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G E R A R C H I A
bollettino telematico
del
SENZA CENSURA IN QUESTA SEZIONE PUBBLICHEREMO ARTICOLI CHE CI PERVENGONO DA VISITATORI CHE NON NECESSARIAMENTE CORRISPONDONO E RIFLETTONO IL NOSTRO PENSIERO; EVITEREMO OGNI CENSURA PURCHE' IL CONTENUTO NON SIA OFFENSIVO VERSO PERSONE O VERSO SENTIMENTI DI TIPO RELIGIOSO CHE RIGUARDANO NON LA SFERA POLITICA MA LE SFERA ETICA INDIVIDUALE
LUCI E OMBRE “A DESTRA”
La presenza di una corrente a tutti gli effetti rivoluzionaria (almeno per il suo impulso teorico) definitasi “Blocco Sociale Nazionale” all’interno del partito di Francesco Storace “La Destra” ci ha colto senz’altro di sorpresa, dato che nessuno si sarebbe mai aspettato un simile scenario politico e una simile “mutazione” antropologica da quelle parti. Certamente senza “se” e senza “ma”, l’avvenimento non può che rasserenarci e aiutarci a intravedere – chissà - forse anche “brillanti”, ossia “accettabili”, orizzonti in questa era di totale decadenza politica e morale del “Kali Yuga”. Anche il neoprogramma che tale formazione si è dato - a quanto pare figlio diretto della grandiosa esperienza storica e politica della Repubblica Sociale Italiana da noi sempre rivendicata - non può che trovarci pienamente d’accordo. Del resto non é da oggi che noi fautori di un Socialismo Nazionale erede di quella esperienza statuale, nonché piccolo pugno di Uomini Liberi in lotta perenne contro il sistema demo-plutocratico e partitocratrico, avevamo invano sperato in una realizzazione di un programma nazionalpopolare fortemente innovatore che si rispecchiasse con la nostra Carta dei Valori e, a quanto pare oggi – ripeto per ora almeno nella sua forma teorica - una fiammellina come punto di riferimento in mezzo alle tenebre sembra essersi accesa. Poco importano poi le denominazioni e le classificazioni inutili quanto inefficaci come “Destra” o “Sinistra”; l’importante, cioè quello che conta, sarà sempre rappresentato dalla forma dall’ idea, dalla continuità ideale, dalla differenza fra sistema ed antisistema, senza inutili cortine fumogene. Comunque sia con questo nostro positivo saluto nei confronti dei promotori di tale “Blocco Sociale Nazionale” cogliamo anche l’occasione nel porgere loro il nostro più sincero augurio nel vedere realizzato il loro difficile progetto, per trovarci – perché no - in un quanto prima prossimo domani uniti nella lotta contro il titanico nemico conformista. Ovviamente per vedere realizzato tutto questo, e per far si che la piccola fiammellina in mezzo alla tempesta si evolva in fuoco rivoluzionario, e non in futile artefizio congressule, sarà necessaria per prima cosa una rivoluzione interna al partito che riesca una volta per tutte a ripurificare completamente il suo segretario Storace da tutti i residui dell’ abiura di Fiuggi ed eliminare completamente la corrente reazionaria e turbocapitalista (quella che oggi fa capo a Daniela Santanchè) come sempre - oggi più di ieri - presente ed infiltrata nel compito di appesantire ed ostacolare la marcia verso una "Terza Via". Proprio per questo mi spiace osservare, e prego tanto i militanti “fiammisti” in buona fede di scusarmi, che il partito di Luca Romagnoli, ha mostrato invece, almeno per ora, la sua più totale e vergognosa censura a riguardo della nascita del “Blocco Sociale Nazionale”. Ormai del resto credo che tutti sappiano delle infinite manovre politiche e di rinnegamento ideologico che l’ “onorevole” Romagnoli da anni sta effettuando per arrivare a una più vicina e viva appartenenza alla coalizione liberalcapitalista e americanofila “berlusconiana”. Nessuno può poi dimenticarsi che in questi ultimi tempi il leader del partito della Fiamma Tricolore - colui che si dichiara e si vanta come la più brillante e lucida testa del neofascismo - si è dimostrato dall’esterno il più vicino sostenitore dei "desiderata" della signora Garnero Santanchè per l’alleanza col PDL, elogiandola più volte sul proprio sito come la forza più costruttiva e migliore de “La Destra” e la più formidabile (sic !).
Positivamente differente l'atteggiamento invece di Adriano Tilgher (del Fronte Sociale Nazionale) e di Casa Pound o di Polaris che sembrano - come noi - seriamente intenzionate a verificare con attenzione ciò che avverrà a novembre al congresso del partito de "La Destra": nessuna cambiale firmata in bianco ma una rigorosa valutazione di ciò che emergerà.
Chiudo con un saluto di incoraggiamento ai camerati del “Blocco Sociale Nazionale” che attraverso il loro programma fraterno al nostro potranno, con volontà di intenti, ritrovare accanto a sé molti altri "uomini di milizia"; se son rose.......................fioriranno !
GIACOMO CIARCIA.
Alla faccia di certi "dirigenti" partitici pronti al solito salto della quaglia italiota proponiamo uno sfogo giuntoci in redazione, senza nome e senza zona precisa di riferimento perché comunque i sentimenti che esprime sono - o dovrebbero essere - di molti altri giovani nazionali che come in uno dei tanti "8 di settembre" susseguiti a quello Tragico del 1943 si sentono una volta ancora .....allo sbando per colpa dei soliti "generali" pronti a sottoscrivere la resa...................in abiti "borghesi" a onta della "divisa" ! Comunque ci auguriamo, soprattutto tra i giovani, una presa di coscienza utile ad unire e non a dividersi ......................come "pecore matte". La Redazione
Sono un giovane reduce dall’ennesima riunione dei vertici
di Fiamma Tricolore; io militante
“Bisogna prendere atto che il sistema diventerà bipolare”. Me Ne Frego !, rimaniamo fuori, diventiamo movimento di opinione, non inseguiamo a tutti i costi le deviazioni di una struttura istituzionale che ci “tollera” ma che noi detestiamo, non conformiamoci, non mescoliamoci, non facciamoci fagocitare, cerchiamo di sopravvivere anche a questa ennesima, e forse definitiva “retata politica” atta ad isolare e ridurre ai minimi termini l’Antagonismo corporativo, anticapitalista, antiatlantista, antiliberista, antiliberale. Sociale e Nazionale. Aspettiamo e speriamo che qualcuno rinsavisca, che qualcuno si svegli e decida di riunire tutte le comunità militanti scontente della deriva borghese di Fiamma in un’unica casa comune realmente e consapevolmente ancorata al pensiero del Socialismo Nazionale alternativo al marxismo, alternativo al capitalismo ma nel frattempo che aspettiamo ciò, siamo rimasti soli. Cercheremo di sopravvivere come comunità militante autonoma senza sede, senza nome (per ora), senza un riferimento territoriale, senza strutture, senza fondi, ma con tanto entusiasmo e tante idee perché finchè ci sarà uno solo di noi , ci sarà sempre un Vessillo della Repubblica Sociale che sventolerà fiero in questo mare di ipocrisia. un militante non più della Fiamma di una zona del nord Italia.
