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G E R A R C H I A
bollettino telematico
del
LETTERE IN QUESTA SEZIONE PUBBLICHEREMO LETTERE CHE CI PERVENGONO DA VISITATORI CHE NON NECESSARIAMENTE CORRISPONDONO E RIFLETTONO IL NOSTRO PENSIERO; EVITEREMO OGNI CENSURA PURCHE' IL CONTENUTO NON SIA OFFENSIVO VERSO PERSONE O VERSO SENTIMENTI DI TIPO RELIGIOSO CHE RIGUARDANO NON LA SFERA POLITICA MA LE SFERA ETICA INDIVIDUALE.
COMUNICATO STAMPAGiustizia per Gabriele Sandri Apprendiamo con indignazione che l’agente Luigi Spaccarotella, l’assassino di Gabriele Sandri, è stato destinato alla Polfer di Firenze. Vale appena ricordare che la guardia non ha trascorso una sola ora in carcere né è stata oggetto di sospensione dal servizio pur essendo imputato di omicidio volontario “con dolo eventuale”. A Spaccarotella, insomma, è stata garantita la libertà e gli è stato consentito di restare in servizio nonostante la gravità dell’episodio di Badia al Pino dove il giovane tifoso laziale ha perso la vita. Un episodio che vide come drammatico corollario l’insorgenza delle tifoserie italiane che culminò a Roma con l’assalto ad alcune caserme della polizia. I giovani arrestati ed indagati per quegli scontri sono in carcere da sei mesi e da due mesi si trovano in regime di isolamento con l’aggravante di terrorismo. Per quei fatti (come per la morte ancora “non chiarita” dell’ispettore Raciti) noi chiedemmo più volte le dimissioni di Giuliano Amato chiaramente colpevole di averne usato per costruire una “emergenza” curva al fine di distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali indotti da una criminale gestione della cosa pubblica. Tutto abbiamo ricostruito documentandolo in una serie di articoli pubblicati su “Giustizia. Giusta”. Abbiamo scritto delle “notizie strumentali e di quelle taciute”. Di tutto ciò che avvenne dalle 9 di mattina di quell’11 novembre sino alle prime ore del pomeriggio nel manifesto intendimento di truccare i fatti per depistare le responsabilità. Eppure da subito si conosceva chi era il ragazzo ucciso e chi fosse stato a sparargli: c’erano l’arma del delitto e i testimoni oculari. Ricordiamo i balbettii del Questore di Arezzo che cercava di avvalorare la tesi falsa degli “spari in aria”. E la guardia Spaccarotella continuò a girare libero, ad essere considerato un testimone sino a quando, dopo mesi, non venne incriminato per omicidio volontario. Senza che nei suoi confronti venisse mai preso un provvedimento disciplinare. Abbiamo ancora scritto della “materializzazione” di sassi invisibili nelle tasche dell’assassinato e della inventata deviazione del proiettile malgrado che il professor Ingo del Cnr di Roma avesse con una puntuale perizia chimica dimostrato che sulla pallottola non esisteva traccia di alcun tipo di materiale. Noi rifiutiamo la logica infame con cui le autorità hanno cercato di criminalizzare Gabriele Sandri e di rendere incolpevole o meno colpevole o poco colpevole il suo assassino. “Lo Stato – sostiene Cristiano il fratello di Gabbo - si deve sentire direttamente responsabile per la morte di Gabriele”. E lo sosteniamo anche noi. E non soltanto per spirito di pure dovuta solidarietà ma soprattutto per il rifiuto dell’inaccettabile comportamento di quanti ai diversi livelli continuano a profanare la giustizia in nome di meschini giochi di potere. Roma 10 maggio 2008
Forse siamo sulla strada giusta: qui sotto riportiamo senza indicare il nome per ovvii motivi, una mail che ci é giunta in redazione a dire il vero senza grandi sorprese perché abbiamo avuto modo di avere contatti con anche meno giovani dello scrivente provenienti dall'extraparlamentarismo cosiddetto di "sinistra". Evidentemente sta maturando finalmente una coscienza non più "di classe" ma di "identità sociale nazionale" che dovrebbe fare a pezzi definitivamente tutto il ciarpame "resistenzial-democratico" e quello schema ottocentesco tanto caro alla cupola plutocratica - DESTRA vs. SINISTRA - mantenuto in vita artatamente da sessanta anni di propaganda drogata dei cosiddetti "vincitori e liberatori" per bloccare sul nascere ogni volontà di ribellione e di riappropriazione da parte del Popolo della propria Liberazione e del proprio Futuro. Certo non é una "rondine (o qualche rondine) che può far primavera" ma se tutti coloro che amano la propria Nazione, che cercano giustizia sociale e valori comunitari tenderanno la propria mano in una nuova unità di intenti forse il Cazzotto al Sistema riusciremo ad assestarlo una volta per tutte - come recita graficamente un nostro volantino - FORTE, DECISO E PRECISO per chiudere il conto e ritrovare l'orgoglio di un Popolo inteso nel senso più alto del termine. IN ALTO I CUORI ! M.C. Cari amici del RSI, mi chiamo ............ e sono uno studente universitario, e da diverso tempo seguo le attività del Fronte tramite internet. La mia esperienza politica, seppur breve, l'ho fatta nei ranghi della sinistra extra-parlamentare e ciò potrà sembrarvi strano e paradossale. In realtà la mia concezione politica si è sempre riassunta nel "Socialismo Nazionale" ed in questi ultimi tempi le contraddizioni che ci sono tra il mio pensiero ed i gruppi che frequento si sono dimostrate inconciliabili e sono scoppiate. Ci sono troppe divergenze come sull'immigrazione, sull'analisi della globalizzazione e persino sulla politica estera. Analogie, invece, con voi ne ho da vendere, nonostante il mio percorso sia stato differente dal vostro e nonostante tutt'ora ci siano delle visioni in disaccordo comunque a mio parere marginali, del resto Bombacci docet. Volevo solo sapere, ovviamente se a voi fa piacere, se è possibile prendere contatti visto che condivido sempre di più le vostre analisi e le vostre scelte e mi identifico sempre di più con la vostra Organizzazione..........Vorrei instaurare un rapporto dialettico che possa dissipare i miei ultimi dubbi e le miei ultime divergenze con voi. Mi auguro che la mia mail non resti inascoltata, del resto ha giovato un po' nel mio trascorso anche un pizzico di passione dannunziana che travolge l'anima nel più profondo dei sentimenti. Saluti fraterni ed italiani (mail firmata)
Agli ignoranti e agli "smemorati" voglio far sapere chi è Riccardo Pacifici, quel "grugno" che accanto ad Alemanno assiste all'alza bandiera di Israele sul Campidoglio. Ne scrissi sul n. 3 di G.G. del 2007. Paolo S.
GLI INTOCCABILIAccanto ai giudici, casta protetta cui tutto è consentito, esiste un’altra categoria di intoccabili istituzionali: quelli del “pianto che paga”. Loro tutto possono, a loro tutto è consentito, a loro nessuno può fare nulla. Legibus soluti, insomma. Se, poi, “loro” appartengono alla comunità degli ebrei romani è bene che gli altri, tutti gli altri, si mettano l’animo in pace e stiano lì pronti a prendere sberle. Se gli dice bene. Circolano troppi racconti sui “fatti di Teramo” firmati da anonimi Alla tracotanza griffata degli uni si contrappongono l’anonimato e le preghiere di chi “tiene famiglia”… Ben fa, allora, dal suo punto di vista, quel corpulento gentiluomo che risponde al nome di Riccardo Pacifici a ricordare con arrogante compiacimento che a Teramo il rettore ha chiuso l’università, il ministro Mussi ha approvato e il questore ha vietato la conferenza di Faurisson e di Moffa. E poi i giovani “educatori” ebrei “hanno dato solo quattro ‘cinquine’, quattro manate, non avevano né pistole né manganelli”. E fa ancora bene lui, con quel volto esteticamente inguardabile, a suggerire al seboso Mussi di mandare a casa il prof. Claudio Moffa. Tanto a lui tutto è permesso. Ed a proposito di quattro “cinquine” e niente pistole vogliamo ricordare a coloro che scoprono soltanto oggi chi sono i personaggi con cui si ha a che fare che costoro, guidati da Pacifici, il 3 novembre 1992 misero a ferro e fuoco un quartiere romano per “chiudere” la sede in Via Domodossola del Movimento Politico Occidentale. Danneggiarono decine di autovetture, ferirono a colpi di spranga dei giovani che erano nei locali della sezione e spararono, a scopo non soltanto intimidatorio, numerosi colpi di pistola. Naturalmente i soliti noti non subirono nulla, neanche un fermo di qualche ora nelle celle dell’amica Questura. Gli stessi personaggi l’1 agosto 1996, sulla base di un piano preordinato, alla lettura della sentenza con cui il Tribunale militare di Roma dichiarava la non punibilità per prescrizione di Erich Priebke, misero a subbuglio l’aula di “giustizia”, aggredirono ferendoli i carabinieri presenti e tennero di fatto sotto sequestro Priebke, i suoi legali e gli stessi giudici. Dall’Isola D’Elba il rabbino capo della comunità ebraica romana rimase in costante contatto telefonico con Riccardo Pacifici fornendo il suo sostegno ai “ragazzi”. L’assedio durò sino a quando il guardasigilli Flick, convocato insieme al sottosegretario alla difesa Massimo Brutti, non decise in accordo con i rappresentanti della comunità ebraica, con il procuratore generale della corte d’appello militare e con il procuratore aggiunto Italo Ormanni (sì proprio quello delle “cimicii”!) di “riarrestare” Priebke. E mentre Rutelli faceva oscurare Roma si compiva una violazione senza eguali della legge da parte degli uomini della legge. Eppure l’impagabile Maria Giovanni Flick ebbe a dichiarare il 3 agosto che “la protesta popolare di giovedì sera è stata la prova di una emancipazione e di una crescita democratica degli italiani”. Sarebbe pleonastico ricordare come per una serie impressionante di reati commessi in diretta tv nessuno dei soliti noti abbia nulla pagato. Paolo Signorelli 60° anniversario dell'occupazione sionista
E si smetta di dire e scrivere l'assurda falsa verità "pro domo" che essere contrari al pensiero sionista (che é una ideologia e non un popolo) é uguale ad essere antisemiti, perché molti sono anche gli ebrei che si oppongono a tale ideologia che da sessanta anni occupa una Terra in nome di un "razzismo confessionale" (il popolo eletto unto del Signore), peggiore di ogni integralismo religioso già di per sé indigeribile. Laddove avrebbe potuto esistere UNO Stato laico composto da DUE popoli semiti di differente credo religioso, da sessanta anni vi é invece una forzosa ferita sanguinosa a cui si cerca di porre rimedio - quando si é tolleranti (ed in Israele chi comanda non lo é mai) - con l'idea ipocrita di "due popoli, due stati". Allora noi giriamo l'accusa di antisemitismo a tutti coloro che come filosionisti accondiscendono a giustificare l'aggressione continua dei governi israeliani (senza distinzione tra destra e sinistra) nei confronti del Popolo SEMITA palestinese !
Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Rendi l'astensione un'arma contro chi vuole mantenere l'Italia occupata da statunitensi e NATO: rifiuta la scheda. Leggi come. Comunicato stampa su elezioni 13-14 aprile 2008 ASTENSIONISMO ATTIVO, ovvero rifiuto della scheda. In relazione alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, stante l’inutilità di andare a votare in una nazione come l’Italia occupata da oltre 100 basi militari statunitensi e NATO (http://www.cpeurasia.org/?read=6655&), il Coordinamento Progetto Eurasia invita tutti all’astensionismo attivo. Come è ormai noto, l'astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione (a differenza dei referendum dove è richiesto un quorum del 50% +1 degli elettori). Quindi, se anche per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare e si procederebbe quindi all'attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede. Altresì le schede bianche e nulle, fanno certo percentuale votanti, ma vengono ripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da suddividere nel cosiddetto premio di maggioranza... (per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le suddette schede andrebbero attribuite nel premio di Forza Italia). Esiste però un metodo di astensione che garantisce di essere percentuale votante (quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza. È infatti facoltà dell'elettore di recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTO di RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione, come previsto dal d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361 – art. 104. È possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE, UNA BREVE DICHIARAZIONE IN CUI SE VUOLE, L'ELETTORE HA IL DIRITTO di ESPRIMERE LE MOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO (esempio “nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta perché non indica come priorità la liberazione dell’Italia dall’occupazione statunitense”). Tale sistema rende non attribuibile il voto, in quanto la legge consente solo l'attribuzione delle schede contenute nell'urna al momento dell'apertura della stessa, creando una discrepanza tra percentuale votanti e voti attribuibili e di conseguenza un problema di difficile, se non impossibile attribuzione (specie se il fenomeno raggiungesse quote notevoli) di seggi; infatti in linea teorica (non è mai successo) se la quantità di schede rifiutate raggiungesse la quota di voti necessaria per l'attribuzione di un seggio, tale seggio non potrebbe essere attribuito. Per contribuire alla discussione sull’astensionismo attivo, puoi collegarti al blog: http://www.astensionevoto.blogspot.com/ Coordinamento Progetto Eurasia – www.cpeurasia.org
“Giustizia Giusta”Viale Giulio Cesare, 59 – 00162 RomaComunicato stampa del 05/02/2008Operazioni a regia Nell’ottobre del 2005 Luigi Ciavardini venne arrestato con l’accusa di aver partecipato il 15 settembre con ignoti, a Roma, ad una rapina ai danni di un’agenzia della Unicredit. Grazie ad una impronta digitale “rilevata”su un sacchetto di plastica in cui sarebbe stata conservata la pistola servita per la rapina e – in un secondo tempo – a improbabili tracce di Dna, la Digos capitolina confezionò il “pacco” che condusse all’incriminazione di Ciavardini e successivamente alla sua condanna ad opera del Gup Adele Rando che aumentò a 7 anni e 4 mesi la pena rispetto alla richiesta di 4 anni e 4 mesi del Pm Paolo Auriemma. Un’operazione mirata. L’intendimento della polizia e dei giudici di I grado era chiaramente – come noi denunciammo sulle pagine di Giustizia Giusta dell’ottobre del 2005 – quello di portare in ceppi Ciavardini davanti alla Corte di Cassazione che doveva giudicarlo per la Strage di Bologna. Puntualmente la II sezione della Suprema Corte condannò l’11 aprile 2007 in via definitiva alla pena di 30 anni il “ragazzino” che aveva il torto di essere l’alibi di Mambro e Fioravanti per la mattina del 2 agosto del 1980. L’assoluzione di Ciavardini avrebbe inevitabilmente portato alla revisione del processo dei “terroristi neri”, sconvolgendo la costruita vulgata della strage – per editto e per lapide – fascista. Non è nostra intenzione tornare ancora una volta sulle vicende processuali che condussero la magistratura di Bologna a condannare Francesca Mambro e Valerio Fioravanti e poi (soltanto poi!) Luigi Ciavardini come autori della più ignobile strage di popolo che ha insanguinato la Colonia Italia. Tutto è stato scritto e tutto è ormai affidato alla storia: anche l’inesistenza di un solo fatto probante, a meno che per prove non si intendano le menzogne dell’impunito Massimo Sparti, smentite recentemente anche dal figlio. A noi interessa denunciare l’insistenza criminale con cui i tutori dell’ordine alle dipendenze del Ministro di Polizia continuano a mettere a punto – nella migliore tradizione delle “barbe finte” – operazioni mirate a eliminare i non-conformi ed a costruire emergenze il cui scopo è quello di distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali. Per questo continueremo a chiedere al dimissionato ministro Amato quale fine abbia fatto il fegato dell’ispettore Raciti e perché l’assassino di Gabriele Sandri possa godere del beneficio della libertà. Ieri la II Corte di Appello presieduta da Giuseppe Pititto ha assolto Luigi Ciavardini dalla rapina alla filiale romana dell’ Unicredit per “contraddtorietà delle prove”. E però il “ragazzino”, divenuto adulto nelle sezioni di massima sicurezza delle democratiche galere, continua a rimanere ostaggio della Giustizia. Naturalmente in una sezione di massima sicurezza. La Redazione
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Presidente, mi chiamo Stelvio Dal Piaz, abito ad Arezzo e sono un cittadino italiano. Personalmente non conosco per quali motivi particolari o eccelse virtù Ella sia stato eletto Presidente della Repubblica ai sensi dell'art. 82 della Costituzione vigente. So per certo, però, che Ella é napoletano e che prima di prendere alloggio al Quirinale viveva a Napoli dove ha svolto, fin dall'inizio, la Sua attività politico-parlamentare nell'ambito di quel partito comunista che si é sempre vantato di rappresentare, nel panorama politico italiano, la "diversità". Nell'ambito di questa "diversità" Ella, pur vivendo a Napoli ed operando politicamente e senza soluzione di continuità in rappresentanza della nobile città partenopea, non si é accorto di tutto ciò che stava accadendo di negativo, di illegale e di vergognoso in quel territorio e adesso, da Presidente della Repubblica, predica - senza alcun imbarazzo - rigore, austerità e correttezza amministrativa, come se la situazione non la coinvolgesse personalmente. Ritiene plausibile tutto ciò ? Ed anche Lei, come tutta la classe dirigente del paese chiamato ancora Italia, nel tentativo di precostituirsi un alibi, continua a definire "emergenza" una situazione che si trascina da almeno quattordici anni quando viceversa, nella lingua italiana, tale vocabolo significa evento imprevisto ed imprevedibile. A questo punto sorge spontanea la domanda: ritiene Ella, sul piano etico, di essere persona giusta per rappresentare degnamente ed autorevolmente quanto prevede l'art. 87 della citata Costituzione ? Nella circostanza emergono delittuose responsabilità collettive reiterate nel tempo e penalmente rilevanti, a carico dell'intera filiera di governo a tutti i livelli istituzionali nessuno escluso. Un serio ministro della salute, per esempio, dovrebbe, a questo punto bloccare la distribuzione del prodotto agro-alimentare della zona (fresco e lavorato) perché é stato scientificamente provato che i veleni tossici delle discariche legali ed illegali sono entrati massicciamente nella catena alimentare con conseguenze facilmente prevedibili e già riscontrabili sullo stesso territorio. E Lei, Presidente, in questo contesto si limita a svolgere il ruolo del predicatore "saggio ed illuminato"; trascurando il fatto che una nube di veleni e di vergogna sta avvolgendo questo paese a sovranità limitata, la cui classe dirigente non é più in grado di governare la normale amministrazione quale appunto - fra le altre cose - la gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Mi permetto ricordarLe che l'antico, generoso e paziente popolo napoletano ci ha tramandato un detto che, mai come adesso, si sta rivelando autentico, vero e reale: IL PESCE COMINCIA SEMPRE A PUZZARE DALLA TESTA ! Stelvio Dal Piaz - cittadino italiano di autentica stirpe italica
Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Redazione di “Giustizia Giusta” Viale Giulio Cesare, 59 – 00192 Roma COMUNICATO STAMPA Gli Irriducibili: i soli colpevoli dei mali che affliggono il sistema-calcio Paolo Arcivieri, Fabrizio Toffolo, Yuri Alviti e Fabrizio Piscitelli sono in “custodia cautelare” dal 13 ottobre 2006. Cittadini in attesa di processo con l’accusa di tentata estorsione. Quattordici mesi di “sequestro” nelle democratiche galere per soddisfare le esigenze di copione che vogliono gli inquirenti dimostrare l’inflessibile volto della legge. Inflessibilità facile ad usarsi quando si tratta di ragazzi di curva e per di più di una Curva politicamente scorretta. Certo non usata nei confronti dei dirigenti della Fiat che, nonostante la condanna della Consob a 16 milioni di euro per aggiotaggio, insider-trading e per altre gravissime frodi nei confronti di cittadini italiani, restano in libertà ad esercitare il loro potere usuraio. O nei confronti della guardia che ha ucciso volontariamente Gabriele Grandi. Ma la strategia della distrazione – quella stessa che porta a costruire nei momenti topici “emergenze” – pretende che la cosiddetta opinione pubblica venga, appunto, distratta dai problemi che affliggono il sistema-calcio, e più in generale il sistema di potere, procedendo a criminalizzare talune tifoserie indicandole come la sola, unica causa di tutto ciò che non va nella Colonia Italia. Più volte abbiamo sull’ “Osservatorio Curva” dimostrato, documentandolo, quali sono le tecniche della criminalizzazione. Ed abbiamo smontato altrettante volte i teoremi costruiti ad arte dai professionisti dell’ “anti-tifo” per motivi di carriera e di prebende. Nel silenzio complice della stampa che conta, sempre organica con il potere. Un silenzio che, nel caso della detenzione dei leaders degli Irriducibili, s’interrompe unicamente per descriverne lo “spessore” criminale. La loro estraneità ai fatti che gli vengono contestati è, peraltro, ben nota a chi conosce le realtà delle tifoserie romane. Traditi dall’ “idolo” Giorgio Chinaglia, i “4 ragazzi” rivendicarono il loro diritto di contrapporsi irriducibilmente alla dirigenza della SS Lazio ed in particolare a Claudio Lo Tito che, per suoi noti interessi di bottega e d’immagine, sta rischiando di condurre la squadra da lui gestita ad un punto di non ritorno. Ma che cosa c’entrino la passione sportiva e l’amore per la maglia con l’estorsione nei confronti del gestore Lo Tito i solerti inquirenti della Procura della Repubblica di Roma ce lo devono spiegare. In un’interpellanza parlamentare presentata nel dicembre 2006 “trasversalmente” dai deputati Buonfiglio, Cento e D’Elia si mette in evidenza il caso degli Irriducibili come il caso simbolo dell’ “ordinaria non amministrazione della giustizia” in un Paese che vede il 40% dei cittadini italiani in carcere in un’afflittiva custodia cautelare. Insomma detenuti in attesa di giudizio. <Per nostro conto (dichiaravamo sulle pagine di “Giustizia Giusta” nel febbraio 2007) se altri non avrà il coraggio di farlo, andremo ad approfondire l’intera vicenda per scoprire dove si annida il marcio. Una scoperta, a ben vedere, non difficile a farsi. Basterebbe andare a leggere la trascrizione di alcune “inedite telefonate” che proverebbero gli strani rapporti tra Claudio Lo Tito e taluni personaggi di vertice della Procura già noti per storie di “cimici”. E ci domandavamo: ci sarà un giudice a Perugia?> Apprendiamo da “La Repubblica” di oggi, in un articolo a firma di Marino Bisso, che i pm perugini Sergio Sottani e Nicola Pace hanno iscritto sul registro degli indagati dei nominativi eccellenti e “tra questi anche quelli di alcuni magistrati romani e un procuratore aggiunto (quello delle “cimici”, ndr)” che dovranno “chiarire i loro rapporti con il patron del club biancoceleste”. “Agli atti ci sono anche molte telefonate tra Lo Tito ed esponenti istituzionali e alte cariche del Viminale”. Da Nicola Cavaliere all’ex prefetto Achille Serra, da Giuseppe Pecoraro a Giuseppe Pisanu. Personaggi eccellenti attivati dal gestore della Lazio per chiedere protezione e per fare aprire l’inchiesta contro gli ultrà biancocelesti. Proprio come sostenuto negli esposti inviati alla Procura della Repubblica di Perugia da Paolo Arcivieri e Fabrizio Toffolo, due dei leader storici degli Irriducibili. Paolo Signorelli
Cari Amici, cari Camerati di "Socialismo Nazionale", vorrei esprimere la mia vicinanza ideale alle vostre posizioni politiche che sono poi anche quelle di tutti coloro che si riconoscono nelle idee del fascismo anticapitalista e socializzatore, nazionale e antiplutocratico, insomma per ricorrere a etichette o categorie che spesso limitano o semplificano troppo potremmo dire di "fascismo di sinistra" o, appunto, di "socialismo nazionale". Sono concorde con la scelta che avete fatto in merito all'aderire o meno a quella aggregazione politica che ha preso nome di "Sinistra Nazionale". Un soggetto politico che invece di riunire tutte le componenti di un comune sentire, attua a priori una discriminazione ideologica e culturale nei confronti di coloro che pur guardando avanti e volendo dar vita ad un movimento fondato non certo su sterile nostalgismo, ma su precisi e concreti programmi sociali e politici rivoluzionari, non sono però disposti ad abbandonare o tranciare le proprie radici e i propri riferimenti storico-politici, non poteva che meritare la composta ma ferma Vostra risposta. Un tale soggetto non può che nascere zoppo e avere orizzonti politici molto limitati. Mi spiace, da suo lettore affezionato, che Rinascita abbia scelto di appoggiare un tale progetto che pur sviluppandosi a partire da parole d'ordine condivisibili frana poi verso il solito velleitarismo settario che ha contraddistinto molte altre iniziative del genere abortite in breve tempo negli scorsi anni. Purtroppo, al contempo, in quella che era la cosiddetta area di riferimento di molti di noi, la cosiddetta area nazionalpopolare o come attualmente viene definita di "destra radicale", continuano le solite e miopi politiche personalistiche dei vari leaderini delle diverse botteghe, in particolare la Fiamma Tricolore di Romagnoli continua pervicacemente, magari con maggiore dignità rispetto all'epoca di Rauti, a cercare di accreditarsi come movimento organico al centrodestra per rappresentare la sua ala di estrema-destra visto la perdità da parte di Alleanza Nazionale di qualsiasi identità politica, moderata o moderatissima che sia. A parte la considerazione oggettiva che un tale progetto, pur con la benedizione di Berlusconi, trova la concorrenza di altri movimentini, a partire da quello del fresco scissionista anale Storace, ben più dotati di risorse economiche e contatti che contano, bisogna dire che una tale prospettiva, cioè quella di voler incarnare l'estrema destra dello schieramento parlamentare, porta inevitabilmente a recitare un ruolo che ben poco ha a che fare con la tradizione del nostro pensiero; non per niente in questi ultimi due o tre anni in cui Romagnoli ha portato la Fiamma dentro, o comunque attorno alla Cdl, certe sue posizioni antiamericane e contro le guerre imperialiste degli Usa e dei loro camerieri europei sono state silenziate. Ad esempio in merito al raddoppio della base Nato Ederle di Vicenza la Fiamma se ne è ben guardata dal fare una campagna politica di opposizione per non inficiare gli sforzi per accreditarsi presso il centrodestra. Insomma, di sforzo in sforzo, resta solo la foglia di fico del mutuo sociale portata avanti dalla componente neo fiammista che ruota attorno a Casa Pound, componente che non perde occasione per approvare e benedire la "strategia" romagnoliana di inserimento o se si vuole "entrista" nel centrodestra, ritenendola l'unica strada per fare politica concreta sul territorio, tradotto: avere la possibilità e le coperture per difendere da possibili sgomberi i propri centri sociali. Il che non sarebbe neanche sbagliato se non fosse che, come al solito, gli interessi di fazione fanno perdere di vista gli obbiettivi più generali e sicuramente più difficili quali la costruzione di una forza socialista e nazionale di alternativa al sistema. Distinti Saluti. Filippo Rovetta Arici - Brescia
Riceviamo e volentieri pubblichiamo: In allegato a questo messaggio, vi è un file contenente il numero 3 di OPPOSTA DIREZIONE (seconda edizione), rivista patrocinata dal Coordinamento Progetto Eurasia (CPE). Nostro obiettivo è la diffusione telematica e cartacea della rivista che è giunta a voi. Perciò vi invitiamo fortemente a: 1) diffonderla telematicamente 2) scaricarne il contenuto (in pdf) e stamparlo 3) distribuirla nei punti del territorio in cui agite politicamente 4) Inserirla come Link nei vostri siti internet Se volete conoscere più approfonditamente il Progetto Eurasia, consultate il sito www.cpeurasia.org. La battaglia eurasiatista è la battaglia di tutti coloro che vogliono un’Europa affrancata dal dominio economico, militare, politico, sociale e finanziario del padrone statunitense; una battaglia anticapitalista, socialista, comunitarista ed ecologista in nome di un’economia autosufficiente, anticonsumista e nell’ambito di una sovranità monetaria dei singoli popoli; una battaglia per la riscoperta delle mille culture popolari europee di contro al mondialismo uniformante e unipolare degli USA, dei suoi camerieri “europei” e del suo alleato sionista. Lotta con noi. Un saluto eurasiatista. Paolo Bogni
