CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE



SENZA CENSURA

IN QUESTA SEZIONE PUBBLICHEREMO ARTICOLI CHE CI PERVENGONO DA VISITATORI CHE NON NECESSARIAMENTE CORRISPONDONO E RIFLETTONO IL NOSTRO PENSIERO; EVITEREMO OGNI CENSURA PURCHE' IL CONTENUTO NON SIA OFFENSIVO VERSO PERSONE O VERSO SENTIMENTI DI TIPO RELIGIOSO CHE RIGUARDANO NON LA SFERA POLITICA MA LE SFERA ETICA INDIVIDUALE.



IL PRINCIPE DEI GIULLARI

Il principe dei giullari ed un giullare principe rischiano di sbancare l’Ariston di Sanremo e di vincere il Festival della canzone italiana, giunto alla sua sessantesima edizione!! Può sembrare una notizia ridicola, ma non lo è: anche Sanremo, una volta palco abbastanza serio per chi lavorava nel campo della musica leggera, è diventato una buffonata senza pari, con una coppia di idioti (di cui uno stonato ed incapace proprio di cantare) che riescono quasi a vincere dopo che già il martedì erano stati sonoramente bocciati ed eliminati dagli italiani a casa. Non è una notizia di poco conto per il semplice fatto che quanto accaduto, compresa l’indignata protesta dei musicisti dell’orchestra che hanno gettato via gli spartiti per l’offesa arrecata alla Musica, segna il perpetuarsi di un sistema di relativismo dei valori e dell’essenza delle cose che, di questo passo, condurrà l’intero sistema delle espressioni umane verso un grigio destino. Certo è che se qualche anno fa un Dario Fo fu insignito del Nobel per la letteratura e solo quest’anno Obama viene riconosciuto degno di essere accostato a Gandhi, si sarebbe potuto dare a Pupo e ad Emanuele Filiberto di Savoia il primo posto in una rassegna molto meno edificante, pur se il componimento altro non era che una filastrocca penosa dove l’illustre rampollo viene dipinto come un povero disgraziato privato per anni di un tetto sotto il quale ripararsi. Agli idioti e prezzolati giurati che, smentendo l’accorto giudizio dato dagli italiani in prima serata, hanno conferito alla atona picaresca coppia la piazza d’onore del festival, vorremmo ricordare che il baldanzoso principe è figlio di uno che ha ammazzato senza essere mai stato punito per il reato commesso; e che egli ha vissuto nel lusso e nell’agiatezza grazie agli sporchi affari del padre, sui quali mai nessuno ha fatto piena chiarezza. Per rispetto di quell’Italia che è stata inneggiata in quella specie di ridicolo componimento musicale, che ci fa rimpiangere il pathos vero e genuino di un Mino Reitano e di un Toto Cutugno, vorremmo ricordare agli utili idioti che hanno studiato a tavolino (e non potrebbe essere altrimenti!!!) il lancio televisivo del savoiardo (sulla qual cosa si sta lavorando da almeno due anni) che le canzonette sono sì cosa leggera, ma ancora troppo impegnative e serie per una umanità di tal schiatta. Sarebbe buona ed onesta cosa che all’Italia vera, quella fatta da milioni di cristi che si dibattono ogni giorno tra mille difficoltà, si dessero certezze e fatti concreti come scuole e asili di livello europeo o una sanità efficiente da Palermo a Milano……altro che il savoiardo ed un nano che quasi vincono Sanremo con una canzone che faceva letteralmente vomitare!

Nuvola Rossa

A SUD DI UN’IDEA 

Rosarno, il Sud e la sagra dell’ignoranza tra stupidità, cialtroneria e ipocrisia

Ma chi sono, che vogliono, ma che dicono? I camerieri dell’ignoranza mediatica, i parolai del nulla che sputano analisi  improbabili pavoneggiandosi nella dimensione dell’apparire. E che vengono letti ed ascoltati da un’opinione  pubblica residuale che di giorno in giorno si manifesta sempre più come il prodotto finito, costruito dai ciarlatani istituzionali. Gli eventi di Rosarno “spiegati” all’interno della forbice della ‘ndrangheta e del razzismo senza nulla conoscere delle realtà del Sud in genere e della Calabria in particolare. Quasi che ciò che è avvenuto nella Piana di Gioia Tauro sia stato promosso dalle cosche - per inspiegabili motivi - o che una ventata d’improvviso razzismo possano costituire la decifrazione delle dinamiche in movimento in territori che secolarmente sono assoggettati  al massacro esercitato da uno stato a dir bene inesistente ed allo sfruttamento di un capitalismo localistico indotto da  leggi di mercato anomale e singolari.

