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GERARCHIA
bollettino telematico del
ARCHIVIO COMUNICATO STAMPA Abbiamo da tempo evitato di commentare i "girotondi" della "destra radicale" ma non possiamo esimerci dal dare un giudizio sull'appello sopra riportato; di questi appelli ne abbiamo visti molti. A qualcuno abbiamo risposto picche e solo una volta, colpevolmente, abbiamo dato un iniziale contributo come nel caso della "fu" Alternativa Sociale per disciplina di partito allora di appartenenza (il "fu" Fronte Sociale Nazionale !) pentendocene amaramente (ma anche, per fortuna nostra, velocemente). Ora ci riprovano in ordine la signora nipote, il Flavio Messalla alias "Pino" e il "guelfo" Fiore. Di Romagnoli (che pure come deputato europeo ha aderito al gruppo parlamentare a Bruxelles) ancora non si sa e - mestamente dobbiamo dire, almeno per vincolo di amicizia - senza più la presenza di Tilgher che probabilmente é stato il più ingenuo - colpevolmente ingenuo ! - dei troppi "promotori" di una riunificazione di una "area" che in realtà più che un dato concreto si é rivelata essere solo..................una leggenda metropolitana. Detto questo é evidente che avendo dichiarato da tempo immemorabile (prima ancora della svolta di Fiuggi dei destraioli d.o.c. di A.N., già nell'occasione della famigerata costituente MSI-DN !) che la categoria "DESTRA" non ci appartiene anche in termini genetici nel nostro DNA, e tantomeno culturalmente perché siamo sempre stati "oltre" gli schemi prefissati in modo arbitrario dal sistema "democratico" assembleare, non possiamo che ribadire un rifiuto netto ad ogni velleità di tipo reazionario. Continuiamo ad essere convinti che il futuro non potrà che vedere contrapposti Uomini Liberi e Schiavi e ciò non si misurerà in una antiquata e strumentale antitesi "destra" vs. "sinistra" ma tra chi intende preservare la libera comunità delle Comunità di Popoli europei e chi, nelle fumisterie delle categorie del "politicamente corretto", sarà disposto come sempre ad essere al soldo degli interessi atlantici, copertura geostrategica degli interessi apolidi dell'usurocrazia internazionale dominata dalla cupola giudaico-massonica. Come Comunità di Socialismo Nazionale pertanto rimaniamo pronti a collaborare con chiunque ponga avanti tutto ad ogni conclamata "base dei valori" un chiaro indirizzo di lotta di alternativa antagonista al modello di sviluppo imperialista atlantista per una conclusiva azione di Liberazione Nazionale Europea senza "se" e senza "ma". Tutto il resto é articolo che non ci interessa. Il portavoce
Vicenza: LA CARTINA DI TORNASOLE
LA FIERA DELLE VANITA', OVVERO DELLE MESCHINITA'. In questo mese di gennaio si alza forte lo squillo delle trombe mediatiche per l'ennesimo ricorrente "memento" imposto a tutta l'Europa da "quelli del pianto che paga". Anzi si incrementa alacremente, dai servi sciocchi del "politicamente corretto" alla guida dei tanti governi fantocci che purtroppo imperversano sulla dignità dei Popoli del continente, la necessità di ulteriori inginocchiamenti. Non ultima Angela Merkel ed il guardasigilli da Ceppaloni che insistono perché in tutta eurolandia venga istituita la tesi, cara alla "polizia del pensiero unico", del crimine da perseguire laddove si insista a "revisionare" storicamente la tesi a senso unico del cosiddetto "olocausto" - più noto come "shoah" secondo usi, costumi e linguaggio apolide - che NON può, NON deve essere messo in discussione (alla faccia della democrazia così tanto declamata da lorsignori !). Nel frattempo si sta preparando per il fatidico annale fissato al giorno 27 addirittura una perfetta azione di "marketing" da parte della società editrice Mondadori di proprietà - si ricordino i "collaborazionisti" della cosiddetta "destra radicale" - del cav. Silvio Berlusconi pronta a vestire tutti i negozi ed edicole di materiale "promo" (cartellonistica e quanto altro) con tanto di stella a triangoli contrapposti ROSSA in campo NERO a suggello di tale data. Non bastasse abbiamo appreso che il segretario nazionale di un partito "nostalgico" della fiamma é pronto a candidarsi in un paesino della Toscana chiamato la "piccola Gerusalemme"- alle prossime amministrative di primavera - come sindaco di quelle parti in virtù di un accordo di fattibilità (sic !) con la forte comunità religiosa davidica. Nel frattempo anche il governo Prodi cede sulla questione della base americana a Vicenza in ossequio agli interessi statunitensi che - come é noto - comprendono fortemente anche gli interessi sionisti planetari (di cui l'argomento sopra trattato é solo uno dei molteplici atti di pressione terroristica-mediatica con cui cercano di schiavizzare il mondo intero) mettendo a nudo l'assoluta insipienza dei tanti "pacifinti" della cosiddetta "sinistra radicale" (sinonimo e contrario dei dirimpettai di "destra") che metteranno in scena la solita trita commedia delle manifestazioni, delle marce, della protesta salvo poi non mollare nemmeno una delle tante poltrone in cui scaldano il sedere ormai molti dei loro "compagni" di................."lotta e di governo" ! Ma delle necessità stringenti dei cittadini chi se ne fa carico? L'attacco usuraio nei confronti della gente é ormai ai suoi livelli massimi laddove la scomparsa dello stato sociale é ormai prossima a colpi di privatizzazioni, di liberalizzazioni e di scempio di ogni garanzia di equità e giustizia. L'incremento dell'indebitamento delle famiglie é promosso in ogni modo, l'arricchimento delle oligarchie finanziarie é ai massimi livelli, la distruzione del patrimonio ambientale di tutti per favorire il profitto economico di pochi é toccato con mano ogni giorno di più da milioni di essere umani. E che dire della mancanza di prospettive nell'ambito della dignità del lavoro, della dignità della persona, della assoluta negazione di ogni principio etico per la qual cosa delinquere premia molto di più dell'onestà e della coerenza ideale ? Cosa rimane da fare lo andiamo a dire da molto tempo ma questo tempo si sta riducendo in maniera esponenziale rispetto alla decadenza in atto di un sistema che però sa sopravvivere a sé stesso fino a quando la ribellione degli Uomini Liberi rimarrà un semplice concetto senza capacità di concretizzarsi in un coagulo di volontà e di azione. Eppure dobbiamo resistere - almeno nella continua denuncia - perché..............."più buio che a mezzanotte non può fare" ! Almeno ce lo auguriamo. Pronti anche singolarmente a dare il nostro contributo per ricomporre un quadro lacerato di realtà tra loro non coese ma che potrebbero invece essere più omogenee di quanto potrebbe apparire ad una visione obsoleta della politica secondo schemi superati. Ce lo insegnano realtà nuove - ma al contempo di "tradizione" - come lo spirito rivoluzionario "bolivariano", o la resistenza pan-araba di ispirazione socialista e nazionale, che pur agli antipodi geografici mostrano i segni di una unica vitalità trascendente di lotta e di modello di sviluppo antagonista e concretamente attuabile in antitesi allo "status quo"; la terza via non é ancora persa, se solo lo si vuole credere fino in fondo.
COLPIRE AL CUORE IL SISTEMA C’é un argomento che crea molto nervosismo negli ambienti politici e finanziari ogni volta che viene affrontato e sollevato; lo stesso argomento determina molta indignazione nei cittadini ogni volta che viene a loro illustrato e documentato. Si tratta di battere il chiodo con insistenza e determinazione al fine di provocare reazioni scomposte da parte degli ambienti politici e finanziari da un lato e di trasformare l’indignazione dei cittadini in vera e propria rivolta.
Questo deve diventare lo scopo politico prioritario - a parere del gruppo
toscano di “Socialismo Nazionale” - dell’unica forza autenticamente
alternativa al sistema usurocratico; ed anche il quotidiano “RINASCITA” deve
diventare il collettore di tutte le informazioni e della documentazione
pertinente a questo delicato ed importante argomento. Ezra Pound definì i politici “camerieri dei banchieri”. La definizione non é più sufficiente e non rende pienamente l’idea della pericolosità del sistema, in quanto i politici sono ormai diventati dei veri e propri criminali che agiscono in nome e per conto dei banchieri: dei criminali che stanno riportando nella vita dei popoli e degli stati il fenomeno del “pauperismo”, cioè l’esistenza costante e sempre più diffusa di interi settori di popolazione in condizioni di povertà. Mentre da un lato si aumentano i balzelli, le imposte e le tasse, dall’altro si diminuisce l’azione protettiva dello Stato che si risolve nell’assistenza pubblica e nella previdenza pubblica, e tutto ciò sempre con la necessità dichiarata di ridurre il debito pubblico. E’ arrivato il momento di dimostrare con dati inconfutabili che la diminuzione del debito pubblico non é conseguibile attraverso l’imposizione fiscale in quanto il debito pubblico si nutre e si ingrassa proprio attraverso la tosatura dei cittadini. Paradossalmente e come provocazione mi sento di affermare che, l’evasore fiscale possiamo definirlo addirittura un “rivoluzionario inconsapevole”, in quanto con la sua azione - che sul piano etico rimane comunque da disapprovare - danneggia il sistema usurocratico nel suo complesso e nelle sue più nascoste artìcolazioni ; mentre il cosiddetto “cittadino onesto”, rispettoso delle leggi fiscali e che si lascia, sia pure “mugugnando”, passivamente tosare, diventa complice del sistema. La misura è colma ! Occorre passare alla pubblica denuncia dei ladroni che derubano il popolo italiano attraverso il “signoraggio” primario e secondario. Bisogna smascherare il signoraggio, attaccarlo giuridicamente e socialmente e portare a conoscenza dei cittadini il meccanismo dello sfruttamento monetario della società. Il vigente sistema cosiddetto democratico altro non é che un rapporto mafioso-delinquenziale fra i politici di tutte le tendenze e collocazioni e le cupole parassitarie che si sono letteralmente impossessate dei gangli vitali della nazione. Lo Stato italiano é prigioniero dei banchieri privati, la democrazia è ormai solo una finzione tenuta in piedi dalle ricorrenti votazioni ai vari livelli che illudono i “cittadini-sudditi” di contare qualcosa. In realtà sono solo delle pecore da tosare e la realtà che viene rappresentata dal meccanismo massmediatico è una realtà falsa e distorta, è un continuo indottrinamento in modo che la gente creda ed accetti un sistema politico delinquenziale messo in piedi per sfruttare il lavoro e rapinare il risparmio di una vita di sacrifici. Attraverso il signoraggio primario la Banca d’Italia S.p.A. lucra giornalmente circa 147 milioni di euro (284 miliardi di vecchie lire !) che vengono divisi tra i soci privati della stessa Banca. Il signoraggio creditizio secondario é dato dai prestiti erogati dalle banche ordinarie in quanto queste possono creare denaro dal nulla in quantità praticamente illimitata essendo soggette al modestissimo limite del “coefficiente di riserva obbligatoria” previsto dalla legge. Per calcolare l’ammontare del signoraggio secondario o creditizio attribuibile al sistema bancario italiano nel suo complesso, basti considerare che il signoraggio primario della Banca d’Italia rappresenta il 10% del totale per cui il 90% è attribuibile alle banche private. Sono cifre giornaliere da capogiro lucrate dal sistema bancario usurocratico, mentre contestualmente il cittadino-suddito viene sottoposto a prelievi fiscali sempre maggiori e alla privazione di diritti acquisiti e maturati nel tempo soprattutto in campo assistenziale e previdenziale. A parere del gruppo toscano di “Socialismo Nazionale” occorre pertanto concentrare l’azione politica sulla diffusione di queste VERITÀ’ di cui nessuno dei protagonisti del misfatto ovviamente parla non avendo alcun interesse a far conoscere queste cose. Pertanto riunioni, convegni, incontri tematici su questi argomenti devono rappresentare un obiettivo da realizzare nella maniera più capillare possibile; come pure attraverso il quotidiano “RINASCITA” recensioni dettagliate sulle numerose pubblicazioni reperibili sull’argomento, come ad esempio: Euro Schiavi di Marco Della Luna e Antonio Miclavez - Arianna editrice (euro 13.50); La banca, la moneta e l’usura di Bruno Tarquini - Ed. Controcorrente Napoli; Perizia al processo di Lecce di Savino Frigiola; Le chiavi del potere di Marco Della Luna – Koiné Nuove Edizioni.
