altro che la stampella del capitale e i fautori della decadenza della Germania. La mobilità globale delle merci e del capitale, attraverso la mancanza di controlli doganali e sul traffico di valuta, porta le nazioni a reddito alto in una rovinosa competizione al ribasso con le nazioni a reddito inferiore. Il libero mercato porta gioco-forza all’adeguamento del livello di vita al limite più basso possibile, così i mercati nazionali e i sistemi sociali implodono. Nel nuovo ordine finanziario mondiale si rincorrono le grosse rendite nello spirito del principio del casinò, senza che l’impiego del capitale porti a effetti positivi su  investimenti e nel mondo del lavoro. Con la mobilità di merci e capitali, che ha portato all’erosione delle regolamentazioni e del monopolio dei controlli statali, il capitalismo globale costringe gli stati ad accordargli migliori condizioni locali. Globalizzazione e criminalità economica organizzata diventano un tutt’uno: come si dovrebbe altrimenti denominare, per esempio, il lavoratore tedesco che viene costretto, con la minaccia del trasferimento all’estero, ad accettare condizioni di lavoro svantaggiose? Il costo della vita cresce continuamente come conseguenza della capitalizzazione e globalizzazione delle terre mentre, d’altro campo, milioni di tedeschi versano in condizioni disagiate: disoccupazione, povertà, isolamento. Il capitale non si preoccupa di suolo, persone o standard di vita.  Questa realtà lascia già intravedere come si svilupperà  il futuro, costruito dagli affaristi privi di scrupoli per i popoli che saranno loro sottoposti nella fase di dissoluzione: per essi ci saranno solo elemosine. A fronte dei pochi che guadagneranno dalla globalizzazione, come per esempio i datori di lavoro dell’import-export o quelli che provengono da terre in cui il tenore della vita è basso e che, per poter avere un certo benessere nella loro madrepatria, vendono la loro forza lavoro laddove il reddito è più alto, gli svantaggi pesano su milioni di persone. 

Dove si vedono i problemi

La politica dell’occupazione diventa sempre più internazionale. Non c’è più bisogno di cercare di attirare la forza lavoro nostrana con buoni salari. Oggi la forza lavoro si compra in tutto il mondo e a prezzi stracciati. Poiché anche i posti di lavoro a tempo indeterminato sono in netto calo (in America solo il 14% dei lavoratori ha un posto fisso) la quota dei salari cala anche in questo settore. Tramite vari tipi di lavoretti, gli americani e gli inglesi cercano, quasi fossero dei moderni lavoratori a giornata, di sbarcare il lunario. Negli ultimi 25 anni il salario minimo americano è crollato del 40% (Eric Schlosser, Fast Food Gesellschaft, Riemann 2001; trad. italiana: Eric Schlosser, Fast Food Nation, Marco Tropea Editore, 2002). Per contro, i lavoratori stranieri riescono a sostenere le loro famiglie nella madrepatria, grazie al bassissimo costo della vita nelle loro terre d’origine. La stessa situazione, la possiamo verificare anche in Germania. 

Le statistiche ufficiali ci rifilano solo una mezza verità, che tace la disoccupazione nascosta, per es. tramite provvedimenti presi dalle agenzie di collocamento, le occupazioni a orario ridotto, i prepensionati. Mentre qui si festeggia la Germania per il suo record nelle esportazioni, e anno dopo anno si auspica la ripresa in piccoli punti di percentuale, la realtà sembra in effetti molto diversa. Nel 2000 gli occupati erano ancora 39,1 milioni, nel 2005 sono scesi a 38,8 milioni. Attualmente si registra il boom delle cosiddette occupazioni precarie, ovvero dei lavori per i quali non è prevista la previdenza sociale. In tal modo, il crollo del sistema sociale non ha che da proseguire. Così, mentre i  „rappresentanti del popolo“ non hanno quasi più seguito, ridotti quasi a tappabuchi, si lasciano liberi i fautori del grosso capitale di soddisfarsi e di appoggiare ulteriori misure di liberalizzazione e di importazione di manodopera straniera, prodotti e aziende.   

L’indipendenza economica delle nazioni viene distrutta a favore della dipendenza dalle esportazioni e  del debito pubblico. In Germania è dato di vedere una delle situazioni più precarie: mentre, come già detto, con orgoglio si innalza la coppa di campione mondiale delle esportazioni, viene assolutamente ignorato lo sviluppo delle infrastrutture locali e dell’economia nazionale, come l’artigianato o l’edilizia. Quasi ovunque, quando si presenta fieramente la creazione di nuovi posti di lavoro, questi servono non all’economia nazionale, ma si tratta di imprese dipendenti dal mercato globale. La repubblica tedesca figlia del dopoguerra, registra la perdita dello status di benessere e di potere economico attraverso l’incremento della disoccupazione, l’erosione del sistema sociale con l’introduzione di rifugiati e lavoratori a basso reddito dall’estero, trasferimento delle aziende tedesche all’estero, distruzione dell’economia nazionale con l’importazione di prodotti stranieri, enorme indebitamento degli stati e dei privati, svendita dei beni statali e locali a speculatori stranieri, interessi enormi dovuti all’alta finanza, limitazioni e tagli alla spesa pubblica e nel sociale, crescita della pressione fiscale, abbandono di interi quartieri delle grandi città, esplosione della criminalità, impiego dei soldati tedeschi per risolvere conflitti stranieri, tributi altissimi dovuti ad organizzazioni internazionali.

Dalla società delle masse alla comunità dei popoli

L’ultima funzione del non-stato liberale è di  amministratore dei debiti, poichè ha da servire l’alta finanza come macchina da tassazione. Non è un caso che, nella democrazia partitica, indebitamento e pressione fiscale abbiano raggiunto livelli prima inimmaginabili. Non è una democrazia del popolo ma della finanza. La società delle masse, fluttuante e priva di una forma ben definita, con il suo odio generazionale e di classe, individualismo ed egoismo, il suo potenziale di conflitti etnici e religiosi, deve essere di nuovo sostituita da una  comunità di popolo omogenea e legata al territorio, l’unica in grado di garantire al singolo un legame forte con il popolo stesso e la patria. Unisce le forze del popolo per la costruzione della cultura nazionale, in grado di ri-tramutare gli individui, divenuti merce, nuovamente in uomini nel pieno possesso del loro orgoglio e volere, che non si ergano a padroni dei loro simili ma del destino del proprio popolo. Nella società delle masse, che si compone di nomadi, schiavi, sfruttati e decadenti, tutto ciò non è più possibile. 

Solo chi è incapace di intendere e di volere, non può non riconoscere questa semplice realtà: la società delle masse in movimento è una società mobile e fluttuante priva di consistenza, stabilità e durata. Essa è caratterizzata dall’insicurezza e dal continuo adeguamento di tutte le condizioni economiche. La mobilità distrugge tutte le società familiari, stirpi e popoli. Al termine di questo processo troviamo cellule, atomi che non sono più membri di un organico ma solo pezzi di una quantità informe. L’individualizzazione è paragonabile a una macchina che tritura il legno in truciolo per poi pressarlo in fogli di truciolato. In contrapposizione al legno, organico, i fogli di truciolato sono di minore qualità, si sciolgono presto attraverso l’azione degli agenti atmosferici. Questa immagine del legno e del truciolato rende l’idea della differenza tra stato organico e società di massa.