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta che sarà pubblicata sul "Popolo d'Italia": CARO LUCA TI SCRIVO… Ovvero: bistecche di leone o cicorietta di Filippo Giannini Sì, on. Luca Romagnoli ti scrivo a seguito dell’invito che ho ricevuto per assistere alla riunione del Comitato Centrale della Fiamma Tricolore del 21 ottobre scorso. La tua relazione si è protratta in una scialba e sconfortante esposizione di stampo politichese. Hai elencato i tuoi tentativi tendenti a legare quel che rimane del vecchio Msi al carro del così detto centro-destra. Hai elencato i tuoi incontri (o tentati incontri) con Storace, Berlusconi e Fini (pensate un pò!) e tutto questo senza che qualcuno dei presenti si sia alzato sdegnato a protestare (io non potevo perché ero un semplice invitato). Questo sino all’appassionato intervento di … Ma andiamo avanti. Un paio di anni fa, certamente non puoi ricordarlo perché anche allora eri impegnato in operazioni politiche che richiamano alla memoria quelle iniziate nel dopoguerra, cioè senza fantasia e, soprattutto, senza grinta, ebbene, in quella occasione, prima di salutarti ti incitai a non aver paura di aver coraggio. E’ una parola, vero Luca? Il vecchio Msi, pur con le sue pecche era un partito anomalo rispetto all’attuale contesto politico che vive da più di 60 anni. E’, o era, anomalo perché portatore di una Idea di Stato e di società che cozzano con l’attuale sistema; cozzano perché il Msi, erede del Fascismo aveva un bagaglio di proposte, un tesoro che costò la vita a centinaia di migliaia di italiani, un tesoro che Noi non abbiamo saputo spendere. Forse sarebbe più consono scrivere che Qualcuno ci ha impedito di spendere. Capisco che per portare avanti questi progetti servono Uomini che “mangiano bistecche di leone”. Purtroppo di uomini simili non ne nascono frequentemente. Oggi si preferisce l’insalatina o, tuttalpiù la cicorietta. Noi (e voglio ricordare l’articolo 1 dello Statuto del vecchio Msi e riportato anche in quello della Fiamma Tricolore) saremmo, o dovremmo essere gli eredi del Fascismo di Mussolini e Mussolini sentenziò: <Lo stato fascista o è uno Stato Corporativo, o non è uno Stato fascista>, questo per significare l’importanza che il Duce riconosceva allo Stato Corporativo e con questo giungere alla Socializzazione dello Stato. Tanti camerati, e fra questi mi ci trovo io, riconoscono in quei valori la ragione della propria esistenza e dell’esistenza del partito nel quale si dovrebbero (sottolineo DOVREBBERO) riconoscere. Scrivere che è stato un disastro è riduttivo, per me si tratta di un tradimento, un tradimento verso coloro che hanno dato la vita per tramandare, tramite Noi QUEL tesoro. Ho dovuto assistere all’imbarazzo di quello che dovrebbe essere il Segretario del mio partito, il quale in occasione di una rara intervista televisiva, alla domanda, stupidamente provocatoria di un giornalistucolo, se riconoscevi l’Olocausto hai balbettato una risposta senza senso. Mi sarei aspettato (ecco la mancanza di bistecche di leone) che tu ti fossi alzato a rispondere: <Che diamine può interessare agli italiani se io credo o meno all’Olocausto? Mi chieda invece se il mio partito ha delle proposte per far uscire gli italiani dalla fogna nella quale sono stati cacciati daii “liberatori”>. In un'altra intervista televisiva, il conduttore ti chiese se eri di fede fascista. Invece di rispondere (ad esempio): <Se per fascismo intendete quel fenomeno che voi avete disegnato in questi ultimi decenni, allora sono antifascista. Sono fascista, invece, se per fascismo si intende quello che fu realmente, cioè un partito portatore di idee rivoluzionarie proiettate verso il futuro, come attestano studiosi soprattutto stranieri>, la tua risposta, mi è stato riferito, fu balbettante: “eri missino… durante il fascismo non eri nato…”. Alcuni mesi fa ho dovuto vedere, con tanta amarezza e rabbia, le bandiere della Fiamma Tricolore sventolare allegramente accanto a quelle degli infami di Alleanza Nazionale e tutte insieme festeggiare quel Silvio Berlusconi appena rientrato dagli Usa dove si era genuflesso davanti a Bush per ringraziarlo per averci liberati dal fascismo. C’è altro da aggiungere? Allora è tutto finito? Torniamo al Comitato Centrale da dove ero partito per stilare questa mia protesta, e precisamente nel punto “alle appassionate parole di…”. Mario Coen si alzò, ma mentre Mario esternava il suo dolore e la sua ira, tu, Luca, non lo hai neppure ascoltato, stavi parlando con qualcuno e sembravi completamente disinteressato alle parole di Mario Coen. Che fare? Io non sono un politico, ma intendo portare il mio contributo per non far morire la più geniale, la più mediterranea delle Idee. E allora propongo: 1) Comincia a mangiare bistecche di leone. Se invece preferisci la cicorietta, se ami il partito lascia spazio ad altre soluzioni. 2) Se ciò non fosse possibile, per iniziare lancia un messaggio: sai che a seguito dell’infamia di Fiuggi anche l’Istituto per gli Studi Corporativi ha chiuso i battenti. Che venga immediatamente ricostituito; in barba di Fini e Berlusconi. 3) Certamente sai che il 20% degli italiani non vota per il lezzo che emanano i partiti. Il leone che farebbe? Se ne fregherebbe altamente dei ludi cartacei e proclamerebbe: <Né centro-destra, né centro-sinistra, “Noi” siamo un’altra cosa e ci presentiamo da soli>. 4) Ricorderai che in occasione del 60° anniversario del Manifesto di Verona fu presentato il Manifesto del XXI Secolo. Tu assicurasti (eri presente) che sarebbe stato assorbito e fatto proprio dalla Fiamma Tricolore. Che fine ha fatto quell’impegno? 5) Se tutto ciò avesse un seguito, quasi certamente la Fiamma Tricolore potrebbe disporre anche di un giornale. Quale? Niente pò pò di meno che “Il Popolo d’Italia”. Come ulteriore messaggio ti pare poco? 6) Approfitto della tua cortesia per farti una domanda: negli anni ’70 non ero in Italia, ma ricordo che il Msi in una tornata elettorale sfiorò il 10% di preferenze; nel 1992 il Msi, da solo contro tutti in alcune città italiane andò oltre il 40%. Conseguentemente fu organizzata l’infamia di Fiuggi. Tuttavia soltanto due o tre mesi dopo la costituzione della Fiamma Tricolore (questa sconosciuta) nelle elezioni immediatamente successive ebbe un più che lusinghiero riconoscimento raggiungendo il 2% delle preferenze. Nelle ultime si andò sullo zero virgola. Nelle prossime si toccherà il fondo con il doppio zero virgola. Da questi dati, caro Luca come posso non pensare che a) o c’è quella malafede e sabotaggio dell’Idea, sabotaggio che parte da molto più di mezzo secolo, oppure b) c’è un’incompetenza che supera ogni limite. 7) Dopo aver ascoltato lo sfogo di Mario Coen di cui poco sopra, ho capito che Mario e coloro che gli erano vicini, non possono essere lasciati soli. Per quanto mi riguarda, io sarò accanto a loro. E allora? Ti prego, dammi una risposta, ma prima tieni presente quanto ammonì l’economista di vasta esperienza internazionale, Michael Shanks, che disse: <O lo Stato Corporativo o lo sfascio dello Stato>. Per il momento non aggiungo altro.
P.S. Il 24 ottobre ho ricevuto una Mail, spedita dalla tua Segreteria. Ecco il testo: <COMUNICATO STAMPA – LA FIAMMA TRICOLORE IN PIAZZA IL 17 NOVEMBRE. La Fiamma Tricolore parteciperà attivamente alla mobilitazione indetta dal presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. E’ quanto afferma il segretario della FIAMMA TRICOLORE Luca Romagnoli (…). Il Popolo italiano – ha poi aggiunto – è stanco di questo governo di “sinistri”, è il momento di sfrattarli da Palazzo Chigi”>. Se uno dei principi della nostra Idea è quello di ribadire il principio del primato della politica sull’economia, come puoi pensare che i Berlusconi, i Fini, i Casini ti possano dar spazio? E ancora: le persone serie che ancora aderiscono alla Fiamma Tricolore, come puoi sperare che ti potranno ancora seguire? E se sì, per quanto tempo ancora? E allora, scusa Luca: chi se ne frega di Silvio Berlusconi, chi se ne frega di Forza Italia, chi se ne frega dei “sinistri”, chi se ne frega di Fini e dei Casini e, perdonami, ma a questo punto è necessario: chi se ne frega di Luca Romagnoli, se Luca Romagnoli, invece di pensare alla grande, pensa di rimandare Silvio Berlusconi al governo?
