SENZA
CENSURA
IN QUESTA SEZIONE PUBBLICHEREMO ARTICOLI CHE CI PERVENGONO DA
VISITATORI CHE NON NECESSARIAMENTE CORRISPONDONO E RIFLETTONO IL NOSTRO
PENSIERO; EVITEREMO OGNI CENSURA PURCHE' IL CONTENUTO NON SIA OFFENSIVO
VERSO PERSONE O VERSO SENTIMENTI DI TIPO RELIGIOSO CHE RIGUARDANO NON
LA SFERA POLITICA MA LE SFERA ETICA INDIVIDUALE. Riceviamo e
pubblichiamo:
Giustizia Giusta
Redazione: Viale Giulio Cesare n.59
00192 Roma
 COMUNICATO STAMPA
ANCORA UNA RIVOLTA
“IDEALE” DELLA CASTA TOGATA: PER LA
“CAGNOTTA”.
E DOPO LA CASTA
POLITICA ANCHE
I Magistrati, con alto senso del dovere ed in difesa della loro
dignità “ideale”, sono insorti con
spudorata supponenza a contestare le scelte di Governo in riguardo ad
un paventato taglio delle loro prebende, minacciando ancora una volta
dure forme di protesta. E ciò accade in un momento di una
catastrofica quanto annunciata congiuntura economica (davanti a noi la
speculazione bancaria e dietro a noi la Grecia!) che vuole, tra
l’altro, il blocco delle assunzioni, dei salari e delle
pensioni e dure forme di pressione fiscale nei confronti del popolo
detto sovrano.
Notoriamente gli appartenenti alla Casta Togata percepiscono stipendi
da Travet e sono costretti da sempre a curare con parsimonia da
indigenti la loro economia domestica…Ma nessuno va a
controllare i loro ben remunerati incarichi extra-giudiziari. Nessuna
anagrafe e nessuna proibizione.
Siamo alla solita “moina”.
I magistrati gestiscono, come maggiordomi dei Groups (Tangentopoli
docet) il potere ed i loro uomini sono inseriti tra i camerieri nelle
istituzioni e nei posti che contano. E per di più possono
ricattare con la minaccia di inchiesta o di arresto chiunque, specie
nell’appiattimento omologato della corruzione dilagante,
potrebbe attentare alla loro “autonomia”
(così è detto il loro strapotere), ribellandosi
contro una sempre evocata e mai attuata separazione delle carriere od
altra riforma dichiarata inaccettabile e – come nel caso
della paventata riduzione del 10 per cento dei loro emolumenti
– addirittura contra legem, come asserito dall’ANM
che definisce gli interventi governativi “incostituzionali e
palesemente punitivi nei confronti dei magistrati”.
La stessa ribellione che la Casta Togata manifesta nei confronti
dell’ancora non definita e non definibile legge sulle
intercettazioni che andrebbe ad impedire di svolgere una qualsivoglia
attività investigativa. “Come facimme ‘e
‘indagggini”?
E se i togati si ribellano non da meno fanno i politici. Che non
possono scioperare contro se stessi ma possono condizionare
l’iter e l’esito delle leggi. Sprechi, debiti
sommersi, enti, fondazioni inutili e parassitarie case in regalia, auto
blu e tanto altro ancora non contano per gli
“onorevoli” che non riescono a digerire il taglio
alla propria “onorevole” busta paga. Si
può fare tranquillamente a meno di mille euro al mese -
spiega il parlamentare Osvaldo Napoli – ma
c’è chi obietta di aver pianificato il pagamento
di alcuni debiti”. Leggasi mutui, investimenti e
quant’altro. Ma in realtà i tagli costituiscono
un’ “onorevole” furbata, un trucco:
l’indennità – la parte aurea della busta
paga – rimane invariata. Non si tocca. Soltanto la cosiddetta
“diaria” ( vale a dire i 4.003,11 euro netti per
spese di soggiorno a Roma ) potrebbe divenire una variabile, legata al
numero di presenze in aula. Tant’è che
è stata nel Transatlantico ironicamente ribattezzata diaria
“a punti”! E per quanto riguarda le spese a dir
poco esose di Senato e Camera non si toccano. Lo hanno deciso in un
incontro di vertice Schifani e Fini. Quest’ultimo ha
impudicamente affermato che le spese dei Palazzi non sono
“eccessive e improduttive, trattandosi di costi essenziali
per il funzionamento della democrazia”!
Buon 2 giugno popolo detto “sovrano” incravattato
dai puttanieri delle Caste.
E sì, perché maggiordomi e camerieri, nel loro
vergognoso e spudorato gioco delle parti in
“moina”, non verseranno lacrime e sangue. Ne
lasceranno generosamente agli altri il versamento.
Paolo Signorelli
COMUNICATO STAMPA
DE ROSSI
Ancora
prove di oscuramento e di psico-polizia.
Aggressione istituzionale al giocatore della Roma Daniele De Rossi reo
di avere contestato la “tessera del tifoso” e le
attività repressive della Polizia in servizio agli Stadi.
“Se andiamo avanti con la tessera del tifoso, è
necessaria
anche quella del poliziotto… Per quanto mi riguarda sono
contrario. Se fosse sufficiente a risolvere i problemi potrei anche
accettarla. Ma non servirà a far scomparire la violenza nei
nostri stadi. Non è giusto schedare una persona prima che
abbia
acceso un fumogeno o tirato un sasso. Il calcio è ostaggio
della
televisione, degli sponsor, forse anche degli Ultras, che
però
sono la parte positiva del nostro sport”. E poi? E poi De
Rossi
non ci sta al pestaggio di Stefano Gugliotta, massacrato dalle guardie
al termine della partita di coppa Roma-Inter. “Sulla vicenda
- ha
continuato il centromediamo nazionale – non ho visto
comunicati
come quando mi sono permesso una dedica ad un familiare
ucciso”.
Esprimere il proprio pensiero specie se questo coincide con la
verità è proibito nello Stato del
“pensiero
unico” dove la corruzione ed il malcostume dominano
incontrastati
a tutti i livelli istituzionali e privati e dove il sistema-calcio
costituisce una sorta di “acqua putrida” che tutto
insozza
ed ingoia.
Le parole di De Rossi, come prevedibile, hanno scatenato la scomposta
reazione del ministro Maroni che è giunto a ritirare i
“bodyguard” al seguito degli Azzurri ed a lasciare
ai
carabinieri locali il compito delle attività di sicurezza.
Ancora più pesante ed oltraggioso nei confronti del
giocatore
è stato il Capo della Polizia Manganelli, succeduto per
meriti
di “servizi” a Gianni De Gennaro.
Tutti dimentichi della lunga scia di sangue che va dalla fucilazione di
Gabriele Sandri al pestaggio di Gugliotta e solo interessati alla
“tolleranza zero” negli stadi e nelle piazze. A
costoro
hanno fatto coro i Sindacati di Polizia e i dirigenti della Figc
cialtronescamente lasciatisi andare in una reprimenda degna di migliore
causa. Così come hanno fatto Giancarlo Abete e
l’allenatore della Nazionale Luciano Lippi. Un attacco senza
precedenti se solo si consideri la disastrosa condizione
dell’economia e il rinnovato impegno - con tanto di aumento
in
uomini e mezzi promesso dal ministro della difesa La Russa - nella
“missione di pace” in Afghanistan.
Nessuno ha preso posizione – se si fa eccezione di noi
Giustizia
Giusta e di Paolo Cento – in difesa di Daniele De Rossi
costretto
così, suo malgrado, a scusarsi per avere usato
“un’espressione infelice”. La repressione
continua.
Paolo Signorelli
COMUNICATO
STAMPA
OPERAZIONE
“MILITIA”
Stato di Polizia e Prove di
Oscuramento
L’operazione messa a punto il 20 maggio nei
confronti di quattro militanti di Militia, ancor prima che essere stata
mirata non a caso alla vigilia della riunione dei quadri
dell’Associazione, assume i caratteri di una prova di nuova
repressione coincidente con quanto va preparandosi con legge dello
Stato contro i siti antagonisti prendendo a pretesto il reato di
“antisemitismo”. Abbiamo già
più volte denunciato le manovre che su indicazione
imperativa della parlamentare del PdL e rappresentante del Knesset
Fiamma Nirenstein vanno, con cadenze avvolgenti, a colpire quanti si
rifiutano di accettare le logiche imperialiste Usa/Israel e di
considerare in positivo la valenza politica che vede la Colonia Italia
succuba del sionismo internazionale. Insomma, chiunque osi in termini
culturali e geopolitici combattere il potere usurocratico mondialista e
globalizzante è reo di “lesa democrazia”
e va quindi cancellato a livello di opposizione sistemica. Siamo al
“Bavaglio delle Idee” costruito dalla
“Polizia del Pensiero”:
Nel caso indicativo e specifico dell’operazione
“Militia” abbiamo dovuto assistere alla
spettacolarizzazione mediatica riferita a trasgressori abituali
razzisti ed apologeti del Fascismo (come dispone la libertaria
normativa della Legge Scelba e della Legge Modigliani-Mancino) che
avrebbero – e non entriamo nel merito – compiuto
reati a dir poco risibili se solo consideriamo quanto verificatosi
storicamente ad opera dei militanti della Comunità ebraica
romana che sono passati penalmente indenni attraverso le maglie della
giustizia democratica.
E tanto per ricordare ai dimentichi professionali ed ai neo-circoncisi
alemannidi riproponiamo la denuncia apparsa sul numero maggio-giugno
dell’anno 2007 di Giustizia Giusta in occasione dei
“fatti di Teramo”.
GLI INTOCCABILI
Accanto ai giudici, casta protetta cui tutto è consentito,
esiste un’altra categoria di intoccabili istituzionali:
quelli del “pianto che paga”. Loro tutto possono, a
loro tutto è consentito, a loro nessuno può fare
nulla. Legibus soluti, insomma. Se, poi, “loro”
appartengono alla comunità degli ebrei romani è
bene che gli altri, tutti gli altri, si mettano l’animo in
pace e stiano lì pronti a prendere sberle. Se gli dice bene.
Circolano troppi racconti sui “fatti di Teramo”
firmati da anonimi. Alla tracotanza griffata degli uni si
contrappongono l’anonimato e le preghiere di chi
“tiene famiglia”… Ben fa, allora, dal
suo punto di vista, quel corpulento gentiluomo che risponde al nome di
Riccardo Pacifici a ricordare con arrogante compiacimento che a Teramo
il rettore ha chiuso l’università, il ministro
Mussi ha approvato e il questore ha vietato la conferenza di Faurisson
e di Moffa. E poi i giovani “educatori” ebrei
“hanno dato solo quattro ‘cinquine’,
quattro manate, non avevano né pistole né
manganelli”. E fa ancora bene lui, con quel volto
esteticamente inguardabile, a suggerire al seboso Mussi di mandare a
casa il prof. Claudio Moffa. Tanto a lui tutto è permesso.