Vietato parlare di identità cancellata da una storia che parla di massacri di popolo e di predazione piemontese di ricchezze appartenenti ad un’economia avanzata quale era quella del Reame.  Nessuno ricorda che gli stabilimenti siderurgici del catanzarese furono smantellati (contemporaneamente allo svuotamento della Banca di Napoli) dai facitori dell’Unità d’Italia per essere trasportati a Torino e Genova per costruire lì la nuova industria siderurgica. Nessuno ricorda, per dimenticanza di comodo o per ignoranza consolidata, la Legge Pica e la eliminazione dei “briganti” operata dai bersaglieri e dai carabinieri di Cialdini  intesa a piegare le popolazioni del Sud e a renderle “omogenee” al Nuovo Ordine. E chi sa e parla dei “galantuomini”, dei rinnegati e collaboratori che hanno costituito le nuove gerarchie borghesi e capitaliste meridionali, fattrici di nuove identità che poi sono quelle che hanno portato alla snaturazione di Comunità di Popolo orgogliose delle loro Tradizioni ? I ciarlatani della storia parlano di ‘ndrangheta senza sapere nulla di che cosa essa sia stata e sia. Perché nulla sanno della storia e della cultura del Sud. E per questo, anche per questo, accusano oggi i Calabresi di razzismo: quasi che quanto avvenuto a Rosarno (e che potrebbe accadere in tutto il Sud) sia riferibile ad un rigetto epidermico nei confronti dei negri. Quasi che le colpe di quanto accade non siano riportabili alla criminalità delle istituzioni centrali e locali che si sono disinteressate di ciò che andava accadendo interessate come erano a lucrare sulla pelle dei cittadini.  Lavoro nero e per ciò utile ai neo caporali. Ma chi lo ha consentito? Chi ha permesso a migliaia di negri di migrare in territori dove la povertà è un fatto endemico? Senza creare una pianificazione del fenomeno migratorio né realizzare strutture di accoglienza per etnie estranee alle realtà locali e come tali ingovernabili. Ma si sa: i Calabresi preferiscono vivere di assistenza anziché lavorare…Ciarlatani e imbecilli che attribuiscono alibisticamente alla ‘ndrangheta la responsabilità di fatti che alla cosiddetta criminalità organizzata possono provocare soltanto problemi. Repressivi (e la repressione è stata immediata con l’arresto immotivato, quanto spettacolare e demagogico di decine di persone estranee agli accadimenti di Rosarno) e di agibilità sul territorio a seguito della sua militarizzazione.

E però c’è chi - come il bergamasco Vittorio Feltri – afferma a cuor leggero che la povertà del Sud è causa dei  Sudisti brutti, sporchi e cattivi adducendo come esempio di riferimento in positivo la ricchezza dei Veneti laboriosi e buoni che in alcuni decenni sono stati capaci di passare dal baccalà alla tagliata, dalla baita allo chalet. Onore ai Serenissimi. Ma non si dimentichi che questi sono cresciuti alla scuola dell’amministrazione asburgica e, soprattutto, non hanno dovuto pagare lo sfruttamento infame imposto dai “galantuomini” divenuti potere. E poi, cari gazzettieri cialtroni ed ignoranti,  le tante pagine “nere” scritte dalle genti del Sud non dipendono di certo dalla natura della “brutta razza meridionale” ma provengono – come lucidamente sostiene Marcello Veneziani – in larga parte dalla  brutta “modernità costruita a sud, tra abusivismo e quartieri da schifo, cattedrali nel deserto e insediamenti eco-rovinosi, egoismi recenti e   modelli televisivi e consumistici” veicolati dall’alto e dall’esterno. Ed assimilati nel meridione “dai ceti più furbi e cinici”.

Tanto ancora potremmo aggiungere a proposito di “differenze” e di etnie. E di Storia. Ma ci fermiamo per ora qui. Ciò che c’interessa è far conoscere a quanti dovrebbero interessarsi  - sulla sponda “destra” - di politica e di cultura alternative, come in ogni occasione in cui si è cercato di riconsegnare ai Popoli del Sud – che per troppo tempo hanno fatto del piagnisteo e della pigrizia una filosofia di vita - la loro identità e il loro orgoglio comunitario sia intervenuta la repressione a stroncarne l’azione. La rivolta di Reggio Calabria non ha costituito il solo esempio di come lo Stato sappia intervenire con la forza delle guardie e dei giudici  e  con il servilismo  organico dei gazzettieri, per impedire la riconquista del Territorio da parte dei nuovi “briganti”. Chi ricorda o chi ha mai saputo come nel 1993 hanno tentato di essere operativi  movimenti quali “Calabria Libera” e “Sicilia Libera”? Movimenti figli di una strategia alternativa, studiata all’interno di quell’eccezionale laboratorio politico-culturale che fu “Tabularasa”, diretta alla costruzione di un federalismo comunitario che operasse sul Territorio per strapparlo al malaffare ed alla gestione criminale del potere locale e centrale. Ebbene, quei Movimenti, che ebbero da subito un forte impatto di popolo e che lasciarono intravedere vittorie elettorali che avrebbero potuto stravolgere gli equilibri di un sistema di potere consolidato grazie al controllo affaristico della “cosa pubblica”, furono soffocati ricorrendo all’inquisizione per associazione di carattere mafioso. Tecniche ben note e largamente usate dai magistrati teorematici che inseguivano la via giudiziaria al potere sotto la regia di Violante e Caselli e della mafia dell’antimafia. Era il tempo in cui le “procure di trincea” si inventavano i “nuovi sistemi criminali” mettendo insieme mafia ed eversione di destra. Tutti dimentichi e/o tutti ignoranti? Quasi che non sia prassi di sempre mettere fuori gioco chi disturba il manovratore come va oggi accadendo in occasione degli appalti per la costruzione del Ponte sullo Stretto Per potervi partecipare occorre la certificazione dell’antimafia. E così sono le imprese del  nord ad accaparrarsi i lavori. Per essere più convincenti a livello di opinione pubblica è sufficiente, poi, far esplodere una cartocciata di polvere pirica davanti al portone del Tribunale di Reggio e scatenare la caccia alla ‘ndrangheta approfittando dei benvenuti fatti di Rosarno.

Non c’è bisogno di ricorrere alla psico-polizia: è sufficiente usare le tecniche antiche e sperimentate della repressione giudiziaria. Che vede al Sud la Casta delle toghe operare in buon accordo con la Casta politica. Salvo poi stendere le lenzuola bianche e piangere i loro morti.

Paolo Signorelli

DUE STORIE

Due storie diametralmente opposte possono essere la chiave di lettura dell’Italia di oggi e verosimilmente del “mondo evoluto” consegnatoci a profusione dall’imperversante capitalismo finanziario di questi ultimi decenni.

Due storie di oggi: la stessa area geografica, quel nord est che - si dice – trainerebbe i vagoni più lenti del resto d’Italia; la stessa pagina di un quotidiano nazionale di area centrodestra che le riporta con anglosassone distacco; la stessa incapacità della politica che non c’è nel dare risposte e soluzioni.