Il potenziale di conflitto nella società di massa sale vertiginosamente a causa della mobilità etnica (migrazioni). La contrapposizione economica tra le classi viene inasprita attraverso la contrapposizione etnica tra popolazioni autoctone e straniere: le popolazioni che migrano portano con sé le proprie problematiche e conflitti che risolvono poi con disinvoltura sul suolo ospite. Per guadagnarsi un posto nella nuova società, gli immigrati usano l’arma della sostituzione: aggrediscono la terra ospite non con carri armati, ma con carrozzine. Da postulanti e bisognosi d’aiuto, si trasformano così in occupanti civili. Mentre reclamano uguali diritti, contestano alle popolazioni locali i loro diritti, e attuano un’aggressione ai diritti umani fondamentali. Dove gli immigrati non sono cresciuti con le richieste della società industriale, conquistano la loro parte di prodotto nazionale con metodi criminali. Gran parte degli immigrati sono fonte di vari problemi: in qualità di disoccupati con prole numerosa, sovraccaricano il sistema sociale, come fornitori di mano d’opera a basso costo, distruggono gli standard nazionali, facendo in tal modo gli interessi del capitale.

La società di massa offre ai manager inimmaginabili chance di mercato per distruggere condizioni di malattia sociali e culturali. Lo stato di emergenza sociale, spirituale e fisico, è diventato fonte di profitto per i commercianti di umanitarismo, per le multinazionali della compassione e i bottegai dell’anima che si pascono delle offerte e le elemosine che piovono sui loro conti e che vanno a ingozzare un’enorme burocrazia amministrativa. La società di massa viene chiamata spesso dai suoi burattinai „società dei servizi”; in realtà si tratta di una macchinazione ai danni del “cliente”: rapaci prestatori di servizi con pessimi prodotti e personale non qualificato tartassano i clienti e li trattano non come “re” ma come pezze da piedi. Presupposto per migliorare l’uomo è la nazionalizzazione delle masse attraverso il rilancio di strutture locali ("ritorno alle radici", "ritorno alla terra"). 

La lotta contro un nomadismo privo di patria ("migranti"), che tende a diventare più diffuso nella società liberale, è da ricondurre a effettive misure legislative che portino a riancorare le persone al loro suolo e territorio,. Col tempo questo porterà a un’atmosfera nella quale i nomadi non si sentiranno a loro agio e che li porti a cercare altrove il loro posto. Contro  l’umiliazione dell’uomo, messa in atto dal capitalismo, il nazionalismo combatte con la sua idea di ordine sociale della società dei popoli. Esso deve restituire agli uomini le radici e i legami con la famiglia, la patria e il popolo, distrutti dal capitalismo. Dall’individuo, dalla merce umana si deve di nuovo ottenere un Uomo che sia parte organica del suo popolo, conosca la sicurezza sociale e presti la sua opera per un lavoro che giovi a tutta la comunità.

Dal luogo Germania alla nazione sovrana e consapevole

La nazione è un rifugio sociale. Solo attraverso l’isolamento dalla concorrenza della merce straniera a poco prezzo e regolando l’economia interna in modo che sia indipendente dai livelli dei costi nel mondoè possibile mantenere i redditi interni alti. Se questo meccanismo protezionistico viene a mancare, il capitale mobile può fare sviluppare differenti salari e prezzi, in modo che le economie nazionali vengano in conflitto tra loro e i popoli possano essere depredati attraverso riduzioni drastiche dei salari e abbassamento dei prezzi. Attraverso la minaccia di trasferire le aziende all’estero, il ritiro di investimenti e l’introduzione di masse pronte a lavorare a salari minimi, si possono esercitare pressioni sulle associazioni di categoria e far ribassare le tariffe. Solo la nazione può porre dei limiti al potere del Capitale. La nazione è oggi l’unico luogo in cui sia possibile la rivolta contro la globalizzazione capitalistica. In questo senso, la nazione è la piazzaforte del sociale; la nazione è il posto della solidarietà nazionale e della rivolta contro il mercato cosmopolita, che dissolve le nazioni nel mercato globale e muta i popoli in masse, un gregge di "risorse umane" da mortificare. 

Il luogo in cui un popolo vive è anche il luogo in cui trova il suo sostentamento. Il popolo è salvaguardato dall’oppressione della politica estera e delle crisi economiche mondiali quando può disporre di mezzi di sostentamento che provengono dal suo stesso territorio (attraverso la costituzione di una regolamentazione del mercato agrario con prezzi statali e vendite garantite per gli agricoltori e parimenti limitazioni alle importazioni dall’estero di prodotti dell’agricoltura, se non nei casi di effettiva necessità). Poiché il suolo di un popolo non si moltiplica da solo, accanto allo sfruttamento economico del terreno si deve anche pensare alla cura ecologica del medesimo. La speranza in una presunta solidarietà internazionale è un’illusione borghese: tutto ciò di fronte alle diverse condizioni e mentalità dei popoli è inattuabile. Nessuno potrà addomesticare il Moloch della banca internazionale e della borsa. 

La sinistra ha deriso il socialismo popolare con la sua aspirazione a riutilizzare i ricavi all’interno dell’economia nazionale, lottando contro la finanza internazionale. 

E nonostante ciò, crede di poter avere da raccogliere frutti sul piano internazionale con le banche e le borse, un piano nel quale è il potere del denaro a stabilire le regole. Poiché questo non funziona, i sostenitori della sinistra si impegnano con carovane di solidarietà internazionale e frasi ad effetto. La politica carnevalesca del carrozzone antimondialista si può riassumere in una frase: 

"Teatrino globlale invece di libertà nazionale!" 

Il più internazionalista dei socialisti stesso dovrebbe finalmente riconoscere, che il capitalismo non può venire soppresso dall’internazionalismo: l’internazionalismo è per il capitalismo un vero e proprio elisir di lunga vita. Con "nazionalismo" si intende la volontà politica di salvaguardare le popolazioni di discendenza locale e le comunità del luogo (popolo) indirizzandoli alla autostrutturazione ed autorganizzazione del proprio spazio vitale (patria) in uno stato nazionale (la nazione) con lo scopo dell’autoderminazione interna ed esterna, dell’indipendenza economica, della difesa militare e dell’autorealizzazione culturale, in base alla propria identità.

La politica economica nazionale persegue la realizzazione di strutture economiche regionali. Assicura agli abitanti lavoro e pane. Tutte le autorità statali e le aziende private (banche comprese!) devono dare priorità all’economia locale: questo significa anche un sostanziale sostegno del ceto medio e  dell’agricoltura. 

Le esportazioni sono da ridurre a un significativo scambio con l’economia delle altre nazioni; l’economia di esportazione è orientata ai profitti e danneggia l’economia interna in due modi diversi: la produzione avviene all’estero in tal modo sottrae alla propria terra stipendi e tasse; i prezzi bassi all’estero devono essere pagati da alti prezzi all’interno. Molto di quanto viene importato non è necessario, non si esporterebbe in eccesso. La Germania nel 2005 ha esportato per 1000 miliardi di dollari all’estero ed importato per 800 miliardi di dollari. Il presunto surplus di 200 miliardi di dollari in realtà non esiste, perché gran parte dell’export delle ditte tedesche viene in realtà prodotto all’estero. Ciò che rimane, infine, è una perdita di 1000 miliardi di dollari, causato alla Germania dalla politica delle esportazioni.