UN PAESE (NON NAZIONE) SENZA DECORO “La nostra guerra contro il Giappone” dI Filippo Giannini (l'articolo verrà pubblicato anche sul Popolo d'Italia) “Il Momento” era un quotidiano che vide la luce nell’immediato dopoguerra. Sul numero del 7 novembre 1945, in merito all’armistizio stipulato dall’Italia, si legge: <Se le clausole delle pattuizioni del settembre non rispondevano alle speranze che ci erano state fatte balenare, il nostro stato attuale contraddice e rinnega ben più alte promesse, ben più solenni impegni. Disconosce tutti i principi di guerra delle Nazioni Unite: calpesta la “Carta Atlantica” (ne avete più sentito parlare? Nda); fa un’irrisione dei dodici punti recentemente proclamati da Truman; rappresenta la negazione e il rovescio violento di ogni giustizia. Nell’estate scorsa, Da Potsdam, fu promessa all’Italia la pace per gli inizi dell’autunno. Siamo in autunno inoltrato, e l’Italia geme ancora sotto il peso di un armistizio schiacciante. E la pace, una pace non negoziata ma imposta, è lontana. Che almeno ci si dia quello “status” provvisorio intermedio invocato una volta da Parri perché l’Italia possa cominciare a vivere, muoversi, respirare, perché non si senta più quel paese che ventisei mesi or sono gli alleati immobilizzarono e legarono e incatenarono senza riguardi – tutto questo chiamando liberazione>. Dovrei fare un commento a questo plorare di personaggi che hanno cercato quel che, poi, hanno ottenuto? Il disprezzo di coloro che hanno imposto una brutale occupazione, facendola apparire come una “liberazione” . Perché ne parlo oggi? Perché ancora oggi, a distanza di più di 60 (dico sessanta) anni, nulla è cambiato, almeno negli effetti. Infatti il mortificante armistizio del settembre 1943 è ancora operante. Un giornale di quel periodo lamentava: <Rinuncia a ogni sovranità politica e militare; controllo su tutti i settori della vita finanziaria ed economica ecc.>. Da questo scritto, ripeto, vecchio di oltre sessant’anni, cosa è cambiato? Ancora oggi dobbiamo pagare le forze di occupazione, sottostare alle requisizioni, combattere le loro guerre, che tali sono anche se etichettate “missioni di pace”. Fra le tante “maramaldate” voglio ricordarne una ignorata dalla maggior parte degli italiani, e agli italiani voglio lanciare un monito: “Non andate in Giappone, perché potrebbero prendervi e chiudervi in un campo di concentramento”. Perché? E’ semplice e, ricordando la cloaca nella quale siamo stati precipitati, mi avvalgo di un mio precedente intervento titolato: IL TEMPO DELLE JENE Pietro Nenni, partecipando ad uno “storico” Consiglio dei Ministri nel luglio 1945, così lo ricorda nel suo diario: <Al Consiglio di giovedì è tornata la questione della guerra al Giappone e stavolta o bere o affogare. Ho bevuto. Facendo le più espresse riserve sulle circostanze nelle quali il paese è stato impegnato nella guerra, ma riconoscendo che allo stato attuale delle cose non si poteva fare macchina indietro. De Gasperi ha comunicato una nota del Sottosegretario americano degli Esteri Grew, di cui ecco l’essenziale: la dichiarazione di guerra sarà accolta con soddisfazione in America: i governi britannico e sovietico non fanno obiezioni>. Dopo aver ricordato che Ministri, uomini di governo e politici, erano tutti, più o meno, “interventisti”, Nenni sempre nel suo diario, così conclude: <Allo stato delle cose è effettivamente difficile tornare indietro senza esporsi a rischi di un inasprimento dei rapporti con gli Stati Uniti. Ma dove se ne va la democrazia quando un governo proclama una guerra, sia pure simbolica, per piacere a un governo straniero?>. Bella domanda, vero? Ma andiamo avanti. Il governo Parri (capo della resistenza), succeduto a quelli di Badoglio e Bonomi, trovò, in poco meno di sei mesi, il tempo e il modo di far scendere di nuovo in guerra l’Italia. Pur trovandosi a capo di un Paese distrutto e stremato da cinque anni di disastroso conflitto, Ferruccio Parri il 14 luglio 1945 volle ricominciarla, dichiarò guerra al Giappone, un Paese ormai sconfitto e col quale, giuridicamente, eravamo ancora alleati. Giano Accame etichetta così l’iniziativa: <L’infamia di quella decisione maramaldesca nei confronti di un popolo con cui non avevamo alcun motivo di contrasto (altro che pugnalata alla schiena della Francia nel 1940!,) fu sottoscritta da tutti i partiti che accusavano il fascismo per aver portato l’Italia in guerra (…)>! A seguito dell’atto di guerra, non ci furono fra italiani e giapponesi - ripeto, sino a prova contraria ancora nostri alleati - scontri armati, né battaglie memorabili, solo perché pochi giorni dopo le due bombe di Hiroshima e Nagasaki risolsero la questione nell’american way. Non mi risulta che con il Paese del “Sol Levante” sia stato firmato alcun trattato di pace, quindi dovremmo ancora essere in stato di guerra col Giappone. E allora? Abbasso tutte le guerre? Non esageriamo, ci rispondono i paladini resistenziali firmatari del Trattato di pace del 1947: abbasso tutte le guerre, ma non quelle “giuste”, quelle, per intenderci, volute dai “liberatori”. Ma l’italiano è un popolo intelligente, non cadrà in questa trappoletta: “Caro paisà, cà nisciuno è fesso”, non un italiano andrà in Afghanistan, in Iraq, e così via; l’italiano non è “bischero”, è “smart”; comprendi “paisà”? Quindi, cari lettori, quando sentite i “bollettini di guerra”, scusate il lapsus, intendevo dire i “bollettini di pace” provenienti da quei Paesi del Medio-Oriente, che annunciano la morte o il ferimento di qualche militare italiano, non date ascolto: “E’ bieca propaganda nazi-fascista tendente a minare la democrazia e la libertà”. Quanto è lontano quel tempo (eppure erano passati solo una manciata di anni) quando da ogni dove venivano economisti e politici per studiare il “fenomeno fascismo”, e il suo capo ci era invidiato da tutto il mondo. Lo hanno assassinato e impiccato per i piedi: unico modo per riconsegnare l’Italia all’”espressione geografica”. P.S. Dopo aver visto con quanto entusiasmo è stato accolto Barrack Osama a Berlino, penso che anche la Germania non stia meglio dell’Italia. Povera Europa
NOVELLE “DEMOCRATICHE”
Ecco il primo articolo del Manifesto della razza redatto da autorevoli filosofi,scienziati ed intellettuali universitari datato 1938 che anticipò le leggi razziali:
<< I. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.>>
Ecco invece il primo articolo del Manifesto degli scienziati cosiddetti "antirazzisti" (purché non si tocchi Sion !), del 2008, sottoscritto, oggi a settanta anni dal precedente, dagli attuali diversi "docenti": << I. Le razze umane non esistono. L' esistenza delle razze umane è un' astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze «psicologiche» e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull' idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in «migliori» e «peggiori» e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.>>
Partendo dal dato di fatto e dal presupposto che noi non ci dichiariamo in nessun modo “razzisti” secondo la vulgata proposta dalla propaganda di regime e respingendo del resto ogni tipo di politica razzista prevaricatrice come é sostanzialmente in atto, per esempio, da parte dello stato ebraico di Israele da sessanta anni nei confronti del Popolo di Palestina, ancora una volta riteniamo giusto sviscerare il contesto nello spirito di contro informazione che ci contraddistingue. Proprio in questo anno infatti in ricorrenza del settantesimo anniversario dell’approvazione delle tanto vituperate “Leggi razziali del 1938” la Regione toscana attraverso il suo presidente Martini, molto provocatoriamente, ha programmato quello che sarà il “Meeting di San Rossore 2008 contro ogni razzismo”. In pratica la propaganda di potere di questa sedicente e prezzolata “democrazia” (fondata di fatto sull’antifascismo), ha fatto della questione razziale del secolo scorso una facile ed efficace arma propagandistica in mala fede sempre pronta ad essere puntata nei confronti di una realtà politica che in Italia, per venti anni, promosse la dignità e la risorgenza del Popolo italiano ed in più generale dei Popoli Europei e che si vide costretta alla promulgazione delle Leggi del 1938 in funzione di doversi difendere anche da nemici e sabotatori "interni" che non intendevano riconoscersi nell'identità di Popolo e Nazione perché settariamente, religiosamente e razzisticamente (loro sì !) propensi a rappresentarsi come "razza eletta da Dio". E ciò é dimostrato poi dall'andamento bellico, dal vergognoso armistizio, dalle conseguenze dell'art. 16 del famigerato "trattato di pace" da ciò che é oggi la soccombenza persino degli Stati Uniti d'America ai voleri della "cupola plutoratica ed apolide" dell'usurocrazia internazionale. Le istituzioni e tutto il potere partitocratrico da anni mentono sapendo di mentire ed ingannare le menti semplici (e sempre più lobotomizzate) di questa “italietta coloniale” rappresentando ogni volta l’ormai vecchia e stantia novella del cosiddetto “immorale” fenomeno razziale che ha rappresentato – come essi dicono - la crudeltà ed il "male assoluto" delle Nazioni socialnazionali del XX secolo. Da come si evince invece dalla lettura di quanto riportato in testa a questo articolo si può riconoscere nel Manifesto del 1938 una chiara e lucida analisi di tipo scientifico -naturalista NON SMENTIBILE, contro una evanescente demagogica e politica dichiarazione di alcuna rilevanza scientifica ma alquanto ricca di fumosa prosopopea formulata oggi da presuntuosi - quanto ignoranti - sottoprodotti della (in)-cultura italiana Tra le altre cose non va sottaciuto a questi intellettualoidi di oggi che tra i firmatari del Manifesto del 1938 figurassero anche dei cari loro maestri; mi riferisco - per esempio, uno su tanti, all' opportunista Giorgio Bocca !