NON POSSIAMO CHE CONDIVIDERE IL CONTENUTO DELLA MISSIVA DI ANTONINO AMATO. CREDO SAREBBE OPPORTUNO DA PARTE DI TUTTI GLI UOMINI LIBERI INTASARE LA CASELLA DI POSTA ELETTRONICA DELL' "ECCELLENZA" MAGARI CON UN TESTO BREVE COME SEGUE: << Egregio Signor Levi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, verosimilmente non leggerà questa lettera che Le giungerà da quella "periferia" che non conta nulla per la braminica casta che detiene il potere, ma, logica e volontà m'impongono d'inviarla. La domanda che Le porgo è semplice e diretta. Essa si riferisce alla sua proposta di legge, passata sotto silenzio sulla stampa nazionale, che prevede la tassazione e la registrazione dei blog internet con successivo obbligo d'essere diretti da un giornalista iscritto all'albo. -*Dà così tanto fastidio l'informazione "corretta" a basso costo?-* Intendo quella veicolata da internet, che, tra l'altro, assai spesso è più vera di quella scorretta dei quotidiani che si mostrano sempre schierati pubblicando notizie frammentarie, semi sussurrate e commentate secondo necessità. Per concludere, desidero rammentarle una frase certo anche a Lei nota, ma che comprendo essere scacciata, da tutti gli uomini di partito, perché giudicata oscena e sconveniente per interessi sempre e solo egoistici: "Ti faranno amare l'oppressore ed odiare l'oppresso" Malcom Little detto "Malcom X". Saluti da un italiano che ha maturato l'idea di lasciare l'AMATO PAESE per trovarne uno corretto dove far vivere i figli nella certezza del diritto, e non nell'incertezza dell'apparenza.>> To: levi_r@camera.it Sent: Saturday, October 20, 2007 10:31 PM Subject: Lettera aperta A Riccardo Levi, collaboratore di Prodi Eccellenza, mi perdoni la qualifica di "eccellenza", ma io do questo titolo a tutte le Autorità che occupano una qualche posizione di potere e dimostrano chiaramente che … (censura). Leggo il "disegno di legge" 3 agosto 2007 e noto che, alle "buone intenzioni" espresse all’articolo 1 dello stesso (1), non corrispondono proposte atte a promuovere il principio costituzionale dell’art. 21 pomposamente richiamato. E difatti il "pluralismo dell’informazione", tanto strombazzato nell’art. 1, va a puttane in almeno due casi. Le sottopongo i due casi sperando che il fatto di essere stato scelto a fare da "collaboratore di Prodi" non Le impedisca di capire la incongruenza: Art. 6, 1 comma. Riporto testualmente: "Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione.." Tutti i soggetti, Eccellenza? Vuole dire il mio sito web, letto si e no da un centinaio di lettori al mese, viene equiparato ai siti del "Corriere della Sera" e di "Repubblica"? Le confesso il mio imbarazzo: non so difatti se ringraziarla per avere messo me, pagliuzza nell’oceano, alla pari con i siti Web del "Corriere della Sera" e di "Repubblica" oppure se venirLa a cercare per sputarLe in un occhio. Lei cosa suggerisce? Altra perla all’articolo 21, 1 comma. Riporto testualmente: "Al fine di tutelare la concorrenza e il pluralismo dell’informazione anche attraverso una migliore distribuzione dei prodotti editoriali e nel rispetto dei principi del processo di liberalizzazione dei servizi postali nell’Unione Europea, alle imprese editrici è concesso annualmente un credito di imposta per le spese sostenute per la spedizione in abbonamento, nominativo e a titolo oneroso, di testate quotidiane o periodiche…". Anche qui nessuna distinzione tra me (che sono un piccolissimo) e corazzate tipo il "Corriere della Sera" e la "Repubblica". E, mentre finora era la Posta a tenere i conteggi, ora i conteggi dovremmo tenerli i privati per dimostrare di avere diritto al "credito d’imposta". Simili problemi non influiscono sulla vita dei grossi giornali che hanno fior di amministratori, ma obbligherebbero me (che sono un minuscolo) a cercarmi un qualche commercialista che mi tenga i conti. Inutile dire che il commercialista mi costerebbe di più del "debito di imposta". Eccellenza, io sono rispettosissimo delle "autorità costituite". Accetto che mi governiate, accetto che godiate di lauti stipendi che forse non meritate, accetto perfino che qualcuno di voi mi derubi nella gestione della cosa pubblica. Ma non accetto e non gradisco che mi prendiate per il culo. In quella autentica cacata che è il decreto legge da Voi emanato, sia Lei, sia il Suo Mentore Prodi, sia gli Eccellentissimi Membri (censura) del Consiglio dei Ministri trascurate il particolare che nella editoria, accanto ad un centinaio di grandi editori, ci siamo una miriade di "piccoli". A volte di "piccolissimi". Ma voi, ripetendo una riga sì e l’altra pure che volete salvaguardare il "pluralismo dell’informazione", fissate le stesse regole per "grandi", per "piccoli" e per "piccolissimi". A questo punto una domanda sorge spontanea: siete così cretini, così sprovveduti da non capire che andate contro alle vostre "solenni dichiarazioni" oppure al danno aggiungete pure la beffa della irrisione? Aspetto risposta. E spero che sia chiara ed esauriente. Antonino Amato
(1) " Art. 1 (Finalità generali) 1. La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati. 2. Tale disciplina mira all’arricchimento della produzione e della circolazione dei prodotti editoriali, allo sviluppo delle imprese e del settore editoriale in conformità ai principi della concorrenza e del pluralismo, al sostegno all’innovazione e all’occupazione, alla razionalizzazione e alla trasparenza delle provvidenze pubbliche, nel rispetto dei principi affermati dallo stesso articolo 21 della Costituzione, delle competenze assegnate alle Regioni dall’articolo 117 della Costituzione, delle norme comunitarie, della giurisprudenza costituzionale.
Nota di Merimar:
Caro Telese, è con ridanciana sorpresa che leggo su "Il Giornale" di oggi sotto il suggestivo titolo "Cento accuse contro Tonino. Perché nessuno ne parla?" la tua intervista all'ex dipietrista di ferro Elio Veltri. Sarebbe interessante conoscere i motivi che hanno portato alla rottura tra Di Pietro e Veltri, ma lascio a te - ormai affermato giornalista d'inchiesta - scoprirlo e scriverne. Per mio conto mi limito a ricordarti che da anni sulle pagine di "Giustizia Giusta" vado narrando amenità dalla forte rilevanza penale su Ninì. Le ultime sono comparse nelle Cronache dei Moribondi ("Tonino perde la toga ma non il vizio. Di Pietro compra casa, l'Italia dei Valori paga il mutuo") del numero maggio-giugno 2007. E guarda caso si faceva riferimento proprio alle operazioni immobiliari dell' An.to.cri... E così Veltri oggi se esce fuori ricordando agli immemori il libro "Italiopoli" di Oliviero Beha. Oggi, non venti giorni fa. Perché oggi Veltri e Beha si trovano (in compagnia del girotondino Pardi) nella Lista Civica in contrasto con Grillo mentre invece il Di Pietro cerca di cavalcare disperatamente il V-day. Una domanda ti rivolgo: ma tu non fai parte della schiera infinita di giornalisti che non hanno scritto alcunché sull' Uomo di Bisacce di Montenero? Nonostante gli scritti e gli elzeviri di Filippo Facci che, se non vado errato, scrive su "Il Giornale". Ma forse tu eri impegnato a mettere insieme toccanti (ma anche distorte) storie sui "Cuori Neri". Ti allego l'articolo di "Giustizia Giusta". Se ti può interessare ho una serie di pezzi sulla "dipietreide" che metto a tua disposizione. Ed a quella, naturalmente, degli ignoranti che nulla sanno sul Ministro molisano. Un cordiale saluto. Paolo Signorelli Roma 28 settembre 2007 << CRONACHE DEI MORIBONDITONINO PERDE LA TOGA MA NON IL VIZIO. DI PIETRO COMPRA CASA, L’ITALIA DEI VALORI PAGA IL MUTUO. A confronto delle attività immobiliari del passato, quando Tonino non faceva il ministro ma il magistrato, le attuali speculazioni del presidente dell’Italia dei Valori sono ben poca cosa. Allora, era il 1996, Di Pietro finì sotto inchiesta a Brescia. Non ci fu luogo a procedere anche se gli atti rivelarono tutta una serie di situazioni a dir poco “inopportune” per un pm, per di più simbolo di Mani Pulite. Dalla garconnière proprio dietro La Scala, ottenuta tramite il Fondo pensioni Cariplo (di cui Sergio Radaelli era il vicepresidente) all’appartamento a canone gratuito che Antonio D’Adamo fornì a Rocco Stragapede, storico collaboratore di Di Pietro. A tutte le regalie che ancora sull’ultimo numero di “Giustizia Giusta” ricordavamo agli immemori… Non c’è che dire, il furbo molisano riesce sempre a fare affari grazie alla disponibilità dei suoi collaboratori-camerieri ed alle immunità di cui ha sempre goduto. Da magistrato e da ministro. Antonio Di Pietro è riuscito, dopo una paziente impresa, a comprare un appartamento da una società di Marco Tronchetti Provera affittandola al suo movimento, l’Italia dei Valori. La “operazione casa “ del titolare delle Infrastrutture è stata gestita dalla An.to.cri srl (una società di proprietà dello stesso Di Pietro) che ha acquistato un appartamento di nove vani a Milano, in via Felice Casati 1/A, dalla Iniziative immobiliari di Gavirano, Gruppo Pirelli Real Estate, quello, appunto, del principale azionista della Telecom. A pagamento è stato, peraltro, anche acceso un mutuo presso la Banca Nazionale del Lavoro che non peserà sul ministro ma sull’inquilino che nella fattispecie è l’Idv che gli corrisponderà un affitto “leggermente” superiore alle rate semestrali fissate in 12.548,48 euro. Una analoga “operazione” si è ripetuta a Roma con dieci vani acquistati sempre dalla stessa società, sempre con mutuo Bn e affittati ancora alla’Idv, con un guadagno per il ministro di 60mila euro all’anno. Intermediaria dell’ “affare” Silvana Mura, amministratrice della An.to.cri srl e tesoriera dell’ Italia dei Valori. Res parve, si dirà, a fronte del Di Pietro magistrato di Mani Pulite. Piccole cose che la dicono lunga sulle attitudini “valoriali” dell’Uomo di Bisacce di Montenero in eterna lotta con il suo socio sannita di “Markette”. “Galantuomini” (con tutta la valenza in negativo che il sostantivo gattopardescamente sottende) incollati con i loro poderosi glutei alle poltrone di governo che sempre contestano e che mai abbandonano. >>