Il denaro dovrebbe venir reinvestito nelle terre in cui viene prodotto, nel segno di una politica economica equilibrata. Come abbiamo già detto all’inizio, ci sono molte persone che si sono lasciate convincere dai media pilotati e dai politici rappresentanti di questo sistema, che lo sviluppo del capitalismo è naturale e inarrestabile e che tocca agli uomini e alla politica adeguarvisi.  Questa è una delle peggiori menzogne dette dagli ambienti interessati i quali portano a rassegnarsi e ad adattarsi. Esistono, tuttavia,  sempre più uomini che si stanno svegliando dal loro sonno e riconoscono l’esistenza di alternative al sistema attuale.

Anche gli sviluppi mondiali parlano la lingua del cambiamento 

A causa della perpetrazione di guerre d’aggressione, restano agli USA ancora pochi alleati di incerto carattere: gli imperialisti vengono lasciati sempre più da soli. Anche in Europa si moltiplicano le avvisaglie di chi cerca di sottrarsi alla stretta mortale del colosso americano. L’asse della pace costituito da Francia, Germania e Russia in occasione dell’aggressione angloamericana all’Iraq (2003) ha significato una sensibile sconfitta dell’imperialismo americano. Il tentativo degli USA di prendersi non solo i pozzi petroliferi del medio oriente, ma anche quelli del Caucaso, significa non solo un monopolio dell’aggressione, ma anche un monopolio dei razionamenti, esercitato dagli USA nei confronti degli altri stati della terra, che in un futuro dovranno essere dipendenti da Washington per il loro fabbisogno di petrolio. Dato che in USA le scorte di petrolio scarseggiano, (a causa dei consueti sperperi propri all’America), gli USA per la loro autoconservazione devono condurre guerre in Arabia, Africa, Medio Oriente, Sudamerica. In questa lotta per il petrolio Russia, Cina, Giappone ed Europa sono i più importanti concorrenti. In questa costellazione, si crea l’abbozzo di un asse antiamericano eurasiatico.

Nella piena consapevolezza del suo trionfo su scala mondiale su  "feudalesimo, fascismo e comunismo" il capitalismo mondiale ha perso ogni inibizione e con l’aiuto delle sue portaerei americane, pratica una politica del terrore e dello sfruttamento su scala mondiale: nel suo accecamento l’imperialismo occidentale commette i più grandi errori e delitti. Preso dalla sua grande illusione, si sta scavando la fossa da solo. Gli USA non riusciranno a mantenere nel tempo questa politica imperialista di aggressione: già oggi l’impero americano risente non solo delle contraddizioni interne, ma anche dell’indebitamento e dell’eccessiva pressione sui cittadini, ai quali non vengono risparmiate le guerre con le perdite inevitabili che le accompagnano. Anche se gli USA sono un impero, la popolazione americana non rappresenta un popolo imperiale, pronto a sacrificarsi, se necessario. Infine, anche molti americani si stanno chiedendo perché debba toccare a loro togliere le castagne dal fuoco ad un’oligarchia finanziaria straniera.

Un blocco euroasiatico potrebbe rappresentare non solo un elemento di difesa antimperialista, ma anche un nuovo elemento all’interno di un ordine mondiale orientato verso i popoli. Questo nuovo ordine mondiale dei popoli dovrebbe sostituire la signoria delle banche. 

Mentre la signoria mondiale persegue la monopolizzazione di tutte le ricchezze della terra nelle mani di una plutocrazia internazionale, l’ordine mondiale vuole il sano scambio economico tra tutti i popoli della terra, distribuiti sui loro territori e nei loro rapporti biologici. All’interno il socialismo nazionale persegue una comunità di popolo, per l’esterno la società dei popoli. La lotta per la libertà nazionale si rivolge contro l’ingerenza delle organizzazioni finanziarie internazionali (Banca mondiale, IWF, WTO, ecc.) e contro le burocrazie sovrastatali (Commissari Europei) nelle questioni di politica ed economia interna:

Il "mondo del capitale" deve essere sostituito dal "mondo delle migliaia di popoli". La "maledizione del denaro" deve essere superata a favore della "benedizione della terra".

Motto della nazione: „Futuro anziché globalizzazione“

La campagna nazionale e sociale si colloca sotto il motto „futuro anziché globalizzazione“ e i suoi fautori sono consapevoli, che in un mondo globalizzato non c’è alcun futuro per il popolo e per gli Uomini. Tanti, soprattutto in Germania, si rassegnano al motto „il denaro governa il mondo“ che descrive l’odierna realtà. Esistono, però, sempre più persone in tutto il mondo che si oppongono allo sfruttamento. Il processo di globalizzazione porta alla de-nazionalizzazione, ma dall’altro lato sveglia negli uomini anche istiniti che portano alla ri-nazionalizzazione. Ovunque si affacciano sulla scena mondiale movimenti identitari che si oppongono alla dittatura del capitale globale: se si guarda anche solo alle rivolte di massa contro i summit delle nazioni industrializzate, si può scorgere la luce in fondo al tunnel. 

Non si tratta di ideali irraggiungibili da rincorrere. Molte volte nella storia del passato - e anche nel presente - è stato provato che è possibile opporsi alla tirannia del capitale e allo stesso tempo non finire isolati. L’esistenza del proprio popolo e la sopravvivenza dello stato si possono realizzare anche senza dollari, libero mercato, borse, o commissioni europee. 

Affrontiamoli! 

© 2006 - www.antikap.de  


Gerusalemme. Il Segretario generale del Fronte islamo-cristiano, dott. Hasan Khatir, oggi ha dichiarato: "Il mondo attulmente sta cercando di mantenere il dialogo tra i seguaci di popoli e religioni di diverse civiltà. C'è un consenso internazionale a rimuovere tutti gli aspetti di odio tra i credenti e a rafforzare e sviluppare attività congiunte. Tuttavia, Israele insiste ad andare avanti nella direzione opposta, sia attraverso la segregazione e la chiusura di Gerusalemme di fronte a musulmani e cristiani sia alimentando l'odio religioso".

A seguito dell'occupazione di Gerusalemme Est e della Città Vecchia, avvenuta nel 1967, Israele, nel 1980, ha dichiarato tutta la città di Gerusalemme, compresa la parte orientale occupata, come "eterna e indivisa capitale". Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha giudicato l'annessione "nulla e illegale".

Il Muro di Separazione-Annessione e un sistema complesso di permessi e autorizzazioni fanno sì che la maggioranza dei palestinesi non possa entrare a Gerusalemme.

Khatir ha definito la politica di segregazione di Gerusalemme e il divieto di ingresso per musulmani e cristiani nei loro rispettivi luoghi sacri come una "dichiarazione di guerra" contro lo spirito internazionale della pace e della coesistenza. E ha aggiunto: "Le aggressioni israeliane possono solo essere interpretate come un ostacolo a tutti gli sforzi compiuti da intellettuali e moderati per raggiungere una riconciliazione tra i credenti".