“Memento Audere Semper” GIACOMO CIARCIA
CAPITALISMO - COMUNISMO; SORDIDI ALLEATI Non può che trovare piena condivisione l’articolo riportato sul sito di Sinistra Nazionale nel quale si descrive la tragica fine del peronismo in Argentina, e ancora una volta ci aiuta fra l’altro a scoprire, e a mettere alla luce evitando losche strumentalizzazioni, la realtà delle cose, cioè quei grandi quanto ignobili intrighi politici e di potere che sempre sono esistiti, fra i due –a parole- opposti nemici acerrimi, ma - nella realtà - solamente facce della stessa medaglia; i sistemi economici capitalista (privatistico) e marxista (che meglio potremmo definire nella sua cruda realtà “Capitalismo di Stato”. ) Da sempre Plutocrazia e Bolscevismo hanno convissuto con i loro imperialismi economici, spartendosi il mondo come una torta, nonché “spallegiandosi” ed aiutandosi a vicenda; combattendo contro quelle forze antagoniste, identitarie e nazionalpopolari, che al giogo del potente non avevano intenzione di stare. Peròn instauratosi al potere in Argentina per via elettiva e democratica, risollevò le parti disagiate del popolo, ossia le classi lavoratrici, applicando un sistema politico alternativo al capitalismo quanto al materialismo comunista, creando uno Stato Sociale proprio sull’esempio del socialismo corporativo e socializzatore della politica mussoliniana (da cui, merita ricordare, Peròn rimase moltissimo influenzato). Un governo quello di Peròn, che fece ritrovare l’identità dell’Argentina, e che di certo mai si piegò al gioco del Capitale e di Casa bianca. Il colpo di Stato militare, che già da tempo era nelle intenzioni delle forze reazionarie e filocapitaliste, affiancate guarda caso dalle formazioni comuniste, rovesciò il buongoverno fascista e nazionalrivoluzionario di Peròn. Di li a poco il nuovo regime militare e conservatore, appiattito sulle posizioni del Capitale e servo fedele degli Stati Uniti, sciolse tutte le formazioni nazionalsindacaliste, nonché il movimento peronista. Cosa strana, a rimanere libero ed a collaborare addirittura col regime militare fu il partito comunista argentino. D’altronde il neoregime reazionario argentino, non tardò a stipulare buoni rapporti politici e diplomatici con la Russia sovietica; mentre altresì il definito “comunista” Che Guevara (mai stato comunista) simpatizzò, e sempre affiancò quelle forze nazionalrivoluzionarie e popolari, come il peronismo, decisamente filofasciste. Ho voluto mettere l’accento sull’articolo pubblicato dai “compagni di lotta e camerati di trincea” di Sinistra Nazionale, come detto in anticipo, non per rinnovare la nostra vecchia polemica, ma per metter l’accento ancora una volta sulla realtà delle cose; ossia la condanna della politica di certo materialismo marxista, da sempre alleato per propria natura, con le forze del capitalismo internazionale, e da sempre invece nemico acerrimo dei difensori dei valori sociali e nazionali, e di chi il capitalismo, ha sempre combattuto. Anche in Italia, in sintonia con l’Argentina di Peròn, il Regime Fascista, il Socialismo Nazionale di Mussolini, fu rovesciato, da prima tramite una congiura delle forze reazionarie e massoniche dell’alta borghesia, in concomitanza con la monarchia traditrice; e una seconda volta dalla reazione filoamericana delle forze partigiane di ogni colore politico. Fu abbattuto, e buttato nel cestino per opera dei nostri “liberatori”, un ventennio di opere e riforme sociali. E nel dopoguerra anche in questo caso, a trovarsi affiancato “nella caccia al fascista” al regime poliziesco e clerico-reazionario del democristiano De Gasperi e alla repressione sanguinaria e controrivoluzionaria di Scelba fu proprio il PCI. Basti pensare niente di meno che al compromesso storico borghese fra DC e Partito comunista. Termino qui le mie riflessioni. A parlare agli italiani basterà la propria coscienza e la realtà storica. GIACOMO CIARCIA
Il “reato” di essere Fascista di: Alberto B. Mariantoni In Italia, a 63 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale (1945), l’essere Fascista, il volerlo diventare o il dichiararsi semplicemente tale, continua legalmente ed irragionevolmente ad essere un reato! Che cos’è un reato? “Si definisce reato – precisa il sito (http://www.studiocataldi.it/guide-diritto-penale/ilreato.asp) – quel comportamento umano volontario, che si concretizza in un’azione o omissione tesa a ledere un bene tutelato giuridicamente e a cui l’Ordinamento giuridico fa discendere l’irrogazione di una pena (sanzione penale)”. Da una rapida analisi di testo di questa definizione, si può facilmente dedurre che – in sé per sé – il fatto di essere Fascista, di volerlo diventare o di dichiararsi tale non è, né può essere, un reato. Vediamo perché… Il Legislatore, infatti – per avere la benché minima possibilità di potere in qualche modo riuscire ad equiparare il fatto di essere Fascista, di volerlo diventare o di dichiararsi tale ad un comportamento umano (il fattore ‘volontario’… lo analizzeremo dopo) che è consigliabile o necessario arginare o inibire – dovrebbe praticamente “arrampicarci sugli specchi” e dimostrare preventivamente che:
1. gli uomini – in natura (cioè, da un punto di vista fisico, psichico e spirituale) – sono tutti uguali;
2. l’essere Fascista, il volerlo diventare o il dichiararsi semplicemente tale – non è una scelta politica o esistenziale individuale e collettiva, né uno dei tanti modi naturali di essere, di esistere e di agire all’interno della società, ma – è una particolare anomalia, disfunzione o deviazione dell’ordinaria natura umana;
3. quell’anomalia, disfunzione o deviazione – oltre ad essere nociva, incurabile e particolarmente contagiosa (magari, per contatto fisico, propagazione orale e/o relazione telepatica…) – mette automaticamente in pericolo l’intera società, in quanto è assimilabile ad un “comportamento umano, che si concretizza (sempre…) in un’azione o omissione tesa a ledere un bene tutelato giuridicamente”.