A Parma nel breve torno di tempo di una settimana – ma solo dopo che la trasmissione televisiva Report se ne era occupata – torna alla luce dopo qualche anno una galleria di dipinti di proprietà della famiglia Tanzi che sembravano essere scomparsi nelle brume padane, ma che dimoravano tranquillamente, in attesa di essere venduti, in alcune ville di famiglia. Opere di autori straordinari di cui nessuno si era accorto, nemmeno in occasione delle perquisizioni effettuate anni addietro. Valore stimato oltre cento milioni di euro, ben poca cosa di fronte al crac miliardario del cavaliere del lavoro (il titolo ancora nessuno glielo ha tolto!!!)  Calisto Tanzi, che comunque potrebbero sempre servire a risarcire qualche ex dipendente che aveva investito la sua liquidazione in bond fasulli e che ora si trova solo con una pensione da fame dopo quaranta anni dedicati alla crescita di un’azienda modello, distrutta dalle frenesie speculative di capitalisti votati alla finanza.

A Venezia l’altra faccia di questa Italia: due giovani casalinghe, con problemi di disoccupazione e in gravi difficoltà socio-economiche, fanno “spesa proletaria” in un supermercato di Marghera e rubano generi alimentari per un valore di 165 euro. Forse per soddisfare esigenze alimentari immediate, forse per rendere meno nero un Natale che per loro certo non brillerà. Sono state pizzicate subito, come è sempre probabile che avvenga quando a fare certe cose ci si mette gente che nella vita non si è mai sognato di prendere uno spillo che non fosse il suo.

Qualcuno dirà che in fondo si tratta di due storie “estreme”, in mezzo alle quali ci sta tanto altro e che non si può generalizzare, dipingendo l’Italia quasi come uno stato centroafricano. Forse sarà così, ma rimaniamo con il dubbio che se ancora non siamo a livelli preoccupanti, non possiamo nemmeno continuare a credere agli incantatori di serpenti che invitano ad essere ottimisti e ad acquistare a tutti i costi perché così l’economia non si ferma. Ci chiediamo cosa dovevano acquistare per tenere in moto l’economia le due casalinghe di Venezia che sono andate a rubare per mangiare? O quelle di Sassari che si sono autodenunciate in questura perché intenzionate a fare la stessa cosa di quelle di Venezia?

Non abbiamo la pretesa di effettuare una valutazione scientificamente attendibile di statistica sociale per la quale rimandiamo a sedi senza dubbio più competenti, ma abbiamo il dovere di denunciare che questo paese non può andare avanti così ! Semplicemente riteniamo che non è eticamente tollerabile l’esistenza di un soggetto come Tanzi e, come lui, di quei tanti delinquenti grandi e meno grandi che hanno fatto e continuano a fare i furbi fregando in tasca alla gente della strada che deve fare i conti con stipendi o pensioni che non bastano nemmeno a mettere insieme pranzo e cena. Perché non è vero che Tanzi è la mosca bianca del sistema; che dire di Ricucci, Coppola, Cragnotti, Fiorani, Banca 121, Banca Italeasing e tanti meno noti che, grazie ad un sistema bancario corruttore e truffatore, hanno dilapidato patrimoni creati con anni di fecondo lavoro da parte di generazioni di lavoratori? Gli stessi lavoratori che ora magari si trovano a fare la fila presso gli uffici di collocamento o a rubare nei supermercati per continuare a vivere alla meno peggio.


Tutto questo non sarebbe accettato in uno Stato autorevole in cui vige il principio di responsabilità in funzione del ruolo che si occupa in una organizzazione umana ! Tutto questo non avrebbe cittadinanza in uno Stato Nazionale del Lavoro dove il darwinismo sociale non sarebbe mai ai livelli scandalosi che hanno portato un uomo come Geronzi a diventare il Presidente della banca d’affari più importante del paese.


E dove il Presidente del Consiglio in carica, corruttore di mestiere con sentenze passate in giudicato, invita a spendere di più esibendo il suo “ottimistico” sorriso di plastica !

Fernando Volpi                  


POPOLO BUE

Forse saranno in pochi a ricordarsi che alcune settimane fa il nostro Presidente del Consiglio si è recato negli Stati Uniti per far visita all’”abbronzato” Obama. Solito cabaret, soliti sorrisi di plastica, solite frasi fatte da copione diplomatico ben oliato da sessanta anni di sudditanza culturale, militare, politica ed economica e, alla fine, solite dichiarazioni finali sull’amicizia e sui legami tra i due paesi. Fin qui niente di nuovo sul panorama della politica italiana ed internazionale: altro non è accaduto se non che il viceré in carica di una colonia si è recato a palazzo dal suo sovrano a rinnovare il giuramento di fedeltà.

La sorpresa, però, arriva dopo poco tempo e allora anche il più sprovveduto degli analisti politici, che non vuol far finta di essersi dimenticato quello che è accaduto qualche giorno prima, non può fare a meno di fare due più due e scoprire che non fa ventidue! Il rinnovato giuramento di fedeltà si è invero sostanziato in qualcosa di molto più concreto: ossia circa 1500 nuovi ascari da inviare in Afghanistan al seguito delle oltre trentamila unità che il Kennedy nero ha annunciato invierà a breve a dar man forte alle truppe di invasione internazionali già presenti in quel paese. E’ singolare  che si inviano trentamila soldati in più, ma ufficialmente sono in cantiere i piani per il ritiro di truppe americane dalle zone occupate: è proprio vero che questi signori ormai sanno benissimo che possono fare ciò che vogliono e, oltre a questo, in più aggiungono la ciliegina della presa in giro per far sentire l’uomo della strada ancora più inerme e cretino di quello che è.