Khatir ha sottolineato che il dialogo tra i seguaci delle varie religioni rimarrà a un punto morto fintantoché Gerusalemme rimarrà segregata e chiusa ai credenti di certe religioni. Ha anche detto che le aggressioni devono terminare prima di avviare il dialogo, specialmente se esse prendono di mira il comune centro spirituale e geografico, rappresentato dalla Città Santa.

E ha concluso spiegando che se Israele crede davvero nella pace, deve aprire la Città della Pace a tutti, restituendola al suo ruolo storico di città di preghiera e dialogo, un luogo di incontro di civiltà.

(Fonte: Maan News) tratto da www.infopal.it  28/05/2008

A PROPOSITO DELL'AEREOPORTO MALPENSA INVITIAMO A LEGGERE QUESTO COMUNICATO CONGIUNTO DI POSIZIONI NON CONFORMI AL "politicamente corretto. (clicca per leggere il documento in formato pdf)

Riceviamo e pubblichiamo:

UN POPOLO DI FORCAIOLI?

L’ingresso in Parlamento di 42 tra deputati e senatori della sedicente Italia dei Valori e di un impressionante numero di magistrati impone una riflessione non più eludibile sui rapporti tra potere giudiziario e potere politico. E sulla manipolazione mediatica delle coscienze.

Il consenso dato da più di un 1.500.000 di elettori al partito di Di Pietro non può non far pensare all’esistenza, ancorché presunta, di un’anima forcaiola  che cova nel profondo di un popolo che nutre un distorto ed indotto concetto di giustizia. Pur essendo convinti che gli elettori dell’Idv abbiano compiuto una scelta di protesta e d’ignoranza più che di reale convincimento giustizialista, non possiamo non essere preoccupati dall’affacciarsi sulla scena politica di personaggi “girotondini” quali Pancho Pardi o dal ritorno inquietante su di essa di un soggetto della caratura di Leoluca Orlando Cascio. Sì, proprio quello della lacrima facile e delle lenzuola bianche.

E’ di poco conforto il fatto che l’ex pm ed ex ministro non potrà esercitare la sua cattiva influenza quale guardasigilli sulle sorti d’Italia a seguito della sconfitta riportata dal suo “partner in law” Walter Veltroni. Il nostro non può ridursi ad un pensiero consolatorio anche perché  accanto ai parlamentari dipietristi si schierano – e con ben altro peso specifico – i 21 pm eletti nel Pd più i tanti altri magistrati di cui è infarcito il PdL, soprattutto in quota Alleanza Nazionale. Insomma abbiamo a che fare con un Parlamento di toghe e di loro ascari messi lì apposta per impedire che si possa procedere sulla strada della riforma della Giustizia.

Più volte negli ultimi anni abbiamo sostenuto, dimostrandolo con dati inoppugnabili, come il Partito dei Giudici dopo aver realizzato la sua via giudiziaria al potere si sia imposto come Governo delle Toghe. Una casta d’intoccabili che decidono sulla politica giudiziaria grazie anche al supporto della Terza Camera (alias CSM) e della Magistratura organizzata. Quanto è avvenuto nei mesi scorsi  con i “casi” dei ribelli  Forleo e De Magistris fornisce un’incontestabile dimostrazione di quanto asseriamo. E poco o nulla importa il colore della maggioranza di turno: ne dà prova l’incapacità del governo presieduto da Berlusconi tra il 2001-2006 di fornire una qualsivoglia risposta alla domanda di giustizia che veniva dal Popolo non ancora contaminato dal dipietrismo. Impastoiato dall’esigenza di risolvere i propri “problemi” giudiziari nulla fece per ricondurre a ragione una magistratura arrogante e dispotica, limitandosi a varare un’inutile “separazione delle funzioni”, peraltro subito cancellata dalla contro-riforma Mastella. Cosa fu fatto – ad esempio -  per l’abolizione del 41bis? E per una reale separazione delle carriere che sola avrebbe potuto contenere lo strapotere dei magistrati? Ed ora si riempie il Parlamento di toghe e – per dirla con Lino Jannuzzi – “invece della separazione delle carriere, c’è l’unificazione dei poteri”.

A questo siamo. Né c’è d’aspettarsi con il nuovo governo la risoluzione dei problemi della Giustizia: non vi è più traccia nel programma del PdL di “separazione”.

Torniamo alla presunta anima forcaiola del popolo ed in particolare alla scelta fatta dagli elettori dell’Idv. Una scelta di ignoranza. Di non conoscenza indotta di chi sia in realtà l’Uomo di Montenero di Bisacce. E di quale sia la realtà del suo partito-famiglia. Un’ignoranza che chiama in causa la gran parte dei gazzettieri che in nessun modo hanno denunciato i comportamenti truffaldini quando non ricattatori di Antonio Di Pietro. L’eroe di “mani pulite”: il falso eroe di una falsa operazione di pulizia. Chi ha dato notizia dei  “regalini” ricevuti dal pm di ferro dai suoi sodali-imputati D’Adamo e Chicchi Pacini? Dalla mercedes ai  100 milioni nella scatola delle scarpe: soltanto per limitarci ad un campionario di “donazioni” di cui noi più volte su Giustizia  Giusta abbiamo fornito dettagliate descrizioni. Chi ha ricordato il Di Pietro imputato a Brescia fuggito precipitosamente dalla magistratura per ottenere una copertura parlamentare grazie al collegio blindato del Mugello messogli a disposizione dai comunisti del PDS per riconoscenza dall’essere stati tenuti fuori da Tangentopoli? Chi ha richiamato alla memoria degli ignari elettori che Antonio Di Pietro è indagato per falso e truffa allo Stato per avere incassato per sé i finanziamenti pubblici manipolando le movimentazioni dei conti del partito? E chi a livello mediatico che conta si è posto la domanda del perché sia stato consentito all’ex pm di presentare una sua lista agganciata esternamente al Pd? Operazione che ha consentito a Di Pietro di ottenere, senza null’altro dover fare se non esibire in Tv il suo grugno di guardia e il suo approssimativo italianese, 42 parlamentari…Nessuno si è domandato di quali strumenti ricattatori abbia potuto disporre l’ex ministro nei confronti dei post-comunisti e post-democristiani ammucchiati nel neoliberista Partito Democratico?

Noi rimaniamo in attesa di denunce per quanto ancora una volta andiamo sostenendo. A cuor leggero ma nella consapevolezza di adempiere ad un dovere civico mirato quantomeno a far ricredere gli elettori dell’Idv sull’onestà adamantina di Di Pietro e, quindi, sull’inganno subito. La Giustizia è una cosa seria e noi vogliamo ritenere che quel popolo che ha inviato in Parlamento i Pancho e i Leoluca Cascio sia stato indotto, per sete di una malinteso senso della giustizia, ad atteggiarsi inconsapevolmente a “forcaiolo”.

Paolo Signorelli

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29 marzo 1895 – 29 marzo 2008

 

Ernst Jünger

 

 

“Questo è il mio posto d’avanguardia, sull’estremo limite del nulla: sull’orlo di quell’abisso combatto la mia battaglia”.