In altre parole, il Legislatore – per tentare di potere riuscire a fare considerare nocivo e pernicioso il fatto di essere Fascista, di volerlo diventare o di dichiararsi tale – dovrebbe prima di tutto dimostrare che l’essere Fascista, il volerlo diventare o il dichiararsi semplicemente tale è senz’altro una malattia che – essendo incurabile e trasmissibile – mette individualmente e collettivamente in pericolo l’incolumità fisica, psichica e/o spirituale dell’insieme dei membri della società. Ora – come il lettore lo avrà senz’altro compreso – se il Legislatore riuscisse razionalmente a giungere a delle tali conclusioni, l’ipotesi di reato – come precedentemente illustrata – non potrebbe in nessun caso essere ritenuta, né applicata. Non lo potrebbe, in quanto a mia conoscenza – dall’epoca del Codice di Hammurabi o Hammü-Rabi (-1792/-1750) o da quella della Legge delle XII Tavole (duodecim tabularum leges) di epoca romano-repubblicana (-451/-450), ai nostri giorni – nessuna legislazione civile o penale del mondo (fatta eccezione per le ricorrenti e scorrette pratiche psichiatrico-inquisitorio-repressive che furono largamente impiegate nell’ex URSS contro gli oppositori politici!) ha mai tentato di fare intervenire, in politica, i parametri di valutazione e di giudizio che sono ordinariamente utilizzati dalla scienza medica. In tutti i casi, infatti, anche se, per pura ipotesi, il Legislatore riuscisse abusivamente a farli intervenire – e, quindi, a fare considerare l’essere Fascista, il volerlo diventare o il dichiararsi semplicemente tale come una semplice malattia… – la mancanza dell’elemento volontario nel summenzionato comportamento umano (che, secondo la già citata definizione, “si concretizza in un’azione o omissione tesa a ledere un bene tutelato giuridicamente”), renderebbe immediatamente caduca o obsoleta qualsiasi ipotesi di reato. Fascismo: un “reato” speciale… Come mai, allora, in Italia, l’essere Fascista, il volerlo diventare o il dichiararsi semplicemente tale continua comunque ad essere un reato? Continua ad esserlo, poiché è un reato politico. Che cos’è un reato politico? E’ un tipo di reato che – in linea di massima – una parte politica di una medesima società tende soggettivamente ed arbitrariamente a fare considerare tale, nei confronti di un’altra: ad esempio, i Fascisti contro gli Antifascisti; oppure, gli Antifascisti contro i Fascisti. Formalmente, dunque, da un punto di vista giuridico e morale, non sembra esistere nessuna differenza tra il reato di antifascismo in regime fascista e quello di fascismo in regime antifascista. Sostanzialmente, invece, la differenza esiste. Ed è fondamentale:
- le Leggi per la difesa dello Stato (25 Novembre 1926, No. 2008) che furono emanate dal Regime Fascista nei confronti dell’azione sovversiva dei partiti Antifascisti (e non delle idee che i membri di questi ultimi esprimevano!) nei confronti dell’allora Governo di Mussolini e dello Stato sabaudo, non rispondevano – né nel loro spirito, né nella loro lettera – a nessuna sollecitazione/imposizione straniera e tendevano a colpire tutte quelle organizzazioni politiche che – direttamente o indirettamente, ufficialmente o ufficiosamente, esplicitamente o occultamente – agivano in nome e per conto di interessi che nulla avevano a che fare o a che vedere con gli interessi del Popolo-Nazione italiano;
- la XIIª disposizione transitoria e finale della Costituzione (antifascista) della Repubblica Italiana (emanata il 27 Dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° Gennaio 1948) – che nel suo Primo comma recita: "É vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista" – risponde, invece, ad una serie di sollecitazioni/imposizioni extra-italiane. Tra queste:
a. l’articolo 30 della Convenzione d’Armistizio del 3 Settembre 1943, nel quale – come corollario alla ‘Resa militare senza condizioni’ che fu accettata a Cassibile (Sicilia) dal Gen. Castellano, in nome dell’allora Re d’Italia e dell’allora Governo golpista del Maresciallo Badoglio – veniva fatto obbligo all’Italia di “sciogliere l’insieme delle organizzazioni fasciste e di vietarne rigorosamente, per legge, ogni attività”;
b. una delle clausole segrete del Patto d’Armistizio del 29 Settembre 1943 che ribadiva, in sostanza, il medesimo divieto, già contemplato dall’art. 30 della succitata ‘Convenzione d’Armistizio’;
c. il Protocollo della Conferenza di Mosca del 18-30 Ottobre 1943; quel Protocollo – compilato dai Ministri degli Esteri degli Stati Uniti, Gran Bretagna ed Unione Sovietica riuniti a Mosca – così recitava: “(…) la politica alleata nei riguardi dell’Italia deve essere basata sul fondamentale principio che il fascismo, tutta la sua perniciosa influenza e tutto ciò che da essa deriva, dev’essere totalmente distrutto” (documento citato da Mario Cervi e Indro Montanelli, L’Italia della Guerra civile, Rizzoli, Milano, 2001, pag. 83);
d. l’articolo 17 del Trattato di Pace (fra l'Italia e le Potenze Alleate ed Associate) adottato a Parigi il 10 Febbraio 1947 che precisava: “L'Italia, la quale, in conformità dell'articolo 30 della Convenzione di Armistizio, ha preso misure per sciogliere le organizzazioni fasciste in Italia, non permetterà, in territorio italiano, la rinascita di simili organizzazioni, siano esse politiche, militari o militarizzate (…)”. Per il testo ufficiale di quel trattato, vedere: http://it.wikisource.org/wiki/Trattato_di_pace_fra_l'Italia_e_le_Potenze_Alleate_ed_Associate_-_Parigi,_10_febbraio_1947 Differenza non da poco…, quando si pensa che i Legislatori successivi – in aperta e flagrante contraddizione con la volontà medesima dei redattori della suddetta Costituzione di considerare transitoria la XIIª disposizione… – non si sono soltanto limitati a confermare il ruolo di “camerieri” al servizio dello straniero che già era stato assunto dai loro predecessori, ma – per avere la possibilità di conservare la parcella di potere formale, personale e per conto terzi che le succitate Potenze Alleate avevano loro concesso di esercitare dopo il 1945 – hanno perfino accettato di trasformare gli iniziali e circostanziati termini della summenzionata disposizione transitoria, in una norma legislativa permanente e definitiva. Quella soggettiva ed arbitraria forzatura giuridica, possiede un nome: è la cosiddetta Legge Scelba o Legge del 20 Giugno 1952, n. 645 che fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 23 Giugno 1952, n. 143 (per il testo completo della Legge Scelba, vedere: http://www.arancia.com/cached.jsp?idx=0&id=153902). La Legge Scelba, infatti, non esplicita e prescrive unicamente le norme di attuazione della XIIª disposizione transitoria e finale della Costituzione, ma – attraverso i suoi articoli “1” (riorganizzazione del disciolto partito fascista), “2” (apologia del fascismo) e “5” (manifestazioni fasciste) – cerca soprattutto di perpetuare, nel tempo e nello spazio, sia la situazione di sudditanza dell’Italia nei confronti di Potenze straniere (che è stata imposta alla nostra Nazione a causa della sua sconfitta militare, nel 1945) che l’artificiale e pretestuoso ‘reato di Fascismo’, come comoda ed inconfessata giustificazione del continuo e costante mantenimento di quella sudditanza. Questo, come se la Seconda guerra mondiale si fosse conclusa soltanto ieri e l’essere Fascista, il volerlo diventare o il dichiararsi semplicemente tale in un determinato periodo della Storia (1919-1945) corrispondesse invariabilmente all’essere Fascista, al volerlo diventare o al dichiararsi semplicemente tale in ogni altra epoca successiva. Il Fascismo a-temporale Che volete: pur continuando a chiamarsi nella stessa maniera, tutti – anche coloro che, nel corso del loro recente o remoto passato, si sono macchiati, individualmente e collettivamente, di crimini orrendi (ed, in certi casi, continuano a farlo…) – hanno inalterabilmente il diritto di conservare e vantare le loro idee, i loro simboli e la loro storia; oppure – a discrezione… – di adattare formalmente i loro punti di vista, i contenuti programmatici e le loro finalità politiche, al momento storico nel quale stanno effettivamente vivendo o operando. I Fascisti, no! I Fascisti, infatti – per i lacché (di destra, di sinistra, di centro, di estrema destra e di estrema sinistra) dei nostri occupanti/colonizzatori – non hanno diritto a nulla:
– o debbono rinnegare completamente le loro idee, i loro simboli e la loro storia;
– o debbono immutabilmente continuare ad essere, ciò che, tra il 1919 ed il 1945, i nemici giurati del Fascismo, all’Estero ed in Italia, hanno voluto partigianamente descriverli. E questo, anche se l’essere Fascista, il volerlo diventare o il dichiararsi semplicemente tale si traducesse oggi, ad esempio, in una chiara ed inequivocabile rinuncia a “finalità antidemocratiche”, all’ “esaltazione, minaccia o uso della violenza come metodo di lotta politica”, a “propugnare la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione”, a “denigrare la democrazia e le sue istituzioni”, ecc. La prova provata dell’arbitraria, oscena ed inenarrabile discriminazione che continua a colpire i Fascisti italiani da più di 60 anni, la troviamo impressa, a piene lettere, in alcuni articoli della nostra Costituzione:
a. articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”;
b. articolo 21 (comma 1): “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”;
c. articolo 49: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Tutti… E perché no, i Fascisti? Eppure, nei succitati articoli costituzionali, non si parla assolutamente di “tutti i cittadini italiani, esclusi i Fascisti”, né tanto meno di “tutti i cittadini italiani Anti-Fascisti”. Ma semplicemente, di “tutti i cittadini”! Come interpretare, allora, quel TUTTI tout-court? Di due casi di figura, l’uno: o i Fascisti – per la Costituzione dell’attuale Repubblica – non sono cittadini italiani (e questo, potrebbe razionalmente spiegare la loro esclusione dall’ordinario godimento dei diritti che sono riservati a ‘tutti i cittadini’); o i cittadini italiani, d’opinione Fascista – per la medesima Costituzione – sono un caso totalmente extra-legale: un caso, cioè, che non era possibile includere nel testo principale della Carta fondamentale dello Stato, senza dovere contemporaneamente rimettere in discussione il significato ed il senso legale di quella Costituzione (questo, dunque, spiegherebbe la ragione per cui il ‘caso Fascista’ è esclusivamente trattato all’interno di una delle Disposizioni transitorie e finali della stessa Carta fondamentale). Escludendo la prima ipotesi (in quanto, come sappiamo, sulla base della Legge Scelba, il cittadino italiano, Fascista, è legalmente perseguibile e punibile), resta il ‘caso extra-legale’: l’istituzione, cioè, a margine della Costituzione, di una vera e propria discriminazione nei confronti dei soli Fascisti, su diretta ed interessata sollecitazione/imposizione straniera. Come abbiamo già visto:
- una discriminazione provvisoria, per quanto riguarda la XIIª Disposizione transitoria e finale della Costituzione;
- una discriminazione permanente, per quanto riguarda la Legge del 20 Giugno 1952, n. 645, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 23 Giugno 1952, n. 143. La legalizzazione dell’ingiustizia L’arbitrarietà di quel genere di discriminazioni, è ancora una volta dimostrata da un altro articolo della medesima Costituzione:
- l’articolo 2, infatti, precisa: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Come è facile poterlo verificare, l’articolo costituzionale in questione, pur enunciando teoricamente il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo a tutti i cittadini, nella pratica non riconosce affatto, né garantisce – ai cittadini italiani di opinione Fascista – il rispetto dei seguenti articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (http://www.interlex.it/testi/dichuniv.htm) che fu adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948 ed accettata dai responsabili della Repubblica Italiana in quella sessione:
- l’articolo 2, comma 1: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”;
- l’articolo 7: “Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione”;
- l’articolo 19: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”;
- l’articolo 20, comma 1: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica”;
- l’articolo 28: “Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati”. Nonostante l’inequivocabile chiarezza di questi articoli e di quelli della nostra Costituzione, resta il fatto che, in Italia, chiunque decida, per una ragione o per un’altra, di essere Fascista, di volerlo diventare o di dichiararsi semplicemente tale, non è soltanto discriminato ed automaticamente relegato in Patria in una posizione di cittadino di seconda classe ma, è addirittura escluso dall’ordinario godimento dell’insieme dei diritti dell’uomo che sono previsti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’insieme degli abitanti del nostro Pianeta! E non si venga a pretendere, per cortesia, che il Fascismo ed i Fascisti sono ovviamente esclusi dai suddetti diritti, in quanto sarebbero i nemici della libertà… Se così si sostenesse, infatti, la nostra Democrazia non potrebbe essere nient’altro che una semplice Tirannia ed il Fascismo, in confronto, un conseguente sistema di Libertà! Per potersene convincere, è sufficiente rileggere oggi, a mente fredda, l’articolo 16 del già citato Trattato di Pace che fu imposto all’Italia dalle Potenze Alleate ed Associate, a Parigi, il 10 Febbraio 1947:
- “L'Italia non incriminerà né altrimenti perseguiterà alcun cittadino italiano, compresi gli appartenenti alle forze armate, per il solo fatto di avere, durante il periodo di tempo corrente dal 10 Giugno 1940 all'entrata in vigore del presente Trattato, espressa simpatia od avere agito in favore della causa delle Potenze Alleate ed Associate”. Pensierino della sera: quando all’interno di una società, i traditori dichiarati della Patria ed i loro attuali e politici epigoni hanno il diritto, a 63 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, di continuare a perseguitare e discriminare, per conto terzi, una parte dei loro compatrioti, è dovere di ogni cittadino di qualsiasi tendenza – e che rifiuti ugualmente di rinunciare alla Libertà, all’Indipendenza, all’Autodeterminazione ed alla Sovranità politica, economica, culturale e militare della sua Nazione – di lottare con tutte le sue forze, per abrogare la succitata discriminazione e ristabilire l’equità e la giustizia nell’ambito delle leggi dello Stato.
Lottare, quindi, non per dovere necessariamente ricostituire l’antico Partito
Nazionale Fascista o restaurare obbligatoriamente un Regime
politico-istituzionale che, fino a prova del contrario, appartiene alla Storia,
ma per poterci, tutti insieme, definitivamente liberare dalle inattuali ed
oppressive conseguenze della Seconda guerra mondiale e dall’odiosa ed esecrabile
colonizzazione politica, economica, culturale e militare che, dal 1945, continua
ininterrottamente ed assurdamente ad esserci imposta dall’esterno della nostra
società, con l’attiva ed opportunistica complicità dei suddetti venduti allo
straniero.
PROPOSTE AMBIGUE
E’ nell’aria da poche settimane la voce di una proposta di legge, in campo economico-sociale, presentata dal ministro del “welfare” Sacconi. In tale proposta riguardante il campo del Lavoro, si afferma che tutti i soggetti debbono partecipare alla ripartizione degli utili, e alla gestione attiva dell’impresa. Una proposta questa alla quale noi non potremmo trovarci in disaccordo, se davvero fosse realizzata come si deve. La realtà però e ben diversa, e noi questa proposta “teoricamente” buona, nonché nostra spiritualmente da oltre sessant’anni, osservando attentamente da quale pulpito viene “sparata”, non esitiamo a considerarla oltre che “copiata”, soprattutto ambigua. In effetti tale proposta di legge si rifà, seppur sempre in modo molto vago e lontano, a quel decreto rivoluzionario attuato nell’era della Repubblica Sociale Italiana, dal Capo della Repubblica Benito Mussolini, anche su sollecitazione del suo fedele consigliere Nicola Bombacci: decreto che in altri termini, sicuramente inconciliabili con il linguaggio politico del centrodestra, si chiamò Socializzazione delle imprese. Ma la Socializzazione mussoliniana andava ben oltre a questo fumoso progetto propagandistico, facendo entrare addirittura i lavoratori dipendenti nei consigli di amministrazione. Perché, chiunque si potrebbe chiedere, stavolta, questa "trovata" noi la consideriamo ambigua e irrealistica ? Per opportunismo politico forse ? No. La risposta è semplice, e prevedibile. Una tale riforma rivoluzionaria ed antipadronale, che neanche i tanto “progressisti” comunisti si sognarono di attuare, e che fu altresì realizzata senza esitazioni dalla più grande e vera idea socialista italiana e europea che fu il Fascismo, (nonostante le accuse infondate, di definire il Fascismo il movimento reazionario del XX secolo, secondo la stantia prassi marxista) come é possibile venga "presentata" oggi in Italia dalla coalizione borghese filoamericana, e reazionaria, fondata di fatto sul liberismo sfrenato, e sul conservatorismo economico, capeggiata dai rappresentanti e difensori della plutocrazia italiana Berlusconi e Fini, senza che non ci sia inganno !? Sembrerebbe più che altro uno “specchietto per le allodole” ed invitiamo tutti i lavoratori a mantenere alta l'attenzione critica per evitare di essere presi in giro una volta di più. La vera ed unica Socializzazione, che segnò e ancora oggi segna l’anima e il progresso sociale del Fascismo, è di importanza storica, e sicuramente non apprezzeremo che questa, dopo oltre mezzo secolo, sia pervertita e beffata dalle sordide manovre di capitalisti, conservatori, massoni e reazionari vari. Il decreto cos' come istituito nel 1944 dovrebbe essere preso pari pari e convertito in legge; tertium non datur" ! Contro ogni beffa e strumentalizzazione, sia questa marxista o peggio ancora liberal-capitalista noi vigileremo per denunciare ogni truffa ai danni del Lavoro.
GIACOMO CIARCIA
“LA DESTRA” ALLA PROVA.
Da poco si sono conclusi i “ludi” cartacei con tutti i suoi riti democratici o pseudo-tali. La nostra situazione di aperta critica al sistema rimane sempre la stessa e non fa una piega. L’immonda coalizione ultraliberista e filoatlantica del centrodestra ha sopraffatto niente di meno che la sua identica copia del centrosinistra. Rimane un fatto. Mentre l’UdC di Casini riesce a sopravvivere all’uragano “democratico” della soglia di sbarramento, la Sinistra marxista, nonché la formazione della “Destra radicale” di Storace, non sono riuscite a guadagnarsi la stessa sorte. Io stesso ammetto, chissà invogliato dalla corsa solitaria di Storace, e fidandomi della lettera aperta del Fronte Nazionale, nella quale Tilgher invitava a dare un voto di fiducia alla formazione di Storace e Santanchè, ho ritenuto opportuno sempre nell’ottica forse umiliante del “male minore” dare un consenso a La Destra-Fiamma Tricolore sperando che una volta passato il contesto elettorale sviluppasse la sua politica verso un indirizzo più propriamente Sociale e Nazionale di cui il Fronte, attraverso un patto federativo stipulato con La Destra, si è fatto promotore. Per tutta l’area a noi affine gradirei e spererei che le “scommesse” di Tilgher vadano a buon fine, ma da subito ho la sensazione (spero sbagliandomi) che il progetto si stia già indirizzando verso l’ennesimo fallimento del “parente povero”. Nel tema delle elezioni per il comune di Roma, infatti, nella sfida aperta tra il candidato del PDL Alemanno e quello del PD Rutelli, destinati ad andare al ballottaggio, il neopresidente Berlusconi ha invitato oltre l’UdC anche La Destra (in nome delle vecchie amicizie) ad appoggiare Alemanno nella “corsa al trogolo” della capitale. Al riguardo si è mossa fin da subito la comunità ebraica romana, invitando il centrodestra a non trattare con la deriva “filofascista” de La Destra, e questo potrebbe apparire come un buon punto, quando si arriva a spaventare il “mostro sionista”, ma aldilà di questa parentesi positiva, il presidente del partito Teodoro Buontempo si è dimostrato propenso nell’appoggiare Alemanno e il centrodestra. Sulla stessa scia sembra essere anche il suo segretario Francesco Storace che, come egli ha affermato, per “combattere la sinistra” indirizzerà i suoi elettori verso il candidato del PDL. Certamente questo per noi e per tutti coloro che si richiamino in qualche modo all’ideale rivoluzionario del fascismo non è il modo giusto di ragionare dato che noi equipariamo da sempre le due coalizioni borghesi facce della stessa medaglia. Storace, se davvero come sembra sta cercando di dare uno strappo verso le posizioni moderate del PDL, ed aprire al mondo da lui sempre molto lontano della "continuità ideale", dovrebbe rimangiarsi la decisione, che oltretutto finirà nell’umiliarlo visto che appoggerà i suoi maggior nemici morali. Solo così dimostrerà un buon inizio e coraggio; altrimenti significa che i tempi evidentemente non sono ancora maturi e chissà se mai matureranno. GIACOMO CIARCIA
4 apr.