Occorre affondare l’acciaio della rivolta sul nervo scoperto del sistema
attraverso una informazione controcorrente. Basti pensare che lucrano quote di signoraggio primario della BCE (Banca centrale europea) banche centrali di paesi che non fanno parte del sistema euro, come la Banca Centrale d’Inghilterra, la Banca danese e la Banca svedese. Ogni militante dei gruppi alternativi deve collaborare attivamente a questa campagna informativa mettendosi in condizione di approfondire l’argomento in modo da diventare un apostolo e un missionario del messaggio antiusura. Questa azione politica altro non é che la continuazione della “guerra del sangue contro l’oro”, i cui presupposti e le cui cause scatenanti avevano questo stesso obiettivo. Non dimentichiamolo mai! STELVIO DAL PIAZ
Editoriale del 08 Gennaio 2007 Finito come é finito l'anno passato non é che il nuovo ponga in sé germogli di rinnovata speranza; dalla crisi globale dell'ecosistema alle discrepanze economico-finanziarie che continuano a provocare milioni di diseredati in ogni parte del pianeta in aumento proporzionale all'aumentare dell'oligarchia usrocratica ce n'é abbastanza per rimanere alquanto scettici sulle prospettive di rinascita di un corso virtuoso della convivenza tra i Popoli ed all'interno dei Popoli che abitano il mondo in cui viviamo. Eppure noi ci siamo e probabilmente questa é l'unico scoglio saldo ed indistruttibile che intravediamo nel "mare magnum" della catastrofe. Noi chi ?! I "Ribelli"......................<< Quelli che....un calcio in culo al sistema. Questo é il luogo sacro dell'anticonformismo ideoantroposociopsicologico; il paradiso dei rompicoglioni, del politicamente scorretto. Di quelli che non ci stanno; che non credono alla destra o alla sinistra e non sognano neppure il grande centro. Quelli che al sistema preferiscono le due colonne. Quelli che detestano l'America e... Dio stramaledica gli inglesi. Quelli che la tribù é molto meglio del villaggio globale. Quelli che sognano un nuovo disordine mondiale. Quelli che vaffanculo la coca cola e l'hot dog. Quelli che le Borse ce l'hanno sotto gli occhi per l'insonnia e il Pensiero Unico é un nuovo modello di dichiarazione dei redditi e perciò evadono le tasse. Quelli che, al diavolo Eurolandia. Quelli che il TUS é un pericolosissimo retrovirus custodito nelle Banche centrali e ci vorrebbe un vaccino. Quelli che l'Occidente é un punto cardinale e il Mediterraneo nonsolomare. Quelli, infine, che il gendarme planetario lo impalerebbero alla statua della libertà. Si, questo é il sito degli antagonisti, degli antiborghesi, dei non moderati, degli antilabliberisti, degli anarcofascisti, dei camercompagni, del rosso e del nero a denominazione di origine controllata, degli estremisti del terzo sentiero, dei militanti del cazzimperio. Non c'é bisogno di carte di credito. Frequentaci e te pentirai. >> come scriveva il compianto Antonio Carli, ideatore ed anima di Tabula Rasa, e che noi abbiamo preso tutto intero come impegno (come riportato a fondo pagina come continuo "memento" !). E i "Ribelli" crescono non solo nella nostra disgraziata italietta dei Prodi e dei Berlusconi, ma in tutta europa - quella dei mentecatti della Banca Centrale Europea - ed in tutto il mondo (dall'America latina alle terre medio orientali tra il Tigri e l'Eufrate ma anche in Palestina e nell'Oriente). Ed ognuno di noi "Ribelli", secondo modalità, tempi e situazioni locali deve proseguire la sua battaglia riassumibile in un concetto semplice, semplice ma profondamente complesso: "Guerra del Sangue contro l'oro". Perché tutto parte da lì e tutto si fermerà, fatalmente, solo a conclusione definitiva di questa millenaria contrapposizione che sta alla notte dei tempi come alla creazione del Cielo e della Terra. Lotta al "Signoraggio", lotta all' "Usura", rinnovata libertà del Valore dell'Uomo e del suo Trascendente. Nessuno si deve ritenere indispensabile ma tutti i socialisti nazionali che nel pensiero - e nella sintesi dell'azione - sanno di essere i più irriducibili dei "Ribelli" si devono sentire utili fossero anche solitari ad acculturare nel più sperduto paese una sola anima disposta ad ascoltarli. E da qui ritrovarsi e creare collegamenti con altri anelli di una catena, di una "rete", capace di ingrossare rinsaldandosi gli uni agli altri fino a formare un nucleo comunitario di militanti e di combattenti politici. La comunicazione - indispensabile - e lo scambio di informazioni utili a proseguire ogni singola azione é possibile nell'era tecnologica attraverso una miriade di strumenti che già esistono e che semmai devono essere utilizzati meglio e con più costrutto. Così come diventa indispensabile che il quotidiano di riferimento che abbiamo individuato da tempo in "Rinascita" diventi sempre di più il motore centrale di collegamento tra le molteplici realtà già esistenti o "in fieri". L'anno appena iniziato non dovrà scorrere invano e siamo certi che ciò verrà evitato da ognuno di noi. Il dialogo é aperto con tutti i "Ribelli" indipendentemente da sigle di riferimento e da esperienze passate. La Storia é una pagina sempre nuova che va scritta giorno dopo giorno laddove c'é e ci sarà quello che continuiamo a definire "il trionfo delle volontà" come espresso indietro nel tempo da giganti del pensiero socialista e nazionale. Dunque buon anno e buona lotta a tutti noi ! Maurizio Canosci
IN MORTE DI SADDAM HUSSEIN Al volgere della fine di questo anno 2006 é accaduto che il legittimo Presidente del Popolo dell'Irak, il socialista nazionale Saddam Hussein, é stato assassinato dai sicari prezzolati (e incappucciati) degli aggressori atlanto-sionisti mediante impiccagione all'alba in una oscura stanza anonima di una anonima prigione. Quanta ipocrisia nelle parole di molti esponenti politici europei - tra cui gli italioti sinistri - che tanto si dolgono di siffatta violenza dimenticandosi di quanto già avvenuto in passato con la barbara uccisione delle gerarchie fasciste a Dongo e della ludibrica esposizione a piazzale Loreto del Duce del Fascismo Cav. Benito Mussolini, della sua innocente compagna Claretta Petacci e di altri eroici socialisti nazionali, così come dimentichi dell'assurdità di un processo farsa come quello svoltosi a Norimberga con altrettanto tragico epilogo di un corollario di impiccagioni per i soldati politici del socialismo nazionale germanico. Se non altro gli esponenti politici italioti destri hanno mantenuto la loro coerenza di "servi sciocchi" della cupola plutocratica inneggiando sciacallescamente al ristabilimento della "libertà" e della "giustizia" in terra mesopotamica con la morte "dovuta" al "tiranno", colpevole antagonista all'espansione del sionismo internazionale promosso sulle "baionette" a stelle e strisce. Ebbene di fronte a cotanta meschinità rivendichiamo il dovere di salutare il soldato politico del socialismo nazionale pan-arabo, il Raìs Saddam Hussein, che fieramente durante la farsa processuale ha rivendicato il suo legittimo ruolo istituzionale non riconoscendo pertanto il valore del tribunale "collaborazionista", e che con fierezza ha saputo cogliere il significato trascendente del suo sacrificio quale martirio di testimonianza per un futuro di riscatto di ogni Popolo e Nazione contro la protervia e l'aggressività dell'usura apolide nascosta tra le pieghe del falso mito della "democrazia da esportazione" basata sul materialismo economicista egocentrico ed oligarca in contrasto con l'umanesimo del lavoro che configura l'etica e la morale di una comunità di popolo. Saddam Hussein, laicamente, senza cedere al ricatto dell'integralismo confessionale religioso, aveva prodotto in Irak un modello di sviluppo socialista capace di ridistruibire le enormi ricchezze petrolifere in misura tale da non cedere più ai ricatti del profitto imposto dalle compagnie petrolifere multinazionali; un modello di sviluppo nazionale che ha consentito per molti anni una convivenza pacifica tra i diversi gruppi etnici e religiosi che componevano la comunità di popolo della Mesopotamia. E' stato addirittura baluardo (e per questo pure foraggiato dai nemici di oggi - gli americani ! N.d.A.) contro l'espansionismo integralista proveniente dall'Iran, ma nel momento in cui ha deciso di rivendicare per sé e per il suo Popolo la piena assunzione di una sovranità non più sottoposta a mandati ispettivi e fieramente capace di muoversi in totale dignitosa indipendenza sullo scenario internazionale ecco arrivare l'aggressione, la condanna, l'assassinio; né più, né meno come sessanta anni fa quando le Nazioni rigenerate d'Europa cercarono di rompere i legacci della piovra usuraia. E come non paragonare oggi il diverso modo con cui si é appresa della morte (naturale) del generale cileno Pinochet - ossequioso esecutore dei piani economicisti della finanza internazionale - a cui si é riusciti di evitare ogni procedimento e che ha ricevuto le condoglianze postume dei "difensori della libertà" a stelle e strisce, rispetto al trattamento ben differente ricevuto dal "ribelle" Raìs !?! Tutto ciò ha un significato preciso; la guerra di liberazione nazionale deve proseguire senza tentennamenti perché se qualcuno ha voluto lanciare un monito a tutti gli Uomini Liberi esso deve essere respinto al mittente. E' ovvio che le condizioni di lotta mutano secondo modi e tempi propri di ogni singola realtà. E' auspicabile evitare in Europa scenari come quelli medio orientali fino a che ciò sarà possibile, e il continente sud americano ha dimostrato che ciò é possibile secondo una prassi di tipo dialettico e pacifico, ma la determinazione a rifiutare l'omologazione apolide ed usurocratica é imperativo categorico per ogni soldato politico socialista nazionale. Una volta di più occorre rimarcare pertanto l'assoluta distanza che si interpone tra la nostra alternativa al sistema ed i suoi "paletti geografici" di destra e di sinistra e porre all'attenzione popolare il concetto di "terza via" al turbocapitalismo, sia esso di ispirazione liberale, sia esso di ispirazione marxista. Questo é e deve essere il sunto di una costituente per un movimento di Liberazione Nazionale. Maurizio Canosci