Il 19 febbraio, in una delle ormai sue consuete e leziose  esternazioni, Francesco Kossiga dichiara tranquillamente in relazione all’abbattimento del Dc9 dell’Itavia avvenuto il 27 giugno 1980 sul cielo di Ustica che
"Furono i nostri servizi segreti che, quando io ero Presidente della Repubblica, informarono l'allora Sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo.
L'obiettivo non sarebbe stato il DC9 Itavia, bensì il leader libico Gheddafi e che fu salvato grazie a delle rivelazioni fattegli”. "La verità – aggiunge l’emerito esternatore - è che Gheddafi si salvò perché il Sismi, il generale Santovito, apprese l'informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro (...) I francesi questo lo sapevano, videro un aereo dall'altra parte di quello italiano e che si nascose dietro per non farsi prendere dal radar".

Ormai è difficile stabilire se l’ex Presidente della Repubblica  parli sotto l’impulso esilarante dell’alcool o sotto l’effetto di una incauta demenza. Un dono dell’Alzeimer? Potrebbe anche darsi. Resta il fatto che Kossiga ha nel tempo ricoperto le più alte cariche istituzionali “non potendo non sapere” quanto andava avvenendo della Colonia Italia.

Nel tragico tap-in Ustica-Bologna è avvenuto che si commercializzasse il sangue delle vittime criminalizzando gli antagonisti. Ed invece erano loro – i rappresentanti delle istituzioni - lì a tramare, ad architettare, a depistare. Decidevano loro, nella scontata logica della Ragion di Stato made in Usa, come provocare, prevenire, reprimere e…liquidare. Utilizzando le tecniche del rapimento, della liberazione degli ostaggi, dell’incastro dell’avversario politico. Grazie alle coperture della Cia  ed alla disponibilità di magistrati prevaricati quali i Sica, gli Occorsio, i De Matteo. Come documentammo sul numero 4 di Giustizia Giusta del 2007 dopo le confessioni fatte  a “Libero” il 14 luglio dello stesso anno dallo “statista” che nei costruiti anni di piombo ha ricoperto prima il ruolo di Ministro di Polizia e quindi quello di Presidente del Consiglio prima di diventare, per meriti di “servizio”, Presidente della Repubblica.

Vale appena ricordare che il 4 agosto 1980 Francesco Kossiga – al tempo Presidente del Consiglio – dichiarò in Parlamento  che l’attentato alla stazione di Bologna era un attentato “fascista”, salvo poi uscirsene disinvoltamente fuori il 15 marzo del 1991 davanti al Comitato per i Servizi di Sicurezza di essersi sbagliato a definire “fascista” la strage del 2 agosto.

Nella stessa sede  l’esternatore presentò le sue “scuse” ad alcuni inutili esponenti del Msi (quelli della doppia pena di morte!) per aver addebitato alla “destra” la strage. “Il giudizio da me espresso allora fu il frutto di errate informazioni conseguenza di una subcultura. Informazioni che mi furono fornite dai Servizi segreti e dagli organi di polizia…La subcultura e l’intossicazione erano agganciate a forti lobbies politico-finanziarie”.

Il 18 marzo 1991 feci sapere attraverso le agenzie di stampa di non accettare le “scuse” di Kossiga  ritenendole “patetiche, ridicole, dolciastre e volgari”. “Le 85 vittime di un ignobile massacro (cui si aggiungono le altre vittime – a cominciare da Giorgio Vale e da Pierluigi Pagliai – dell’azione inquisitoria mirata alla ricerca di colpevoli di comodo in base alla logica della fazione, detta anche Ragione di Stato) esigono che sia fatta giustizia”. “ In aula – io aggiunsi – dichiarai che Ustica chiama Bologna. L’ipotesi di una strage per coprire un massacro ha una sua precisa valenza che non potrà non fornire la spiegazione politica delle stragi che hanno insanguinato la Colonia Italia”.

Francesco Kossiga ha impudicamente taciuto e nessun magistrato – nonostante più volte i difensori dei “fascisti” condannati per editto di  “lapide” ne abbiano chiesto l’audizione –  ha voluto ascoltarlo.

Ora la “verità” su Ustica. Sono stati i Francesi (o gli Americani o – perché no?  - il Mossad ) ad abbattere il Dc9 dell’Itavia. E a Bologna chi è stato?

Ho atteso sino ad oggi (12 Marzo 2008 n.d.r.) a scrivere di ciò che il 19 febbraio è stato detto da Kossiga-Zorro- Estenator- Picconatore – Alzeimer(?) in attesa che qualcuno a livello mediatico che conta ne parlasse. Nulla. Nessun giornale ha aperto a tutta pagina, nessuna trasmissione, nessuno tra i maggiori siti d’informazione, nessun telegiornale si è occupato del fatto. Siamo ancora una volta al silenzio degli innocenti…

Paolo Signorelli

 

Viale Mazzini, 59 – 00192 Roma

 -COMUNICATO STAMPA-

 Ancora un’operazione a regia

Sul costruito scenario mediatico parte la campagna elettorale diretta a dimostrare l’efficienza del sistema giustizia attraverso la criminalizzazione degli Ultras romani.

Ancora una volta gli apparati di polizia e ambienti della Procura notoriamente schierati hanno dato vita ad una retata di giovani colpevoli di non essere correttamente allineati e ritenuti, quindi, pericolosi eversori delle leggi di uno Stato sempre più prevaricato dal potere della casta politico-giudiziaria.

Più volte abbiamo sul nostro periodico denunciato e documentato come fosse in atto un’azione repressiva nei confronti delle tifoserie calcistiche ed in particolare di quella della S.S. Lazio. Scrivevamo sul numero gennaio-febbraio del 2003: “Torna l’emergenza curva e, quindi, si approntano più dure misure repressive contro gli Ultras nell’ottusa previsione di  riconquistare i consensi di un’opinione pubblica sempre meno motivata e sempre più distante dal Paese legale”. I fatti purtroppo ci diedero ragione. Per anni si sono susseguite, in un clima repressivo da anni ’70, le retate dei giovani tifosi in totale spregio delle garanzie e dei diritti costituzionali di cui dovrebbero godere tutti i cittadini. E nel silenzio complice dei media, delle Istituzioni e dei partiti politici.

Vale appena ricordare che uno dei più settari operatori di campagne anti-ultras a Roma fu Achille Serra che non a caso oggi viene candidato nelle liste del Pd.

Noi non difendiamo i comportamenti violenti messi in atto da alcuni tifosi etichettati come “neofascisti”. Ma non possiamo neanche difendere la violenza di chi abusando del potere crea nuove leggi emergenziali liberticide ed infierisce nei confronti degli Ultras ritenuti suggestivamente i soli “colpevoli” dei mali che affliggono la Colonia Italia.