Ed a proposito di quattro “cinquine” e niente
pistole vogliamo ricordare a coloro che scoprono soltanto oggi chi sono
i personaggi con cui si ha a che fare che costoro, guidati da Pacifici,
il 3 novembre 1992 misero a ferro e fuoco un quartiere romano per
“chiudere” la sede in Via Domodossola del Movimento
Politico Occidentale. Danneggiarono decine di autovetture, ferirono a
colpi di spranga dei giovani che erano nei locali della sezione e
spararono, a scopo non soltanto intimidatorio, numerosi colpi di
pistola. Naturalmente i soliti noti non subirono nulla, neanche un
fermo di qualche ora nelle celle dell’amica Questura. Gli
stessi personaggi l’1 agosto 1996, sulla base di un piano
preordinato, alla lettura della sentenza con cui il Tribunale militare
di Roma dichiarava la non punibilità per prescrizione di
Erich Priebke, misero a subbuglio l’aula di
“giustizia”, aggredirono ferendoli i carabinieri
presenti e tennero di fatto sotto sequestro Priebke, i suoi legali e
gli stessi giudici. Dall’Isola D’Elba il rabbino
capo della comunità ebraica romana rimase in costante
contatto telefonico con Riccardo Pacifici fornendo il suo sostegno ai
“ragazzi”. L’assedio durò sino
a quando il guardasigilli Flick, convocato insieme al sottosegretario
alla difesa Massimo Brutti, non decise in accordo con i rappresentanti
della comunità ebraica, con il procuratore generale della
corte d’appello militare e con il procuratore aggiunto Italo
Ormanni (sì proprio quello delle
“cimicii”!) di “riarrestare”
Priebke. E mentre Rutelli faceva oscurare Roma si compiva una
violazione senza eguali della legge da parte degli uomini della legge.
Eppure l’impagabile Maria Giovanni Flick ebbe a dichiarare il
3 agosto che “la protesta popolare di giovedì sera
è stata la prova di una emancipazione e di una crescita
democratica degli italiani”.
Sarebbe pleonastico ricordare come per una serie impressionante di
reati commessi in diretta tv nessuno dei soliti noti abbia nulla
pagato.
I CORPI SANI DELLO STATO
Vale sottolineare ancora una volta come nei tempi in cui assistiamo
allo sfaldamento dei sedicenti “Corpi dello Stato”
che operano a regia sotto protezione politica sulla pelle dei cittadini
che a tal punto servono come strumenti del malaffare delle guardie per
ricavare benefici, denaro e visibilità, niente
può più meravigliare.
Basta guardare ai Ros ed al loro capo, generale Ganzer, per rendersi
conto di come procedono le cose: guardie e ladri a ruoli invertiti. A
costoro è consentito di continuare a delinquere in nome
proprio e per conto del loro “stato”, prendendosi
oltretutto le loro vendette nei confronti dei trasgressori
dell’ “ordine democratico”.
Alla Palestra “Primo Carnera”
l’operazione è stata compiuta dai carabinieri del
Ros di Roma.
Siamo allo Stato di Polizia marcato Narcos.
Paolo SignorelliSolo un
appunto su quest'ultimo comunicato: proprio per questo bisognerebbe
essere molto più
accorti e concreti rispetto ad un atteggiamento solo guasconesco che
giova solo ai repressori. M.C.
 
BAVAGLIO
ALLE IDEE
In
data 4 maggio Merimar inviò un messaggio dal titolo
“maxi
retata in arrivo” in cui sulla base di quanto discusso in
sede di
Comitato d’Indagine sull’Antisemitismo il 22 aprile
si
mettevano a punto le nuove strategie di annientamento dei siti che
osavano criticare la politica USA/Israel e trattare in maniera
non-conforme – storicamente, culturalmente e politicamente -
la
“questione sionismo”. Veniva,
nell’occasione,
trasmessa su Radio Radicale
(http://www.radioradicale.it/schedada/301764) la riunione della
Commissione presieduta da Fiamma Nirestein, parlamentare del PdL e in
servizio permanente effettivo presso il Knesset. Il tutto
è
passato sotto il silenzio complice della stampa e delle Caste di
potere. Un’operazione a regia sottovalutata o taciuta dalla
contro-informazione antagonista interessata a dibattere su fatti
marginali spesso collegati alle risse proprie di un certo
“fascismoterminale”. Eppure militanti
quali Giancarlo
Chetoni o Andrea Carancini usando tra l’altro la veicolazione
di
byebyeunclesam da tempo operano accanto a Giustizia Giusta ed al nostro
Laboratorio nella denuncia dell’attività
repressiva a
livello interno e sovranazionale.
Dalle audizioni alle leggi in itinere ben saldate con quelle esistenti
come la Modigliani-Mancino.
Di qui le iniziative da prendere con immediatezza per impedire che la
nostra Libertà sia definitivamente soffocata dalla loro
“democrazia”. Quella dal volto della morte e
dell’usura.
Paolo Signorelli
Riceviamo da Antonella M. Rustico
e volentieri pubblichiamo.
 NESSUN TELEGIORNALE HA
AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA
Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto
sicurezza
(D.d.. L.733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero
D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di
attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a
mezzo
internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla
Camera
come articolo nr.60.
Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo...il
che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida
della Casta.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino
dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla
rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!)
contro
una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog
o il sito.
Questo provvedimento può far oscurare la
visibilità di un
sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO;
basta
che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto
l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il
blocco
ai fornitori di connettività alla rete internet.
L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire
entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni
oltre
ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla
disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le
classi sociali. MORALE: questa legge può ripulire
immediatamente
tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.
In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran,
in
Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al
momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata
e/o censurata.
ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha
citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Con questa legge non sarà più necessario, nulla
sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione
contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni
dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge
su
questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto
rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi
di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni
che finora non riusciva a dominare.
Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le
coscienze addormentate degli italiani perché dove non
c'è
libera informazione e
diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.
documentazione diffusa da Coordinamento degli Enti
Locali per la Pace e i Diritti Umani
http://www.perlapace.it
In
ogni caso troveremo sempre e comunque il modo di comunicare, non temano
gli sgherri del sistema. I Lupi sono animali MOLTO sociali e MOLTO
capaci di mantenere in vita la propria Comunità. La
Redazione
Grillo, il guitto milionario e pregiudicato.
Ma va’ffa ‘n culo, caro guitto.
E’ proprio ora che qualcuno te lo dica. E questo qualcuno
sono io, eretico e ribelle con tanto di marchio di fabbrica. E per di
più orgogliosamente Ordinovista. Come puoi permetterti, tu,
dall’alto della tua ignoranza politica e giudiziaria di
affermare tout court che gli “americani avevano dei loro
uomini all’interno di Ordine Nuovo”? Sai tu cosa ha
rappresentato Ordine Nuovo nella storia dell’antagonismo al
sistema di potere degli ultimi quaranta anni? Quali sono state le sue
idee e quali i programmi di lotta, il suo progetto, la sua visione del
mondo? Come sia stato l’unico movimento antiatlantico nei
tempi in cui la destra si appecoronava ai voleri statunitensi? Non
inventarti la Storia, non ti è consentito. Mentre noi
venivamo criminalizzati (mai sentito parlare dell’accordo del
1973 tra Occorsio e Taviani?), uccisi e costretti al carcere duro ed
alla latitanza tu da buon borghese accumulavi denari e c’era
chi per te vendeva i tuoi spettacoli su eBay. E ti muovevi, da povero,
in Ferrari e, via mare, in barca a motore. Ti stava bene il sistema nel
quale ti muovevi a tuo agio insieme a nani e ballerine. Solo poi ti
venne la smania della ribellione. Nulla da dire a questo proposito se
non che i tuoi vaffa urlati disturbavano l’estetica. E poi,
ancora, innamoratoti dei tanti sfigati che venivano ad ascoltarti in
piazza hai deciso di usare il mezzo elettorale per dare soddisfazione
alla tua irresistibile smania di protagonismo mentre noi coerentemente
ci si batteva per lo Zero Voto. Ma a me di te e di quello che vai
facendo non me ne frega un tubo. E’il pregiudicato che si
rivolge al pregiudicato. Io essendo stato condannato per associazione
sovversiva (dopo dieci anni di carcerazione preventiva sotto art. 90),
tu per omicidio colposo perché responsabile di aver ucciso
il 7 dicembre 1981 in un incidente stradale da te provocato due adulti
ed un bambino di 8 anni. Io per motivi ideali, tu per una volgare
storia di guida. Io un rivoluzionario tu un antiestetico guitto. La
differenza tra me e te è anche questa. Ma non ti permettere
per fini di consenso elettorale di parlare di Ordine Nuovo. Non puoi e
non devi.
Va ‘ffa ‘n culo, vecchia baldracca e non rompere
più i cojoni.
Paolo Signorelli
Lettera di Paolo Signorelli a Massimo Fini:
L’EGEMONIA SUL NULLA Egregio Signore, gazzettiere di livello
e scrittore giustamente affermato, il 31 ottobre 2005 Le scrissi per
confermarLe, malgrado tutto, “l’ adesione che in
molti abbiamo dato al tuo Manifesto che continuiamo a ritenere un punto
fermo per la ripartenza contro il merdaio liberal-democratico del quale
è parte (come dimostrato per tabulas) il furbastro molisano
del ‘che c’azzecca’”. E
sì, in molti: a cominciare da Alain De Benoist e dai tanti
miei amici che andarono a sottoscrivere i Suoi punti, perché
il mio nome rappresentava per loro una garanzia. Ella dovrebbe ben
sapere come senza la loro sottoscrizione avrebbe raggiunto forse una
quindicina di adesioni. Ebbene, oggi La invito a depennare il mio nome
dai sottoscrittori del Manifesto. Io già Le avevo inviato,
insieme alle mie vibranti (si dice così?) proteste, una
robusta documentazione sulle malefatte dell’Uomo di Montenero
di Bisacce. Lei non volle ascoltarmi e rinnovò la Sua
amicizia con Di Pietro e mentre ci si batteva nominalmente insieme per
l’astensionismo venimmo a sapere che il Suo alter ego
Cyirano-Fiorillo si era “stancato” nel fare la
campagna elettorale per l’IdV. Le parole con cui Ella ha
risposto ad una domanda cialtronesca fattaLe nel corso di
un’intervista da un certo Cristiano Lovatelli Ravarino
“come mai ospitate tra le vostre file un sospettato di
stragismo come Paolo Signorelli” hanno
dell’incredibile e dello stupido. Il non aver guardato al mio
pedigree non era stato un problema. “Il problema di
Signorelli non era che fosse entrato nel movimento, ma che cercasse di
egemonizzarlo”. Ella non dice, pur sapendolo bene, che io non
sono “un sospettato di stragismo” ma un
egemonizzatore del nulla. Perché tale è il
movimento di cui parla. Se ha avuto sussulti lo si deve ai militanti
romani, alle loro iniziative ed alla loro battaglia per lo Zero/Voto; e
ciò nonostante il Suo delegato fosse politicamente ed
organizzativamente un povero di spirito. Ella –
già rinnegatore di Ghino di Tacco – continui pure
a giocare al “ribelle” ben pagato. Glielo dice un
ribelle ed un eretico di razza: uno che la trasgressione l’ha
sempre pagata anche (ma non soltanto, caro gazzettiere) rimanendo per
un decennio sequestrato nelle democratiche galere. Ella continui pure a
fare la guardia appoggiando Ninì. Io continuerò a
fare il ladro. Di democrazia. Questo Le dovevo e glielo ho scritto nel
mio stile rozzo di masnadiero e non di raffinato intellettuale. PS - A
proposito di pedigree ho commesso l’ errore di sottovalutare
la Sua ascendenza materna.
Paolo Signorelli
Roma 30 marzo 2010
DIRITTO GLOBALIZZATO E SCHIZOFRENIA DEL BUON COSTUME
Lo abbiamo scritto, lo abbiamo documentato lo andiamo subendo da anni.