Come era ovvio che accadesse nulla era trapelato nei giorni successivi la visita di Berlusconi, anche perché – come al solito – in casa nostra l’attenzione era focalizzata sulle solite vicende giudiziarie del premier; nessuno si è peritato di dire che la visita a Obama era una chiamata a rapporto in vista dell’armiamoci e partite e nemmeno ora che la maschera è calata si è sentita una sola voce di disappunto su quanto si sta preparando in casa Nato. Tutto tace sugli oltre quarantamila nuovi soldati e sulle migliaia di tonnellate di bombe che gli esportatori di democrazia andranno a riversare a migliaia di chilometri dalle loro ricche capitali, dove il malessere sociale e la povertà diffusa stanno diventando una vera pandemia da fare invidia alla A1H1 e dove farebbero veramente comodo i miliardi di euro e dollari che si spenderanno.

Non si sono sentiti nemmeno direttori storicamente “sinistri”, sempre pronti a fare i moralisti su ogni cosa, pigolare con la loro vocina un minimo di disappunto quando qualche giorno fa il ministro La Russa ha annunciato che l’Italia invierà altri uomini e mezzi a presidiare il territorio dove dovrà nascere il più grande oleodotto che la storia ricordi. Già…..quell’oleodotto che il governo fantoccio di Kabul ha promesso a Bush e senza il quale gli USA rischiano di rimanere tagliati fuori da fonti energetiche vitali per poter tentare di rimanere aggrappati ad uno “sviluppo economico” sempre più deteriore per l’umanità intera.

Dunque nulla sotto il cielo. Via il texano guerrafondaio a cavallo dell’elefantino repubblicano, ecco il negro guerrafondaio in groppa al somarello democratico. Dove sta la differenza? Qualche buon idiota che credeva che con la riforma della Sanità in America si aprisse veramente una nuova era anche nei rapporti internazionali deve ricredersi. E ancor oggi possiamo dire che noi ci avevamo visto giusto: il Kennedy nero, come del resto quello originale, altro non è che l’espressione del nuovo modello di conquistatore: non più il sovrano bellicoso di secoli passati che senza troppo nascondersi andava a cercare spazi vitali perché questa – del resto – è la natura dell’uomo; no, quel  modello politicamente scorretto sa troppo di prevaricatore e sarebbe proprio “fascista” nella sostanza e nel metodo. Oggi la strada è diversa: si dice che ci si ritira da tutti i fronti di guerra sconsideratamente aperti dal predecessore, salvo poi rinforzare con altri trentamila soldati un contingente che non riesce a venire a capo di una situazione sempre più incasinata com’è quella afgana. Potenza della democrazia che è capace di esportare sommi valori, soprattutto quando camminano a fianco dei fiumi di greggio.

Con buona pace del popolo bue che annuisce e ingoia tutto di qua e di la’ dell’Atlantico!

Fernando Volpi      

CIALTRONERIE

A tre giorni di distanza dall' aggressione al Presidente del Consiglio Berlusconi (che non ci tocca minimamente, poiché da un lato non intendiamo certo santificarlo come vittima , né dall'altro intendiamo osannare come eroe il suo aggressore), devo affermare che molto più preoccupanti per noi, appaiono le enormi cialtronerie alimentate in questi giorni; prime su tutte quelle lanciate da Di Pietro e sodali.

Non perché ci turbino le accuse e le offese rivolte dal partito dell' IdV a Berlusconi, ma perchè non possiamo accettare certe stupidaggini prive di senso che l'ex magistrato caldeggia in questi tempi. (e non solo lui nell'ignoranza generalizzata !).

Fra le tante “accuse” rivolte al presidente del consiglio infatti è saltata fuori quella di paragonarlo ad Hitler ed a Mussolini. Il "manettaro" é completamente fuori strada, e lo ribadiamo per rispetto ai “padri spirituali” dell'idea nazionalpopolare europea.

Se poi si crede che riecheggiare Benito Mussolini e il discepolo germanico per mettere il punto su una possibile svolta “autoritaria” berlusconiana, dia i suoi acidi frutti é loro responsabilità ma noi preferiamo invitare a riflettere l'“ex pm” ed altri sull'enorme corbelleria che vanno artatamente diffondendo vista la differenza di popolarità riscontrata dai “dittatori” da lui ricordati, che senz'altro ne godevano assai più dell'attuale presidente in carica e del suo mal-governo da una parte, quanto d'altra assai più del suo minuscolo pseudo-partito nutrito di becero giustizialismo borghese e “benpensante”.

Del resto la questione non si spegne con questa definizione assurda ed anti-storica, aggiungendo ancora corbellerie alla sua esemplare ignoranza a tratti “analfabeta” mettendo in guardia il Paese da una deriva “golpista” e “peronista” del governo Berlusconi, come espresso da Di Pietro stesso, e ribadito non più tardi di ieri dal suo sodale Felice Belisario ospite della trasmissione “Porta a Porta”.

Anche in tal senso commentare questa dichiarazione “fuori dal mondo” sarebbe superfluo.

Prima di sciacquarsi la bocca ricordando anche qui in maniera offensiva e negativa Peròn farebbe meglio a studiare la storia e prendere semmai spunto dalla politica fortemente sociale e nazionale che Juan Domingo Peròn sulla scia del fascismo mussoliniano, mise in atto appoggiato dagli strati più umili della popolazione. Una politica sociale che sicuramente non può meritarsi di essere vilipesa e beffeggiata dalla bocca di emerite inculturati che solo nella politica attuale possono essere al posto che sono.

Se poi anche in questo caso si è voluto ricordare alcune prese di posizione che Peròn fu costretto ad emandare, il “Dott”. Di Pietro dimostrerebbe sicuramente maggiore sapienza storica se si soffermasse ad approfondire l'eroica figura di Evita Peròn ed il suo alto contributo umanitario sociale e rivoluzionario che ha apportato al partito giustizialista argentino, da non confondere con lo pseudo-giustizialismo criminale e “golpista” (quello si) portato avanti dall'Italia dei Valori.