ANALISI E RIFLESSIONI Nella cosiddetta "area" antagonista ( si fa per dire ! ) é iniziato il tempo delle analisi, riflessioni, bilanci, il tutto finalizzato ad individuare strategie di sopravvivenza nel momento in cui si ipotizzano cambiamenti sostanziali del quadro politico anche attraverso la nascita di partiti unici contrapposti che portino a superare la fase del bipolarismo per giungere a quella di un bipartitismo. perfetto. Ammesso che gli interessati riescano a realizzare il progetto o comunque a siglare patti federativi, a mio avviso, si deve chiarire se, sempre nell'ambito della cosiddetta area antagonista, siamo alla ricerca di una sopravvivenza di tipo politico-elettoralistico oppure tendiamo ad una sopravvivenza di natura etica. La differenza non é nominalistica, come si può immediatamente comprendere; c'é solo da osservare che nella prima ipotesi abbiamo già assistito a tentativi sperimentali, effettuati tra l'altro "maldestramente", in occasione delle ultime elezioni politiche. Una scelta che noi socialisti nazionali non abbiamo condiviso, ma che anzi abbiamo fortemente criticato e che ha dimostrato - fra l'altro - l'incapacità e l'inadeguatezza degli uomini (e donne) che l'hanno preparata e condotta. Pertanto non di una strategia di sopravvivenza si é trattato, ma di un suicidio politico annunciato e da noi previsto e che deve convincere tutti in maniera definitiva ad abbandonare l'ipotesi di incontri trasversali, ancorché occasionali, con uomini (e donne) e ambienti ormai inquinati e sterili politicamente ed intellettualmente. Gli uomini e i gruppi che vogliono concretamente realizzare un autentico polo antagonista, devono cancellare dalla prassi quotidiana etichette, simboli, sigle movimenti che richiamino anche alla storia personale di questo lungo ed interminabile dopoguerra. Con certi ambienti non abbiamo ormai più nulla da condividere, perché non sono avversari o concorrenti, ma veri e propri nemici tenuti in vita dal sistema per legittimare la dittatura democratica che opprime l'Italia. Non resta pertanto che lo studio e la ricerca della strategia di sopravvivenza etica. In questo caso occorre partire dall'uomo, dalla sua formazione, dalla sua tensione ideale, dalla sua voglia di riscatto e di libertà, dalla sua sensibilità, dal suo attaccamento al vincolo di sangue, di lingua e di terra, dal suo spirito di sacrificio e dal suo desiderio di vita comunitaria che tenda ad identificarsi in una Patria che si fa Nazione e Popolo. In breve si tratta di ritrovare il senso di una " mistica " che si fa azione politica e che si cala nella realtà contingente. Esistono nella natura umana due virtù che appartengono alla teologia politica: umiltà e volontà. Su questa base gli incontri possono e debbono spaziare a 360 gradi, senza abiure ma con lealtà e senso dell'onore, ognuno con la propria storia e con la propria buona fede Noi, come componente fascista di un progetto di "socialismo nazionale ed europeo" rivendichiamo il richiamo alla mistica perché per noi essa non intende annullare l'individuo ma invece riproporlo nella sua più vera ed effettiva totalitarietà. Se in senso lato la mistica ha come nemico ideale la dialettica, in quanto il pensiero mistico pone come una realtà assoluta l'affermazione di un mondo esterno in cui il pensiero deve annullarsi, ebbene per noi il fascismo é movimento dinamico ed é quindi l'affermazione più netta della dialettica in quanto questo movimento é determinato da un pensiero o, meglio, da una volontà cosciente che tende all'attuazione di un proprio mondo spirituale ed a tradursi in realtà oggettiva, ma che ha pur sempre una propria spiritualità. Con l'occasione intendiamo anche inviare un messaggio chiaro e determinato a quanti - da destra e da sinistra - storcono il naso nell'apprendere che la componente fascista dà la sua adesione ed il suo contributo al progetto del "socialismo nazionale ed europeo". lanciato dal quotidiano "RINASCITA". Il messaggio é indirizzato e va dai marxisti-leninisti passando per i "rifondaroli" comunisti, fino a giungere ai cosiddetti "destri radicali" di tutte le sfumature. A dimostrazione che con la nostra adesione al progetto noi siamo rimasti coerenti e fedeli ai principi della prassi più nobile del fascismo, che non é stata pura prassi meccanica, semplice attivismo sia pure ideale, ma azione cosciente della volontà umana che tende ad attuarsi in una realtà oggettiva, riproponiamo un articolo di Benito Mussolini, pubblicato sul n. 151 de " Il Popolo d'Italia " del 4 giugno 1919 ( cioè posteriore alla fondazione dei Fasci di Combattimento ) anche perché si rivela di grande attualità :nonostante le mutate condizioni storiche e le diverse situazioni geostrategiche. Il titolo stesso é emblematico ed attuale, perché ancora oggi siedono ai vertici di tanti Stati europei ed extraeuropei i complici e i servitori della cupola usurocratica:: " I COMPLICI I proletari evoluti e coscienti che gridano * Viva Lenin ! * credendo di gridare * Viva il socialismo * , non sanno certamente ch'essi gridano * Abbasso il socialismo ! * I falsi pastori che *mangiano e bevono* alle spalle delle masse sempre pronte a giurare, se non a morire, per gli ideali nuovi e lontani, danno ad intendere che quel che si é instaurato in Russia é socialismo. Colossale menzogna ! In Russia si é stabilito il governo di una frazione del Partito socialista. In Russia i proletari lavorano come prima; sono sfruttati come prima perché devono mantenere una burocrazia innumerevole e succhiona, secondo la testimonianza non sospetta del capitano Sadoul; sono mitragliati come prima non appena osino insorgere contro il regime che li condanna alla schiavitù e alla fame; invece di uno czar ce ne sono, oggi, due, ma le forme e i metodi dell'autocrazia non sono affatto cambiati. Si capisce perfettamente che alcuni scrittori venuti dagli ambienti borghesi, abbiano delle simpatie per il bolscevismo. C'é in Russia uno Stato, un Governo, un ordine, una burocrazia, una polizia, un militarismo, delle gerarchie. Ma il socialismo non c'é. Non c'é nemmeno il cominciamento del socialismo, non c'é niente che somigli ad un regime socialista. Il leninismo é la negazione perfetta del socialismo. E' il governo di una nuova casta di politicanti. Gli é per questo che é assai difficile trovare degli apologisti del leninismo fra le teste pensanti del socialismo russo e del socialismo occidentale. Le più stroncanti requisitorie contro il leninismo non sono venute dai borghesi, ma da uomini che avevano lottato e sofferto per la redenzione della massa operaia. Questi uomini si chiamano Piekanoff, il maestro dei marxisti russi; si chiamano Kropotkin, l'apostolo dell'anarchia. La demolizione dei metodi di governo leninista non é opera del "Times", ma di un Axelrod, chiamato il decano dei socialisti russi; di un Souckhomline, collaboratore per lungo tempo dell' "Avanti". Il manifesto del Partito operaio russo e dei socialisti menscevichi, non sono stati stampati dal "Corriere della Sera", ma da "Critica Sociale". Non sono state inventate da noi "rinnegati" - che in questo caso ( é strano ma vero! )difendiamo il socialismo!.- le pagine di Bernstein, di Kautsky, di Eisner, di Troelstra, di Branting e di infiniti altri socialisti, che si sono schierati contro la *caricatura del socialismo realizzatasi tra Pietrogrado e Mosca*. Non siamo noi, ma un dott. Totomianz, veterano della cooperazione russa che nell'ultimo numero della "Critica Sociale" di Filippo Turati , stampa queste parole eloquentissime: "I bolscevichi hanno creato, in fin dei conti, non già una vera democrazia bensì la denominazione della plebaglia, una oclocrazia che non si arresta davanti a nessun mezzo terroristico in una guerra di sterminio contro la borghesia e gli intellettuali." Infinite volte, e specialmente dopo il congresso di Berna, noi abbiamo prodotto documenti inconfutabili della vera natura del regime russo. Chi non ricorda la lettera di Alexeyev e quella della vedova di Plekanoff ? Noi riaffermiamo che il leninismo non ha niente di comune col socialismo, eppure i socialisti ufficiali italiani, con clamori minacciosi, chiamano al soccorso per salvare la Russia. Ma la Russia non ha bisogno di essere salvata, perché non corre pericolo alcuno. Chi sostiene il bolscevismo - ficcatevelo bene in testa, miei cari proletari ! - non é la forza del popolo russo che subisce, dopo aver cercato di spezzarlo, quel regime di barbarie contro il quale sono più volte insorti e anarchici e socialisti rivoluzionari, con tentativi soffocati spietatamente nel sangue; chi sostiene il bolscevismo non é il famoso esercito rosso che esiste nelle carte di Trotzky, non nella realtà. Il giornale "Humanité" del 30 maggio, reca la testimonianza imparziale del signor Paolo Birukoff, il quale, a proposito dell'esercito rosso, in cotal nonché significativa guisa si esprime: "Il popolo russo, così pacifico, detesta la guerra oggi, come ieri, come sempre. Oppone una resistenza accanita al reclutamento. " Altro che entusiastica risposta agli ordini di mobilitazione, secondo ci narravano gli imbonitori dei crani proletari d'Italia. Il signor Birukoff dice qualche cosa di ancora più interessante: " Ci sono tanti disertori nell'armata rossa, quanti ce ne erano nell'esercito dello czar. Accade che un reggimento non arriva alla tappa designata perché tutti gli uomini si sono sbandati strada facendo....." Ed é questo esercito di sbandati che ferma Mannerheim e Kolcak ? Mai più. Se Pietrogrado non cade, se Denikin segna il passo, gli che é così vogliono i grandi banchieri ebraici di Londra e di New York, legati da vincoli di razza cogli ebrei che a Mosca come a Budapest, si prendono una rivincita contro la razza ariana che li ha condannati alla dispersione per tanti secoli, In Russia l'80 per cento dei dirigenti dei "Soviets" sono ebrei, a Budapest su 22 commissari del popolo ben 17 sono ebrei. Il bolscevismo non sarebbe, per avventura, la vendetta dell'ebraismo contro il cristianesimo ? L'argomento si presta alla meditazione. E' possibile che il bolscevismo affoghi nel sangue di un "progrom" di proporzioni catastrofiche. La finanza mondiale é in mano degli ebrei. Chi possiede le casseforti dei popoli, dirige la loro politica. Dietro ai fantocci di Parigi, sono i Rotschild, i Warnberg, gli Schyff, i Guggheim, i quali hanno lo stesso sangue dei dominatori di Pietrogrado e di Budapest. La razza non tradisce la razza. Cristo ha tradito l'ebraismo, ma, opinava Nietzsche in una pagina meravigliosa di previsioni, per meglio servire l'ebraismo rovesciando la tavole dei valori tradizionali della civiltà elleno-latina. Il bolscevismo é difeso dalla plutocrazia internazionale. Questa é la verità sostanziale. La plutocrazia internazionale dominata e controllata dagli ebrei, ha un interesse supremo a che tutta la vita russa acceleri sino al parossismo il suo processo di disintegrazione molecolare. Una Russia paralizzata, disorganizzata, affamata, sarà domani il campo dove la borghesia, si, la borghesia o signori proletari, celebrerà la sua spettacolosa cuccagna. I re dell'oro pensano che il bolscevismo deve vivere ancora, per meglio preparare il terreno alla nuova attività del capitalismo. Il capitalismo americano ha già ottenuto in Russia una concessione grandiosa. Ma ci sono ancora miniere, sorgenti, terre, officine che attendono di essere sfruttate dal capitalismo internazionale. Non si salta, specialmente in Russia, questa tappa fatale nella storia umana. E' inutile, assolutamente inutile, che i proletari evoluti ed anche coscienti, si scaldino la testa per difendere la Russia dei Soviets. Il destino del leninismo non dipende dai proletari di Russia o di Francia e meno ancora da quelli d'Italia. Il leninismo vivrà finché lo vorranno i re della finanza; morirà quando decideranno di farlo morire i medesimi re della finanza. Gli eserciti antibolscevichi che di quando