LA “TERZA VIA” DI MUSSOLINI Osservazioni di un convinto corporativista di Filippo Giannini (http://www.filippogiannini.it , di prossima pubblicazione su Nuovo Fronte). “La corruzione non è nel sistema, ma è del sistema” (Benito Mussolini) 16 febbraio 1998, la radiotelevisione italiana presentò un programma “FORMAT” – La grande storia – Parla Mussolini”. Si trattava di alcuni documenti “Luce” del 1931, e il conduttore nell’introdurre la trasmissione si espresse con queste parole: <Mussolini si pone di fronte all’Italia e all’Europa come “l’uomo della pace e della riconciliazione internazionale”. Una grande crisi economica sta provocando in tutto il mondo immense privazioni e sofferenze. Per il fascismo potrebbe essere un’occasione straordinaria per provare, su scala non solo italiana ma mondiale, l’efficacia dei suoi metodi>. Sembra, ed è incredibile, che un’emittente televisiva come la Rai possa aver presentato un programma riguardante “il male assoluto” con tanta moderazione. Nell’affrontare questo tema, dato che chi scrive queste note è un convinto corporativista (come dal sottotitolo) si avvarrà, molto più di come è suo costume, di attestati di personaggi soprattutto stranieri e questo per non scivolare in eccesso di ammirazione. Assistiamo periodicamente in maniera assillante, alla sagra dei “ludi cartacei”, “ludi” presentati in un allucinante balletto di centro-sinistra e di centro-destra, ognuno per accaparrarsi, con la conquista del voto, l’aumento del potere e assicurare così, a migliaia di “furbetti” la “dolce vita” per tutta l’eternità. Cambiare? Si potrebbe, si potrebbe cambiare questo sistema liberal-capitalista facendo propria quella “Terza via” indicata da Benito Mussolini. Entro nel merito del tema. J. P. Diggins, autore del libro “L’America, il Fascismo e Mussolini”, a pag. 45 ha scritto: <Negli anni Trenta lo Stato corporativo sembrò una fucina di fumanti industrie. Mentre l’America annaspava, il progresso dell’Italia nella navigazione, nell’aviazione, nelle costruzioni idroelettriche e nei lavori pubblici offriva un allettante esempio di azione diretta e di pianificazione nazionale. In confronto all’inettitudine con cui il Presidente Hoover affrontò la crisi economica, il dittatore italiano appariva un modello di attività>. E Renzo De Felice ha aggiunto: <La liberale e antifascista “Nation” arrivava ad auspicare un Mussolini anche per gli Stati Uniti>. Esattamente come oggi, vero, amico lettore? Quindi se esiste fra l’usura del liberal-capitalismo e il sanguinoso fallimento del comunismo una “Terza via”, della quale nessuno parla, e i motivi sono ben noti, perché non imboccare quest’ultima? Il Fascismo e il suo capo, contrapponendosi come alternativa alle due teorie-filosofie liberal-capitalismo e comunismo aprivano una frattura pericolosa, cosa ben intuita da Bernard Show il quale nel lontano 1937 aveva profetizzato: <Le cose da Mussolini già fatte lo condurranno, prima o poi, ad un serio conflitto con il capitalismo>. E così fu. Il dottor Sebastiano Barolini, studioso negli anni 1932/1933 del Diritto Corporativo, sosteneva che il Diritto Corporativo pone l’uomo al centro della Società e postula, fra gli altri, questi principi: 1) Ridimensionamento dello strapotere dei padroni attraverso la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese; 2) Partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese; 3) Partecipazione dei lavoratori alle scelte decisionali ad evitare chiusure di aziende o licenziamenti improvvisi senza che ne siano informati per tempo i dipendenti, i quali sono interessati a trovare altre soluzioni atte a non perdere il posto di lavoro; 4) Intervento dello Stato attraverso suoi funzionari immessi nei consigli di amministrazione allorquando le imprese assumono interesse nazionale a maggior difesa dei lavoratori, 5) Diritto alla proprietà in funzione sociale e cioè lotta alle concentrazioni immobiliari e diritto per ogni cittadino, in quanto lavoratore, alla proprietà della sua abitazione; 6) Diritto alla iniziativa privata in quanto molla di ogni progresso sociale di contro all’appiattimento collettivista e alle concentrazioni capitaliste; 7) Edificazione di una giustizia sociale che prelevi il di più dal reddito ai ricchi e lo distribuisca fra le classi più povere attraverso la previdenza sociale, l’assistenza gratuita alla maternità e all’infanzia, le colonie marine e montane per i bambini poveri, l’assistenza agli anziani, il dopolavoro per i lavoratori, i treni popolari e via dicendo; 8) Eliminazione dei conflitti sociali attraverso la creazione di un apposito Tribunale del Lavoro in base al principio che se un cittadino non può farsi giustizia da sé, altrettanto deve valere per i conflitti sociali ad evitare scioperi e serrate che tanti danni provocano alle parti in causa e alla collettività nazionale; 9) Attuazione, particolarmente nel Mezzogiorno, della bonifica integrale, che toglie ai latifondisti le terre incolte, le rende produttive e le distribuisce in proprietà gratuita ai contadini poveri. E non siamo ancora nella Rsi con l’enunciazione della Socializzazione dello Stato. E a questo punto vorrei chiarimenti da certi personaggi, che per discutibili fini propri, accusano Mussolini di aver “tradito” il socialismo; e chiedo: e se questo non è socialismo, cosa è? Certamente è un “socialismo senza Marx” e proprio per questo è un socialismo dell’”attualismo” gentiliano. Allora possiamo capire perché un Nicola Bombacci, il fondatore del Pcd’I (Partito Comunista d’Italia) dopo la breve esperienza nella Russia sovietica rientrò inorridito in Italia per morire, poi, accanto a colui, che come scrisse: “Sarà il solo a creare il socialismo”. Quanto sopra è la trasposizione politica dei problemi sociali che hanno tanto preoccupato la Chiesa sin dai tempi di Leone XIII a seguito della nascita della società industriale con la famosa enciclica “Rerum Novarum” sino alla “Centesimus Annus” promulgata da Giovanni Paolo II. Il fascismo fu certamente una dittatura, anche se estremamente tollerante, fu limitata la libertà di stampa, furono aboliti i partiti apportatori di discordie, ma queste deliberazioni si resero necessarie per raggiungere quelle alte, altissime conquiste nei settori di istruzione pubblica, di sanità, di educazione civile di predisposizione di istituti programmatori, di partecipazione ed elevazione della vita dei lavoratori, di emancipazione femminile e, non davvero ultima, la modernizzazione della società nazionale. Tutto questo avveniva in un contesto ed in anni particolarmente burrascosi dove incontriamo il periodo del primo dopoguerra, 1919-1924 aggravato dal pesantissimo debito per l’approvvigionamento bellico; la crisi monetaria 1925-1928; la pesantissima crisi monetaria mondiale 1929-1934; la crisi del pernicioso avvicinamento del più grande conflitto mondiale, 1935-1939 e fu un questi anni che l’Italia si pose, prima nel consueto mondiale ad enunciare leggi e norme di natura sociale ed economica: Carta del Lavoro, Magistratura del lavoro fino a pervenire alla grande riforma costituzionale del 1939, quella della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e del Codice del 1942. Che lo stesso Mussolini intendesse la “sua” dittatura come temporanea e che la sua creatura, il Fascismo, potesse coniugarsi felicemente anche nella piena libertà, è dimostrato dalla definizione che egli dette del Fascismo come “Democrazia organica”, intendendo con questa espressione il concepimento di uno Stato nel quale non solo i partiti, ma anche tutte le altre organizzazioni sociali, morali, culturali avessero voce per un sano sviluppo e vita della società. E’ lo Stato corporativo che pone in primo piano i principi morali sui quali si basa lo “Stato di diritto”. Durante un lungo discorso pronunciato dal Duce a Roma il 23 marzo 1936 – XIV E. F. all’Assemblea Nazionale delle Corporazioni, dopo aver esaminato la situazione interna ed estera, fra l’altro disse: <Arrivo ora ad un punto molto importante del mio discorso: a quello che chiamerò “il piano regolatore” della economia italiana (…). Come dissi a Milano nell’ottobre 1934, il Regime Fascista non intende statizzare o, peggio, funzionarizzare l’intera economia della Nazione; gli basta controllarla attraverso le Corporazioni, la cui attività da me seguita è stata di grande rendimento e offre le condizioni di ulteriori metodici sviluppi. Le Corporazioni sono organi dello Stato, ma non organi semplicemente burocratici dello Stato>. Poi, quasi ad anticipare quello che sarà la “Socializzazione delle imprese”, aggiunse: <I lavoratori diventano – con pari diritti e doveri – collaboratori dell’impresa allo stesso titolo dei fornitori di capitale e dei dirigenti tecnici>, quindi, per precisare meglio il concetto, aggiunse: <Nel tempo fascista il lavoro, nelle sue infinite manifestazioni, diventa il metro unico con il quale si misura l’utilità sociale e nazionale degli individui e dei gruppi>. In questo periodo post-fascista, e in piena, trista restaurazione di Stato liberl-supercapitalista, quelle parole suonano strane, appartenenti ad un mondo quasi privo di senso se comparato a quello che stiamo vivendo, un mondo dove il nome “libertà” è trasformata in satrapismo, dove prevale il più forte, il più furbo, il più spregiudicato, il più prepotente, dove le leggi vengono concepite da “malandrini” per favorire i “malandrini” a tutto danno dell’onesto, del capace, del lavoratore. E i “malandrini”, avendo occupato (favoriti e protetti dal supercapitalismo internazionale), tutte le leve di potere e, prime fra queste, l’informazione, non possono permettere di ricordare (e di riproporre) quel che Mussolini aveva anticipato da decenni (e dallo stesso Giuseppe Mazzini) cioè il sogno del proletariato di acquistare conoscenza dei propri diritti per riversarli, poi, in una passione che arricchisce, con ardore e con impegno, l’azienda nella