Forse davvero l'ex magistrato Di Pietro prima di parlare a “vanvera” sarebbe meglio che pensasse a quel che dice e allo strumento che é stato dei "poteri forti" anti nazionali.

Se la sua pur rispettabile battaglia al malgoverno Berlusconi, deve continuare vomitando cialtronerie di questo genere, farebbe meglio a studiare, meglio ad andare in pensione.

GIACOMO CIARCIA.

LOTTE DI POTERE

Il Presidente del Consiglio Berlusconi si lamenta dell’accanimento pseudo politico di cui è vittima e con il quale si cerca di eliminarlo per sempre da Palazzo Chigi: ha più volte sostenuto che il suo è forse il caso più eclatante di attacco ad una persona che si sostanzia in attacco alle istituzioni da lui rappresentate. In parte è sicuramente vero, ma di certo l’uomo non è di quelli che si possono definire immacolati.

Se ben ricordiamo di uomini di potere che hanno subito attacchi diretti ed indiretti che sono costati loro la carriera politica ed istituzionale in Italia ne abbiamo avuti diversi; in realtà il signor Berlusconi non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo. L’unica differenza è che, mentre i suoi predecessori erano politicamente, mediaticamente ed economicamente più deboli, dunque più facilmente abbattibili, l’uomo di Arcore vanta una forza che lo porta a sostenere anche le peggiori battaglie.

Oltre mezzo secolo fa ci volle ben poco ad un cinico Fanfani sbarazzarsi dell’astro nascente della DC italiana Piccioni e spianarsi la via per una carriera costellata di grandi incarichi: da Ministro degli Interni gli bastò usare molto bene alcune pedine dei servizi di intelligence e la stampa amica per insinuare il dubbio sull’opinione pubblica che il figlio di Piccioni poteva avere a che fare con l’omicidio Montesi. Piccioni si dimise e scomparve per sempre dalla scena politica nazionale.

Ad altri sono toccate sorti diverse, addirittura tragiche: Rumor, tutto sommato, se la cavò abbastanza bene; Craxi molto meno; Forlani un po’ meglio; Andreotti lo sappiamo bene; Aldo Moro ci ha rimesso la pelle. Per non scomodare un nome ancora più illustre (almeno dal nostro punto di vista!!) che in un contesto storico certamente diverso fu vittima di un colpo di Stato ordito dai massimi vertici istituzionali in combutta con il nemico di guerra, la confindustria ed i poteri sotterranei di ogni colore che lasciarono il nostro Paese nel peggior letamaio che la storia contemporanea ricordi.

Dunque il signor Berlusconi non fa molta eccezione in un paese in cui la fedeltà a certi principi umani, l’opportunismo e la disonestà politica (e non solo), il fare intrigante e mafioso sono praticamente il pane quotidiano della vita istituzionale: ci dispiace togliergli un altro dei record di cui mena spesso vanto, ma è proprio così !

Ciò di cui ci dobbiamo però preoccupare – e veniamo al senso più intimo di questo nostro sfogo – è che oggi con Berslusconi, come ieri con gli altri suoi predecessori di sventura politica, sono in atto movimenti sotterranei che preludono ad uno scontro di potere che – forse già in atto da tempo – è stato di recente denunciato in maniera sibillina anche da Napolitano. Quando la massima carica dello Stato, per giunta uno che è riuscito a passare indenne e senza macchia (?) attraverso il crollo della sua fede comunista, esce con denunce contro lo scontro in atto nella politica italiana, significa che sotto traccia le faglie sismiche della politica sono estremamente attive.

A nostro modesto avviso quello che è in atto in Italia – e che come i terremoti si ripresenta a scadenze temporali – è una lotta di potere un cui ognuno gioca la sua parte, schierato di qua o di la’ a seconda della convenienza e in cui i servizi di informazione hanno un ruolo non indifferente. Non vogliamo fare dietrologia, ma da noi i servizi sono spesso stati funzionali a fare di tutto e di più, molte volte anche al di fuori dei compiti cui erano preposti. Ed oggi sta accadendo la stessa cosa, con una palese intromissione a favore o contro questa o quella parte in lotta.

Solo ai più stupidi potrà apparire strano il fatto che un certo Spatuzza dopo 15 anni si alza, si converte, studia teologia e comincia a dire un sacco di cose e, dopo soli due giorni dalla sua sensazional(istica) deposizione, con una mossa stile Mossad vengono decapitati alcuni dei vertici di Cosa Nostra proprio sotto lo sguardo di decine di telecamere. Viste le rivelazioni di Ciancimino sull’arresto pilotato di Riina non c’è proprio più da meravigliarsi di nulla: COSA NOSTRA è sempre di più AFFARE LORO!! E destra e sinistra ci stanno dentro fino alle ginocchia! 

Nuvola Rossa       



ABBIAMO PERSO IL CORAGGIO DI DEFINIRCI ANTIDEMOCRATICI.