in quando sono colpiti da misteriose paralisi, saranno semplicemente travolgenti ad un momento dato che sarà scelto dai re della finanza. Gli ebrei dei Soviets precedono gli ebrei delle banche. La sorte di Pietrogrado non si gioca nelle steppe gelide della Finlandia; ma nelle banche di Londra, di New York e di Tokio. Dire che la borghesia internazionale vuole oggi assassinare il regime dei Soviets é dire una grossa menzogna. Se, domani, la borghesia plutocratica si decidesse a questo assassinio, non incontrerebbe difficoltà di sorta poiché i suoi "complici", i leninisti, siedono già e lavorano per lei al Kremlino. MUSSOLINI Il disegno plutocratico trovò sulla sua strada, nel secolo scorso, le rivoluzioni nazionali e sociali europee che sospesero per oltre un ventennio la sua attuazione. Ed ecco spiegato l'odio profondo che ancora oggi la "cupola usurocratica" manifesta contro tutti i movimenti socialisti nazionali. Per concludere, vogliamo rivolgerci ancora ai soliti intellettualoidi di destra e di sinistra che arricciano il naso sulla possibile realizzazione di un progetto nazionale ed europeo di "socialismo": é un sogno, é un mito ? Rispondiamo con le parole di Mussolini: " Il mito é una fede, é una passione. Non é necessario che sia una realtà. E' una realtà nel fatto che é un pungolo, che é una speranza, che é fede, che é coraggio. Il mito é la nazione, il nostro mito é la grandezza della nazione " La Nazione é l'antidoto al cosmopolitismo, all'internazionalismo, all'ecumenismo, alla globalizzazione, al pensiero unico. Ed allora crediamoci e lanciamo alle giovani generazioni il grido di lotta: EUROPA, NAZIONE, RIVOLUZIONE Stelvio Dal Piaz
Quasi in simultanea ho ricevuto il nuovo numero di "Progetto Sociale" e la lettera con cui Maurizio Canosci risponde alla "lettera aperta ai camerati di Socialismo Nazionale" di Adriano Rebecchi. Rischiamo la schizofrenia: "Progetto Sociale" ospita un articolo di Rebecchi (MNP), una nota di Stelvio Dal Piaz (SN) e - tra l'altro - un servizio su una manifestazione tenuta dai militanti antagonisti tedeschi contro la Merkel dove spicca uno striscione che recira letteralmente "Nur das Kapital ist international! Wahrer Sozialismus ist national!" Parole che rappresentano la sintesi. E invece s'innesca tra Rebecchi e Canosci una sorta di diatriba nominalistica che in nessun caso può costituire un elemento di chiarezza per quanti si battono - o dichiarano di battersi - sulla stessa trincea. Cosa c'entra la difesa di una sinistra che storicamente e concettualmente è estranea ai nostri percorsi? Così come lo è la destra nelle sue diverse significazioni, sino all'equivoco ultimo della destra radicale ( quella per intenderci dei giullari). I termini dello scontro sono dinanzi a noi netti, nitidi, inconfutabili. E non si può nello stesso scritto - caro Adriano - sostenere che il "Socialismo" è e rimane una dottrina di sinistra e che però il Fascismo aveva assimilato i valori e gli ideali del "Socialismo". Wahrer Sozialismus ist national! Oltre la destra e la sinistra per noi non è uno slogan. Senza ricorrere alle esperienze del Fascismo storicamente inteso restiamo al nostro tempo ed alle esperienze che lo hanno caratterizzato dal dopo guerra ad oggi. Ordine Nuovo, Lotta di Popolo, Lotta Popolare, Costruiamo l'Azione e - in una certa misura - Terza Posizione. E non ci ricorda nulla "La disintegrazione del sistema"?. Coordinate nelle quali di certo non è collocabile il MSI... Ma questo è un altro discorso. Durante le Feriae Augusti mi permisi di far circolare un documento (Anno Zero: Punti fermi) nel quale indicavo le vie da percorrere e le mete da raggiungere. Sicuramente ad avviso mio e dei militanti romani di Socialismo Nazionale. Fornivo indicazioni circa quella da me definita "strategia capovolta". Laboratorio-progetto-movimento. E dichiaravo che noi - insieme, serrando i ranghi - "abbiamo il compito di farci 'lievito' per ricreare un senso nuovo della politica, superando la raffigurazione di parte in direzione di un obbiettivo comunicabile, chiaro, comprensibile: la costruzione del Movimento di Liberazione Nazionale". Non ritengo di dover aggiungere altro se non un invito ad evitare - con l'insistenza di inutili polemiche - andamenti schizofrenici. In alto i cuori! Paolo Signorelli Riceviamo questo cortese appello ed andiamo doverosamente a rispondere fermo restando che é d'obbligo ricordare all'interlocutore e a chi ci legge che - al momento - le realtà di Socialismo Nazionale sono tra di loro collegate ma non dipendenti in un unico organismo come sembra essere il Movimento Nazional Popolare e dunque ognuna della Comunità é libera di meglio interagire sul territorio con ampia discrezione in termini di azione politica (politica e non elettorale, si noti bene); non é un caso che si é aperto un "laboratorio" in cui tra le diverse voci ci sono anche quelle di autorevoli esponenti "socialisti nazionali". Per quanto ci riguarda non poniamo limiti nemmeno noi a collaborare con chiunque intenda porre in essere una reale alternativa al sistema plutocratico - termine che secondo il nostro punto di vista già discrimina ogni vicinanza con "questo" centro sinistra e "questo" centro destra presenti oggi in Italia - ma dissentiamo fortemente sul significato negativo che si vuol dare al termine sinistra senza appello. Lo stesso vale per il termine Socialista; noi siamo qui per rivendicare che la sinistra, il Socialismo non sono affatto termini superati o negativi ma essi vanno ricollocati nella loro giusta dimensione mistica e rivoluzionaria, propria del Fascismo nel suo insieme che rivendichiamo interamente (dall'interventismo sino alla fine del secondo conflitto mondiale) assumendone la validità generale senza distinzioni tra "cose buone" e "cose cattive". Siamo altresì convinti che per costruire una reale forza alternativa capace di porre al centro dello scontro politico la necessità di una liberazione nazionale rispetto all'occupazione atlanto-sionista non si possono porre paletti "geografici" di concezione parlamentaristica ma occorre uno sforzo di tutti i compagni di lotta e di tutti i camerati di trincea per ritrovarsi uniti in un progetto politico che ritorni a coniugare l'individuo con la comunità e identifichi la comunità con la Nazione ed il suo principio di Stato Etico. Nomi, sigle e quant'altro non sono oggi importanti ordini del giorno; più importante é comprendere chi accetta di lottare senza pre-giudizi superando schemi obsoleti per contrastare il disegno egemonico dell'usura apolide e riprenderci la libertà di italiani, di europei. Saluti socialisti nazionali - Maurizio Canosci Lettera aperta ai Camerati di Socialismo Nazionale Fin dall'inizio abbiamo seguito con interesse gli interventi e le prese di posizione dei Camerati di Socialismo Nazionale, Camerati che ben conosciamo per avere lottato assieme contro gli affossatori dell'esperienza del M.S.-F.T. : il vecchio Rauti prima e il giovane Romagnoli dopo. Abbiamo apprezzato anche le loro chiare e nette prese di posizione, simili alle nostre, per "l'astensione" nelle ultime elezioni politiche, per il "No" nel referendum costituzionale e, recentemente, per la dura condanna di quegli ex-camerati della destra estrema o radicale che erano sotto il palco di Piazza S.Giovanni a Roma ad applaudire Berlusconi e Fini, in un tripudio di bandiere tra le quali spiccavano quelle della fiamma tricolore e quelle con la stella di Davide degli aspiranti padroni del mondo. Abbiamo però la sensazione che la strada "socialista" intrapresa dai Camerati di Socialismo Nazionale sia una strada senza uscita. Il Socialismo, comunque lo si intenda e lo si qualifichi, è e rimane una realtà di sinistra. Certo, la politica italiana negli '90 ha, tra gli altri effetti perversi, partorito anche una sorta di socialismo destrorso, meglio, berlusconiano, in parte come ripicca per la mancata difesa di Craxi da parte della sinistra e in parte quale riciclaggio di affaristi e faccendieri in fuga da Tangentopoli. Ma, a parte queste ultime patetiche figure di socialisti-berlusconiani, il Socialismo è e rimane una dottrina di sinistra e si colloca a sinistra, in Italia, in Europa e nel mondo. Allora, dove intendono collocarsi i Camerati di Socialismo Nazionale? A sinistra? Non crediamo! Le nostre comuni radici affondano in quell'Idea che è stata ed è il superamento del Socialismo, della sua inadeguatezza, dei suoi errori e, visto che le idee camminano con le gambe degli uomini, degli stessi socialisti e, quelli contro i quali lanciava le sue dure invettive Mussolini, erano socialisti di ben altro stampo e spessore rispetto ai trasformisti alla "Fregoli" di oggi. Siamo d'accordo anche noi che non vogliamo e non dobbiamo ricostituire il vecchio MSI e che non vogliamo e non dobbiamo rifare un partito di destra, più o meno estrema, borghese, reazionario, liberista, filo-Usa, filo-Israeliano e succube delle forze liberal-mondialiste. Siamo d'accordo anche che la nostra volontà di andare oltre la destra e la sinistra non deve restare un semplice slogan, ma una precisa scelta morale, politica, sociale, che comprenda anche i valori e gli ideali del "Socialismo" così come il Fascismo li aveva assimilati e, nel periodo della Rsi, attualizzati. Ma, stabilito che abbiamo salde radici, adesso dobbiamo guardare avanti, dobbiamo andare avanti e non tornare o fermarsi al Socialismo. Quando Fini dice che in Italia non c'è spazio per un terzo o quarto polo dà solo voce alle sue paure, paure che il bipolarismo vada in crisi e che la greppia finisca. In realtà si stanno creando spazi politici per un terzo, un quarto o quinto polo o, per quanto ci riguarda, per la costruzione di un forte Movimento nazionale e popolare come quelli che si sono affermati in Germania, Francia, Belgio, Olanda, Austria. Lanciamo quindi un appello ai Camerati di Socialismo Nazionale: costruiamo assieme questo nuovo Movimento, che dovrà essere un movimento di liberazione dalle due coalizioni che si spartiscono il potere in Italia, di liberazione dalle gabbie dei poteri forti, di liberazione dalle lobby mondialiste e finanziarie che vogliono rinchiuderci in un unico villaggio globale di consumatori senza identità, tradizioni, dignità, libertà. Chi se non noi ! Adriano Rebecchi Segretario Provinciale del MNP del Verbano-Cusio-Ossola Editore e Direttore de "La Vedetta"
."Noi dobbiamo cercare il punto d'equilibrio tra il mercato, lo stato e la società. Ciò che occorre è far convergere la mano invisibile del mercato e quella visibile dello stato, in uno spazio economico all'interno del quale il mercato possa esistere quanto più è possibile, e lo stato per quanto è necessario." La proprietà privata, le privatizzazioni e gli investimenti esteri restano garantiti, ma entro i limiti dell'interesse superiore dello stato, che vigilerà per conservare sotto il proprio controllo settori strategici la cui vendita equivarrebbe al trasferimento di una parte della sovranità nazionale" Hugo Rafael Chàves Frias HASTA LA VICTORIA PRESIDENTE !