(Adnkronos) – Ieri sera il candidato sindaco al Comune di Roma, Gianni
Alemanno, e il candidato presidente del I Municipio, Laura Marsilio, hanno
incontrato la comunita’ ebraica di Roma. Alla riunione, che si e’ svolta
presso la Sinagoga della Capitale, hanno partecipato i massimi rappresentanti
della Comunita’ guidati dal Rabbino Capo, Riccardo Di Segni, e dai due
vicepresidenti, Riccardo Pacifici e Roberto Cohen. Presenti anche i candidati
al consiglio comunale Vito Kahlun ed Emanuele Calo’. PROSIT !
ASTENSIONISMO PERCHE’ Noi vogliamo e dobbiamo fare politica al di là dei sentimenti e dei “risentimenti” nietzscheanamente intesi. Attardarci ancora a parlare dei Giuda da tre danari che, tradendo i militanti, hanno fatto mercimonio delle Idee è a dir poco riduttivo. Ed è altrettanto riduttivo, oltre che idiota, andar dietro agli strateghi dello strapuntino ed ai ciarlatani del “meno peggio”. Nello scenario esistente e nella dimensione attuale, caratterizzata dall’appiattimento omologo di tutte le formazioni partitiche sulle posizioni di servaggio nei confronti delle centrali usurocratiche sovranazionali, è impensabile continuare a considerare le “forme del politico” in termini elettorali. La scelta dello “Zero Voto”, ancora più che legata ad un obbligo di coerenza ideologica, è una scelta di lotta politica diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il “rito del voto” costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie a danno del Popolo. L’astensione serve a far comprendere ai “camerieri delle banche” che i giuochi vanno a chiudersi, che la gente non è più disposta ad essere usata per sostenere in nome di un’inesistente democrazia questo sistema di potere. “Il sistema non si cambia cambiando qualche uomo ma cambiando il sistema”. Ricordate? “Noi, Tabularasa, quelli che … un calcio in culo al sistema”. Un progetto politico alternativo deve essere mirato come “funzione di servizio” per i cittadini che vivono nella Comunità e per la Comunità. Per chi guarda “oltre”,l’astensione non è soltanto un dovere ma costituisce un ritorno al Politico.
Noi abbiamo, insomma, il compito di farci “lievito” per ricreare un senso nuovo della politica, superando la raffigurazione di parte in direzione di un obbiettivo comunicabile, chiaro, comprensibile: la costruzione del Movimento di Liberazione Nazionale.
Il Laboratorio Politico Comunità romana di Socialismo Nazionale Associazione culturale "Generoso Simeone"
COMUNICATO STAMPA Ancora un divieto alla libertà di opinioni Il giorno 8 marzo ad Avezzano, presso la sala riunioni del Comune, si doveva tenere un incontro organizzato da M.i.n.e.r.v.e. (Mouvement pour l’Imperium, la Nature, l’Etique, les Régions e pour la Vitalità de l’Europe) sulla “Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea: la libertà di pensiero, di parola, di stampa, di religione”, incontro al quale avrebbe dovuto partecipare anche il prof. Claudio Moffa, ordinario presso l’Università di Teramo e direttore del Master “Enrico Mattei” in Vicino e Medio Oriente. Seguendo logiche ormai ben note il Comune di Avezzano ha all’ultimo momento – e attraverso stampa - vietato l’uso dei locali municipali adducendo i soliti motivi di “ordine pubblico”. «Abbiamo ricevuto lettere di persone che si oppongono all'iniziativa», ha spiegato Francesco Paciotti, presidente del Consiglio comunale, «e che si sono dette pronte a manifestare contro la concessione della sala consiliare». Il “polista” Paciotti, nell'avviso di ripensamento, ricorda che «la stessa associazione ha già accolto, con l'invito a Teramo del prof. Faurisson, una linea di revisionismo storico che pone in dubbio l'olocausto». Insomma il Comune non ha voluto rischiare, in fase preelettorale, il ripetersi di quello che accadde nel maggio del 2007 con la contestazione dei docenti e l’aggressione (le quattro “cinquine”!) da parte dei giovani della Comunità ebraica di Roma guidati dal solito “intoccabile” Riccardo Pacifici; ed ha quindi ceduto alle minacce intervenute ad opera dei locali dirigenti di Rifondazione e di altre formazioni politiche.
Insomma, il risultato è stato nuovamente lo stesso: aula
ritirata e niente spazio per il prof. Claudio Moffa che già qualche mese fa
aveva fatto un lungo braccio di ferro con l'Università di Teramo a causa dei
suoi “contestati” seminari. Attentato che ancora una volta avviene grazie alla complicità della stampa “organica” al sistema e all’arroganza prevaricatrice di una casta politico-giudiziaria sempre “opportunamente” silenziose sui crimini dello Stato israeliano contro i Palestinesi e sulla recentissima condanna nei confronti di Israele a Bruxelles da parte del “Tribunale internazionale dei Cittadini per il Libano” per crimini contro l’umanità e per genocidio in riferimento agli atti commessi in Libano dalle forze armate israeliane durante gli eventi bellici del luglio-agosto 2006. Roma 9 febbraio 20008
FIDEL CASTRO: VOGLIO CONTINUARE A COMBATTERE SOLO COME SOLDATO DELLE IDEE
Da FASCISTA , nonostante le enormi divergenze politiche fra di noi, fautori di un Socialismo Nazionale, e qualunque presa di posizione marxista o filo-marxista, tendo sicuramente a dissociarmi da tanti che senza un briciolo di riflessione né memoria storica, ma imboniti dalle false strumentalizzazioni, esultano dopo le dimissioni del leader cubano Fidel Castro. Ripeto; seppur inconciliante con l’ideologia del comunismo (Capitalismo di Stato) mai mi sono ritenuto un acerrimo nemico della rivoluzione castrista; e questo mi sento di affermarlo per doveroso orgoglio morale e storico, senza inutili pregiudiziali. Ricordo a tutti che - piaccia o non piaccia - soltanto grazie alla rivoluzione socialnazionale (con una impostazione identitaria ben diversa dall' "internazionalismo " dei soviet) promossa dai "barbudos" si dette fine alla dittatura sanguinaria borghese filoamericana ed antifascista del generale Batista. Una dittatura aggressiva appiattita agli interessi del Capitale (anche mafiosi) e serva fedele del suo alleato e sostenitore americano che pose la nazione ed il popolo cubano sottomessi alla finanza apolide. Una dittatura che contribuì al disastro europeo della seconda guerra mondiale. Lo stesso Batista in nome della sua posizione filo-atlantica e reazionaria appoggiò con entusiasmo gli Stati Uniti d’America dichiarando direttamente guerra contro la “coalizione nazionalpopolare” dell’Italia Fascista, della Germania Nazionalsocialista e del glorioso Giappone. (Che questo si rammentino i tanto ipocriti “duri e puri” !). E del resto, come spesso accade sempre con le forze “plutocratiche” degli Stati capitalisti USA e Inghilterra che combatterono la guerra dell' ”oro contro il sangue", affiancate dalla Russia bolscevica di Stalin, è doveroso ricordare, ai tanti "destri", che proprio il dittatore ultraconservatore Batista fu il primo responsabile di governo degli Stati dell’ America Latina a stringere rapporti amichevoli con l’Unione Sovietica. Dall' altra parte invece proprio il tanto "vituperato” Che Guevara si battè al fianco di Castro per liberare lo Stato cubano dalla tenaglia del criminale Batista per l’indipendenza dallo schiavismo yankee. Del resto il Che comunista non fu mai simpatizzando altresì per movimenti politici delle correnti nazional-rivoluzionarie decisamente filo-fasciste come il “peronismo” in Argentina (gliene va dato atto !). Fu solo "per necessità virtù" l'abbraccio con L'Unione Sovietica in funzione anti-Usa. La Rivoluzione di Fidel Castro comunque liberò Cuba dall'abbraccio mortale con gli USA già esercitato su gran parte dell’America latina. E liberò anche il popolo cubano dalla repressione di Batista. C osì è e noi senza titubanze, da FASCISTI, socialisti nazionali, non possiamo non sottolineare tutto questo; dopo la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento naturale del "sovietismo" il governo rivoluzionario castrista é stato anzi lo stimolo per quelle rivoluzioni "bolivariane" che dal Venezuela ad altri Popoli sudamericani sta portando alla liberazione di un continente dal giogo turbocapitalista, purtroppo non imitate dalle Nazioni dell'Europa. Lunga vita al combattente delle idee Fidel.GIACOMO CIARCIA
DOVE ANDRA' LA DESTRA RADICALE?