Viviamo la dimensione disperante del Diritto Globalizzato, costruita ed
imposta a uomini e popoli dai senza volto moderni a fine di Dominio. Il
dominio della banca e dei brothers, degli omini in grisaglia che
periodicamente si riuniscono per verificare il mal fatto e per mettere
a punto nuove strategie.
Quelli che stabiliscono le regole che siano le più
funzionali al Potere trattando di economia, di geopolitica, di costume,
di consumi, di immagine; di privatizzazioni solo in apparenza selvagge.
E di Giustizia.
In troppi, quasi tutti, hanno ignorato ieri e continuano a negare oggi
ciò che avvenne sul Britannia nel 1992 e che
portò all’uscita dalla scena politica italiana ed
europea di Craxi grazie all’intervento di una magistratura
opportunamente attivata e pilotata (Operazione “mani
pulite”); o ciò che con il costruito 11 settembre
condusse alla filosofia globale della “National Security
Strategy” avendo come obbiettivo l’eliminazione dei
Popoli Canaglia.
Pax americana e Diritto internazionale.
Mandato di cattura europeo e manette senza frontiere. Trattato di
Lisbona e reintroduzione della pena di morte. Eurojust e Tribunale
dell’Aja dove, continuando ad utilizzare le
“regole” di Norimberga, si giudicano i nuovi
criminali.
Su indicazione di Usa/Israel che però si chiamano fuori dai
Trattati a loro non ritenuti organici. Diritto coloniale di fatto che
ritiene il Tribunale internazionale come una Corte “la cui
giurisdizione non si estende agli americani”.
Così come viene imposto il divieto ai Tribunali nazionali di
giudicare i reati commessi dai militari Usa (Strage del Cermis e
uccisione di Calipari). Ed è in una tale situazione di
Giustizia Globalizzata e di costumi e di comportamenti imposti che
s’innesta, in apparente paradosso, la schizofrenia del
buoncostume profano. Ormai il dilagare della controriforma laica tende
ad occupare tutti gli spazi in cui si dovrebbe vivere la dimensione
della Libertà. Non c’è un disegno
manifesto e, quindi, non c’è
possibilità di tentare una analisi temporale e logica.
Nessuna dietrologia è pensabile né esistono
termini per tentare di fare del complottismo. Cose, peraltro, che noi
disdegniamo in principio e come prassi interpretativa dei fatti. E non
può aiutarci Orwell a comprendere ciò che sfugge
alla categoria del politico.
Né può esserci di lume la pur autentica
attività della Casta togata intenta ormai a gestire il
potere, quantomeno in Italia, dopo averlo sottratto agli altri
camerieri delle banche. Eppure non possiamo astenerci dalla descrizione
dei comportamenti di quanti per protagonismo, per supponenza o per puro
nihilismo vanno dettando i tempi anomali di un buoncostume demenziale.
Iniziarono gli Ermellini a condannare per stupro chi aveva attentato
alle virtù di una giovane donna protetta dalla rigida
corazza dei jeans e da allora via via i signori della Suprema Corte
iniziarono a sentenziare su ciò che s'intendeva per bacio,
quando questo aveva da intendersi violenza e quindi reato penale, sul
palpeggio proibito anche se gradito, sullo stalking per lo
più provocato da cercatrici di lucro e sulle tante,
innumerevoli cose che attengono al costume di un popolo incanaglito,
fatto a destra e a manca di bucomani che annusano e scrutano
“dal buco della serratura alla ricerca di afrori che sanno di
mutande sporche” (Strage della legalità
– Giustizia Giusta, gennaio- febbraio) e perciò,
forse, giustamente "regolato" dagli interpreti della norma.
E se non bastassero i togati nostrani intervengono in un delirio
integralista i censori della Corte europea dei diritti dell'uomo che
impongono la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche accogliendo
le perororazioni ed i ricorsi di frammassoni quali Franco Frattini e
fornendo lietezza a noti ipocriti amorali quali Gianfranco Fini che
è arrivato a sostenere che "la laicità delle
istituzioni non può certo significare l'espulsione a forza
di simboli universali come il crocifisso". Correttamente in linea con
il paradigma delle fondamenta giudaico-cristane della
civiltà europea. Ed ancora. Il presidente del Coni Petrucci
ed i suoi portaborse della FIGC si sono inventati come reato federale
la bestemmia in campo che va punita con sospensioni e con ammende
alimentando un dibattito grottesco e legando il destino di giocatori e
di allenatori alle orecchie delle "barbe finte" mimetizzate a bordo
campo per leggere il labiale e punire il presunto blasfema. Noi non
abbiamo simpatia per gli interdittori di crocefissi anche se la nostra
paganitas viene ancora una volta ad essere discriminata dalla "legge".
E non abbiamo - non fosse altro che per rispetto dell'estetica - alcun
motivo per difendere i bestemmiatori. Ma non possiamo non denunciare la
deriva della legge, trasformata ormai in incalzante giustizia-ingiusta,
in un grottesco calderone dove si mescola di tutto senza alcun rispetto
per i diritti e per le garanzie dei cittadini offesi ad ogni momento
dai comportamenti balordi di giudici e di politici. E siamo alla chicca
finale.”Dire a qualcuno che è un gay è
una vera e propria ingiuria, anche se la persona cui è
rivolta l’espressione ha realmente tendenze
omosessuali”, Parola della Corte di Cassazione ad
anticipazione della Legge sull’omofobia.
Commenti? Siamo alla razza se non ancora superiore, protetta.
Dall’orgoglio gay al riconoscimento in sentenza di una
onorevole diversità più diversa di quella dei
normali. Pensavamo, stoltamente, che una tal cosa fosse prerogativa
soltanto per gli impostori della religione olocaustica i cui negatori
sono oggetto di persecuzione e galera. Se io dò del cretino
a un cretino dichiarato, del brutto ad un brutto esteticamente
riconosciuto, di un ladro di professione a un ladro, della puttana ad
una peripatetica di mestiere, di un trans ad un “
posteggiatore” di Via Gradoli in servizio posso farlo. Del
busone, del ricchione, del culattone – insomma - del frocio
ad un gay che manifesta il suo orgoglio di esserlo è reato.
E non s’invochi la Costituzione e l’uguaglianza di
tutti davanti alla legge. Nella Carta è scritto in una norma
infinitamente transitoria, anzi sempre aggiornata da ben note leggi
speciali, che io orgogliosamente antagonista perché fascista
devo essere considerato un diverso non protetto e, quindi, un
discriminato e un reprobo.
Un criminale in continua attesa di giudizio.
Paolo Signorelli
Lettera di Paolo Signorelli a Massimo Fini:
L’EGEMONIA SUL NULLA Egregio Signore, gazzettiere di
livello e scrittore giustamente affermato, il 31 ottobre 2005 Le
scrissi per confermarLe, malgrado tutto, “l’ adesione che
in molti abbiamo dato al tuo Manifesto che continuiamo a ritenere un
punto fermo per la ripartenza contro il merdaio liberal-democratico del
quale è parte (come dimostrato per tabulas) il furbastro
molisano del ‘che c’azzecca’”. E sì, in
molti: a cominciare da Alain De Benoist e dai tanti miei amici che
andarono a sottoscrivere i Suoi punti, perché il mio nome
rappresentava per loro una garanzia. Ella dovrebbe ben sapere come
senza la loro sottoscrizione avrebbe raggiunto forse una quindicina di
adesioni. Ebbene, oggi La invito a depennare il mio nome dai
sottoscrittori del Manifesto. Io già Le avevo inviato, insieme
alle mie vibranti (si dice così?) proteste, una robusta
documentazione sulle malefatte dell’Uomo di Montenero di Bisacce.
Lei non volle ascoltarmi e rinnovò la Sua amicizia con Di Pietro
e mentre ci si batteva nominalmente insieme per l’astensionismo
venimmo a sapere che il Suo alter ego Cyirano-Fiorillo si era
“stancato” nel fare la campagna elettorale per l’IdV.
Le parole con cui Ella ha risposto ad una domanda cialtronesca fattaLe
nel corso di un’intervista da un certo Cristiano Lovatelli
Ravarino “come mai ospitate tra le vostre file un sospettato di
stragismo come Paolo Signorelli” hanno dell’incredibile e
dello stupido. Il non aver guardato al mio pedigree non era stato un
problema. “Il problema di Signorelli non era che fosse entrato
nel movimento, ma che cercasse di egemonizzarlo”. Ella non dice,
pur sapendolo bene, che io non sono “un sospettato di
stragismo” ma un egemonizzatore del nulla. Perché tale
è il movimento di cui parla. Se ha avuto sussulti lo si deve ai
militanti romani, alle loro iniziative ed alla loro battaglia per lo
Zero/Voto; e ciò nonostante il Suo delegato fosse politicamente
ed organizzativamente un povero di spirito. Ella – già
rinnegatore di Ghino di Tacco – continui pure a giocare al
“ribelle” ben pagato. Glielo dice un ribelle ed un eretico
di razza: uno che la trasgressione l’ha sempre pagata anche (ma
non soltanto, caro gazzettiere) rimanendo per un decennio sequestrato
nelle democratiche galere. Ella continui pure a fare la guardia
appoggiando Ninì. Io continuerò a fare il ladro. Di
democrazia. Questo Le dovevo e glielo ho scritto nel mio stile rozzo di
masnadiero e non di raffinato intellettuale. PS - A proposito di
pedigree ho commesso l’ errore di sottovalutare la Sua ascendenza
materna.
Paolo Signorelli
Roma 30 marzo 2010
DIRITTO GLOBALIZZATO E SCHIZOFRENIA DEL BUON COSTUME
Lo abbiamo scritto, lo abbiamo documentato lo andiamo subendo da anni.
Viviamo la dimensione disperante del Diritto Globalizzato, costruita ed
imposta a uomini e popoli dai senza volto moderni a fine di Dominio. Il
dominio della banca e dei brothers, degli omini in grisaglia che
periodicamente si riuniscono per verificare il mal fatto e per mettere
a punto nuove strategie.
Quelli che stabiliscono le regole che siano le più funzionali al
Potere trattando di economia, di geopolitica, di costume, di consumi,
di immagine; di privatizzazioni solo in apparenza selvagge. E di
Giustizia.
In troppi, quasi tutti, hanno ignorato ieri e continuano a negare oggi
ciò che avvenne sul Britannia nel 1992 e che portò
all’uscita dalla scena politica italiana ed europea di Craxi
grazie all’intervento di una magistratura opportunamente attivata
e pilotata (Operazione “mani pulite”); o ciò che con
il costruito 11 settembre condusse alla filosofia globale della
“National Security Strategy” avendo come obbiettivo
l’eliminazione dei Popoli Canaglia.
Pax americana e Diritto internazionale.
Mandato di cattura europeo e manette senza frontiere. Trattato di
Lisbona e reintroduzione della pena di morte. Eurojust e Tribunale
dell’Aja dove, continuando ad utilizzare le “regole”
di Norimberga, si giudicano i nuovi criminali.
Su indicazione di Usa/Israel che però si chiamano fuori dai
Trattati a loro non ritenuti organici. Diritto coloniale di fatto che
ritiene il Tribunale internazionale come una Corte “la cui
giurisdizione non si estende agli americani”.