Ci uniamo al saluto referente inneggiando con orgoglio alla rielezione del Socialista Nazionale Chavez alla Presidenza della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Auguriamo a Lui ed al Suo Popolo grande prosperità nella speranza che presto anche in Italia ed in Europa il vento della Storia possa ricominciare a gonfiare le bandiere degli Uomini Liberi contro la plutocrazia atlanto-sionista. La redazione di Gerarchia
Editoriale del 3 dicembre 2006 Come espresso con efficace sintesi dal manifesto "Socialisti Nazionali, Uomini Liberi dal vassallaggio berlusconiano" non possiamo che esserne confortati dopo quanto visto - e soprattutto sentito - domenica dal palco del comizio romano dal fondatore del partito delle (cosiddette) libertà e dal suo "delfino" in pectore Gianfranco Fini. Se il fine ultimo del sistema plutocratico era quello di gestire le pulsioni popolari nello sconfortante spettacolo della divisione a mezzo tra un riformismo in salsa socialdemocratica in preparazione nella cucina prodiana e il suo alter ego in senso liberaldemocratico cucinato ad Arcore e servito caldo in piazza S.Giovanni é stato quanto mai opportuno che noi prendessimo le debite distanze, visto anche i "camerieri stagionali" assunti per l'occasione (i "giullari" ben definiti dal nostro decano Dal Piaz). Il futuro é ancora più nitido e tutte le nebbie - nonostante la stagione climatica attuale - si sono finalmente diradate. Mentre in medio oriente la piazza si riempie per sostenere l'idea stessa di "Nazione" nel Libano in un grande Fronte di liberazione superando anche differenze religiose pur di non cadere sudditi del pensiero unico atlanto-sionista; mentre in sud america si é pronti a salutare , in Venezuela, plebiscitariamente, il rinnovo del consenso al carisma rivoluzionario bolivariano di Hugo Chavez in netta contrapposizione al medesimo piano di sudditanza planetaria, in Europa, e dunque anche in Italia, vediamo ancora troppo forte il piano strategico operato dal sistema plutocratico e troppo debole la capacità dei Popoli, anche del nostro Popolo, di capire e reagire di conseguenza. Ma non ne siamo né preoccupati, né amareggiati; nemmeno il Cristo ha mai detto che voleva "molti cristiani" ma che voleva soprattutto "buoni cristiani". E dunque non ci interessa essere molti, ci interessa che i socialisti nazionali siano "mistici" perché abbiamo una missione da compiere. Questa missione é quella di creare ed articolare l'unica risposta responsabile ed antagonisticamente alternativa all'occupazione della Nazione euroasiatica da parte delle truppe "cammellate" della politica vassalla agli interessi del pensiero unico atlanto-sionista prima che truppe - ahinoi anche armate - agiscano come già hanno agito in una sorta di prova generale nelle terre mesopotamiche e mediorientali e che potrebbero devastare l'intero pianeta se proseguissero prossimamente in terra persiana e siriana. Significa prendere di petto le situazioni della contingenza politica e sociale italiane e definire senza più se e senza più ma chi é "compagno di lotta", "camerata di trincea" e chi invece é "nemico" o suo "alleato" (anche di un sol giorno é già abbastanza). Significa eliminare ogni "cerchiobottismo" nella comunicazione, eliminare ogni sentimentalistico rapporto con chi ha tradito ieri, ha tradito oggi e tradirà domani. Troppi "duripurismi" sono passati sotto i ponti per poi assistere all'infamia di un corteo in cui residuali fiammelle di speranza di una vera rinascita nazionale si sono sposate a bandiere separatiste, a bandiere nemiche della civiltà d'Europa, come quelle a stelle e strisce e davidiane (poche ma c'erano !), a bandiere che inneggiano - come declama il suo capo - alla "società liberale". Noi siamo antagonisti alla socialdemocrazia, e lo siamo ancor più alla democrazia liberale, perché queste due facce della stessa medaglia rappresentano il sunto progettuale del sistema capitalista originata dal mondialismo apolide e usuraio che sfocia nel meticciato multietnico che é antitesi alla nostra visione di sintesi socialista, nazionale identitaria e comunitaria nell'unità di Stirpe e Sangue. Chi non é con noi non può essere un interlocutore perché é la Storia che ce lo insegna; o si riconquista la dignità di Uomini Liberi o si perisce da schiavi e vie di mezzo non ce ne sono.............................perché non vogliamo certo morire democristiani come spera e crede Casini ! La lotta é solo all'inizio e occorre capire chi saprà pugnare e chi preferisce rinunciare, al di là delle parole di circostanza. Forse sarebbe opportuno iniziare a studiare anche i modelli organizzativi che ci sono proposti dalle altrui esperienze vincenti che uniscono ad una forte organizzazione politica anche una saldissima ed efficiente macchina di mutuo soccorso sociale. Comunque dal palco di piazza S.Giovanni é emerso una dato di fatto; esiste ora una unica destra "economica e reazionaria" che comprende tutto e il contrario di tutto (dalla destra radicale ai riformatori radicali) così come specularmente alla sinistra "economica e sovversiva" (dalla sinistra radicale ai riformatori radicali) con una variabile in più che é stata salutata aPalermo, quello del rinascente centrismo democratico cristiano. Nel panorama politico nazionale ora manca l'unico elemento di reale alternativa che é sempre stato il Socialismo nella sua unica componente vincente (come é dimostrato dal ventennio fascista nella sua interezza e non diviso a spezzatino), quella NAZIONALE. Ed allora ricominciamo la marcia, contro la reazione, contro la sovversione, unica risorsa é la Rinascita della Nazione. Maurizio Canosci
I GIULLARI DI BERLUSCONI (sempre politicamente parlando !) Ieri 2 dicembre 2006 vedremo in piazza a Roma con le loro bandiere anche le nutrite (si fà per dire !) schiere dei "giullari di Berlusconi", i famosi "berluscones" della riserva indiana. Chi sono questi carneadi ? Sono quelli individuabili dalle loro fiammelle tricolori di varie dimensioni e foggia che, per distinguersi tra di loro, hanno dovuto fare appello a tutta la fantasia stilistica disponibile nella cartellonistica pubblicitaria. Elenchiamoli a futura memoria (a parte la fiammella residuale di A.N. !) - Azione Sociale Mussolini (non bastava l'oltraggio di Piazzale Loreto !); - Mis con Rauti (in arte; Flavio Messalla - che fine miseranda per gli intrepidi "figli del sole" !); - Nuovo MSI - Destra Nazionale (la massoneria atlantica nel libro paga della CIA !); -Fiamma Tricolore (come la RAI; "di tutto e di più" !) Li ho definiti "giullari" e forse devo chiedere scusa alla categoria dei novellatori e motteggiatori girovaghi che nel Medioevo furono assai diffusi in tutta la zona delle lingue neolatine, avendo il termine "giullare" preso origine dal latino "ioculator". Anzi avrei dovuto individuarli con il termine più appropriato di "giullaresse" cioé bande mercenarie che, nella categoria, rappresentavano il punto più basso perché, adattandosi ad ogni contingenza, sapevano penetrare in ogni ambiente. Che dire: ogni commento a questo punto sarebbe superfluo. STELVIO DAL PIAZ
COMUNICATO STAMPA del 30/11/2006 E' sentimento unanime e diffuso tra le differenti comunità di Socialismo Nazionale sparse nel territorio nazionale - a cui ci auguriamo possa aderire anche il quotidiano Rinascita, che sentiamo come voce mediatica compagna di lotta - il rifiuto netto e deciso ad una qualsivoglia adesione morale, etica, politica e dunque anche e soprattutto fisica, alla manifestazione indetta per il prossimo 2 dicembre a Roma da una parte della "Casa delle libertà" (FI - AN - LEGA) così come a quella indetta nello stesso giorno dall'altro partito della coalizione, l'UDC, a Palermo. La ipocrita definizione di "manifestazione anticomunista", che tanto solletica anche le adesioni ufficiali fin qui espresse da formazioni politiche cosiddette di "area di destra radicale" come Fiamma Tricolore, Azione Sociale, M.I.S. lista Rauti, (con sigle minori come NoEuro e MIS di Miranda) - per non parlare della furbesca manifestazione "in solitario" di Forza Nuova a Catania guarda caso lo stesso giorno e guarda caso sempre con gli stessi slogan che copre farisaicamente una "solidarietà inconscia" con la casa delle libertà (!?!) - in realtà nasconde tentazioni reazionarie di uno schieramento liberalcapitalista filo-atlantico e filo-sionista che proprio in virtù di dimostrate posizioni di vassallaggio certo nei confronti della cupola plutocratica non é che immagine riflessa al contrario di quanto rappresentato dal governo liberaldemocratico (ugualmente filo-atlantista e filo-sionista) di Romano Prodi a cui fittizziamente si dice di volersi opporre ma che in realtà si cerca di sostituirsi per meri calcoli di potere lobbistico. Per queste evidenti ragioni, e per la volontà più volte espressa da chi si riconosce nei principi rivoluzionari etico spirituali del socialismo nazionale - unica reale alternativa di sistema a quello imperante prodotto dal pensiero unico democratico parlamentare di matrice giudaico massonica - e non compatibile perciò, per alcun motivo neanche "tattico", con il materialismo economicista ed usuraio, dichiariamo una volta per sempre di distinguerci da ogni accozzaglia definibile di destra. Rivendichiamo altresì la nostra certezza di rappresentare oggi, come ieri, l'unica sinistra possibile - quella Nazionale - nel contrasto al (sotto)modello di sviluppo liberacapitalista; perché solo il pragmatico piano attuativo del socialismo nazionale è capace - nella funzione organica di rappresentatività delle categorie del lavoro - di coniugare giustizia sociale ed identità di popolo nel concetto più alto di Stato Etico laddove la Nazione é la sua conseguente sintesi mistica e comunitaria. Europa, Nazione, Socializzazione rimane il nostro credo in combattivo antagonismo paritetico sia al concetto di centro destra reazionario, sia al concetto di centro sinistra sovversivo; nell'uno e nell'altro campo persistono tra l'altro "equivoci" politici che mistificano la radicalità dello scontro ideologico nel perverso meccanismo di rappresentazione di istanze di "lotta e di governo" assolutamente incongruenti e che sono invece portatrici infette del virus tragico degli opposti estremismi funzionali a quella "strategia della tensione" utile - come in passato - ai burattinai per muovere fili occulti necessari e compiacenti al mantenimento del potere gestendo in qualche modo anche la falsa azione di "contro potere". Il portavoce Maurizio Canosci
LETTERA APERTA ALLA COERENZA DEI POCHI Dopo
quanto accaduto a Roma sabato scorso credo sia opportuno scrivere questa lettera
aperta alla coerenza dei pochi. L’attacco trasversale ricevuto dall’on.
Diliberto, segretario nazionale del PDCI, è sintomatico di una realtà che
abbiamo più volte cercato di portare alla comprensione di chi ci legge; chiunque
osi infrangere il tabù della sudditanza alla logica del pensiero unico
globalizzato unilateralmente schierato con gli interessi della cupola
plutocratica usuraia ed apolide - i cui vertici appartengono al sionismo e il
braccio armato è rappresentato dalle forze di occupazione nord-americane con
l’ausilio degli “ascari” delle colonie euro-atlantiste – deve subire il
linciaggio mediatico. Così
avviene per chiunque esca dal coro della verità “embedded”, come per esempio
accade per il giornalista Giulietto Chiesa,. Di
fronte a ciò, come socialista nazionale, ritengo necessario esprimere la mia
solidarietà all’on. Diliberto e ad altri come lui che senza rinnegare le proprie
radici così come facciamo noi ritiene doveroso e sacrosanto rimanere sulle
proprie posizioni pur – giustamente – denunciando azioni di sciacallaggio
provocate da gruppi di agitatori professionisti quali sono da tempo i
mestieranti disobbedienti dei centri sociali.