quale opera. Giuseppe Amoroso ha osservato in merito: <Sogno che potrà realizzarsi anche ai giorni nostri, quando tutti capiremo che non è la gara alla macchina più bella, alla vacanza più esotica, a dare la felicità, ma la realizzazione della propria persona anche nell’azienda e nell’attività che si svolge quotidianamente>. Questa politica portò una moltitudine selezionata di studiosi a venire in Italia per studiare il “miracolo fascista”, il “miracolo” di uno Stato povero di materie essenziali, ma arricchito dalla capacità di un uomo che riuscì, caso unico al mondo, a disimpegnare quasi senza danno,il proprio Paese dalla crisi internazionale che attanagliava il globo intero. Sempre in merito al “miracolo fascista” scende in campo anche Zeev Sternhell, professore di Scienze Politiche presso l’Università di Gerusalemme, col saggio “La Terza via fascista” (1), nel quale, tra le molte altre considerazioni, possiamo leggere: <Il Fascismo fu una dottrina politica, un fenomeno globale, culturale, che riuscì a trovare soluzioni originali ad alcune grandi questioni che dominarono i primi anni del secolo>. L’Autore continua: <Le ragioni dell’attrazione esercitata dal Fascismo su eminenti uomini della cultura europea, molti dei quali trovarono in esso la soluzione dei problemi relativi al destino della civiltà occidentale>. Ma sono proprio le soluzioni sociali ad attrarre maggiormente il giudizio del professore di Scienze Politiche, che scrive: <Il Corporativismo riuscì a dare la sensazione a larghi strati della popolazione che la vita fosse cambiata, che si fossero dischiuse delle possibilità completamente nuove di mobilità verso l’alto e di partecipazione (…). Il potere dello Stato incide sulla mobilitazione dell’economia nazionale, sulle possibilità di programmazione economica su larga scala e favorisce l’unità morale e l’unanimità spirituale delle masse>. E’ sintomatico di onestà che un professore universitario di Gerusalemme giunga a mettere in risalto dopo più di mezzo secolo di persecuzioni contro i fascisti, i grandi valori del Fascismo, sintetizzati nell’ordinamento corporativo, è di certo motivo di orgoglio, ma nello stesso tempo motivo di perplessità (ad essere buoni) dinanzi alla constatazione della noncuranza verso quelle idee da parte di quelle compagini che si richiamano quali eredi del Fascismo (e fra questi, sia chiaro, escludo ovviamente gli aderenti di Gianfranco Fini e compagni). Che lo Stato Corporativo “funzionasse” e che dette ottimi risultati è dimostrato dal fatto che quei Paesi che si ispirarono al Fascismo italiano riuscirono a superare secoli di divisioni e di guerre civili; fra questi possiamo ricordare il Portogallo, la Spagna e l’Argentina. Il Portogallo nei primi anni dello scorso secolo viveva un periodo di caos sociale e istituzionale, fino a quando un professore di economia venne chiamato a governare il Paese, Antonio de Oliveira Salazar, il quale nel 1932 abrogò la costituzione del 1911 per istituire lo “Stato nuovo, nazionale, corporativo e cristiano”, nella cui impostazione si nota la forte influenza del Fascismo italiano. Nel “Dizionario Mondatori di Storia Universale”, nella voce “Portogallo” si legge:<(Salazar) stabilì un regime paternalistico e corporativo, che si dichiarava fedele ai principi cristiani. Sin dal suo avvento al potere egli realizzò una notevole opera di risanamento finanziario (il bilancio portoghese fu pareggiato per la prima volta dopo il 1854), introdusse in seguito una costituzione (1933) che instaurava una repubblica corporativa>. Il Portogallo oggi, grazie alle innovazioni apportate da Salazar, è entrato nella Comunità Europea ed è un Paese in continuo sviluppo. La Spagna. Da grande potenza precipitò, similmente al Portogallo in una lunga serie secolare di lotte intestine e di caos finanziario. E’ superfluo ricordare la guerra civile e la vittoria di Francisco Franco del 1939. Si può leggere sempre sul “Dizionario” sopra citato: <Dopo la vittoria, Franco fece della Spagna uno Stato autoritario e corporativo. Il 9 marzo 1938 istituì la Carta del Lavoro>. Similmente al Portogallo, oggi la Spagna è proiettata verso un grande sviluppo economico e industriale. Argentina. Sempre dal “Dizionario Mondatori”: <Peròn si fece regolarmente eleggere Presidente (26/2/1946), istituendo una dittatura di tipo mussoliniano, con un regime corporativo. Peròn favorì soprattutto il proletariato operaio il cui reddito reale, dal 1946 al 1955, aumentò di circa il 47%>. L’intervento occulto, ma chiaro, del capitalismo Usa fece cadere il governo peronista (1952) e l’Argentina precipitò in una gravissima crisi economica e occupazionale, sino a giungere allo sfascio attuale. Anche in questa situazione la crisi sembra sul punto di essere superata, grazie, ancora una volta, ad una idea mussoliniana: la “socializzazione delle aziende”. Infatti il personale delle aziende argentine in crisi le stanno socializzando e, sembra, con ottimi risultati. E dall’Italia? Cioè dal Paese dove queste idee partirono, il buio assoluto. Il rimprovero di Manlio Sargenti è più che giustificato, egli scrisse: <Gli italiani hanno dimenticato quella che costituiva la più originale, la più innovatrice proposta della loro storia recente. L’hanno dimenticata quegli stessi che si sono considerati gli epigoni dell’idea del Fascismo e della Repubblica Sociale>. Questo “rimprovero” porta la data del settembre 1993, quando cioè l’”infamia di Fiuggi”, anche se in preparazione non era ancora conclusa. In questo secondo interminabile dopoguerra è stato scritto dai seguaci di questa “Repubblica nata dalla Resistenza” che l’idea mussoliniana della Socializzazione <fu un tardivo espediente per ingannare le masse lavoratrici>. E’ uno dei tanti artifizi di un regime corrotto e inetto, terrorizzato dal dover affrontare un serio confronto con lo Stato che lo aveva preceduto; tanto terrorizzato che è stato costretto a creare una cortina di menzogne e, contestualmente, a varare leggi antidemocratiche e liberticide, quali la “Legge Scelba”, la “Legge Reale” e la “Legge Mancino”. E’ probabile, come accadde in altre occasioni nella storia, che questa idea gli italiani la riceveranno dall’esterno (vedi Chavez ed il "suo" socialismo bolivariano n.d.r.), sottraendola al legittimo proprietario, quello, per intenderci, denominato dai “furbetti, ma infami, il “male assoluto”. ___________________ 1) Altre opere dello stesso professor Sternhell sono: “Nascita dell’ideologia fascista” (1993); “Le origini del fascismo in Francia” (1997); “L’ideologia fascista in Francia” (1997).
QUALE SCANDALO? Nulla da dire in riferimento alle doglianze degli “intoccabili” olocaustici. Fanno il loro dovere di arroganti con licenza come lo hanno fatto recentemente a Teramo e a inizio agosto del 1996 quando imposero che Erich Priebke venisse “riarrestato”. E nulla da aggiungere a quanto notoriamente riguarda la vicenda giudiziaria che ha interessato l’ex capitano delle SS. Cosa volete che sia un sequestro-estradizione dall’Argentina di un “rapendo” (per dirla con Kossiga) o l’incriminazione per reati non commessi stando al Codice Militare di Guerra ed alle tante Convenzioni Internazionali che regolano il diritto alla rappresaglia? Legge vuole che i vinti debbano essere incriminati, processati e condannati. Possibilmente giustiziati. Come è avvenuto a Norimberga e a Bagdad. Naturalmente gli esportatori americani, inglesi ed israeliani di libertà sono quelli che si arrogano il diritto di trasformarsi in giustizieri. E lo fanno contro i “popoli canaglia” in Irak, in Afghanistan, in Palestina, in Libano. Come ieri lo fecero in Kossovo, nella Terra dei Merli sacra al popolo serbo. E come vorrebbero fare in Iran…Uranio impoverito e bombe a deframmentazione, fosforo bianco ed eliminazioni mirate. Ed interminabili scie di “danni collaterali” con centinaia di migliaia di vittime civili sacrificate sull’altare della Democrazia. Erich Priebke, dunque. Un vinto cui non si perdona perché non ha chiesto perdono. E perchè la sua innaturata fierezza viene scambiata per alterigia e disprezzo. Certo, oggi la dignità anche estetica non è consentita dai camerieri. E dài, allora, a ribellarsi contro l’ordinanza del Tribunale militare di Roma che ha concesso al vecchio soldato il “lavoro esterno”, quello che i Tribunali civili assegnano regolarmente – per buona condotta – anche agli ergastolani. E poi tutto secondo copione. Veltroni fa oscurare il Colosseo, proprio come lo fece Rutelli nel ’96 alla notizia della scarcerazione – poi notoriamente annullata – del “criminale”. E gli “intoccabili” occupano la piazza e impongono al giudice militare di revocare l’ordinanza. E costui vilmente lo fa prendendo a pretesto un risibile cavillo. Tacciano i sinistri e destri camerieri di statunitensi e di sionisti. Taccia l’improponibile, mancato militare Parisi. Ma Taccia, soprattutto, l’impresentabile trasmigratore ceppalonico Clemente Mastella: ma che cosa mai può sostenere costui parlando di Giustizia? Lo scandalo non è rappresentato dal lavoro esterno di un uomo di 94 anni sradicato da troppo tempo e per vendetta alla sua Comunità. Lo scandalo sono loro che cercano da buoni servi di superar in sdegno quelli del pianto che paga. Paolo Signorelli
GLI “HOTEL CALIFORNIA” DELLA “TELA DI RAGNO” L´Europa sapeva. O almeno «tollerava». Anzi di più: in alcuni casi, addirittura «collaborava» con la Cia nel trasferimento attraverso il Vecchio Continente di presunti terroristi internazionali. Le 72 pagine del rapporto del parlamentare svizzero del Consiglio d' Europa Dick Marty, diffuso mercoledì 6 giugno durante una conferenza stampa a Parigi, puntano pesantemente il dito contro i governi europei (Italia compresa) nell´affare delle cosiddette "extraordinary renditions" della Cia. Ossia le "consegne speciali", veri e propri sequestri di persona che prevedono prima il trasferimento forzato in aereo e poi la detenzione in carceri segrete di individui semplicemente sospettati di terrorismo.