 Mentre l’economia è in dissesto, la povertà è dilagante, la sanità è in balia delle multinazionali dei farmaci, la gioventù – rinchiusa nei “lager del benessere” – è istupidita, la criminalità anche importata è sempre più diffusa tanto da creare situazioni di crescente insicurezza, nuove operazioni mirate vengono attuate nella logica della “strategia della distrazione” diretta a distogliere l’opinione pubblica dai problemi reali. Mentre un’intera regione è sommersa dal pattume in cui è rotolata la stessa obbligatorietà dell’azione penale e l’unica risposta  istituzionale è stata fornita dalla polizia alle dipendenze del super-commissario De Gennaro  con il versare il sangue del Popolo - in lotta per la sua dignità e la sua stessa sopravvivenza - sulla “monnezza”, un giudice romano recita nell’ordinanza di arresto dei giovani neo-terroristi che la loro pericolosità è data anche dall’ “intenzione" (sic!) di organizzare una spedizione in Campania per compiere atti di violenza contro le forze dell’ordine”.

E intanto il poliziotto che ha assassinato Gabriele Sandri resta libero.

 

Goldman Sachs: ecco i veri padroni dell'Italia
di Manuel Zanarini - 06/02/2008

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

Ieri Marini ha rinunciato all’incarico di formare un nuovo Governo, aprendo così le porte a nuove elezioni. In democrazia il popolo elegge i propri rappresentanti politici con lo scopo preciso di assegnare loro il compito di governare la Nazione. Oggi è ancora così?

In realtà, come più volte detto, oggi il vero potere risiede in società finanziarie multinazionali che estendono il loro potere su tutti gli aspetti della vita di miliardi di persone in tutto il mondo. Un esempio?

Analizziamo il caso Goldman Sachs.

Si tratta di una banca, forse la più potente al mondo attualmente, fondata a New York nel 1869 e oggi conta filiali sparse in tutte il globo. Offre servizi finanziari e di consulenza a grandi gruppi industriali, organi finanziari, governi e uomini d’affari miliardari.

Si dice che dietro l’aumento del prezzo del grano (sta pagando contadini di vari paesi produttori per non coltivarlo più) e dell’oro (invita i propri assistiti a speculare sui “beni rifugio” come l’oro) ci siano le sue mani.

In occasione della crisi dei subprime, che sta mettendo in ginocchio tantissime banche, Goldman Sachs dichiara alla CNN il 20 Settembre del 2007 che “perdite significative» su alcune delle obbligazioni detenute sono state «più che compensate da guadagni ottenuti shortando  prodotti basati sui mutui». Fortuna o incredibili capacità? Chi lo sa, ma il fatto che l’attuale Segretario del Tesoro USA, Henry Paulson, sia stato per anni l’amministratore delegato della banca può aiutare!

Passiamo a vedere come questa banca stia controllando l’Italia.

Romano Prodi ne è stato consulente per anni e attraverso Linda Costamagna, moglie di Claudio Costamagna (alto dirigente GS), la banca americana è stata la prima finanziatrice della sua campagna elettorale.

I ringraziamenti non si sono fatti attendere: Massimo Tononi, altro dirigente GS, è stato nominato Sottosegretario all’Economia e responsabile delle privatizzazioni!

Ovviamente la GS è interessata anche a Banca Italia; infatti Mario Monti è attualmente membro dell'advisory board internazionale con competenze sulle questioni di politica internazionale, mentre Mario Draghi, l’attuale Governatore di Banca Italia,  è stato presidente della Goldman Sachs Europe per quattro anni!

Infine, è di questi giorni la notizia che Gianni Letta, ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e braccio destro di Silvio Berlusconi, è stato nominato consulente dell’advisory board internazionale della Goldman Sachs!

Quindi, mentre i politicanti italiani cercano di fregarci col miraggio del ritorno alle urne per ridare il potere decisionale al popolo, c’è già chi ha vinto: la Goldman Sachs, che si è già comprata entrambi gli schieramenti partitici e Bankitalia!

Sin qui Zanarini.

 Per quanto ci riguarda riteniamo che sia giunto il momento di farla finita con le false diatribe destra-sinistra e con i sedicenti antagonisti alla ricerca di poltrone e strapuntini. E’nostro dovere capire e cercare di far capire chi comanda veramente nella Colonia Italia e chi è il vero responsabile dell’attuale drammatica situazione. E, quindi, combatterlo duramente tutti insieme. Questo è il nostro compito storico. L’ultimo atto, a ben vedere, della guerra del sangue contro l’oro.

IL TUO MIGLIORE AMICO (formato pdf) - clicca per visualizzare.

 

 

 

UNA INIZIATIVA CHE RITENIAMO ALQUANTO INTERESSANTE (se non altro non pone pregiudiziali; mentre rimaniamo sempre perplessi quando si vogliono "superare le ideologie", perché - secondo noi - senza ideologia non si muovono le volontà):

MANIFESTO PROGRAMMATICO

LABORATORIO 2007 vuole essere l’espressione di una volontà organica di uomini liberi, provenienti da aree diverse, talora nel passato in aperto contrasto tra loro ma oggi decisi a superare gli steccati ideologici imposti dalle varie chiese di pensiero e sempre rispondenti alla logica dell’atomizzazione e dell’omologazione.

Uomini liberi da “contratti sociali” che li rendono “eguali” assoggettandoli ai dogmi di mercato, allo sfruttamento voluto dal mondialismo il cui obbiettivo è costituito dal dominio di un unico governo che annullando le diversità, le identità etniche, religiose e culturali, pretende di esercitare la sovranità assoluta ricorrendo alle leggi del liberismo, alla repressione, alla dis-informazione, al  signoraggio, all’usura esercitata dalle banche centrali e dai loro tecnici, burocrati mercenari alle dipendenze del capitale multinazionale.

Nel momento in cui assistiamo all’esaurimento della Forma-Stato e delle varie Forme-Partito - “forme” ormai  al totale servizio dei Signori dell’Impero, anche quando apparentemente alternative ad esso,  buone al più a rappresentare delle valvole di sfogo per miserabili in mala fede ed irrecuperabili creduloni - abbiamo deciso di riunire Uomini Liberi, che abbiano superato i vetusti tabù Destra/Sinistra, Fascismo/Antifascismo, Comunismo/Anticomunismo, per dare vita ad un laboratorio politico-culturale da non essere incentrato su artificiose ideologie ma su idee-forza chiare e precise:

*Una Giustizia Giusta e non in mano a mafie ed antimafie di poteri più meno occulti

*Libertà di analisi e giudizio su fatti storici

*Lotta all’usura e al signoraggio

*Solidarietà ai Popoli oppressi dall’Impero USA/Israele e dai loro complici economico/politici

*Una reale ricerca di soluzioni per un eco-sistema non inquinato dalle logiche di mercato

Non siamo un partito ne’ vorremo mai esserlo. Noi vogliamo analizzare fatti, studiare soluzioni, creare realtà alternative all’attuale forma vegetativa dell’uomo del ventre.

A questo Laboratorio 2007 invitiamo ad aderire ed a partecipare “tutti”  - donne e uomini liberi - a prescindere dalla loro passata appartenenza politica.

Vogliamo costruire, a partire da questo “anno zero”, un modello alternativo metapolitico di idee e realtà alla “no civilizzazione” delle banche e dei loro maggiordomi.

Aderisci specificando Nome, Cognome, Città, Professione e come vorresti partecipare al laboratorio.