Sembra ormai decisiva la scelta annunciata dall’ ex premier Silvio Berlusconi, che in vista delle prossime elezioni del 13 aprile, dopo la sfida lanciata dal leader del Partito democratico Veltroni di “correre da solo”, ha deciso anch’esso di presentarsi alle elezioni sottoforma di unica forza politica cioè sotto il simbolo del “Partito delle libertà” di cui è entrato a far parte anche l'innominabile traghettatore del MSI al Partito Popolare Europeo. Un partito di stampo sicuramente "democratico cristiano" e liberista sorto, come già detto, per far concorrenza al “cattocomunista", e pure esso liberista, partito di Veltroni. C’è da dire che finalmente molte delle ambiguità che hanno caratterizzato questi ultimi 15 anni della storia politica nazionale sono sciolte. Da “sinistra” l' "amerikano" Veltroni e tutta l’accozzaglia di clerical-giacobini che a lui fanno seguito ha mostrato alla luce di tutti la sua matrice tagliando fuori la cosiddetta “sinistra radicale” spostandosi su una posizione centrista. Da destra invece l'algido estimatore di J. Wayne e dei "berretti verdi" (che del resto mai fu fascista e niente aveva a che spartire col pensiero rivoluzionario) dopo la "abiura" di Fiuggi del 1993 ha definitivamente concluso in coerenza il disegno del sistema di rifondare il suo partito in una forza liberista a tutti gli effetti facendo svanire completamente ogni effimera residuale concezione "sociale". Come si comporteranno ora i sedicenti partitelli “neofascisti” che fino a ieri andavano spalleggiando e affiancando Berlusconi sotto l’indegna e compromettente scusa ed affermazione del “male minore" (che é, non solo strategicamente, ma anche tatticamente, una autocastrazione) ??? Aspettiamo dunque di vedere ora cosa faranno le formazioni della destra "radicale" che già solo per il motivo di definirsi tali escludono a priori un antagonismo socialnazionale alternativo al sistema. Ora che è giunto il momento di uscire allo scoperto o si spogliano dalle vesti "abusive" del fascismo oppure ad esso si richiamino senza "se" e senza "ma" accettando senza riserve il Manifesto e i Valori del Socialismo Nazionale: noi attendiamo dove siamo. N el frattempo così a tutti quelli che oggi si domandano cosa faremo noi la risposta è una sola, netta e categorica: nella continuità ideale della sacra idea rivoluzionaria nazionale, NON AFFIANCHEREMO MAI né l’immonda coalizione LIBERALE del centro-destra per natura politica ed ideologica, né l'immonda coalizione LIBERALE del centrosinistra per natura dogmatica e dottrinaria preannunciando l'ASTENSIONE come atto rivoluzionario nel contesto attuale.I badogliani invece facciano quel che facciano ma rimarrà sempre traccia della loro vergogna. GIACOMO CIARCIA
CADUTO IL GOVERNO PRODI: MA CHE C'E' DA FESTEGGIARE?
Certamente la caduta del malgoverno Prodi non può di sicuro turbarci; dato che come previsto in tutto il periodo della sua legislatura niente ha migliorato, e niente ha fatto sennonché portare avanti a grandi linea sotto la faccia opposta della stessa medaglia, cioè quella della sinistra borghese, la politica speculatrice e sfruttatrice che raggiunse il suo culmine con l'ultimo governo di centrodestra. E proprio per questo, per l’ equivalenza delle due schiere politiche, non capisco cosa oggi avremmo da festeggiare; per cosa dovremmo gioire noi proletari e Fascisti, dopo la caduta di Prodi?! Sarebbe meglio domandarlo a chi oggi pretende di incarnare le più lucide menti del neofascismo italiano, ossia, alla Fiamma tricolore, che ieri sera non ha esitato a scendere in piazza con tanto di cortei, sbandieramenti e inutili festeggiamenti. Se da un lato il sipario si chiude sul governo degli antifascisti di professione - come amo definirli io - dall’ altro si alzerà su quello dei reazionari e dei servi fedeli della “plutocrazia capitalista”; la stessa corrente politica, ieri “badogliana”, la quale fu l’agente principale della caduta del Fascismo in Italia, e quindi della chiusura dell’era Rivoluzionaria del Littorio, e dello Stato Socialista Nazionale. La destra liberal-capitalista attuale e quella storica non si è mostrata e non si mostra meno antifascista delle forze socialcomuniste. Che questo sia ben chiaro a tutti ! Forse però Romagnoli avrà intravisto per il futuro notevoli successi del suo partito con la coalizione del centrodestra; se così è buon per lui ma un consiglio da dargli - seppur umilmente - lo abbiamo; che segua pure l’ “evoluzione” e il “progresso” che il suo beneamato e collega Fini promosse con la svolta di Fiuggi oltre dieci anni fa ma smetta di continuare a sbandierare idee pseudorivoluzionarie che, evidentemente, non possiede; e che a niente son utili se non a continuare ad ingannare coloro i quali in buona fede vogliono lottare ancora per l’ascesa sociale e nazionale dell’Italia. Un male minore descritto da loro per noi non esiste e non può mai esistere fra le due coalizioni; l’abbiamo già molte volte spiegato. Sarà pur vero che nel partito della Fiamma ci sarebbe in buona fede chi é disposto a lottare per strappare il paese a quelle forze politiche post-comuniste ed “ex-partigiane”, come può apparire anche giusto, ma certamente non schierandosi con i massimi adulatori dei “liberatori” americani e con chi definì senza esitazioni il fascismo "il male assoluto del XX secolo" durante il viaggio in Israele in difesa dell’usurocrazia sionista. Non può esserci da sempre differenza per noi fra la destra plutocratica e reazionaria del capitalismo sfrenato, serva diWashington, e la sinistra borghese riformista e pseudo-marxista. L’unica alternativa per noi Fascisti è soltanto quella mussoliniana del Socialismo Nazionale; che mai e poi mai scenderà a loschi compromessi “di poltrona” con altre forze politiche del sistema borghese parlamentare. Ancora una volta mi dispiace dover affermare che il partito della Fiamma tricolore si sta mostrando come l’umiliante fanalino di coda della CDL. Sugli attuali drammatici avvenimenti, e comportamenti di corruzione e di disordine politico di ambo le parti, di sicuro non c’è niente da festeggiare e da ridere; c’è solamente, da rimanere sempre più delusi e caso mai da “piangere”. GIACOMO CIARCIA
È MORTO IL PARTIGIANO ARRIGO BOLDRINI; UNO DEI PRINCIPALI RESPONSABILI DELL’ECCIDIO DI CODEVIGO
Prendiamo nota della morte del partigiano Arrigo Boldrini ex presidente “onorario” dell’ANPI; l’associazione che raggruppa tutti i reduci partigiani d’Italia. Rispetto a tutti coloro che oggi amano dipingerlo e ricordarlo come un eroe, un padre della pace e della libertà noi siamo pronti a mostrare alla luce di tutti, per strenua coscienza e per doveroso rispetto verso i nostri martiri, e quindi verso chi davvero combatté sacrificandosi per la salvezza e per l’indipendenza d’Italia dall’occupazione schiavista anglo-americana, la verità di questo personaggio tanto osannato dagli “intellettualoidi” antifascisti di professione. Infatti nessuno ricorda che questo personaggio appartenente alla 28° Brigata Garibaldi “Mario Gordini” fu (anche secondo testimonianze di partigiani stessi) uno dei maggior responsabili dell’ “Eccidio di Codevigo” avvenuto in provincia di Padova tra il 30 aprile e il 15 maggio 1945; dove tale formazione partigiana comunista, inquadrata nel “Gruppo di combattimento Cremona” affiancata a sua volta dall’ VIII armata britannica, trucidò senza pietà interi reparti armati arresi della RSI e semplici civili fascisti fra cui donne e bambini prelevati dalle loro case e torturati. Si conta in totale un numero di vittime pressoché pari a 365 persone, senza considerare i dispersi di questa orrenda strage. Fra questi crediamo sia necessario riportare alcune prove macabre di questo calvario, e di questo massacro commesso dai nostri “liberatori”.