Lo stesso sciacallaggio – si badi bene – che in maniera contrapposta li unisce a
quanti invocano la parola Sia,
cioè, gli sgangherati patriottardi di destra, sia i perdigiorno (retribuiti da
chi !?) dei paci-finti, in realtà rappresentano una volta ancora un unico
maleodorante amalgama di ipocrisia farisaica che dovrebbe far vomitare non solo
l’on. Diliberto e noi ma la coscienza della maggior parte dei cittadini italiani
costretti a sentire dileggiati dei morti in trucidi slogan come in altrettante
esortazioni retoriche. Gli imbecilli, per capirci, sono parimenti coloro che
inneggiano a 1-100-1000 stragi destinate a recare lutto a famiglie italiane
costrette a vedere i loro figli esposti – per qualche briciola in più in busta
paga – ai rischi provocati dall’arroganza atlanto-sionista e coloro che hanno
accettato prima (Berlusconi e soci)
e ora
si ostinano(Prodi e soci)
a voler prestare l’opera delle nostre Forze Armate – più utili sicuramente in
difesa della nostra sicurezza e soprattutto della nostra identità nazionale in
Patria – a cavar le castagne dal fuoco per conto di interessi altrui. Dunque
la coerenza come primo filo conduttore di un’azione politica che dovrebbe
finalmente vedere riuniti tutti coloro che hanno individuato il vero “nemico”,
senza più paraocchi, verso l’unico obiettivo oggi plausibile ed alternativo di
“liberazione nazionale” dalla pusillanimità, dall’imbecillità, dal servilismo,
dalla vera e propria schiavitù in cui stiamo definitivamente per cadere
inesorabilmente senza un colpo di reni. Certo
tutti i tabù devono cadere, on. Diliberto , non solo quelli che più fanno comodo
per semplice calcolo di bottega elettorale; tutti, nessuno escluso, così come i
socialisti nazionali da tempo auspicano poco ascoltati. Una
vera liberazione nazionale che cancelli quella troppo “mitizzata” e molto
“mistificata che ha tristemente ridotto la nostra Italia, la nostra Europa alla
mercé dei “liberatori” atlantici oggi anche da lei – correttamente – considerati
per quello che veramente sono e sono sempre stati: aggressori delle “Genti”. Se
coerenza deve essere essa non può venire esibita a giorni alterni. Non può
ripetersi una nostra solidarietà verso chi manifesta con forza le proprie
convinzioni e successivamente rimarca di continuare a voler mantenere in vita un
governo antitetico alle stesse.
Ritroviamoci e discutiamone per portare misticamente, ognuno di noi, la propria
coerenza fino in fondo, fino alle estreme conseguenze necessarie per riportare
libertà al nostro popolo. Se questo non si è capaci di farlo significa – come
diceva Erza Pound – che “non si crede nella giustezza delle proprie idee”. Un saluto socialista nazionale alla coerenza dei pochi. Maurizio Canosci
COMUNICATO STAMPA - locale
CAMERE DI COMPENSAZIONE Non abbiamo la sfera di cristallo ma siamo certi che sta per ripetersi quanto é già accaduto altre volte. Alleanza Nazionale é in procinto di operare l'ultimo strappo - se così si può ancora dire - ed é già stato individuato l'uomo che, nel gioco delle parti, é pronto a raccogliere le ultime patetiche frange della "fascisterie riunite S.p.A." che, orgogliosamente (si fa per dire !) rifiuteranno il passaggio ufficiale nella nuova democristianeria. Sarà quindi messo in piedi il solito marchingegno partitico in modo da tenere queste frange sotto controllo e gradatamente riportarle all'ovile. Assisteremo alla nascita di una "camera di compensazione" alla quale, forse, concederanno pure l'utilizzo di una fiammella virtuale intorno alla quale riunire i "puri e duri" della destra italiana, anzi, siamo più precisi, della "destra sociale". L'operazione é già in atto con iniziative, anche di carattere editoriale, fondate sulla cosiddetta "trasversalità" e all'insegna del "volemose bene". Sono tornati in circolazione uomini in odore di fratellanza massonica con il compito dichiarato di mallevadori del nuovo esperimento: il "nemico" l'ha già scelto Berlusconi, ovviamente la sinistra (a proposito: sinistra se ci sei batti un colpo !) e le prove generali avranno la loro verifica il 2 dicembre prossimo. Bandiere al vento, petti in fuori, sguardi fieri e.........................schiamazzi vari per le strade di una Roma che una volta fu imperiale e adesso é soprattutto "papalin-sionista". Tutti insieme appassionatamente convinti di salvare il paese ancora chiamato Italia, ma soprattutto decisi a provocare il cambio del cavallo, come se tutto ciò potesse bastare per risolvere la grave situazione di degrado morale e materiale. A questo punto é ormai ridotta la politica politicante in Italia, un paese in declino, che produce una società violenta e vile nello stesso tempo. Si, violenta e vile, negli adulti e nei giovani "spinellati" ma senza spina dorsale, ultimo prodotto degradato di un sistema usurocratico marcio e corrotto, una massa di borghesucci che solo nel denaro vedono la misura dell'uomo non conoscendo più alcuna via di realizzazione spirituale. Qualcuno previde che il popolo italiano avrebbe dovuto "ere l'ultimo calice sino alla feccia". Non abbiamo ancora toccato il fondo, ma per fortuna ci sono ancora giovani ed anziani che non sono disposti a mollare e che continueranno a lottare per l'azzeramento delle distanze sociali e per una restaurazione su base etica della vita civile e politica. Questa solida ed irriducibile categoria minoritaria rappresenterà. al momento opportuno, il nucleo fondante della "Costituente per il Socialismo Nazionale ed Europeo", movimento di Liberazione e Redenzione nel quale dovranno riconoscersi gli italiani e gli europei puri di fede nei valori della Patria immortale. Stelvio Dal Piaz
Nella confusione più totale il governo Prodi sta per varare la legge finanziaria e le voci che si levano dalla opposizione hanno un leit motiv che si traduce nell’allarme dell’avvento del radicalismo di estrema sinistra. Se fosse vero non avrei alcun dubbio; parteggerei anch’io per il governo Prodi ! Purtroppo il radicalismo citato invero è inzuppato di demagogia demenziale propria della filosofia marxista-leninista, con i suoi mefistofelici rigurgiti di “lotta di classe”, e aterosclerosi galoppante di “antifascismo militante”. Differenti mediocrità rispetto a risposte ben più rivoluzionarie che provengono dal continente sud-americano attraversato dagli aneliti di libertà del neo-bolivarismo e l’orgogliosa resistenza del pan-arabismo di matrice socialista nazionale di fronte al piano imperialista di occupazione globale del sionismo e del suo braccio armato “amerikano”. Insomma si sente sempre più marcata la impalpabilità di un concetto forte, fortemente di sinistra inteso come antitesi reale e non fittizia al modello di sviluppo in-sostenibile del turbocapitalismo. Lo stesso pontefice Ratzinger (che non è sinceramente un nostro punto di riferimento) è costretto a lanciare l’allarme e chiedere un cambiamento epocale denunciando che: “ il governo dell’economia (usurocratica aggiungiamo noi, n.d.a.) destina le risorse del pianeta a una minoranza (apolide aggiungiamo noi, n.d.a). E’ anche per queste ragioni che ho inteso marcare la distanza da espressioni piazzaiole di un centro destra che – per le evidenti ragioni più volte sottolineate – se si può, è anche peggio di questo centro-sinistra. Non ci resterebbe che piangere – e se ne avrebbe ben donde – a meno che non si inizi ad essere meno “provinciali” e guardare al di là di questa piccola italia, e dei suoi piccolissimi “ominicchi del potere” (di qualunque antiquato versante emiciclico-parlamentare). Tralasciando il silenzio assordante in cui sono cadute le proposte di iniziative di nuova azione politica e tralasciando le dispute e i “doppioni” di certo radicalismo di “destra”, che può solo specchiarsi – malamente – con i dirimpettai tardo “sessantottini”, credo opportuno intraprendere da parte di chi ne ha possibilità materiale un percorso di verifica operativa con quelle realtà internazionali che senza preclusioni preconcette abbiano nelle loro corde e nel loro agire comunione di intenti con i principi ispiratori di un modello di sviluppo alternativo, autenticamente sociale in termini di collaborazione tra le categorie del lavoro e fortemente identitario nella sua coniugazione allo Stato Etico, sia all’interno dei confini europei ma anche oltre. Non è – come qualcuno maliziosamente potrebbe pensare – “non desiderare più l’uva perché non la si riesce a cogliere” ma lasciare una volta per tutte il limbo dell’indifferenza e dell’apatia a cui molti hanno ceduto per recuperare un disegno strategico molto più ampio senza farsi stringere dalle angustie di etichette obsolete. Più spazio alla creatività e meno passi sul terreno dell’ovvietà. Un quotidiano come il nostro ha il dovere, prima ancora che il diritto, proprio per il suo proporsi alla lettura degli analisti di professione oltre che dei comuni aficionados, secondo il mio punto di vista, di lanciarsi in una campagna diplomatica di acquisizione di rapporti consolidati con tutto quell’emisfero, seppur variegato, di oppositori a tutto campo del pensiero unico e livellato per la realizzazione di una “rete” (un “network”) federata di raggruppamenti socialisti nazionali internazionale dove il concetto di “liberazione nazionale” assuma un significato concreto e non appaia solo come un – pur nobile – sottotitolo. E’ evidente che ciò non significa delegare ai volenterosi redattori o all’instancabile Direttore le fatiche e gli oneri derivanti in termini di tempo e di umana resistenza; ogni collaboratore, ogni lettore, ogni simpatizzante deve riuscire a dare del suo in una comune e reale militanza di intenti. Potrò sembrare ai più retorico ma in realtà è il desiderio di uscire dalla fase di impotenza a cui io – come molti con cui mi rapporto – si sentono incatenati. Se poi le organizzazioni della galassia di certa destra “radicale” - o almeno alcune di esse più intelligenti e meno sclerotizzate e più attive – volessero intraprendere un comune cammino tanto di guadagnato per tutti; purché non ci propinino alla fine il solito dilemma elettoralistico: “con la Franza o con la Spagna, tutto purché se magna”. Bisogna trovare una volta per tutte il coraggio di proporre uno strumento che occupi quel vuoto pneumatico lasciato dalla volontà egemonica del nuovo ordine mondiale di imporre la cessazione delle “ideologie” ricreando i presupposti perché si riformi nella coscienza critica dei cittadini un recupero ideologico che traendo alimento dalle conquiste rivoluzionarie del secolo scorso, riproponga una ideologia combattente, una ideologia sociale, una ideologia dell’identità. Purtroppo leggendo certe dichiarazioni stampa invece appare evidente che l'arruolamento in funzione "anti" (comunista o fascista purché si mantenga lo status quo del sistema plutocratico) é predominante nel teatrino della politica italiota. Ed allora le "comparse" si divertano pure a "sbandierare" in piazza; noi persevereremo nella prassi di un rinnovato acculturamento politico - anzi - metapolitico, in attesa dell'azione non fittizia, non compromissoria ma decisiva nei modi e nei contenuti. Maurizio Canosci NESSUNA COMMISTIONE Tra le molte componenti che si apprestano a manifestare appare sempre più evidente la volontà anche di talune cosiddette realtà partitiche di “destra radicale” (un brutto, paradossale – e pericoloso - ossimoro che fa il paio con “destra sociale”) pronte a far da “guardia svizzera” al pontificato berlusconiano versus “l’antipapa” Prodi credendo così di recuperare una qualche visibilità e credibilità. Sinceramente ritengo questo un errore tattico che può pregiudicare qualsiasi futuro strategico di reale antagonismo al paludato sistema perché se già allearsi elettoralmente con i filo-atlantici ed i filo-sionisti reazionari è stato dimostrato essere un” hara khiri” tanto più provare a diventare “scherani di piazza” può essere la definitiva cremazione di ogni velleità rivoluzionaria. E’ per queste ragioni che ritengo una necessità per i socialisti nazionali evitare di essere presenti a Roma il prossimo 2 dicembre. Che