Fui tra i primi a sottoscrivere il Manifesto  di Massimo Fini. Fui tra i più attivi a sostenere (v. Astensionismo Perché) la campagna per lo "Zero Voto". Ciò che mi condusse a rarefare i miei rapporti con il "Movimento Zero" fu dovuto e all'incapacità operativa dei suoi aderenti di fare movimento e all'ostinata difesa di Fini a difendere  Di Pietro, nonostante la poderosa documentazione da me fattagli pervenire a dimostrazione della cialtronaggine dell'Uomo di Montenero di Bisacce. Ciò non sta a significare che io non apprezzi una gran parte delle sue proposizioni letterarie e giornalistiche. Per quanto riguarda la sua difesa della democrazia sono d'accordo con te nel considerarla un limite in negativo. Il fatto gli è che noi - fatta eccezione di taluni - abbiamo perso il coraggio di definirci antidemocratici per tema degli anatemi sistemici e giudiziari. Dunque ancor prima di spiegarlo - in termini e culturali e, quindi, politici - la contrapposizione tra Comunità Organica e Società non solo  rappresenta la distinzione tra due inconciliabili concezioni della vita e del mondo ma una differenzazione antropologica. E per quanto riguarda la dimensione del Politico mentre il comunitarismo organico costituisce  i naturali e qualitativi rapporti fra gli uomini che si fanno Popolo, la democrazia (borghese e/o proletaria) non è altro che "una maschera assunta dall'oligarchia finanziaria, uno dei più raffinati metodi di sfruttamento del popolo trasformato in massa informe, soggetto di bisogni e d'interessi coordinati dal sistema della mistificazione elettorale e partitica". In alto i cuori !
Paolo Signorelli



A PROPOSITO DEI COSIDDETTI… “ARDITI DEL POPOLO”.

E’ compito primario del nostro “Centro Studi” fornire agli interessati che ci seguono (soprattutto alle future generazioni) un apporto storico-culturale propriamente politico e pragmatico. A tal proposito non possiamo che rispondere per doveroso primato storico politico e morale di socialisti nazionali all’ultimo documento apparso sul portale di Sinistra Nazionale riguardante la storia politica dei cosiddetti “Arditi del Popolo” . Non é un commento polemico ma desiderio di svelare ed evidenziare le svariate inesattezze storiche riscontrabili nel post visibile all’indirizzo: “sinistranazionale.it”. Infatti in maniera un po’ avventata, e forse nutrita di indelebile sentimento postfascista, il buon Alessandro Cavallini ha voluto sta volta elogiare la causa di queste formazioni militari irregolari (come del resto le formazioni partigiane), che operarono durante il “biennio rosso” contro le formazioni squadriste, ossia ostacolando di fatto la lotta per la realizzazione di quei principi socialisti nazionali enunciati nel marzo ’19 a Milano in quell’adunata storica di “Piazza San sepolcro” . Nati da una costola - assolutamente minoritaria - dell’ “Associazione Nazionale Arditi d’Italia” (che nel frattempo aveva aderito in blocco ai Fasci di Combattimento), i cosiddetti “Arditi del Popolo” capeggiati dall’ex ardito delle fiamme nere Argo Secondari, combatterono in realtà come prezzolati, direttamente o indirettamente al fianco delle formazioni “social-comuniste”, che in nome di quel socialismo reale internazionalista, denigravano con disprezzo, colpivano e talvolta assassinavano per le strade numerosi reduci, mutilati di guerra e pluridecorati individuando in loro, e non in quella borghesia capitalistica e sfruttatrice il principale nemico da abbattere. D’altra parte invece i Fasci di Combattimento mussoliniani (nell’articolo di Cavallini duramente accusati di collusione con la borghesia) cercarono di maturare quella rivoluzione sociale e nazionale, in nome di quei combattenti, operai , contadini e piccoli impiegati che servendo e soffrendo valorosamente per la Patria sudarono sangue nelle trincee, di fronte al piombo nemico. Avanzamenti in campo sociale ed ambizioni nazionali che quei “combattenti-lavoratori” avevano tutto il diritto di rivendicare e che trovarono sicuramente risposta concreta, nel neomovimento fascista, non certo nelle forze della destra liberal-conservatrice (che aveva voluto la guerra soltanto per propri fini economici, ed ora si mostravano atti esclusivamente a conservare lo “status quo”); e non certo nell’odio e nel disprezzo antiitaliano dei socialisti ufficiali. “Esproprio delle ricchezze, terra ai contadini, socializzazione delle aziende, innalzamento dei salari, rivendicazioni delle terre “usurpate” e non concesseci dal trattato di Versailles”, furono punti lanciati che l’ex socialista Benito Mussolini fece propri, attraverso il programma del suo movimento, in cui nel frattempo avevano aderito molti sindacalisti rivoluzionari, anarcosindacalisti, futuristi e arditi già vicini al quotidiano mussoliniano negli anni dell’interventismo. Sicuramente (e qui arriva il punto), non possiamo in nessun modo negare che taluni elementi imborghesiti del fascismo, facenti capo ad infiltrati (e non a veri fascisti intesi nel significato rivoluzionario del termine), operarono al servizio degli industriali e degli agrari in esclusiva funzione padronale ed antisocialista, ma questa fu un’ assoluta minoranza, non affatto generalizzabile ed attribuibile a tutte le squadre d’azione, ed al loro glorioso sacrificio di sangue come milizia al servizio della rivoluzione social-nazionale fascista. Basti ricordare fra le tante le eroiche imprese compiute delle squadre d’azione guidate da Tullio Cianetti (futuro ministro delle corporazioni), sempre in prima linea nelle bastonature e negli assalti contro le formazioni padronali; per arrivare a ricordare quelle dirette dal federale di Bologna (già sindacalista fascista) Gino Baroncini più volte schierato direttamente al fianco dei contadini negli scontri contro le forze dell’ordine asservite invece agli agrari. Si racconta a tal proposito, che dopo aver guidato assieme ad un centinaio di squadristi la devastazione di alcune sedi delle leghi padronali, Baroncini arringò sulle macerie una folla di atterriti braccianti. Poco tempo dopo sul giornale “L’Assalto” Baroncini commentò proprio così la sua iniziativa di espropriazione delle terre, per la lottizzazione di cooperative bracciantili: « si procederebbe all'esproprio solo a carico di quegli agrari che vivono pacificamente sulle rendite trasmesse in città dai loro agenti di campagna, (...) perciò nulla hanno da temere i piccoli proprietari coscienziosi ». Questi eventi sopra riportati rappresentano soltanto la “punta dell’iceberg” dell’ opera squadrista a difesa del mondo del lavoro. I deviazionismi “a destra”, e gli asservimenti che – ahinoi - si verificarono, e che Cavallini tiene a ricordare, furono episodi isolati, e fin da subito condannati apertamente dal capo del fascismo stesso attraverso questo stralcio di articolo pubblicato su“Il Popolo d’Italia”: <> Queste parole credo possano bastare a smentire tutti coloro che addebitano, ed hanno addebitato, a Mussolini quegli atti sconsiderati che qualche “squadrista” “del torna conto” commise, in circostanze sicuramente estranea all’idea, ed allo scopo originario per il quale nacque nel ’19 lo squadrismo. Questa è la verità precisa, schietta e leale della storia, che non fa una piega. I cosiddetti “Arditi del Popolo”, se davvero come essi si presentavano, facevano appello a dei principi sanamente sociali, proletari e patriottici, avrebbero dovuto intraprendere la loro battaglia all’interno dei Fasci di Combattimento e delle stesse squadre d’azione affiancando i fascisti, i socialisti nazionali, a troncare ogni deviazionismo ed imborghesimento, o collusione col sistema. Una battaglia che coerentemente alla loro provenienza di “combattenti-proletari” arditi, avrebbero dovuto fare propria, contro la reazione borghese “bianca” da un lato, e l’odio antinazionale marxista dall’altro. Scelsero invece la via “sbagliata” favorendo più o meno volontariamente il sistema; un frutto di un malinteso che li portò a schierarsi dalla parte del nemico comune. Del resto il signor Alessandro Cavallini, dopo aver pensato bene di adulare le formazioni antifasciste degli “Arditi del Popolo”, e dopo aver riecheggiato il nome di Mario Carli, deve essersi come dimenticato però di riportare anche il fatto che proprio il buon Mario Carli, autore di quel suo famoso articolo “Arditi non gendarmi”; subito dopo la Marcia su Roma approdò al fascismo più intransigente ammettendo onestamente, ed umilmente di aver riscoperto proprio nel regime mussoliniano quel progetto sociale e nazionalrivoluzionario al quale aveva sempre auspicato. Allo stesso modo si mossero molti altri ex appartenenti di spicco degli “Arditi del Popolo” come per esempio Amilcare De Ambris (fratello del più noto Alceste) che divenne addirittura segretario del sindacato fascista metalmeccanico, oppure Vittorio Picelli (fratello di Guido), anch’esso duro antifascista nel ’20 – ’21 ; ma che dopo aver chiesto per lettera a Benito Mussolini nel ‘35 l’arruolamento in Africa Orientale (ottenendolo), al suo ritorno dall’Etiopia ricevette svariati incarichi fra i sindacati fascisti. Di Vittorio Picelli si ricorda il volume: “Il fante nella guerra nell’Africa Orientale”. Con questo articolo sintetico, ma chiaro, vogliamo così ribadire e mettere ancora una volta l’accento sull’apporto che solo il Fascismo rivoluzionario mussoliniano (primo su tutto in Italia) abbia dato per la realizzazione di un vero e proprio progetto alternativo Socialista Nazionale, per il solco della terza Via. Lo ha dimostrato la storia con cui mantiene ancora un conto in sospeso. Non intendiamo con questo, in nessun modo, dare inizio a scontri polemici futili e dannosi per tutti. Riemerge in noi, esclusivamente, il ruolo di fonte di documentazione per ciò che riguarda la storia delle nostre radici politiche, morali e spirituali. In definitiva, credo non ci sia altro da aggiungere. Oserei solamente sperare molto che i “compagni di lotta” di Sinistra Nazionale (dei quali non si discute affatto la buona fede,, e le battaglie comuni alle nostre); non caschino preda del sistema, attraverso la solita ed infernale retorica antifascista , la quale continua ad essere la sua arma migliore. Senza rancori. GIACOMO CIARCIA. 