Così come viene imposto il divieto ai Tribunali nazionali di
giudicare i reati commessi dai militari Usa (Strage del Cermis e
uccisione di Calipari). Ed è in una tale situazione di Giustizia
Globalizzata e di costumi e di comportamenti imposti che
s’innesta, in apparente paradosso, la schizofrenia del
buoncostume profano. Ormai il dilagare della controriforma laica tende
ad occupare tutti gli spazi in cui si dovrebbe vivere la dimensione
della Libertà. Non c’è un disegno manifesto e,
quindi, non c’è possibilità di tentare una analisi
temporale e logica.
Nessuna dietrologia è pensabile né esistono termini per
tentare di fare del complottismo. Cose, peraltro, che noi disdegniamo
in principio e come prassi interpretativa dei fatti. E non può
aiutarci Orwell a comprendere ciò che sfugge alla categoria del
politico.
Né può esserci di lume la pur autentica attività
della Casta togata intenta ormai a gestire il potere, quantomeno in
Italia, dopo averlo sottratto agli altri camerieri delle banche. Eppure
non possiamo astenerci dalla descrizione dei comportamenti di quanti
per protagonismo, per supponenza o per puro nihilismo vanno dettando i
tempi anomali di un buoncostume demenziale.
Iniziarono gli Ermellini a condannare per stupro chi aveva attentato
alle virtù di una giovane donna protetta dalla rigida corazza
dei jeans e da allora via via i signori della Suprema Corte iniziarono
a sentenziare su ciò che s'intendeva per bacio, quando questo
aveva da intendersi violenza e quindi reato penale, sul palpeggio
proibito anche se gradito, sullo stalking per lo più provocato
da cercatrici di lucro e sulle tante, innumerevoli cose che attengono
al costume di un popolo incanaglito, fatto a destra e a manca di
bucomani che annusano e scrutano “dal buco della serratura alla
ricerca di afrori che sanno di mutande sporche” (Strage della
legalità – Giustizia Giusta, gennaio- febbraio) e
perciò, forse, giustamente "regolato" dagli interpreti della
norma.
E se non bastassero i togati nostrani intervengono in un delirio
integralista i censori della Corte europea dei diritti dell'uomo che
impongono la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche accogliendo
le perororazioni ed i ricorsi di frammassoni quali Franco Frattini e
fornendo lietezza a noti ipocriti amorali quali Gianfranco Fini che
è arrivato a sostenere che "la laicità delle istituzioni
non può certo significare l'espulsione a forza di simboli
universali come il crocifisso". Correttamente in linea con il paradigma
delle fondamenta giudaico-cristane della civiltà europea. Ed
ancora. Il presidente del Coni Petrucci ed i suoi portaborse della FIGC
si sono inventati come reato federale la bestemmia in campo che va
punita con sospensioni e con ammende alimentando un dibattito grottesco
e legando il destino di giocatori e di allenatori alle orecchie delle
"barbe finte" mimetizzate a bordo campo per leggere il labiale e punire
il presunto blasfema. Noi non abbiamo simpatia per gli interdittori di
crocefissi anche se la nostra paganitas viene ancora una volta ad
essere discriminata dalla "legge".
E non abbiamo - non fosse altro che per rispetto dell'estetica - alcun
motivo per difendere i bestemmiatori. Ma non possiamo non denunciare la
deriva della legge, trasformata ormai in incalzante giustizia-ingiusta,
in un grottesco calderone dove si mescola di tutto senza alcun rispetto
per i diritti e per le garanzie dei cittadini offesi ad ogni momento
dai comportamenti balordi di giudici e di politici. E siamo alla chicca
finale.”Dire a qualcuno che è un gay è una vera e
propria ingiuria, anche se la persona cui è rivolta
l’espressione ha realmente tendenze omosessuali”, Parola
della Corte di Cassazione ad anticipazione della Legge
sull’omofobia.
Commenti? Siamo alla razza se non ancora superiore, protetta.
Dall’orgoglio gay al riconoscimento in sentenza di una onorevole
diversità più diversa di quella dei normali. Pensavamo,
stoltamente, che una tal cosa fosse prerogativa soltanto per gli
impostori della religione olocaustica i cui negatori sono oggetto di
persecuzione e galera. Se io dò del cretino a un cretino
dichiarato, del brutto ad un brutto esteticamente riconosciuto, di un
ladro di professione a un ladro, della puttana ad una peripatetica di
mestiere, di un trans ad un “ posteggiatore” di Via Gradoli
in servizio posso farlo. Del busone, del ricchione, del culattone
– insomma - del frocio ad un gay che manifesta il suo orgoglio di
esserlo è reato. E non s’invochi la Costituzione e
l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Nella Carta è
scritto in una norma infinitamente transitoria, anzi sempre aggiornata
da ben note leggi speciali, che io orgogliosamente antagonista
perché fascista devo essere considerato un diverso non protetto
e, quindi, un discriminato e un reprobo.
Un criminale in continua attesa di giudizio.
Paolo Signorelli
Alcuni giorni fa si è cimentato su un argomento a noi caro
il
giornalista Giampiero Mughini, che dalla prima pagina di Tiscali.it ha
aperto una partecipata discussione, pubblicando un editoriale dal
titolo “Perché è legittimo non
votare”. Va
dato merito a Mughini il fatto di aver aperto uno squarcio di lucida
ragionevolezza su di un argomento che di solito genera ipocrisie spesso
stucchevoli quanto inconsistenti: quanti di noi, che ormai da anni
vanno predicando l’astensione attiva da tutti i ludi
cartacei, si
sono sentiti rispondere con frasi del tipo …..in questo modo
si
fa il gioco dei comunisti oppure …..così vince la
destra
e Berlusconi oppure ancora ……è un
dovere votare
mentre non partecipando si rinuncia a dire le proprie ragioni, e via di
seguito con considerazioni che arrivano al limite
dell’idiozia?
Con l’intervento di Mughini – dicevamo –
si apre una
strada su di un aspetto della vita politica italiana che meriterebbe
molta più attenzione, sia sotto il profilo politologico che
sotto quello propriamente giuridico. Innanzi tutto andrebbe dato spazio
a chi sostiene che sia assolutamente legittimo non partecipare ad una
consultazione elettorale e poi sul fatto che sarebbe assolutamente un
diritto pretendere che l’astensionismo attivo veda
riconosciuto
dalle istituzioni (se ve ne fossero di serie, ma questo purtroppo
è il nocciolo della questione) il grido trasversale di
protesta
che esso porta con sé; grido che dovrebbe sostanziarsi nella
decurtazione automatica di tutti gli scranni parassitari di potere che
vengono ugualmente attribuiti nonostante vi sia in ogni consultazione
un numero consistente di elettori che decide liberamente di non
assegnare il proprio a voto a nessuno proprio per carenza di
rappresentatività delle forze politiche in campo. Ora,
siccome
sulla materia della rappresentatività politica si sono
scritti
fiumi di parole e decine di costituzionalisti hanno detto di tutto e di
più, giungendo sempre alla conclusione che nel sistema
italiano,
caratterizzato dall’essere una democrazia
parlamentare-assembleare, la rappresentatività è
mediata
dai partiti politici, non può non venir spontanea una
domanda:
ma se due o tre italiani su dieci ad un certo punto decidono, in piena
libertà e lucidità, di rifiutare il meccanismo
del voto
in quanto non accettano di essere rappresentati dai partiti che si
trovano sugli scaffali del supermercato della politica odierna,
perché mai i presunti rappresentanti non vengono eletti
tenendo
conto che una consistente fetta della popolazione di loro –
per
lo meno per la quota di rappresentanza di chi rinuncia al voto - non ne
vuol sapere nulla? Per farla breve, se due italiani su dieci non
andassero al voto o rifiutassero la scheda al seggio, perché
mai
non si dovrebbe legittimamente eliminare il venti per cento dei seggi
da assegnare? A dire il vero, dopo anni di militanza ed impegno
politico e dopo aver fatto qualche campagna elettorale, questo tipo di
ragionamento che – si badi bene – è
tutto meno che
una ipotesi di scuola, non l’abbiamo mai visto affrontare da
parte di nessuno, come se fosse del tutto normale che se a votare ci
andasse meno della metà degli aventi diritto sia
altresì
normale che a rappresentarli ci debba essere il doppio dei deputati
necessari. Potenza e magia della democrazia !! Il fatto, molto meno
prosaico, è che la politica parassitaria ed autoreferenziale
di
questi ultimi decenni ha raggiunto un tale apice che ormai sta
diventando normale tutto. Anche che una Santanchè diventi
sottosegretario senza sapere il perché !! E allora, pur
senza
voler scendere ad enucleare le ragioni che ci faranno star lontani dai
seggi e che ci spingono a mettere in piedi una campagna di
astensionismo attivo, siamo fermamente convinti che con la politica di
oggi l’unica cosa da fare è proprio quella di
rifiutare
categoricamente il voto, spiegando alla gente che ce ne chiede conto
quanto segue: NON SARA’ GRAZIE AL NOSTRO CONSENSO CHE
QUALCUNO,
DI DESTRA, DI SINISTRA O DI CENTRO, ANDRA’ A FARE IL
PARASSITA
SUL CORPO ESAUSTO DI CIO’ CHE RESTA DI QUESTO INFELICE PAESE.
Fernando Volpi
IL PRINCIPE DEI GIULLARI
Il
principe dei giullari ed un giullare principe rischiano di sbancare
l’Ariston di Sanremo e di vincere il Festival della canzone
italiana, giunto alla sua sessantesima edizione!!
Può sembrare una notizia ridicola, ma non lo è:
anche
Sanremo, una volta palco abbastanza serio per chi lavorava nel campo
della musica leggera, è diventato una buffonata senza pari,
con
una coppia di idioti (di cui uno stonato ed incapace proprio di
cantare) che riescono quasi a vincere dopo che già il
martedì erano stati sonoramente bocciati ed eliminati dagli
italiani a casa.
Non è una notizia di poco conto per il semplice fatto che
quanto
accaduto, compresa l’indignata protesta dei musicisti
dell’orchestra che hanno gettato via gli spartiti per
l’offesa arrecata alla Musica, segna il perpetuarsi di un
sistema
di relativismo dei valori e dell’essenza delle cose che, di
questo passo, condurrà l’intero sistema delle
espressioni
umane verso un grigio destino.
Certo è che se qualche anno fa un Dario Fo fu insignito del
Nobel per la letteratura e solo quest’anno Obama viene
riconosciuto degno di essere accostato a Gandhi, si sarebbe potuto dare
a Pupo e ad Emanuele Filiberto di Savoia il primo posto in una rassegna
molto meno edificante, pur se il componimento altro non era che una
filastrocca penosa dove l’illustre rampollo viene dipinto
come un
povero disgraziato privato per anni di un tetto sotto il quale
ripararsi.
Agli idioti e prezzolati giurati che, smentendo l’accorto
giudizio dato dagli italiani in prima serata, hanno conferito alla
atona picaresca coppia la piazza d’onore del festival,
vorremmo
ricordare che il baldanzoso principe è figlio di uno che ha
ammazzato senza essere mai stato punito per il reato commesso; e che
egli ha vissuto nel lusso e nell’agiatezza grazie agli
sporchi
affari del padre, sui quali mai nessuno ha fatto piena chiarezza. Per
rispetto di quell’Italia che è stata inneggiata in
quella
specie di ridicolo componimento musicale, che ci fa rimpiangere il
pathos vero e genuino di un Mino Reitano e di un Toto Cutugno, vorremmo
ricordare agli utili idioti che hanno studiato a tavolino (e non
potrebbe essere altrimenti!!!) il lancio televisivo del savoiardo
(sulla qual cosa si sta lavorando da almeno due anni) che le canzonette
sono sì cosa leggera, ma ancora troppo impegnative e serie
per
una umanità di tal schiatta.