se la vedano pure tra di loro i “giganti d’argilla” dei futuribili partiti unici l’un contro l’altro “armati” (si fa per dire), in realtà già pronti alla tregua d’interesse di un governo di coalizione bipartisan utile a continuare a corrispondere agli interessi padronali ed usurai della cupola plutocratica apolide. E’ arrivato il momento, questa volta, di osservare dalla finestra il dispiegarsi prossimo venturo della crisi strutturale in atto o, per meglio dire come i cinesi, di guardare scorrere lungo la riva del fiume i corpi putrescenti dei nemici evitando gli errori macroscopici (ma forse ineluttabili allora per una diversa situazione geopolitica internazionale) dei “furono” anni settanta/ottanta. Occorre avere molta pazienza e tenere i nervi saldi; cosa che non sembrano in grado di fare alcuni presunti “capi” e “capesse” ed i loro sottoposti. Il respiro strategico del socialismo nazionale così come lo intendiamo prefigura avanti tutto una preparazione di uomini veri non abbagliati dalle luci di scena ma capaci di interiorizzare prima il fine ultimo e supremo dell’ideale di riferimento e poi in grado di prepararsi allo scontro determinato e determinante non concedendo al nemico alcuna capacità di presa. Tutto ciò significa assumere un atteggiamento cosciente di essere – permettetemi il termine – “geneticamente” e “naturalmente” ALTRO rispetto ai burattini ed i loro burattinai dell’omologazione e del conformismo. Su questo piano chi si sente ancora in grado di voler cercare una “terza via” deve iniziare a fare scelte chiare e non contraddittorie. A meno che….. A meno che………..il mondo improvvisamente si rovesciasse sotto sopra e il centro-destra abiurasse le visite a Gerusalemme, le kippah sulla testa, il servaggio agli interessi della cupola usurocratica, il recupero della Storia nazionale in tutte le sue sfaccettature, la socializzazione delle imprese………….e potremmo continuare a lungo nell’elenco del libro dei sogni. Solo in questo caso i socialisti nazionali si ritroverebbero in piazza con “quelli” della “casa delle libertà”; ma forse a quel punto – sogno per sogno - in piazza ci sarebbero solo “Uomini Liberi” come unico blocco rivoluzionario di liberazione nazionale Maurizio Canosci
FASCISMO A TESI E SOCIALISMO Il tentativo post bellico di considerare l'esperimento fascista una parentesi patologica della storia d'Italia da dimenticare o addirittura da cancellare dalla memoria collettiva, non é riuscito. Le nuove generazioni, cioè le generazioni dei nipoti, si stanno ribellando, vogliono rimuovere la crosta di menzogne che sono state loro trasmesse, vogliono sapere per formarsi autonomamente una loro opinione nel merito. Può sembrare strano, ma proprio in questo momento di sbandamento generale e di caduta verticale dei valori che caratterizzano in maniera permanente un tipo di civiltà, questi nostri nipoti sono alla ricerca delle loro origini, delle loro radici. E' una situazione che sto vivendo a livello personale venendo a contatto, in più occasioni e circostanze, con questa tipologia generazionale la quale - fra le altre cose - ci rimprovera di non aver saputo nel frattempo costruire un valido, solido, unitario riferimento a livello culturale e politico. In sostanza questi ragazzi percepiscono che é in atto una diaspora - tra coloro che si spacciano arbitrariamente per eredi del fascismo, una diaspora che li disorienta e al tempo stesso li stimola nella ricerca delle cause proprio perché ne subiscono loro stessi gli effetti negativi. Personalmente cerco di dare loro una spiegazione di questo fenomeno, imputando la situazione a mancanza di approfondimento culturale e storico sulla genesi e la struttura organizzativa del movimento fascista e, soprattutto, dello Stato organico fascista e delle sue realizzazioni nel campo delle scienze, della letteratura, della tecnologia, .delle sport, della legislazione sociale, della salute, del lavoro inteso quest'ultimo, quale massima realizzazione anche spirituale della personalità. La cosiddetta "area neofascista" si é impossessata dell'eredità di un fascismo scomposto in varie parti e componenti, dando luogo così alla formazione di gruppi che - per ignoranza, presunzione od opportunismo - si sono sentiti arbitrariamente e in modo esclusivo eredi ed interpreti del " vero fascismo ", pur accettandone solo una parte ed ignorandone o addirittura rinnegandone il resto. Sono sorti così i fascisti di destra e quelli di sinistra, i fascisti guelfi e quelli ghibellini, i corporativisti e i socializzatori, i filo israeliani e gli antisemiti ( e su questa tematica, viceversa, il problema andava affrontato - anche semanticamente - tra ebraismo come categoria religiosa e sionismo ), gli anticomunisti viscerali e i socialfascisti, i forcaioli e i garantisti, i filo atlantici ( cioè il cosiddetto "partito amerikano ) e i sostenitori del progetto euroasiatico, insomma é nato un "fascismo" a tesi per cui era prevedibile ed inevitabile che, in tale contesto di massima confusione ideologico-dottrinaria e di esasperato personalismo, trovasse poi spazio e realizzazione anche l'antitesi, cioè per parlar chiaro, la nascita dei neo badogliani e neo antifascisti di "alleanza nazionale", cioè di quella infamia partitica che rappresenta il più grande successo politico del dopoguerra conseguito in Italia dalla plutocrazia giudaico-massonica. La divisione a tesi del progetto fascista si é proiettata logicamente nella diversa interpretazione della politica estera, acuendo maggiormente i contrasti fra i gruppi rendendoli così insanabili. Questa vivisezione del "fascismo" propone in sostanza la frammentazione di un progetto politico che, viceversa, ha avuto nella "organicità" il suo punto di forza rivoluzionaria e la sua originalità tutta italiana. Nel merito della dialettica tra tesi ed antitesi voglio riportare quanto affermato da Benito Mussolini nel suo discorso tenuto in piazza del Duomo a Milano il 1° novembre 1936:
" Sarebbe ora di finirla con il mettere in antitesi il Fascismo e la
democrazia. Veramente si può dire che questa nostra grande Italia é anche la
grande sconosciuta. Se molti di questi ministri, deputati e generi affini che
parlano per " sentito dire ", si decidessero una buona volta a varcare la
frontiera d'Italia, si convincerebbero che se c'é un paese dove la vera
democrazia é stata realizzata, questo paese é l'Italia fascista. Poiché noi - o
reazionari di tutti i paesi, veri ed autentici reazionari di tutti i paesi -,
noi non siamo gli imbalsamatori di un passato, siamo gli anticipatori di un
avvenire. Noi non portiamo alle estreme conseguenze la civiltà capitalista,
soprattutto nel suo aspetto meccanico e quasi antiumano; noi creiamo una nuova
sintesi e, attraverso il fascismo apriamo il varco alla umana vera civiltà
del lavoro. " Io, fascista di terza generazione ( a livello familiare ), volontario R.S.I., rifiuto il fascismo a tesi e nego che il cosiddetto neofascismo possa essere considerato, culturalmente e idealmente, la continuità del progetto fascista e, viceversa, mi prendo carico del fascismo in modo organico e totalitario, nel pensiero e nella prassi, cioè ne assumo storicamente la responsabilità oggettiva, comprese le famose "leggi razziali", dalle quali sempre più spesso é invalso l'uso di prendere le distanze, ma la cui emanazione va opportunamente contestualizzata. nelle sue cause e nei suoi effetti. questi ultimi, peraltro, attenuati dall'intervento sollecito, costante, diretto ed indiretto di Mussolini, come ampiamente documentato da Filippo Giannini nel suo libro "Mussolini, il fascismo e gli ebrei ", Va però ricordato che alle numerose richieste di chiarificazione da parte dello stesso Mussolini, si rispose con una intensificata azione ebraica italiana, fino alla costituzione, in Italia, dell'Avodà, cioè praticamente di uno Stato nello Stato. Costituzione che venne motivata dai rappresentanti della comunità ebraica dall' " inevitabile e salutare processo di differenziazione del moto nazionale ebraico che ha avuto le sue ripercussioni nel sionismo italiano. " Nel merito voglio anche precisare che, comunque, netta fu la differenza concettuale tra l'azione fascista e quella tedesca ed a conferma di ciò riporto la testimonianza di Evola: " La teoria della razza da me formulata e che Mussolini approvò, intendeva superare il razzismo biologico, materialistico, facendo valere, oltre la razza del corpo, la razza dell'anima e dello spirito, facendo anzi cadere l'accento su di queste: non importa tanto la razza fisica quanto quella interiore, che può non corrispondere affatto alla prima dati i processi irreversibili di mescolanza etnica verificatisi in ogni popolo attraverso i secoli. " E' una sfida, questa, che va lanciata a tutto il variegato e multicolore mondo antifascista,, che dovrebbe - a sua volta - prendersi carico responsabilmente e senza retorica della sua "storia", perché senza verità e giustizia il popolo italiano non potrà aspirare alla pace ed alla concordia interna. Gli individui, i popoli e così le nazioni non possono esimersi dal fare i conti con la propria Storia, quella con la S maiuscola. Il paese Italia finora ha costruito la sua "storia ufficiale" e le sue istituzioni rimuovendo dalla propria memoria storica date, fatti ed avvenimenti che, viceversa, esigono una presa di coscienza collettiva sulla base di verità incontrovertibili. La menzogna e il travisamento dei fatti hanno costituito le fondamenta dell'attuale repubblica. Scommetto però che l'antifascismo, sia quello militante che quello di potere, fenomeno politico opportunistico, intrinsecamente antinazionale, cosmopolita ed internazionalista, lascerà cadere la sfida e continuerà a sostenere la grande menzogna sulla quale ha costruito le sue verità, "false verità" che é costretto a difendere con leggi liberticide Non possono bastare le iniziative "commercial-revisioniste" del dottor Pansa: devono venire alla luce i comportamenti criminosi tenuti durante la 2a Guerra mondiale, si devono aprire gli archivi, devono cadere i "segreti di Stato", si deve fare chiarezza su sessant'anni di misteri e di delitti, di connivenze e di tradimenti, di compromessi e di viltà. Anche la Curia romana dovrebbero sentire l'esigenza morale di contribuire al ristabilimento della verità rendendo di pubblico dominio quanto é a sua conoscenza e restituendo all'Italia documentazione di cui é venuta in possesso in circostanze ancora da chiarire e in momenti molto particolari; potrebbero così tornare alla luce - fra l'altro - i documenti importantissimi che il Ministro Biggini aveva con se quando entrò nella Basilica di S.Antonio a Padova. Alla Curia romana vogliamo ricordare che i "fascisti" non possono e non vogliono dimenticare che durante la 2a Guerra mondiale la biblioteca vaticana era divenuta il centro spionistico dei nostri nemici, in aperta violazione del principio di neutralità sottoscritto con i "patti lateranensi", i cui acccordi, pertanto, andranno denunciati dalla nuova Italia che dovrà rinascere, per gravi trasgressioni della controparte. Sappiano però che l'antifascismo, con il suo bagaglio di menzogne e di delitti, é la chiave di volta che tiene in piedi il sistema imposto all'Italia dai vincitori della 2a Guerra mondiale, un sistema omertoso e autoreferenziale che si perpetua sulle false antitesi "marxismo-liberalcapitalismo", "destra-sinistra", per cui non compirà mai volontariamente un atto di lealtà nei confronti della Nazione Italia. Il fascismo, viceversa, é profondamente italiano e si ricollega alla tradizione pur essendo nuovo, originale ed innovatore. Non si può capire il fascismo se non tenendo conto di quel che hanno voluto e di quel che sono stati tutti i movimenti e le manifestazioni del pensiero politico e sociale che si sono avuti nei vari paesi d'Europa dalla fine del XVIII secolo fino ad oggi. L'avvento delle macchine e dell'industrialismo creò il proletariato. Il proletariato, per il solo fatto della sua esistenza in masse sempre più vaste, pose il problema dei nuovi rapporti fra le