PROPOSTE INDECENTI

Pur volendo evitare polemiche pretestuose nei confronti del partito di Luca Romagnoli e di Francesco Storace, non si può certamente sottacere certe prese di posizioni inaccettabili per chi come noi intende portare avanti senza "se" e senza "ma" la battaglia comunitaria ed organica della continuità ideale verso i valori statuali della RSI ed i suoi ispirati principi socializzatori. A riguardo di tutto ciò non si può che “denunciare” l’avanzamento di alleanza elettorale promossa per le elezioni europee ( e non solo) sia dal segretario del Movimento Sociale- Fiamma Tricolore sia dal segretario de La Destra verso partiti del centrodestra rimasti esclusi dal contesto bipartitico, nonché con il neo democristiano Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo. Ora che per superare quella fatidica e liberticida soglia di sbarramento al 4%, immessa dal potere oligarchico del bipartitismo per soffocare qualunque realtà antagonista anche a livello europeo, si possa anche pensare a qualche novità politica, ciò non può significare svendere un patrimonio ideale. Come sia possibile per dei partiti etichettati come “antagonista al sistema” scendere a patti, anzi alleanze, non solamente a livello europeo, ma in ambito nazionale, con forze secessioniste ed autonomiste (finanziate per lo più dal potere massonico e mafioso), operanti proprio in nome della disgregazione di quei valori identitari e sociali di cui troppo spesso ci si riempie la bocca, non lo sappiamo, e vorremmo sentircelo dire dai diretti interessati. Del resto non si esita ad evidenziare punti strettamente comuni soprattutto in materia di federalismo e stato sociale, quando la realtà é ben diversa Ora, evitando fumogene aggettivazioni lascio alla coscienza di ognuno di noi il significato di tutto questo. Sentiamo tanto sventolare da sempre di totale unità d’area ma la risposta è che non ci potrà mai essere unità fino a che i tempi non saranno per tutti maturi verso la strada inviolabile della LIBERAZIONE NAZIONALE, confrontandoci semmai con realtà in movimento anche provenienti da esperienze opposte ma almeno non colluse con il "sistema" (e perciò non parliamo di residuati partiti "comunisti", solo nominalmente tali) come formazioni di ispirazione di sinistra nazionale capaci di abbattere una volta per tutte la paccottiglia "ANTIFASCISTA". Se certo così si protrarrà il futuro preferiamo rimaner ancorati nella nostra umile battaglia fuori da ogni schema partitico, e/o elettorale, ma fedeli alle nostre radici, che ci distinguono sempre più dall’accozzaglia promossa da qualsiasi arrivista di turno. Questo è il significato della nostra battaglia. Gli interessi di poltrona li lasciamo ai rinnegati della storia o ai loro sciancati dirimpettai. GIACOMO CIARCIA  