Sarebbe buona ed onesta cosa che all’Italia vera, quella
fatta da
milioni di cristi che si dibattono ogni giorno tra mille
difficoltà, si dessero certezze e fatti concreti come scuole
e
asili di livello europeo o una sanità efficiente da Palermo
a
Milano……altro che il savoiardo ed un nano che
quasi
vincono Sanremo con una canzone che faceva letteralmente vomitare!
Nuvola Rossa

A SUD DI
UN’IDEA
Rosarno, il
Sud e la sagra dell’ignoranza tra stupidità,
cialtroneria e ipocrisia
Ma chi sono, che
vogliono, ma
che dicono? I camerieri dell’ignoranza mediatica, i parolai
del nulla che
sputano analisi improbabili
pavoneggiandosi nella dimensione dell’apparire. E che vengono
letti ed
ascoltati da un’opinione
pubblica residuale
che di giorno in giorno si manifesta sempre più come il
prodotto finito, costruito
dai ciarlatani istituzionali. Gli eventi di Rosarno
“spiegati” all’interno della
forbice della ‘ndrangheta e del razzismo senza nulla
conoscere delle realtà del
Sud in genere e della Calabria in particolare. Quasi che ciò
che è avvenuto
nella Piana di Gioia Tauro sia stato promosso dalle cosche - per
inspiegabili
motivi - o che una ventata d’improvviso razzismo possano
costituire la
decifrazione delle dinamiche in movimento in territori che secolarmente
sono
assoggettati al
massacro esercitato da
uno stato a dir bene inesistente ed allo sfruttamento di un capitalismo
localistico indotto da leggi
di mercato
anomale e singolari.
Vietato parlare di
identità
cancellata da una storia che parla di massacri di popolo e di
predazione
piemontese di ricchezze appartenenti ad un’economia avanzata
quale era quella
del Reame. Nessuno
ricorda che gli
stabilimenti siderurgici del catanzarese furono smantellati
(contemporaneamente
allo svuotamento della Banca di Napoli) dai facitori
dell’Unità d’Italia per
essere trasportati a Torino e Genova per costruire lì la
nuova industria
siderurgica. Nessuno ricorda, per dimenticanza di comodo o per
ignoranza
consolidata, la Legge Pica e la eliminazione dei
“briganti” operata dai
bersaglieri e dai carabinieri di Cialdini
intesa a piegare le popolazioni del Sud e a renderle
“omogenee” al Nuovo
Ordine. E chi sa e parla dei “galantuomini”, dei
rinnegati e collaboratori che
hanno costituito le nuove gerarchie borghesi e capitaliste meridionali,
fattrici di nuove identità che poi sono quelle che hanno
portato alla
snaturazione di Comunità di Popolo orgogliose delle loro
Tradizioni ? I
ciarlatani della storia parlano di ‘ndrangheta senza sapere
nulla di che cosa
essa sia stata e sia. Perché nulla sanno della storia e
della cultura del Sud.
E per questo, anche per questo, accusano oggi i Calabresi di razzismo:
quasi che
quanto avvenuto a Rosarno (e che potrebbe accadere in tutto il Sud) sia
riferibile ad un rigetto epidermico nei confronti dei negri. Quasi che
le colpe
di quanto accade non siano riportabili alla criminalità
delle istituzioni
centrali e locali che si sono disinteressate di ciò che
andava accadendo
interessate come erano a lucrare sulla pelle dei cittadini. Lavoro nero e per
ciò utile ai neo caporali.
Ma chi lo ha consentito? Chi ha permesso a migliaia di negri di migrare
in
territori dove la povertà è un fatto endemico?
Senza creare una pianificazione
del fenomeno migratorio né realizzare strutture di
accoglienza per etnie
estranee alle realtà locali e come tali ingovernabili. Ma si
sa: i Calabresi
preferiscono vivere di assistenza anziché
lavorare…Ciarlatani e imbecilli che
attribuiscono alibisticamente alla ‘ndrangheta la
responsabilità di fatti che
alla cosiddetta criminalità organizzata possono provocare
soltanto problemi.
Repressivi (e la repressione è stata immediata con
l’arresto immotivato, quanto
spettacolare e demagogico di decine di persone estranee agli
accadimenti di
Rosarno) e di agibilità sul territorio a seguito della sua
militarizzazione.
E però
c’è chi - come il
bergamasco Vittorio Feltri – afferma a cuor leggero che la
povertà del Sud è
causa dei Sudisti
brutti, sporchi e
cattivi adducendo come esempio di riferimento in positivo la ricchezza
dei
Veneti laboriosi e buoni che in alcuni decenni sono stati capaci di
passare dal
baccalà alla tagliata, dalla baita allo chalet. Onore ai
Serenissimi. Ma non si
dimentichi che questi sono cresciuti alla scuola
dell’amministrazione asburgica
e, soprattutto, non hanno dovuto pagare lo sfruttamento infame imposto
dai
“galantuomini” divenuti potere. E poi, cari
gazzettieri cialtroni ed
ignoranti, le tante
pagine “nere”
scritte dalle genti del Sud non dipendono di certo dalla natura della
“brutta
razza meridionale” ma provengono – come lucidamente
sostiene Marcello Veneziani
– in larga parte dalla brutta
“modernità
costruita a sud, tra abusivismo e quartieri da schifo, cattedrali nel
deserto e
insediamenti eco-rovinosi, egoismi recenti e
modelli televisivi e consumistici” veicolati
dall’alto e dall’esterno.
Ed assimilati nel meridione “dai ceti più furbi e
cinici”.
Tanto ancora
potremmo
aggiungere a proposito di “differenze” e di etnie.
E di Storia. Ma ci fermiamo
per ora qui. Ciò che c’interessa è far
conoscere a quanti dovrebbero
interessarsi -
sulla sponda “destra” - di
politica e di cultura alternative, come in ogni occasione in cui si
è cercato di
riconsegnare ai Popoli del Sud – che per troppo tempo hanno
fatto del
piagnisteo e della pigrizia una filosofia di vita - la loro
identità e il loro
orgoglio comunitario sia intervenuta la repressione a stroncarne
l’azione. La
rivolta di Reggio Calabria non ha costituito il solo esempio di come lo
Stato
sappia intervenire con la forza delle guardie e dei giudici e con
il servilismo organico
dei gazzettieri,
per impedire la riconquista del Territorio da parte dei nuovi
“briganti”. Chi
ricorda o chi ha mai saputo come nel 1993 hanno tentato di essere
operativi movimenti
quali “Calabria
Libera” e “Sicilia Libera”? Movimenti
figli di una strategia alternativa,
studiata all’interno di quell’eccezionale
laboratorio politico-culturale che fu
“Tabularasa”, diretta alla costruzione di un
federalismo comunitario che
operasse sul Territorio per strapparlo al malaffare ed alla gestione
criminale
del potere locale e centrale. Ebbene, quei Movimenti, che ebbero da
subito un
forte impatto di popolo e che lasciarono intravedere vittorie
elettorali che
avrebbero potuto stravolgere gli equilibri di un sistema di potere
consolidato
grazie al controllo affaristico della “cosa
pubblica”, furono soffocati ricorrendo
all’inquisizione per associazione di carattere mafioso.
Tecniche ben note e
largamente usate dai magistrati teorematici che inseguivano la via
giudiziaria
al potere sotto la regia di Violante e Caselli e della mafia
dell’antimafia.
Era il tempo in cui le “procure di trincea” si
inventavano i “nuovi sistemi
criminali” mettendo insieme mafia ed eversione di destra.
Tutti dimentichi e/o
tutti ignoranti? Quasi che non sia prassi di sempre mettere fuori gioco
chi
disturba il manovratore come va oggi accadendo in occasione degli
appalti per
la costruzione del Ponte sullo Stretto Per potervi partecipare occorre
la
certificazione dell’antimafia. E così sono le
imprese del nord ad
accaparrarsi i lavori. Per essere più
convincenti a livello di opinione pubblica è sufficiente,
poi, far esplodere
una cartocciata di polvere pirica davanti al portone del Tribunale di
Reggio e
scatenare la caccia alla ‘ndrangheta approfittando dei
benvenuti fatti di
Rosarno.
Non
c’è bisogno di ricorrere
alla psico-polizia: è sufficiente usare le tecniche antiche
e sperimentate
della repressione giudiziaria. Che vede al Sud la Casta delle toghe
operare in
buon accordo con la Casta politica. Salvo poi stendere le lenzuola
bianche e
piangere i loro morti.
DUE
STORIE
Due storie
diametralmente
opposte possono essere la chiave
di lettura dell’Italia di oggi e verosimilmente del
“mondo evoluto”
consegnatoci a profusione dall’imperversante capitalismo
finanziario di questi
ultimi decenni.
Due storie
di oggi: la stessa area
geografica, quel nord est
che - si dice – trainerebbe i vagoni più lenti del
resto d’Italia; la stessa
pagina di un quotidiano nazionale di area centrodestra che le riporta
con
anglosassone distacco; la stessa incapacità della politica
che non c’è nel dare
risposte e soluzioni.A
Parma
nel breve torno di tempo di una settimana – ma solo
dopo che la trasmissione televisiva Report se ne era occupata
– torna alla luce
dopo qualche anno una galleria di dipinti di proprietà della
famiglia Tanzi che
sembravano essere scomparsi nelle brume padane, ma che dimoravano
tranquillamente, in attesa di essere venduti, in alcune ville di
famiglia.
Opere di autori straordinari di cui nessuno si era accorto, nemmeno in
occasione delle perquisizioni effettuate anni addietro. Valore stimato
oltre
cento milioni di euro, ben poca cosa di fronte al crac miliardario del
cavaliere del lavoro (il titolo ancora nessuno glielo ha tolto!!!) Calisto Tanzi, che
comunque potrebbero sempre
servire a risarcire qualche ex dipendente che aveva investito la sua
liquidazione in bond fasulli e che ora si trova solo con una pensione
da fame
dopo quaranta anni dedicati alla crescita di un’azienda
modello, distrutta
dalle frenesie speculative di capitalisti votati alla finanza.
A Venezia
l’altra faccia di
questa Italia: due giovani
casalinghe, con problemi di disoccupazione e in gravi
difficoltà
socio-economiche, fanno “spesa proletaria” in un
supermercato di Marghera e
rubano generi alimentari per un valore di 165 euro. Forse per
soddisfare esigenze
alimentari immediate, forse per rendere meno nero un Natale che per
loro certo
non brillerà. Sono state pizzicate subito, come è
sempre probabile che avvenga
quando a fare certe cose ci si mette gente che nella vita non si
è mai sognato
di prendere uno spillo che non fosse il suo. Qualcuno
dirà che in fondo si tratta di due storie
“estreme”, in mezzo alle quali ci sta tanto altro e
che non si può
generalizzare, dipingendo l’Italia quasi come uno stato
centroafricano. Forse
sarà così, ma rimaniamo con il dubbio che se
ancora non siamo a livelli
preoccupanti, non possiamo nemmeno continuare a credere agli
incantatori di
serpenti che invitano ad essere ottimisti e ad acquistare a tutti i
costi
perché così l’economia non si ferma. Ci
chiediamo cosa dovevano acquistare per
tenere in moto l’economia le due casalinghe di Venezia che
sono andate a rubare
per mangiare? O quelle di Sassari che si sono autodenunciate in
questura perché
intenzionate a fare la stessa cosa di quelle di Venezia?