Secondo Marty sono 14 i paesi che
hanno più strettamente collaborato nella costruzione di quella che Mary
definisce la “tela di ragno” della Cia. Un sistema assolutamente illegale di
voli tra Europa e resto del mondo per il trasferimento di presunti terroristi da
un paese all'altro. Una ragnatela composta da punti di appoggio e luoghi di
detenzioni come nel caso si Polonia e Romania che hanno addirittura ospitato
carceri segrete. «Adesso è chiaro, anche se siamo ancora molto lontani dall´aver
stabilito l´intera verità, che le autorità di numerosi paesi europei hanno
attivamente partecipato con la Cia in queste attività illegali - scrive Marty
nel rapporto redatto per il Consiglio d'Europa che ha aperto un´indagine dopo le
rivelazioni apparse sul Washington Post e avanzate dall'Organizzazione non
governativa Human Rights Watch, nel 2005 – altri erano totalmente all´oscuro o
preferivano non sapere». La sua indagine si svolge parallelamente a quella del Parlamento europeo. Secondo quest'ultima i dati dell'Eurocontrol dimostrano che ci sono stati più di mille voli Cia illegali che hanno fatto scalo sul territorio europeo dal dopo 11 Settembre 2001. Secondo i funzionari, tuttavia, non è chiaro se, o quanti, detenuti sono stati «consegnati», e non ha finora fatto luce sulle presunte prigioni segrete. È stato per primo il Washington Post a novembre scorso a far scoppiare il caso delle «consegne» di presunti terroristi tramite i voli segreti Cia a centri di detenzione europei, tra cui anche carceri in Europa orientale. Più tardi, l'organizzazione Human Rights Watch ha identificato Polonia e Romana come le «possibili località» in cui si trovavano le prigioni segrete, ma entrambi i paesi hanno negato il loro coinvolgimento. Noi abbiamo a più riprese denunciato quanto andava disinvoltamente accadendo nei cieli e nei paesi di Europa ad opera della Intelligence statunitense e dei loro “camerieri” italiani ed europei. Un caso per tutti: il rapimento dell'ex imam di Milano Abu Omar. Una sporca storia che lo stesso Marty ha definito “scioccante” imputando a Prodi di aver cercato di fermare i giudici di Milano utilizzando metodi più spregiudicati di quanto non abbia fatto il precedente governo e accusando l’ex capo del Sismi Pollari di aver mentito “spudoratamente” dinanzi all’Europarlamento La “tela di ragno” nasce con l’autorizzazione di Bush del 17 settembre 2001 ad operazioni clandestine della Cia, subito servilmente accettate dagli alleati Nato che concedono carta bianca, garantendo libertà di volo agli aerei detti “militari” e piena assistenza “tecnica”. L’intelligence americana studiò una rete di piccoli centri di detenzione dove fare sparire gli High Value detainees, vale a dire i “terroristi” più importanti catturati dall’Afghanistan all’Irak. All’ Italia...E’ il programma delle renditions, delle consegne speciali. Si arresta o si rapisce un presunto “terrorista” in un Paese e lo si trasferisce in un “Hotel California” di un altro dove viene assoggettato a torture. A ben guardare il rapporto Marty evidenzia con dovizia di particolari le “operazioni” sporche di Washington e dei suoi Servizi in un’Europa considerata da decenni una colonia nei cui cieli – nel rispetto della strategia del silenzio - è possibile liberamente transitare violando garanzie e diritti umani. L’invito di una “preoccupata” Commissione europea agli Stati comunitari coinvolti nella “tela del ragno” affinché svolgano con urgenza indagini “approfondite” per “stabilire la verità e indennizzare” le eventuali vittime lascerà il tempo che trova: conosciamo bene a cosa possano servire le dichiarazioni d’intenti di certi “camerieri”. Paolo Signorelli
Ricevuto da Associazione Raido - www.raido.it
Nel riaffermare la nostra adesione ai principi che
caratterizzano l’universalità di Roma, in occasione della sua fondazione, non
possiamo esimerci dal sottolineare l’estraneità verso qualsiasi sentimento
retorico. Ogni nostro riferimento a Roma, alla civiltà romana, allo stile e
all’etica che hanno contraddistinto l’uomo romano, è privo totalmente di
nostalgia. Per noi la nostalgia, il riferirsi alle vestigia dell’Aeternitas
Romae, è un sentimento “incapacitante” che non porta a nulla e che, nella
migliore delle ipotesi, rappresenta uno sbandamento dell’anima. Esso conduce
all’inerzia e all’archeologia.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo: (dedicato all'on. FRANCA RAME). Dario Fo preannuncia l'uscita di un libro sulla sua vita.Il recensore si dimentica di accennare al fatto che Dario Fo ha dei trascorsi da fascista "repubblichino" nel periodo che va dal settembre 1943 all'aprile 1945. Nel periodo in questione il sottoscritto ha fatto parte del Battaglione Paracadutisti della Decima Flottiglia Mas. Il mio battaglione, dopo un periodo di addestramento effettuato a Jesolo (Ve) fu trasferito a Venegono (Va) per effettuare lanci al fine di ottenere il brevetto da paracadutista. Per tale periodo fummo accasermati nel Castello di Tradate, sede dell'allora Battaglione Paracadutisti dell'Aeronautica Repubblicana della RSI. In tale occasione fummo accolti nella caserma sopra nominata dal paracadutista volontario Dario Fo, al quale era stato demandato il compito di fare gli onori di casa. Nel periodo trascorso a Tradate unitamente ad altri commilitoni ebbi modo di parlare con Fo, il quale disse di essersi arruolato nel battaglione paracadutisti per tener fede ai suoi ideali (altro che far parte allora della resistenza, come da lui dichiarato anche recentemente alla stampa). Successivamente ebbi modo di vedere a Milano il sig. Fo che si esibiva, unitamente a Franca Rame, subrettina nascente, in un avanspettacolo in locali non certo di prim'ordine. Successivamente , rientrato a Roma, ebbi modo di leggere che sia il sig.Fo che Franca Rame erano diventati noti per aver fondato o favorito il Soccorso Rosso... Quanto sopra solo per render noto i precedenti del premio Nobel e della sua compagna Franca Rame. Claudio Luciano Nota della redazione de "L'Ultima Crociata" Riteniamo opportuno pubblicare questa lettera, rifiutata da "Il Tempo", pure con alcune inesattezze in essa contenute.All'epoca il volontario Dario Fo era assegnato al reparto lanci, al comando del Tenente Ruggero Martinotti, della Scuola Paracadutisti di Tradate.Con questo ufficiale Dario Fo aveva instaurato un rapporto di rispetto e amicizia al punto che, nel dopoguerra, quando sposò Franca Rame, Martinotti gli fece un regalo di nozze.
Riceviamo e pubblichiamo, pur non condividendo spesso le posizioni di "destra radicale" (e confessionale) espresse dal gruppo politico a cui appartiene lo scrivente, perché crediamo sia innegabile oggi la necessità di smitizzare una volta per sempre la "curva" che tutto é diventata meno che palestra per "Uomini Liberi" decisi a riscattare la propria dignità. La redazione Egregio sig.ex, ex di professione: ex Sindaco, ex Ministro, ex Presidente Co.Pa.Co. prossimamente speriamo anche ex Senatore. Le scrivo perché colpito dalla Sua pervicàcia e protèrvia nel sentenziare e solonizzare cercando visibilità e sfruttando la morte di un povero poliziotto coinvolto negli scontri allo stadio di Catania. Si è vero la tragedia ha colpito l'intera città anche chi, come me, non va allo stadio da circa 15 anni e sicuramente chi come Lei va, comodamente seduto, a vedere la partita in tribuna A con l'abbonamento gratis che probabilmente Le spetta per tutte le sue ex e per l'attuale carica . Ma qualcosa non mi torna e resto allibito e sconvolto dalla dichiarazione che ha rilasciato sui media locali e nazionali e che la sua organizzata segreteria ha avuto cura di far girare per l'intera Italia e anche in Europa: la colpa degli scontri a Catania e quindi della morte del povero Ispettore F. Raciti è da addebitare a teppisti dello stadio legati alla criminalità organizzata ( e fin qui posso concordare) con la regia udite, udite della Estrema Destra Catanese che comanda e coordina gli scontri. Quale potenza, quale apoteosi: l'Estrema Destra Catanese dispone improvvisamente di centinaia di uomini che organizzano e guidano gli scontri allo stadio. Non le sembra, caro Senatore, di aver esagerato ? Non le sembra che un uomo che ha ricoperto importanti cariche Istituzionali dovrebbe parlare in maniera più misurata evitando di scatenare una ingiustificata caccia alle streghe ? Non sarebbe meglio analizzare più a fondo il fenomeno ultras e della collegata cronica violenza negli stadi ?? Eppure è molto facile capire, e parlo di Catania ma il discorso vale per tutta l'Italia, oggi la violenza negli stadi è guidata da sacche di emarginati, con infiltrazioni delinquenziali, che cercano uno sfogo nello stadio delle frustrazioni e del malessere che colpisce profondamente la società Italiana. Droga, crollo della Famiglia Tradizionale, disoccupazione, degenerazione consumista. E come mai il Senatore non parla della droga che a fiumi viene consumata negli stadi ? Hashisc, marijuana, cocaina, pasticche allucinogene varie vengono consumati a chili prima durante e dopo le partite con conseguente esaltazione e perdita della coscienza delle migliaia di tifosi consumatori. Forse capisco, forse c'è un conflitto di |