Francesco Torriglia Sbraccia

http://laboratorio2007.blogpost.com/

 

Finalmente ad Ostia: Pugilato

 


comunicato stampa congiunto

In data sabato 20 ottobre 2007 si è svolta la prima attività di sensibilizzazione per il popolo Karen, attuata dalla volontà congiunta dell'associazione culturale "La Torre", di "Alternativa Antagonista" e che ha visto come catalizzatore della stessa, la "Comunità Solidarista Popoli".>
L'attività si è svolta sulle scuole medie superiori di Rovereto (Tn) mediante un volantinaggio centrato sui valori del popolo Karen che, dimenticato dai media internazionali, svolge un'attività di difesa delle proprie radici etico-culturali rifiutando la politica internazionale del narcotraffico come principio del facile guadagno.> Nell'attuale situazione
della Birmania, proprio il popolo Karen viene dimenticato perché la sua lotta non è allineata alla logica del pensiero unico mondialista ne tantomeno si riconduce al pensiero globale della democrazia di Aung San Suu Kyi premio nobel per la pace.> Ora tutto il mondo rivolge i riflettori del circo politico-mediatico sulla Birmania per chissà quali trame
geopolitiche.> Noi non cadremo nella logica degli opposti sistemi, due facce della stessa medaglia, ma difendiamo e difenderemo l'operato di questo popolo che da oltre 50 anni lotta per la propria sopravvivenza contro il genocidio perpetrato dalla giunta militare di ispirazione marxista con il beneplacito dell'occidente mondialista (Usa e Israele compresi).> Un popolo geograficamente molto lontano ma che in realtà ci è molto vicino, essendo contrario alla logica dei proventi generati dalle piantagioni di droga quali
oppiacei, metanfetamine e morfine perché ne evita la loro commercializzazione sui nostri mercati europei.> Questo popolo che con il proprio agire difende anche i ragazzi della nostra Europa, evita loro di bersi il cervello con la droga che scorre a fiumi nelle nostre scuole, nelle nostre piazze, nei nostri quartieri.> Questa la prima di molte attività che
svolgeremo. Chi vivrà vedrà!> 0% DROGA - 100% IDENTITÀ.
Nè Destra, Nè Sinistra> La Redazione di "OTTO" - Alternativa Antagonista
(Verona)> www.alternativa-antagonista.com> www.myspace.com/otto_vr>
http://ottoverona.splinder.com> postaotto@hotmail.com> SMS: 333-6648595>

COMUNICATO STAMPA

 Organizzato dall'Associazione culturale Generoso Simeone e dalla Comunità romana di Socialismo Nazionale si è tenuto a Benevento, nella suggestiva cornice dell'Arena Musa, nei giorni 15 e 16 l'incontro-laboratorio tra i rappresentanti delle Comunità di Socialismo Nazionale e di altre realtà politico-culturali presenti ed operanti sul territorio nazionale, estranee a qualsiasi logica partitico-elettoralistica ed a qualsiasi collocazione nelle obsolete ed ormai anche nominalisticamente impresentabili categorie di destra e di sinistra.

Gli argomenti trattati - dalla condizione di sudditanza storica imposta ancora al Sud dai discendenti dei "galantuomini" al signoraggio, dal dominio del sistema bancario  all'usura istituzionale, dalla moneta di Popolo alla funzione di servizio ed al reddito di cittadinanza - hanno offerto spessore di viatico e di messaggio per la costituzione di una rete di laboratori permanenti il cui compito ò quello di operare sul territorio, orizzontalmente e quindi lontano da logiche verticistiche, e di mettere a punto il progetto di una nuova Forma-Stato che, soltanto dopo, potrà essere realizzato dal Movimento di Liberazione Nazionale. Senza ulteriori attardamenti e senza lasciarsi catturare dalle suggestioni qualunquistiche organiche al sistema di potere.

I modi nuovi delle tecniche della comunicazione e del linguaggio trattate approfonditamente in senso dottrinario e teorico hanno trovato ad opera di Francesco Mancinelli  un'esemplare  "spettacolarizzazione"  intesa a dimostrare la valenza propositiva dell'estetica e dell'immagine, lontano dagli stereotipi comunicazionali convenzionali.

Benevento 17 settembre 2007

Per gentile concessione di CiaoEuropa un sunto dei lavori del Laboratorio Politico di Benevento svoltosi a metà settembre.            La Redazione

LA PAROLA NEGATA

Venerdì 18 maggio a Teramo il prof. Robert Faurisson, al quale era stata in precedenza negata la possibilità di svolgere una conferenza all'interno dell'Università dov'era stato invitato dal professor Claudio Moffa, è stato aggredito in pieno centro da un gruppo di facinorosi. Indipendentemente dalle tesi sostenute dal professor Faurisson è inconcepibile che un gruppo di persone, usando l'aggressione e la minaccia, possa impedire a qualcuno di esercitare quel diritto di parola sancito dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo, così come sono inconcepibili le pressioni esercitate anche verso il Ministro dell'Università per ottenere "l'espulsione" del Prof Claudio Moffa dall'Università di Teramo Se sei d'accordo con tutto questo non firmare in solidarietà con gli aggrediti tutti e con il Prof. Claudio Moffa. Ma se credi ancora  agli art. 21 e all'art. 33 della Costituzione italiana e alla Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo, se ritieni ingiusto che ci sia chi possa richiedere l'espulsione dall'Università di un docente che peraltro non si è mai occupato sistematicamente delle problematiche "negazioniste" e dunque per questo solo motivo non è neppure un "negazionista", allora sottoscrivi questa dichiarazione a favore degli aggrediti: il prof. Robert Faurisson, 78 anni; il vice capo della Polizia Gennaro Capasso; Agostino Rabuffo e. altro aggredito oltre che minacciato di perdita del posto di lavoro, Claudio Moffa.

COMITATO CONTRO LA REPRESSIONE DELLA LIBERTA' DI PAROLA E DI PENSIERO

le adesioni a pepperosci@alice.it per leggere i firmatari e altre modalità di adesione all'appello visitare anche il sito www.mastermatteimedioriente.it

 A NOME DI TUTTI I SIMPATIZZANTI E MILITANTI DELLE COMUNITA' DI SOCIALISMO NAZIONALE HO ADERITO CON QUESTO BREVE TESTO:

<< Rispondiamo presente all'appello. Comunità di Socialismo Nazionale. Maurizio Canosci - portavoce >>

INVITIAMO TUTTI COLORO CHE SEGUONO IL NOSTRO SITO DI PROMUOVERE ANCHE ADESIONI PERSONALI.

La Marcia su Caracas

Ieri a Caracas il governo venezuelano ha celebrato  il quindicesimo anniversario del colpo di stato fallito guidato da Hugo Chavez, quando era tenente colonnello dei paracadutisti. Una sfilata militare nelle strade di Caracas e' stata preceduta dal discorso del presidente venezuelano, che ha definito il putsch mancato del 4 febbraio 1992 "un lampo che ha illuminato l'oscurita'". Chavez, vestito con la sua uniforme militare e il suo berretto rosso da paracadutista, ha preso a prestito una formula di Fidel Castro, e ha aggiunto: "La patria, il socialismo o la morte!".