Non abbiamo
la pretesa di effettuare
una valutazione
scientificamente attendibile di statistica sociale per la quale
rimandiamo a
sedi senza dubbio più competenti, ma abbiamo il dovere di
denunciare che questo
paese non può andare avanti così ! Semplicemente
riteniamo che non è eticamente
tollerabile l’esistenza di un soggetto come Tanzi e, come
lui, di quei tanti
delinquenti grandi e meno grandi che hanno fatto e continuano a fare i
furbi
fregando in tasca alla gente della strada che deve fare i conti con
stipendi o
pensioni che non bastano nemmeno a mettere insieme pranzo e cena.
Perché non è
vero che Tanzi è la mosca bianca del sistema; che dire di
Ricucci, Coppola,
Cragnotti, Fiorani, Banca 121, Banca Italeasing e tanti meno noti che,
grazie
ad un sistema bancario corruttore e truffatore, hanno dilapidato
patrimoni
creati con anni di fecondo lavoro da parte di generazioni di
lavoratori? Gli
stessi lavoratori che ora magari si trovano a fare la fila presso gli
uffici di
collocamento o a rubare nei supermercati per continuare a vivere alla
meno
peggio.
Tutto
questo non sarebbe
accettato in uno Stato autorevole
in cui vige il principio di responsabilità in funzione del
ruolo che si occupa
in una organizzazione umana ! Tutto questo non avrebbe cittadinanza in
uno
Stato Nazionale del Lavoro dove il darwinismo sociale non sarebbe mai
ai
livelli scandalosi che hanno portato un uomo come Geronzi a diventare
il
Presidente della banca d’affari più importante del
paese.
E
dove il Presidente del
Consiglio in carica, corruttore di
mestiere con sentenze passate in giudicato, invita a spendere di
più esibendo
il suo “ottimistico” sorriso di plastica !
Fernando
Volpi

POPOLO
BUE
Forse
saranno in pochi
a ricordarsi che alcune settimane fa
il nostro Presidente del Consiglio si è recato negli Stati
Uniti per far visita
all’”abbronzato” Obama. Solito cabaret,
soliti sorrisi di plastica, solite
frasi fatte da copione diplomatico ben oliato da sessanta anni di
sudditanza
culturale, militare, politica ed economica e, alla fine, solite
dichiarazioni
finali sull’amicizia e sui legami tra i due paesi. Fin qui
niente di nuovo sul
panorama della politica italiana ed internazionale: altro non
è accaduto se non
che il viceré in carica di una colonia si è
recato a palazzo dal suo sovrano a
rinnovare il giuramento di fedeltà.
La sorpresa, però, arriva
dopo poco tempo e allora anche il
più sprovveduto degli analisti politici, che non vuol far
finta di essersi
dimenticato quello che è accaduto qualche giorno prima, non
può fare a meno di
fare due più due e scoprire che non fa ventidue! Il
rinnovato giuramento di
fedeltà si è invero sostanziato in qualcosa di
molto più concreto: ossia circa
1500 nuovi ascari da inviare in Afghanistan al seguito delle oltre
trentamila
unità che il Kennedy nero ha annunciato invierà a
breve a dar man forte alle
truppe di invasione internazionali già presenti in quel
paese. E’
singolare che si
inviano trentamila
soldati in più, ma ufficialmente sono in cantiere i piani
per il ritiro di
truppe americane dalle zone occupate: è proprio vero che
questi signori ormai
sanno benissimo che possono fare ciò che vogliono e, oltre a
questo, in più
aggiungono la ciliegina della presa in giro per far sentire
l’uomo della strada
ancora più inerme e cretino di quello che è.
Come era ovvio che accadesse nulla
era trapelato nei giorni
successivi la visita di Berlusconi, anche perché –
come al solito – in casa
nostra l’attenzione era focalizzata sulle solite vicende
giudiziarie del
premier; nessuno si è peritato di dire che la visita a Obama
era una chiamata a
rapporto in vista dell’armiamoci e partite e nemmeno ora che
la maschera è
calata si è sentita una sola voce di disappunto su quanto si
sta preparando in
casa Nato. Tutto tace sugli oltre quarantamila nuovi soldati e sulle
migliaia
di tonnellate di bombe che gli esportatori di democrazia andranno a
riversare a
migliaia di chilometri dalle loro ricche capitali, dove il malessere
sociale e
la povertà diffusa stanno diventando una vera pandemia da
fare invidia alla
A1H1 e dove farebbero veramente comodo i miliardi di euro e dollari che
si
spenderanno.
Non si sono sentiti nemmeno direttori
storicamente
“sinistri”, sempre pronti a fare i moralisti su
ogni cosa, pigolare con la loro
vocina un minimo di disappunto quando qualche giorno fa il ministro La
Russa ha
annunciato che l’Italia invierà altri uomini e
mezzi a presidiare il territorio
dove dovrà nascere il più grande oleodotto che la
storia ricordi.
Già…..quell’oleodotto che il governo
fantoccio di Kabul ha promesso a Bush e
senza il quale gli USA rischiano di rimanere tagliati fuori da fonti
energetiche vitali per poter tentare di rimanere aggrappati ad uno
“sviluppo
economico” sempre più deteriore per
l’umanità intera.
Dunque nulla sotto il cielo. Via il
texano guerrafondaio a
cavallo dell’elefantino repubblicano, ecco il negro
guerrafondaio in groppa al
somarello democratico. Dove sta la differenza? Qualche buon idiota che
credeva
che con la riforma della Sanità in America si aprisse
veramente una nuova era
anche nei rapporti internazionali deve ricredersi. E ancor oggi
possiamo dire
che noi ci avevamo visto giusto: il Kennedy nero, come del resto quello
originale, altro non è che l’espressione del nuovo
modello di conquistatore:
non più il sovrano bellicoso di secoli passati che senza
troppo nascondersi
andava a cercare spazi vitali perché questa – del
resto – è la natura
dell’uomo; no, quel modello
politicamente scorretto sa troppo di prevaricatore e sarebbe proprio
“fascista”
nella sostanza e nel metodo. Oggi la strada è diversa: si
dice che ci si ritira
da tutti i fronti di guerra sconsideratamente aperti dal predecessore,
salvo
poi rinforzare con altri trentamila soldati un contingente che non
riesce a
venire a capo di una situazione sempre più incasinata
com’è quella afgana.
Potenza della democrazia che è capace di esportare sommi
valori, soprattutto
quando camminano a fianco dei fiumi di greggio.
Con buona pace del popolo bue che
annuisce e ingoia tutto di
qua e di la’ dell’Atlantico!
Fernando
Volpi

CIALTRONERIE
A tre giorni di distanza
dall'
aggressione al Presidente del Consiglio Berlusconi (che non
ci
tocca minimamente, poiché da un lato non intendiamo certo
santificarlo come vittima , né dall'altro intendiamo
osannare
come eroe il suo aggressore), devo
affermare che molto più preoccupanti per noi, appaiono le
enormi cialtronerie alimentate in questi giorni; prime su tutte quelle
lanciate da Di Pietro e sodali.
Non perché ci
turbino le accuse e le offese rivolte dal
partito dell' IdV a Berlusconi, ma perchè non possiamo
accettare certe stupidaggini prive di senso che l'ex magistrato
caldeggia in questi tempi. (e non solo lui nell'ignoranza generalizzata
!).
Fra le tante
“accuse” rivolte al presidente del consiglio
infatti
è saltata fuori quella di paragonarlo ad Hitler ed a
Mussolini. Il "manettaro" é completamente fuori strada, e lo
ribadiamo per rispetto ai
“padri spirituali” dell'idea nazionalpopolare
europea.
Se poi si crede che
riecheggiare
Benito Mussolini e il discepolo germanico per
mettere il punto su una possibile svolta
“autoritaria”
berlusconiana, dia i suoi acidi frutti é loro
responsabilità ma noi preferiamo invitare a
riflettere
l'“ex pm” ed altri sull'enorme
corbelleria che vanno artatamente diffondendo vista la differenza di
popolarità riscontrata dai “dittatori”
da lui
ricordati, che senz'altro ne godevano assai più dell'attuale
presidente in carica e del suo
mal-governo da una parte, quanto d'altra assai più del suo
minuscolo pseudo-partito nutrito di becero giustizialismo borghese e
“benpensante”.
Del resto la questione
non si spegne
con questa definizione
assurda ed anti-storica, aggiungendo ancora corbellerie alla sua
esemplare ignoranza a tratti “analfabeta” mettendo
in
guardia il Paese da una deriva “golpista” e
“peronista” del
governo Berlusconi, come espresso da Di Pietro stesso, e ribadito non
più tardi di ieri dal suo sodale Felice Belisario ospite
della
trasmissione “Porta a Porta”.
Anche in tal senso
commentare questa dichiarazione “fuori dal
mondo” sarebbe superfluo.
Prima di sciacquarsi la
bocca
ricordando anche qui in maniera
offensiva e negativa Peròn farebbe meglio a studiare la
storia
e prendere semmai spunto dalla politica fortemente sociale e
nazionale che Juan Domingo Peròn sulla scia del fascismo
mussoliniano, mise in atto appoggiato dagli strati più umili
della popolazione. Una politica sociale che sicuramente non
può
meritarsi di essere vilipesa e beffeggiata dalla bocca di emerite
inculturati che solo nella politica attuale possono essere al posto che
sono.
Se poi anche in questo
caso si è voluto ricordare alcune prese
di posizione che Peròn fu costretto ad emandare, il
“Dott”.
Di Pietro dimostrerebbe sicuramente maggiore sapienza storica se si
soffermasse ad approfondire l'eroica figura di Evita Peròn
ed
il suo alto contributo umanitario sociale e rivoluzionario che ha
apportato al partito giustizialista argentino, da non confondere con
lo pseudo-giustizialismo criminale e “golpista”
(quello si)
portato avanti dall'Italia dei Valori.
Forse davvero l'ex
magistrato Di Pietro prima di parlare a “vanvera”
sarebbe meglio che pensasse a quel che dice e allo strumento che
é stato dei "poteri forti" anti nazionali.
Se la sua pur
rispettabile battaglia al malgoverno Berlusconi, deve
continuare vomitando cialtronerie di questo genere, farebbe meglio a
studiare, meglio ad andare in
pensione.
GIACOMO CIARCIA.
LOTTE DI POTERE
Il Presidente del Consiglio
Berlusconi si lamenta
dell’accanimento pseudo politico di cui è vittima
e con il quale si cerca di
eliminarlo per sempre da Palazzo Chigi: ha più volte
sostenuto che il suo è
forse il caso più eclatante di attacco ad una persona che si
sostanzia in
attacco alle istituzioni da lui rappresentate. In parte è
sicuramente vero, ma
di certo l’uomo non è di quelli che si possono
definire immacolati.