Ci furono molte vittime, molte furono anche seviziate:
Corinna Doardo, maestra elementare. I partigiani la prelevarono, la sottoposero a sevizie tali che il medico accertò che solo un orecchio era rimasto intatto, la fucilarono e abbandonarono il cadavere nudo nel cimitero.
Mario Bubola, figlio del podestà fascista del paese, fu prelevato a casa, fu torturato, si tentò di tagliarli il collo con del filo spinato, gli fu tagliata la lingua, infilatagli poi nel taschino della giacca, gli furono tagliati i testicoli che gli furono messi in bocca. Fu poi sepolto in un campo di Erba Medica.
Dunque crediamo che questi dati riportati siano abbastanza sufficienti a rendere l’idea a tutti quelli che senza rimanere accecati da inutili e losche strumentalizzazioni, amino guardare alla realtà di quello che rappresentò la tanto onorata “resistenza partigiana”, che portò di fatto soltanto morte e distruzione, e all’occupazione perenne “anglo-americana” dell’Italia che ancora oggi dopo oltre sessanta anni stiamo a sopportare. Naturalmente Arrigo Boldrini imputato più volte per la collaborazione in questa strage, risultò sempre innocente e scagionato da queste accuse, come del resto fu semplice, oltre che a lui, anche a molti dei suoi compagni e colleghi macchiatosi di orrendi crimini di guerra, trovare uno svincolo e l’assoluzione in questo sistema italiano della “democrazia” fondata sull’antifascismo. Anzi il capo partigiano Arrigo Boldrini, fra l’altro onorato scandalosamente con la “medaglia d’oro al valor militare”, è oggi commemorato per la sua morte da tutta la nostra classe dirigente sia di destra che di sinistra come un “difensore della patria”. A queste decisioni non possiamo altro che rispondere con un netto e categorico:
VERGOGNA!
Giacomo
ANCORA UN CONFRONTO * Fra “Il Paese dei diritti e della libertà” e la “truce tirannia” di Filippo Giannini In un articolo del bravo Maurizio Blondet, ad un certo punto leggo che il giornalista ha ricevuto una osservazione così concepita: <E basta con questa storia degli emolumenti ai deputati, anche a ridurli mica si compensa il deficit pubblico, il vero problema è il modello di consumo, le auto, i telefonini, gli ananas portati dallo Sri Lanca: dovremmo mangiare le mele del Trentino>. E allora anche io non voglio parlare degli straordinari emolumenti che i nostri politici si sono riconosciuti, né dei troppi privilegi della “Casta”; non tratterò di tutto ciò, anche se un confronto è indispensabile: “Perché” un presidente francese percepisce 7 mila Euro mensili? Anche se ora Sarkozy si è aumentato lo stipendio? “Perché” un Primo Ministro inglese guadagna 200 mila Euro l’anno? “Perché” al presidente americano viene riconosciuto un emolumento di 380 mila Dollari l’anno (circa 240 mila Euro)? Osserva giustamente Blondet che queste cifre sono inferiori a quelle di un nostro semplice assessore regionale. E sono denari percepiti senza che in cambio si abbia il dovere di fornire un qualche risultato. Sempre l’ottimo giornalista per catalogare la bassa entità morale dei nostri principali deputati e ministri, scrive <Questo è il mondo reale: gravi responsabilità per due decimi di quel che prende Calderoni o Fini o Mastella quando non è ministro. Vedete come si divertono, come esibiscono la loro irresponsabilità: Calderoni fa una legge elettorale che definisce lui stesso una cacata, poi va col maiale a pisciare dove dovrebbe sorgere una moschea. Fini ingravida una velina. Sircana va la sera a vedere i travestiti. Quell’altro deputato se la fa con due troiette e un chilo di coca, per tirarsi su (…)>. Mantengo l’impegno di non trattare degli emolumenti e prebende da sceicchi dei nostri parlamentari, però mi sia permessa un’osservazione sulle retribuzioni dei nostri europarlamentari. Sapete quanto percepisce un europarlamentare italiano rispetto ad uno polacco? A quest’ultimo quello Stato riconosce un ventesimo di quanto l’allegro Stato italiano paga al proprio. In altre parole, solo per essere chiaro, se un europarlamentare polacco guadagna 5 (cinque) Euro, quello italiano ne riceve 100 (cento). E l’efficienza, l’onestà e la previdenza della nostra classe politica come classificarla? Ricorderete che anni fa rifiutammo, con uno stolto referendum, la possibilità di costruire centrali nucleari, grazie all’azione di quel capolavoro della natura (non per nulla si è vantato di essere bisessuale; bah!) che ha per nome Pecoraro Scanio. Ebbene, da allora il nostro Paese acquista energia elettrica dalla Slovenia, dalla Francia e dalla Svizzera, energia elettrica prodotta da centrali nucleari. Chi disse che pensar male è brutto, ma molte volte si indovina? Allora penso che Scanio e il suo partito, i Verdi, per condurre quella battaglia contro il nucleare siano stati finanziati con sostanziose mazzette dalle industrie produttrici energia fuori dai nostri confini. Mazzette ben ripagate dallo stolto popolo che ben si merita questa classe politica. Per portar fuori la mia mente da questo letamaio voglio ricordare un Uomo e un periodo ricco di efficienza e di onestà. Propongo solo un paio di esempi, perché appartengono veramente ad un altro mondo. Siamo a fine anno 1943 il Ministro di Benito Mussolini, Pellegrini-Giampietro, ci ha lasciato questa testimonianza: <Nel novembre era stato preparato un decreto, da me controfirmato, con il quale si assegnava al Capo della Rsi, l’appannaggio mensile di 120 mila lire. Il decreto, però, che doveva essere sottoposto alla firma del Capo dello Stato, fu da lui violentemente respinto una prima volta. Alla presentazione, effettuata dal Sottosegretario di Stato, Medaglia d’Oro Barracu, seguì una seconda del suo Segretario particolare Dolfin. A me, che, sollecitato da Dolfin e dall’economo, ripresentai per la terza volta il decreto, Mussolini disse: “sentite, Pellegrini, noi siamo in quattro: io, Rachele, Romano e Annamaria. Mille lire ciascuno sono sufficienti”. Dovetti insistere per fargli notare che a parte l’insufficienza della cifra indicata, in relazione del costo della vita, occorreva tener conto delle spese della sua casa e degli uffici. Dopo vive sollecitazioni finì per accettare, essendo anche Ministro degli Esteri, solo l’indennità mensile di 12.500 lire assegnata ad ogni altro Ministro. Nel dicembre del 1944, però, mi inviò una lettera che pubblicò, rinunciando ad ogni qualsiasi emolumento, ritenendo sufficienti alle sue necessità i diritti d’autore>. Anche il più sprovveduto dei miei lettori comprenderà bene i motivi per i quali quell’uomo viene ogni momento del giorno, da più di sessant’anni dalla sua morte, crocifisso da questa masnada di ladroni. E se qualcuno ancora non ne ha preso conoscenza, allora, da buon cristiano, l’avverto: si faccia curare. ******* Quanto segue è un post-scriptum e un appello riguardante sempre “l’adorabile bischero”. C’è una bellissima villa sulla discesa della collina di Posillipo verso il mare, quasi nascosta dagli alberi ad alto fusto in un grande parco. Proprietario era Lord Rosebery (un personale e noto ammiratore di Benito Mussolini), il quale l’aveva lasciato in donazione privata al Duce. Ma Mussolini per quel lascito di incalcolabile valore si regolò come per tanti altri: passò a sua volta la villa e il parco allo Stato perché venisse destinata ai figli dei combattenti. Mai fu rispettata la volontà del donatore: vi andranno a passare le belle giornate di sole i Presidenti della neo-Repubblica. Cioè i più accaniti detrattori del donatore. Mentre scrivo vi ha trovato adorabile dimora l’attuale Presidente Giorgio Napolitano. L’appello: non c’è un avvocato in grado di far rispettare le volontà di un morto? Cioè che il parco |