L’ALTRA FACCIA DELLA “RESISTENZA” 

Dopo sessant’anni di silenzio, in questo giorno di ricordo del massacro delle foibe, non possiamo certo tacere ed accogliere a buon viso un semplice e breve trafiletto (fra l’altro inquinato come al solito di un becero antifascismo militante) enunciato dalle alte cariche dello Stato. Come ci potevamo aspettare la lusinga antifascista espressa direttamente dal presidente di questa repubblica non è mancata. Non è mancato anche - ancora una volta - l’ignobile atteggiamento delle istituzioni “democratiche” di gettare fango sul Fascismo e sull’esperienza statuale mussoliniana, persino nella ricorrenza di una vera e propria strage e pulizia etno-comunista e partigia Tutto ciò non é nuovo. Da sempre del resto la nostra critica nei confronti della sedicente “democrazia” italiana fondata sull’odio, e sulle menzogne non si è mai placata. Abbiano però rispetto per i nostri martiri italiani, e per tutti quei figli d’Italia che furono massacrati barbaramente e gettati nel profondo degli abissi, pur non rinunciare alla propria identità italiana, senza piegarsi alle mire espansionistiche slavo-comuniste, indipendentemente se ferventi Fascisti o semplici connazionali Abbiano rispetto TUTTI per questi nostri fratelli almeno in questo giorno di ricorrenza storica! In questa data di lutto nazionale per la storia della Patria, che ricorda l’eccidio senza pietà e l’esodo dalle proprie terre e case di migliaia di nostri conterranei, a seguito dell’invasione oltre i nostri confini orientali, non possiamo certo sentir infangare la causa per cui molti Combattenti dell’Onore caddero opponendosi di fatto, all’occupazione plutocratica nel suo insieme; ossia anglo-americana da un lato e sovietica, attraverso l'internazionale comunista, dall’altro. Non ci potrà mai essere solidarietà nazionale con questi “signori” che pretendono di rappresentarci. Non ci potrà mai essere “pace” fino a che il mare di menzogne che ci narrano non avrà fine! Una strage nascosta (quella delle foibe) dalle istituzioni “democratiche” antifasciste per oltre sessanta anni e solamente per proprio sporco comodo. Il piano egemone del maresciallo Tito fu nella realtà dei fatti concordato con le forze anglo-americane, una specie di “spartizione di torta” dell’Italia, al cui gioco non poteva che prestarsi il governo Badoglio con la monarchia traditrice, nonché l’attività terroristica partigiana. Con l’aiuto diretto di formazioni partigiane comuniste italiane infatti, e con il tacito assenso di tutto il CLN, ebbe inizio quello che sarà stato poi nascosto (nei migliori dei casi), o ignobilmente definito dalla “marmaglia” istituzionale antifascista un “contributo di libertà” dei “compagni” titini. Nella verità si trattò di una vera e propria occupazione a fine imperialistico di Istria, Dalmazia, Fiume, e persino Trieste (fino al trattato di Osimo del 1954), promossa ed attuata tramite vera e propria polizia etnica, e terrore nei confronti delle comunità italiane. Questa é la schietta verità e la natura meschina ed anti- italiana della sedicente “resistenza” prezzolata ha avuto illustri coperture. Una verità che andrebbe riaffermata senza "se" e senza "ma". I tanto “vituperati” eroici combattenti della Repubblica Sociale Italiana altresì, furono gli unici a combattere contro ogni deriva imperialistica della Patria, al Sud contro gli anglo-americani, e ad oriente contro l’esercito jugoslavo. Una battaglia indimenticabile quella della RSI per la Libertà, e per il Socialismo Nazionale, alla quale noi oggi ci leghiamo come sentimento di continuità ideale. Non sono state rare (a differenza di quello che ci narra la disinformazione storica), persino nette opposizioni di forze armate repubblicane nei confronti di svariate rappresaglie tedesche contro Italiani e questo nello spirito innanzitutto di dignità ed onore nazionale. Così oggi il presidente Napolitano si è ricordato bene ancora una volta di gettar fango sull’esperienza storica del Fascismo, e sulla sua natura “dittatoriale”. Peccato si sia astutamente dimenticato di ricordare al popolo italiano la vergogna di quando un suo caro predecessore e pure pluristimato maestro di “libertà” e “democrazia” - uno dei maggiori indiziati della volontà di essere prezzolati sicari per conto degli inglesi di giustiziare Benito Mussolini - Sandro Pertini, ebbe pure la vergogna di chinarsi a baciare la bara del macellaio Tito di fronte all'Italia ed al mondo. Probabilmente anch’esso per i nostri padri della democrazia e per le Istituzioni antifasciste doveva apparire come un vero esempio di liberta, e questo la dice lunga sulla differenza che esistre tra noi Uomini Liberi e i rinnegati e gli sciancati della Storia. GIACOMO CIARCIA.