Se
ben ricordiamo di uomini di potere che hanno subito
attacchi diretti ed indiretti che sono costati loro la carriera
politica ed
istituzionale in Italia ne abbiamo avuti diversi; in realtà
il signor
Berlusconi non è il primo e non sarà nemmeno
l’ultimo. L’unica differenza è
che, mentre i suoi predecessori erano politicamente, mediaticamente ed
economicamente più deboli, dunque più facilmente
abbattibili, l’uomo di Arcore
vanta una forza che lo porta a sostenere anche le peggiori battaglie.
Oltre
mezzo secolo fa ci volle ben poco ad un cinico Fanfani
sbarazzarsi dell’astro nascente della DC italiana Piccioni e
spianarsi la via
per una carriera costellata di grandi incarichi: da Ministro degli
Interni gli
bastò usare molto bene alcune pedine dei servizi di
intelligence e la stampa
amica per insinuare il dubbio sull’opinione pubblica che il
figlio di Piccioni
poteva avere a che fare con l’omicidio Montesi. Piccioni si
dimise e scomparve
per sempre dalla scena politica nazionale.
Ad
altri sono toccate sorti diverse, addirittura tragiche:
Rumor, tutto sommato, se la cavò abbastanza bene; Craxi
molto meno; Forlani un
po’ meglio; Andreotti lo sappiamo bene; Aldo Moro ci ha
rimesso la pelle. Per
non scomodare un nome ancora più illustre (almeno dal nostro
punto di vista!!)
che in un contesto storico certamente diverso fu vittima di un colpo di
Stato
ordito dai massimi vertici istituzionali in combutta con il nemico di
guerra,
la confindustria ed i poteri sotterranei di ogni colore che lasciarono
il
nostro Paese nel peggior letamaio che la storia contemporanea ricordi.
Dunque
il signor Berlusconi non fa molta eccezione in un
paese in cui la fedeltà a certi principi umani,
l’opportunismo e la disonestà
politica (e non solo), il fare intrigante e mafioso sono praticamente
il pane
quotidiano della vita istituzionale: ci dispiace togliergli un altro
dei record
di cui mena spesso vanto, ma è proprio così !
Ciò
di cui ci dobbiamo però preoccupare – e veniamo al
senso
più intimo di questo nostro sfogo – è
che oggi con Berslusconi, come ieri con
gli altri suoi predecessori di sventura politica, sono in atto
movimenti
sotterranei che preludono ad uno scontro di potere che –
forse già in atto da
tempo – è stato di recente denunciato in maniera
sibillina anche da Napolitano.
Quando la massima carica dello Stato, per giunta uno che è
riuscito a passare
indenne e senza macchia (?) attraverso il crollo della sua fede
comunista, esce
con denunce contro lo scontro in atto nella politica italiana,
significa che
sotto traccia le faglie sismiche della politica sono estremamente
attive.
A
nostro modesto avviso quello che è in atto in Italia
– e
che come i terremoti si ripresenta a scadenze temporali –
è una lotta di potere
un cui ognuno gioca la sua parte, schierato di qua o di la’ a
seconda della
convenienza e in cui i servizi di informazione hanno un ruolo non
indifferente.
Non vogliamo fare dietrologia, ma da noi i servizi sono spesso stati
funzionali
a fare di tutto e di più, molte volte anche al di fuori dei
compiti cui erano
preposti. Ed oggi sta accadendo la stessa cosa, con una palese
intromissione a
favore o contro questa o quella parte in lotta.
Solo
ai più stupidi potrà apparire strano il fatto che
un
certo Spatuzza dopo 15 anni si alza, si converte, studia teologia e
comincia a
dire un sacco di cose e, dopo soli due giorni dalla sua
sensazional(istica)
deposizione, con una mossa stile Mossad vengono decapitati alcuni dei
vertici
di Cosa Nostra proprio sotto lo sguardo di decine di telecamere. Viste
le
rivelazioni di Ciancimino sull’arresto pilotato di Riina non
c’è proprio più da
meravigliarsi di nulla: COSA NOSTRA è sempre di
più AFFARE LORO!! E destra e
sinistra ci stanno dentro fino alle ginocchia!
Nuvola
Rossa

ABBIAMO
PERSO IL CORAGGIO DI DEFINIRCI ANTIDEMOCRATICI.
Fui
tra i primi a sottoscrivere il Manifesto di Massimo Fini. Fui
tra i
più attivi a sostenere (v. Astensionismo Perché)
la campagna per lo
"Zero Voto". Ciò che mi condusse a rarefare i miei rapporti
con il
"Movimento Zero" fu dovuto e all'incapacità operativa dei
suoi aderenti
di fare movimento e all'ostinata difesa di Fini a difendere
Di Pietro,
nonostante la poderosa documentazione da me fattagli pervenire a
dimostrazione della cialtronaggine dell'Uomo di Montenero di Bisacce.
Ciò non sta a significare che io non apprezzi una
gran parte delle sue
proposizioni letterarie e giornalistiche. Per quanto riguarda la sua
difesa della democrazia sono d'accordo con te nel considerarla
un
limite in negativo. Il fatto gli è che noi - fatta eccezione
di taluni
- abbiamo perso il coraggio di definirci antidemocratici per tema degli
anatemi sistemici e giudiziari. Dunque ancor prima di
spiegarlo - in
termini e culturali e, quindi, politici - la contrapposizione tra
Comunità Organica e Società non
solo rappresenta la distinzione tra
due inconciliabili concezioni della vita e del mondo ma una
differenzazione antropologica. E per quanto riguarda la dimensione del
Politico mentre il comunitarismo organico costituisce i
naturali e
qualitativi rapporti fra gli uomini che si fanno Popolo, la
democrazia
(borghese e/o proletaria) non è altro che "una maschera
assunta
dall'oligarchia finanziaria, uno dei più raffinati metodi di
sfruttamento del popolo trasformato in massa informe,
soggetto di
bisogni e d'interessi coordinati dal sistema della mistificazione
elettorale e partitica". In alto i cuori !
Paolo Signorelli

A
PROPOSITO DEI COSIDDETTI…
“ARDITI DEL POPOLO”.E’
compito primario del nostro “Centro Studi” fornire
agli
interessati che ci seguono (soprattutto alle future generazioni) un
apporto storico-culturale propriamente politico e pragmatico.
A tal proposito non possiamo che rispondere per doveroso primato
storico politico e morale di socialisti nazionali all’ultimo
documento apparso sul portale di Sinistra Nazionale riguardante la
storia politica dei cosiddetti “Arditi del Popolo”
.
Non é un commento polemico ma desiderio di svelare ed
evidenziare le svariate inesattezze storiche riscontrabili nel post
visibile all’indirizzo:
“sinistranazionale.it”.
Infatti in maniera un po’ avventata, e forse nutrita di
indelebile sentimento postfascista, il buon Alessandro Cavallini ha
voluto sta volta elogiare la causa di queste formazioni militari
irregolari (come del resto le formazioni partigiane), che operarono
durante il “biennio rosso” contro le formazioni
squadriste,
ossia ostacolando di fatto la lotta per la realizzazione di quei
principi socialisti nazionali enunciati nel marzo ’19 a
Milano in
quell’adunata storica di “Piazza San
sepolcro” .
Nati da una costola - assolutamente minoritaria - dell’
“Associazione Nazionale Arditi d’Italia”
(che nel
frattempo aveva aderito in blocco ai Fasci di Combattimento), i
cosiddetti “Arditi del Popolo” capeggiati
dall’ex
ardito delle fiamme nere Argo Secondari, combatterono in
realtà
come prezzolati, direttamente o indirettamente al fianco delle
formazioni “social-comuniste”, che in nome di quel
socialismo reale internazionalista, denigravano con disprezzo,
colpivano e talvolta assassinavano per le strade numerosi reduci,
mutilati di guerra e pluridecorati individuando in loro, e non in
quella borghesia capitalistica e sfruttatrice il principale nemico da
abbattere.
D’altra parte invece i Fasci di Combattimento mussoliniani
(nell’articolo di Cavallini duramente accusati di collusione
con
la borghesia) cercarono di maturare quella rivoluzione sociale e
nazionale, in nome di quei combattenti, operai , contadini e piccoli
impiegati che servendo e soffrendo valorosamente per la Patria sudarono
sangue nelle trincee, di fronte al piombo nemico.
Avanzamenti in campo sociale ed ambizioni nazionali che quei
“combattenti-lavoratori” avevano tutto il diritto
di
rivendicare e che trovarono sicuramente risposta concreta, nel
neomovimento fascista, non certo nelle forze della destra
liberal-conservatrice (che aveva voluto la guerra soltanto per propri
fini economici, ed ora si mostravano atti esclusivamente a conservare
lo “status quo”); e non certo nell’odio e
nel
disprezzo antiitaliano dei socialisti ufficiali.
“Esproprio delle ricchezze, terra ai contadini,
socializzazione
delle aziende, innalzamento dei salari, rivendicazioni delle terre
“usurpate” e non concesseci dal trattato di
Versailles”, furono punti lanciati che l’ex
socialista
Benito Mussolini fece propri, attraverso il programma del suo
movimento, in cui nel frattempo avevano aderito molti sindacalisti
rivoluzionari, anarcosindacalisti, futuristi e arditi già
vicini
al quotidiano mussoliniano negli anni dell’interventismo.
Sicuramente (e qui arriva il punto), non possiamo in nessun modo negare
che taluni elementi imborghesiti del fascismo, facenti capo ad
infiltrati (e non a veri fascisti intesi nel significato rivoluzionario
del termine), operarono al servizio degli industriali e degli agrari in
esclusiva funzione padronale ed antisocialista, ma questa fu
un’
assoluta minoranza, non affatto generalizzabile ed attribuibile a tutte
le squadre d’azione, ed al loro glorioso sacrificio di sangue
come milizia al servizio della rivoluzione social-nazionale fascista.
Basti ricordare fra le tante le eroiche imprese compiute delle squadre
d’azione guidate da Tullio Cianetti (futuro ministro delle
corporazioni), sempre in prima linea nelle bastonature e negli assalti
contro le formazioni padronali; per arrivare a ricordare quelle dirette
dal federale di Bologna (già sindacalista fascista) Gino
Baroncini più volte schierato direttamente al fianco dei
contadini
negli scontri contro le forze dell’ordine asservite invece
agli
agrari.
Si racconta a tal proposito, che dopo aver guidato assieme ad un
centinaio di squadristi la devastazione di alcune sedi delle leghi
padronali, Baroncini arringò sulle macerie una folla di
atterriti braccianti.
Poco tempo dopo sul giornale “L’Assalto”
Baroncini
commentò proprio così la sua iniziativa di
espropriazione
delle terre, per la lottizzazione di cooperative bracciantili:
«
si procederebbe all'esproprio solo a carico di quegli agrari che vivono
pacificamente sulle rendite trasmesse in città dai loro
agenti
di campagna, (...) perciò nulla hanno da temere i piccoli
proprietari coscienziosi ».
Questi eventi sopra riportati rappresentano soltanto la
“punta
dell’iceberg” dell’ opera squadrista a
difesa del
mondo del lavoro.
I deviazionismi “a destra”, e gli asservimenti che
–
ahinoi - si verificarono, e che Cavallini tiene a ricordare, furono
episodi isolati, e fin da subito condannati apertamente dal capo del
fascismo stesso attraverso questo stralcio di articolo pubblicato
su“Il Popolo d’Italia”: <>
Queste parole credo possano bastare a smentire tutti coloro che
addebitano, ed hanno addebitato, a Mussolini quegli atti sconsiderati
che qualche “squadrista” “del torna
conto”
commise, in circostanze sicuramente estranea all’idea, ed
allo
scopo originario per il quale nacque nel ’19 lo squadrismo.