 

Ley Habilitante per Chavez

Rinascita Venerdi 2 Febbraio 2007 -  Siro Asinelli

 

Il presidente del Venezuela Hugo Chávez Frías ha promulgato ieri la ‘Ley Habilitante’ con cui il Parlamento gli ha conferito pieni poteri speciali per legiferare via decreto nei prossimi 18 mesi.
La legge, che martedì era stata adottata in maniera definitiva dall’Assemblea Nazionale, permetterà al primo mandatario venezuelano di emanare normative legislative in relazione ad undici aree specifiche. C’è grande attesa ora per i primi decreti, già nero su bianco, che Chávez è pronto ad emanare. Tra questi avranno priorità quelli dedicati al progetto di nazionalizzazione del settore energetico, pilastro dell’economia venezuelana. Come annunciato nelle settimane scorse, il presidente è intenzionato a riportare nelle mani dello Stato le imprese estrattrici e di lavorazione di greggio attive presso la falda petrolifera del fiume Orinoco.
In un atteso discorso alla nazione, Chávez ha sottolineato l’importanza del gesto di fiducia accordatogli dall’Assemblea Nazionale. Un voto che ha un precedente nell’ottobre del 2001, quando una legge analoga gli permise di promulgare direttamente 47 nuove leggi, tra cui la ‘Ley de Tierras’ - con cui è stato abolito il latifondo - e la ‘Ley de Hidrocarburos’ – con cui la Repubblica Bolivariana ha avviato il processo di riappropriazione statale delle riserve energetiche per decenni in mano alle multinazionali.
Il primo mandatario ha inoltre colto l’occasione per rispondere alla Casa Bianca che, per bocca del vice segretario di Stato John Negroponte, famigerato braccio destro delle politiche imperialiste di Reagan e Kissinger in America Latina, aveva espresso “preoccupazione per la situazione della democrazia” in Venezuela. “Il presidente degli Stati Uniti – ha dichiarato Chávez – non possiede capacità politiche né morali, né di alcun tipo per governare”. Ricordando come la Costituzione bolivariana “sia la più profonda” a livello internazionale, l’inquilino di Palacio Miraflores ha sottolineato come al contrario, ai cittadini statunitensi “è negato il diritto ad avere un’alternativa, il diritto di convocare un referendum revocatorio”. Su Negroponte e sul nuovo ruolo da questi assunto nelle strategie guerrafondaie della Casa Bianca, Chávez non ha avuto tentennamenti: “Il signor Negroponte è un criminale di guerra e l’altro criminale di guerra che è Bush lo ha nominato al Dipartimento di Stato”.

scritto da: sgraub alle ore 07:41 | link |


 

 

Il «FASCIO»: QUESTO SCONOSCIUTO…
di Alberto B. Mariantoni

letto su www.mirorenzaglia.com

FASCI DI UNITA' SOCIALE (o meglio di LIBERAZIONE NAZIONALE - come intendiamo noi di Socialismo Nazionale - Nota di Gerarchia)

Un «Fascio.», in generale, può essere un partito, un movimento, un gruppo politico come tutti gli altri? Può essere la «Destra» (o di «Destra»)? La «Sinistra» (o di «Sinistra»)? Il «Centro» (o di «Centro»)? L’ «estrema-Destra» (o di «estrema-Destra»)? L’ «estrema-Sinistra» (o di «estrema-Sinistra»)? Può rappresentare un pensiero, degli atti, degli interessi e/o delle finalità esclusivamente di «Destra»? Oppure, esclusivamente di «Sinistra»? O ancora, esclusivamente di «Centro»? Ossia, esclusivamente di «estrema-Destra»? Ovvero, esclusivamente di «estrema-Sinistra»?

Dal latino «fascis, is», la parola «fascio» indica o segnala l’affastellamento di un certo numero di verghe precedentemente separate e distinte che, riunite attorno ad un asse, sono tenute insieme da una medesima stringa. Dal canto loro, invece, i vocaboli «destra» (dal latino, «dexter, dextera, dexterum» o «dexter, dextra, dextrum»), «sinistra» («sinister, sinistra, sinistrum»), «centro» («medium, a, um»), «estrema-destra», «estrema-sinistra», designano o evidenziano ciò «che sta a destra», oppure «a sinistra», o ancora «al centro», ossia all’ «estrema-destra», ovvero all’ «estrema sinistra», di qualcuno o di qualcosa.

Da un punto di vista politico, dunque, il termine «Fascio» indica o segnala l’aggregazione, il raggruppamento o la coalizione di un certo numero di forze d’origine eterogenea che, riunite attorno ad un minimo comune determinatore (rappresentato quasi sempre da uno scopo o da una finalità da perseguire, raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare), sono tenute insieme da una simile e complementare percezione della realtà e da una paragonabile e sussidiaria intenzione, disponibilità e determinazione a volere mettere in pratica quella loro scelta, quel loro impegno e/o quel loro progetto (esempio tipico, nella Storia del nostro paese, il «Fascio operaio e proletario» di Milano del 1880; i «Fasci Siciliani» o «dei Lavoratori», 1892-1893; i «Fasci Interventisti», 1914-1915; i «Fasci Italiani di Combattimento», 1919-1921). Per quanto le concerne, invece, le locuzioni «Destra», «Sinistra», «Centro», «estrema-Destra» o «estrema-Sinistra», designano o evidenziano semplicemente quelle «fazioni» o quelle «tendenze» (partiti, movimenti, gruppi, ecc.) «che stanno a Destra, oppure a Sinistra, o ancora al Centro, ossia all’estrema-Destra, ovvero all’estrema Sinistra, di un comune sistema». Nel caso particolare: il sistema politico che fu inaugurato il 28 Agosto del 1789, a Versailles, nel corso di una delle prime fasi della «Rivoluzione francese» (1789-1799) e che, tuttora in vigore (in Italia, in Europa ed in diversi paesi del mondo), usiamo inquadrare e definire con il nome di, «Sistema parlamentare rappresentativo».

In altre parole, un qualunque «Fascio» è «l’unione trasversale di un certo numero di forze politiche eterogenee che decidono d’aggregarsi, raggrupparsi o coalizzarsi per raggiungere un fine comune, in aperta e radicale contrapposizione ed alternativa all’insieme delle forze politiche che invece si riconoscono in un altro, comune e collettivo sistema»; mentre invece, una qualsiasi «Destra», una qualsiasi «Sinistra», un qualsiasi «Centro», una qualsiasi «estrema-Destra» o una qualsiasi «estrema-Sinistra», è esclusivamente «l’unione lineare di un certo numero di forze politiche omogenee (o tendenti ad esserlo) che decidono d’aggregarsi, di riunirsi o di raggrupparsi all’interno di un medesimo organismo, sia per difendere, giustificare o propagandare i comuni punti di vista o le comuni le scelte, sia per valorizzare o mettere in luce i comuni progetti e/o i comuni programmi, sia per aumentare o accrescere i propri consensi o la propria popolarità (e/o, la propria influenza, la propria autorità, il proprio potere, i propri privilegi, ecc.), in accordo e complementarità o in competizione e concorrenza con le altre forze che coesistono, agiscono e/o interagiscono all’interno dello stesso sistema».

Come precisa il Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, la «Destra» è «l’insieme dei partiti conservatori, i cui deputati siedono in Parlamento alla destra del presidente»; la «Sinistra» è «l’insieme dei partiti (innovatori e progressisti), i cui deputati siedono alla sinistra del president