classi. Dalla rivoluzione francese derivarono forme di governo e concezioni politiche che furono, in un primo tempo, di compromesso e di equilibrio e che si svilupparono poi in un tentativo di ritorno, sotto altra forma, al passato, tanto che le masse popolari sentirono il bisogno di una autodifesa che credettero trovare nei principi marxisti della lotta di classe. L'atomismo economico, l'astrattismo ideologico e le forme suonanti ma vuote della fraternità, dell'uguaglianza e della libertà dietro le quali si mascherava la vuotezza equivoca del liberalismo e della democrazia parlamentare non risolvevano il problema sociale. Pur non volendo fare in questa sede la storia dei movimenti e della dottrina politica che dall'inizio dell' '800 e fino alla prima Guerra mondiale si accompagnarono al moto di rinascita e al processo evolutivo delle nazioni europee, riteniamo utile accennare come, contemporaneo al movimento delle nazionalità, sia stato il movimento di redenzione sociale. Il socialismo, nelle sue varie forme e interpretazioni, altro non é stato se non il segno distintivo di questo anelito delle masse a più umane, più giuste, più ragionevoli forme di vita che colmassero i disequilibri fra privilegiati e diseredati mantenuti oltre i confini della vita civile. L'Italia, pervenuta all'unità dopo il periodo risorgimentale, quando già nelle altre nazioni europee le idee sociali camminavano rapidamente, si trova in ritardo perché le generazioni del Risorgimento, raggiunta l'unità politica, si esauriscono in se stesse e gli uomini stessi che si definivano di sinistra non avevano afferrato e tanto meno capito quel fatale movimento di rinascita e di redenzione sociale che prendeva allora nome di socialismo. La rivoluzione fascista non sarebbe e il fascismo non sarebbe sorto se il socialismo non avesse posto,- talvolta erroneamente per colpa dei "teorici", e molto più spesso colpevolmente per egoismo dei "pratici", il problema dei rapporti tra le categorie e fra queste e lo Stato. Il fatto "massa" é nato con il liberalismo e con l'industrialismo. Lo stato liberale lo ha prima negato, poi ignorato disinteressandosene e da ciò il rapido irrompere di tutte quelle forme di autodifesa che, consentite dallo stato liberale, ne provocarono la fine. Il liberalismo fece da incubatore al socialismo e questo si esaurì in una concezione economica puramente materialistica, che non concepiva e non ammetteva altro dilemma che la lotta di classe, che si é dimostrata all'interno delle nazioni distruttiva e che non può essere e non é mai stata agente preponderante delle trasformazioni sociali. Che cosa é il fascismo se non negazione e superamento del socialismo quale fu definito, inteso e riassunto nella concezione della lotta di classe ? Che cosa é il fascismo se non una ricreazione del principio nazionale inteso non come esclusivo privilegio di pochi, ma come patrimonio spirituale di tutto un popolo il cui destino é comune ad ogni cittadino ed ogni cittadino ha diritto ad essere attore e partecipare di questo processo formativo ? Pertanto non si può capire il fascismo nella sua sostanza genuina, nelle sue premesse e nei suoi logici sviluppi se non riallacciandolo al passato. Pur negando il "precursorismo", non é possibile però ignorare tutte quelle derivazioni dottrinarie da cui il fascismo trae origine e che costituiscono patrimonio inalienabile del progresso sociale e civile di un popolo. Senza l'esperienza socialista non vi sarebbe stato fascismo. La sua idea rivoluzionaria, la sua dottrina, la sua azione, i suoi scopi vicini e lontani traggono elementi dal passato e interpretano tempestivamente bisogni nuovi perché il fascismo non é legato a dogmi ideologici vincolanti. Aspirazioni prima imprecisate, stati d'animo venuti a maturazione in un lento travaglio di audaci anticipazioni e di negazioni talvolta arbitrarie, esprimono bisogni delle moltitudini non precisati attraverso le strette formule di un sistema, ma aderenti perfettamente alla realtà. Scrive Mussolini: " Che esso sia una dottrina di vita, lo mostra il fatto che ha suscitato una fede: che la fede abbia conquistato le anime, lo dimostra il fatto che il fascismo ha avuto i suoi caduti e i suoi martiri. Il fascismo ha ormai nel mondo l'universalità di tutte le dottrine che, realizzandosi, rappresentano un momento nella storia dello spirito. " Il fascismo, questo sconosciuto o, ancora peggio, conosciuto soltanto attraverso l'interpretazione di comodo dell'antifascismo post fascista, altro non é se non l'antitesi del liberalcapitalismo e della democrazia parlamentare . Non é una parentesi patologica, é parte integrante della Storia d'Italia perché non vi sono nella storia soluzioni di continuità e il progresso umano é una ininterrotta catena di esperienze diverse che, di tempo in tempo, si manifestano le une legate alle altre. E tutte hanno rappresentato qualcosa anche quando sono apparse nel loro aspetto contingente come negative. Sarà compito di un Movimento di Liberazione Nazionale ristabilire quella verità storica che renderà giustizia agli uomini e all'Idea e che sola potrà garantire al popolo italiano concordia interna, prestigio internazionale, vera libertà e giustizia sociale
Editoriale del 16 Ottobre 2006 La proposta avanzata da Chicco Testa e non a caso sponsorizzata dal lib-lab radicale Capezzone in merito alla possibilità di abolizione delle amministrazioni provinciali é il tipico esempio di come si intenda insistere da parte di alcune componenti nella frammentazione dello stato nazionale. In merito vorremmo viceversa rimarcare come la vera abolizione da fare per eliminare enormi fonti di spreco burocratico siano eventualmente le fittizie prerogative nate con la riforma del 1972 che ha sancito la nascita di quei veri e propri "mostri" innaturali che sono i "governi" regionali con i loro "parlamentini" e tutto il corollario di uffici e parassiti che in essi sguazzano. Il fattore "provincia", da sempre il vero collante tra stato centrale e periferia, semmai dovrebbe vedere proposto innanzitutto un riordino in merito ai singoli confini che andrebbero rivisitati non più in termini prettamente storico-geografici ma in termini di "territori omogenei" per rendere più concreta l'azione di governo sulla base delle realtà vive di un territorio conforme per interessi economici e di comunità trasformando anche nominalisticamente la provincia così come é definita oggi in "Distretto di Comunità Territoriale" e, soprattutto, abolendo l'elettorificio assembleare in una consultazione di tipo partecipativo-organico utile a nominare un ufficio di presidenza composta dunque da rappresentanti delle diverse categorie sociali e professionali attraverso una elezione ad hoc per categoria e la nomina di un Presidente (chiamiamolo pure Prefetto) da parte del governo centrale di chiare competenze tecnico-amministrative perché sia saldo il rapporto tra Stato centrale e Comunità nazionali di territorio. Con ciò si eliminerebbero tentazioni digregatrici proprie del regionalismo, si unirebbero realmente gli sforzi di realtà locali spesso tagliate in due da un confine oggi inappropriato, si risparmierebbero un sacco di soldi di noi contribuenti da utilizzare in più utili risorse da destinare alle Comunità di popolo che insistono da centinaia di anni nella loro terra avita, si fornirebbero più servizi con meno farraginosi intralci - spesso anche "doppioni" inestricabili di competenze tra l'attuale regione e l'attuale provincia" - ai cittadini; infine ma non certo ultima prerogativa l'inizio dello smantellamento della "democrazia" parlamentaristica che ci ha contagiati tutti dal centro fino alla periferia ridando fiato a quella democrazia diretta che dovrebbe tagliare una volta per tutte la testa dell'idra partitica. Questo significa dare risposte alternative - e non semplicemente "alternarsi" sulle poltrone tra una loggia e l'altra, tra una banda e l'altra fermo restando il medesimo intento di cotanti signori di rimanere servi dei desiderata della "cupola" apolide - per il recupero della fiducia e della credibilità tra individui che intendono ridare un senso di compiutezza alla propria vita riscoprendosi solidarmente uniti in molte piccole comunità reali che fanno la forza di una vera grande Nazione e- allargandosi - di una grande Europa delle Nazioni delle tante "piccole" Patrie. Ecco come le singole comunità di uomini che si ispirano al socialismo nazionale devono interagire anche tra di loro per creare dal basso una grande rinnovata forza rivoluzionaria che può e deve essere di "esempio" per chi inizia a comprendere sulla propria pelle che sessanta anni di quella che i sodali dei cosiddetti "liberatori" insistono a chiamare "way of life" é stata ed é la più grande truffa perpetrata a loro danno. A meno che non si voglia fare la fine che sta facendo......................Babilonia. Maurizio Canosci
Editoriale del 9 Ottobre 2006 Finalmente il M.S.I. divenuto AN é morto con l'ultima assemblea nazionale di domenica con cui é stato sancito l'avvio della procedura per l'ingresso nel Partito Popolare Europeo e dunque il superamento del perimetro "destra" per allargarsi alla posizione centrista del contenitore che fa da contrappeso al suo omogeneo contraltare del Partito Socialista Europeo. Dunque il bipartitismo "perfetto" della democrazia assembleare così come é concepito in questa ottica atlantista diventerà anche in Italia un fatto compiuto con l'affermarsi di un "partito democratico" (di ispirazione nominalistica socialista) componente del concetto europeo "riformatore", e dell' alternante (e non certo alternativo !) "partito del popolo o popolare" (di ispirazione nominalistica liberaldemocratica) componente del concetto europeo "conservatore". Ma ritorniamo al gaudio con cui salutiamo l'uscita di scena dell'ambiguo "missinismo" che tanto ha contribuito non già al recupero dei valori fascisti ma all'affermazione totalizzante dell'antifascismo tanto che possiamo ben dire oggi che i più efficaci "agit-prop" dell'antifascismo così come é oggi inteso non sono stati i veteronostalgici del massimalismo giacobino ma le "neofascisterie" prodotte dalla classe dirigente che ha teleguidato un certo Gianfranco Fini nella sua scalata ai vertici della cosiddetta "politica istituzionale" italiana. Agit-prop che una volta dismessi gli abiti cuciti loro addosso dal sistema hanno santificato (si fa per dire !) la loro carriera al servizio diretto degli interessi filo-capitalisti, filo-atlantici e filo-sionisti senza più avere bisogno di camuffare il loro volto. Ora perciò che la colossale truffa é terminata sarebbe assurdo che si lasciasse il campo a novelli "agit-prop" - peggiori pure dei primi perché senza nemmeno né arte, né parte - per perseverare in antichi vizi, il che sarebbe - a questo punto - da considerare persino "diabolico". Anche perché un certo margine di manovra entrambi i bi-partiti se lo vogliono mantenere nella visione strategica dei "savi anziani" tanto é vero che da un lato si mantiene viva una certa "sinistra radicale" a supporto, così come dovrebbe essere e fungere la Lega (forse senza nemmeno più il suffisso "nordico") dall'altra e ogni altra forma di "indipendenza collegata" verrà sicuramente cassata sul nascere nonostante qualche "anima bella" tenti di convincere i gonzi del contrario. Il campo va preso in termini totalmente "ALTERNATIVI" e "ANTAGONISTI" non già dunque rincorrendo vacui fantasmi ma opponendosi in modo globale e totalizzante al sistema nel suo complesso travalicando ogni confine e occupando la cosiddetta "terra di nessuno". Questa "terra di nessuno" oggi é identificabile secondo parametri ben precisi; contrasto al modello di sviluppo economicista globalizzato, recupero dei valori dell'umanesimo consapevole, lotta allo stato di "diritto" per il ripristino dello stato "etico", riappropriazione della identità "sanguinis", ricerca dell'unione continentale euroasiatica di tipo federativo-nazionalista in indipendenza da ogni ingerenza extra-continentale, mercato autarchico-economico de |