Questa è la verità precisa, schietta e leale
della
storia, che non fa una piega.
I cosiddetti “Arditi del Popolo”, se davvero come
essi si
presentavano, facevano appello a dei principi sanamente sociali,
proletari e patriottici, avrebbero dovuto intraprendere la loro
battaglia all’interno dei Fasci di Combattimento e delle
stesse
squadre d’azione affiancando i fascisti, i socialisti
nazionali,
a troncare ogni deviazionismo ed imborghesimento, o collusione col
sistema.
Una battaglia che coerentemente alla loro provenienza di
“combattenti-proletari” arditi, avrebbero dovuto
fare
propria, contro la reazione borghese “bianca” da un
lato, e
l’odio antinazionale marxista dall’altro.
Scelsero invece la via “sbagliata” favorendo
più o
meno volontariamente il sistema; un frutto di un malinteso che li
portò a schierarsi dalla parte del nemico comune.
Del resto il signor Alessandro Cavallini, dopo aver pensato bene di
adulare le formazioni antifasciste degli “Arditi del
Popolo”, e dopo aver riecheggiato il nome di Mario Carli,
deve
essersi come dimenticato però di riportare anche il fatto
che
proprio il buon Mario Carli, autore di quel suo famoso articolo
“Arditi non gendarmi”; subito dopo la Marcia su
Roma
approdò al fascismo più intransigente ammettendo
onestamente, ed umilmente di aver riscoperto proprio nel regime
mussoliniano quel progetto sociale e nazionalrivoluzionario al quale
aveva sempre auspicato.
Allo stesso modo si mossero molti altri ex appartenenti di spicco degli
“Arditi del Popolo” come per esempio Amilcare De
Ambris
(fratello del più noto Alceste) che divenne addirittura
segretario del sindacato fascista metalmeccanico, oppure Vittorio
Picelli (fratello di Guido), anch’esso duro antifascista nel
’20 – ’21 ; ma che dopo aver chiesto per
lettera a
Benito Mussolini nel ‘35 l’arruolamento in Africa
Orientale
(ottenendolo), al suo ritorno dall’Etiopia ricevette svariati
incarichi fra i sindacati fascisti. Di Vittorio Picelli si ricorda il
volume: “Il fante nella guerra nell’Africa
Orientale”.
Con questo articolo sintetico, ma chiaro, vogliamo così
ribadire
e mettere ancora una volta l’accento sull’apporto
che solo
il Fascismo rivoluzionario mussoliniano (primo su tutto in Italia)
abbia dato per la realizzazione di un vero e proprio progetto
alternativo Socialista Nazionale, per il solco della terza Via.
Lo ha dimostrato la storia con cui mantiene ancora un conto in sospeso.
Non intendiamo con questo, in nessun modo, dare inizio a scontri
polemici futili e dannosi per tutti.
Riemerge in noi, esclusivamente, il ruolo di fonte di documentazione
per ciò che riguarda la storia delle nostre radici
politiche,
morali e spirituali.
In definitiva, credo non ci sia altro da aggiungere.
Oserei solamente sperare molto che i “compagni di
lotta” di
Sinistra Nazionale (dei quali non si discute affatto la buona fede,, e
le battaglie comuni alle nostre); non caschino preda del sistema,
attraverso la solita ed infernale retorica antifascista , la quale
continua ad essere la sua arma migliore.
Senza rancori.
GIACOMO CIARCIA.  PROPOSTE
INDECENTI
Pur volendo evitare polemiche pretestuose nei confronti del partito di
Luca Romagnoli e di Francesco Storace, non si può certamente
sottacere certe prese di posizioni inaccettabili per chi come noi
intende portare avanti senza "se" e senza "ma" la battaglia comunitaria
ed organica della continuità ideale verso i valori statuali
della RSI ed i suoi ispirati principi socializzatori.
A riguardo di tutto ciò non si può che
“denunciare” l’avanzamento di alleanza
elettorale promossa per le elezioni europee ( e non solo) sia dal
segretario del Movimento Sociale- Fiamma Tricolore sia dal segretario
de La Destra verso partiti del centrodestra rimasti esclusi dal
contesto bipartitico, nonché con il neo democristiano
Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo.
Ora che per superare quella fatidica e liberticida soglia di
sbarramento al 4%, immessa dal potere oligarchico del bipartitismo per
soffocare qualunque realtà antagonista anche a livello
europeo, si possa anche pensare a qualche novità politica,
ciò non può significare svendere un patrimonio
ideale.
Come sia possibile per dei partiti etichettati come
“antagonista al sistema” scendere a patti, anzi
alleanze, non solamente a livello europeo, ma in ambito nazionale, con
forze secessioniste ed autonomiste (finanziate per lo più
dal potere massonico e mafioso), operanti proprio in nome della
disgregazione di quei valori identitari e sociali di cui troppo spesso
ci si riempie la bocca, non lo sappiamo, e vorremmo sentircelo dire dai
diretti interessati.
Del resto non si esita ad evidenziare punti strettamente comuni
soprattutto in materia di federalismo e stato sociale, quando la
realtà é ben diversa
Ora, evitando fumogene aggettivazioni lascio alla coscienza di ognuno
di noi il significato di tutto questo. Sentiamo tanto sventolare da
sempre di totale unità d’area ma la risposta
è che non ci potrà mai essere unità
fino a che i tempi non saranno per tutti maturi verso la strada
inviolabile della LIBERAZIONE NAZIONALE, confrontandoci semmai con
realtà in movimento anche provenienti da esperienze opposte
ma almeno non colluse con il "sistema" (e perciò non
parliamo di residuati partiti "comunisti", solo nominalmente tali) come
formazioni di ispirazione di sinistra nazionale capaci di abbattere una
volta per tutte la paccottiglia "ANTIFASCISTA".
Se certo così si protrarrà il futuro preferiamo
rimaner ancorati nella nostra umile battaglia fuori da ogni schema
partitico, e/o elettorale, ma fedeli alle nostre radici, che ci
distinguono sempre più dall’accozzaglia promossa
da qualsiasi arrivista di turno. Questo è il significato
della nostra battaglia.
Gli interessi di poltrona li lasciamo ai rinnegati della storia o ai
loro sciancati dirimpettai.
GIACOMO CIARCIA
L’ALTRA FACCIA DELLA
“RESISTENZA” Dopo
sessant’anni di silenzio, in questo giorno di ricordo del
massacro delle foibe, non possiamo certo tacere ed accogliere a buon
viso un semplice e breve trafiletto (fra l’altro inquinato
come
al solito di un becero antifascismo militante) enunciato dalle alte
cariche dello Stato.
Come ci potevamo aspettare la lusinga antifascista espressa
direttamente dal presidente di questa repubblica non è
mancata.
Non è mancato anche - ancora una volta -
l’ignobile
atteggiamento delle istituzioni “democratiche” di
gettare
fango sul Fascismo e sull’esperienza statuale mussoliniana,
persino nella ricorrenza di una vera e propria strage e pulizia
etno-comunista e partigia
Tutto ciò non é nuovo. Da sempre del resto la
nostra
critica nei confronti della sedicente “democrazia”
italiana
fondata sull’odio, e sulle menzogne non si è mai
placata.
Abbiano però rispetto per i nostri martiri italiani, e per
tutti
quei figli d’Italia che furono massacrati barbaramente e
gettati
nel profondo degli abissi, pur non rinunciare alla propria
identità italiana, senza piegarsi alle mire espansionistiche
slavo-comuniste, indipendentemente se ferventi Fascisti o semplici
connazionali
Abbiano rispetto TUTTI per questi nostri fratelli almeno in questo
giorno di ricorrenza storica!
In questa data di lutto nazionale per la storia della Patria, che
ricorda l’eccidio senza pietà e l’esodo
dalle
proprie terre e case di migliaia di nostri conterranei, a seguito
dell’invasione oltre i nostri confini orientali, non possiamo
certo sentir infangare la causa per cui molti Combattenti
dell’Onore caddero opponendosi di fatto,
all’occupazione
plutocratica nel suo insieme; ossia anglo-americana da un lato e
sovietica, attraverso l'internazionale comunista, dall’altro.
Non ci potrà mai essere solidarietà nazionale con
questi
“signori” che pretendono di rappresentarci.
Non ci potrà mai essere “pace” fino a
che il mare di
menzogne che ci narrano non avrà fine!
Una strage nascosta (quella delle foibe) dalle istituzioni
“democratiche” antifasciste per oltre sessanta anni
e
solamente per proprio sporco comodo. Il piano egemone del maresciallo
Tito fu nella realtà dei fatti concordato con le forze
anglo-americane, una specie di “spartizione di
torta”
dell’Italia, al cui gioco non poteva che prestarsi il governo
Badoglio con la monarchia traditrice, nonché
l’attività terroristica partigiana.
Con l’aiuto diretto di formazioni partigiane comuniste
italiane
infatti, e con il tacito assenso di tutto il CLN, ebbe inizio quello
che sarà stato poi nascosto (nei migliori dei casi), o
ignobilmente definito dalla “marmaglia”
istituzionale
antifascista un “contributo di libertà”
dei
“compagni” titini. Nella verità si
trattò di
una vera e propria occupazione a fine imperialistico di Istria,
Dalmazia, Fiume, e persino Trieste (fino al trattato di Osimo del
1954), promossa ed attuata tramite vera e propria polizia etnica, e
terrore nei confronti delle comunità italiane.
Questa é la schietta verità e la natura meschina
ed anti-
italiana della sedicente “resistenza” prezzolata ha
avuto
illustri coperture. Una verità che andrebbe riaffermata
senza
"se" e senza "ma". I tanto “vituperati” eroici
combattenti
della Repubblica Sociale Italiana altresì, furono gli unici
a
combattere contro ogni deriva imperialistica della Patria, al Sud
contro gli anglo-americani, e ad oriente contro l’esercito
jugoslavo.
Una battaglia indimenticabile quella della RSI per la
Libertà, e
per il Socialismo Nazionale, alla quale noi oggi ci leghiamo come
sentimento di continuità ideale.
Non sono state rare (a differenza di quello che ci narra la
disinformazione storica), persino nette opposizioni di forze armate
repubblicane nei confronti di svariate rappresaglie tedesche contro
Italiani e questo nello spirito innanzitutto di dignità ed
onore
nazionale.
Così oggi il presidente Napolitano si è ricordato
bene
ancora una volta di gettar fango sull’esperienza storica del
Fascismo, e sulla sua natura “dittatoriale”.
Peccato si sia
astutamente dimenticato di ricordare al popolo italiano la vergogna
di quando un suo caro predecessore e pure pluristimato maestro di
“libertà” e
“democrazia” - uno dei
maggiori indiziati della volontà di essere prezzolati sicari
per
conto degli inglesi di giustiziare Benito Mussolini - Sandro Pertini,
ebbe pure la vergogna di chinarsi a baciare la bara del macellaio Tito
di fronte all'Italia ed al mondo.
Probabilmente anch’esso per i nostri padri della democrazia e
per
le Istituzioni antifasciste doveva apparire come un vero esempio di
liberta, e questo la dice lunga sulla differenza che esistre tra noi
Uomini Liberi e i rinnegati e gli sciancati della Storia. GIACOMO
CIARCIA.
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