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AL CENTRO STUDIIN QUESTA SEZIONE PUBBLICHEREMO LETTERE CHE CI PERVENGONO DA VISITATORI CHE NON NECESSARIAMENTE CORRISPONDONO E RIFLETTONO IL NOSTRO PENSIERO; EVITEREMO OGNI CENSURA PURCHE' IL CONTENUTO NON SIA OFFENSIVO VERSO PERSONE O VERSO SENTIMENTI DI TIPO RELIGIOSO CHE RIGUARDANO NON LA SFERA POLITICA MA LE SFERA ETICA INDIVIDUALE.Caro Mauro, la lettera che mi hai fatto pervenire per conoscenza dimostra una volta di più la tua adamantina sensibilità ed onestà politica ed umana. Sai bene che in me hai sempre trovato un muro di diffidenza in merito a certe situazioni elettoralistiche perché già dal 2005 ho mostrato tutta la mia disillusione dopo le europee dell'anno precedente con la farsa di alternativa sociale, ma ho sempre saputo che il tuo senso della Lealtà e dell'Onore ai principi ideali a cui entrambi rimaniamo orgogliosamente legati non é mai venuto meno. Le tue dimissioni dal ridicolo partito di Storace non sono che la necessaria presa di posizione che solo chi é Camerata "dentro", e non solo e scioccamente in apparenza, può e deve fare. Mantengo ancora le mie riserve su "area destra" (anche solo per il termine che deve ormai essere bandito per sempre dalle nostre Comunità) ed é per questo che ho costituito con altri il Centro Studi Socialismo Nazionale. Se vorrai sarai il benvenuto perché prima di rifare un "partito" dobbiamo ricominciare a fare CULTURA POLITICA senza compromessi. Un abbraccio Maurizio Canosci Portavoce pro-tempore Centro Studi Socialismo Nazionale.Caro Cristiano, la mia storia ne La Destra finisce qui. Ho sperato inutilmente di trovarmi tra camerati perché la nostra comunità umana quando è stata perseguitata e discriminata, proprio perché animata da grandi valori e da un grandissimo senso di appartenenza, ha saputo superare ogni avversità. Ti ho spiegato in mille occasioni che l'abbraccio con Berlusconi è mortale e non ci rende credibili agli occhi dell'opinione pubblica ma sminuisce calpesta ed umilia tutta la nostra storia. Non abbiamo proprio nulla in comune con un personaggio inaffidabile e privo di scrupoli che è riuscito a distruggere la politica, a omologare le coscienze, a togliere agli italiani ogni speranza di un reale cambiamento. Chi dava i soldi a Craxi ed è sceso il politica per riciclare con successo le seconde linee ed i rottami della vecchia DC e del PSI, travolti dalle ruberie e dagli scandali, spazzati via da un sistema lurido e consociativo, non può avere nulla in comune con noi. L'Italia continua ad essere il paese del malaffare, delle tangenti, dei ladri di Stato, dei mafiosi che designano i parlamentari, dei disgraziati e dei disperati provenienti a migliaia dal terzo modo per alimentare lo sfruttamento ed il lavoro nero. Ho sempre creduto in un partito sociale, solidale partecipativo che esprimesse la parte migliore del popolo italiano, che fosse vicino ai cassaintegrati e a chi perde il lavoro, ai precari e ai giovani che fanno i conti con le conseguenze della globalizzazione e della delocalizzazione industriale. Non credo che per farsi accreditare a livello internazionale (...) occorra andare a Gerusalemme, indossando lo zuccotto degli ebrei e non mi piace assolutamente chi frequenta le moschee perché non ha percepito il pericolo di un Islam violento, intollerante e pericolosissimo per la nostra cultura. Non sono mai stato filoamericano perché nessuno ha delegato gli Stati Uniti a farsi paladini della libertà e a garantire la pace nel mondo. Il nostro è un paese a sovranità limitata con 130 basi americane, coinvolto in guerre sciagurate ed insensate, destinate ad arrecarci nuovi lutti e dolori. Noi abbiamo una storia diversa. Sono stato consigliere comunale e segretario provinciale del MSI: non ho mai voluto rinnegare le mie radici politiche perché è proprio la terza via indicata da Mussolini che potrà farci superare le contraddizioni di un capitalismo miope, rapace ed arrogante ed i fallimenti di un comunismo sconfitto dalla fame e dalla disperazione. Non me ne frega niente dell'anticomunismo del Cavaliere. Dovremo avere la capacità di misurarci con nuove gravissime emergenze nazionali e planetarie. Il mondo non è quello patinato di Berlusconi e delle escort di lusso che gli girano attorno. C'é tanta emarginazione, c'é ingiustizia sociale, c'é una sensazione diffusa di insicurezza e la voglia di farsi giustizia da sé, c'é uno Stato che ha definitivamente abdicato alla sua funzione di programmazione e di indirizzo. Milano e Padova sono nelle mani degli spacciatori marocchini, interi quartieri di Roma sono circondati dagli zingari, stupratori e violenti la fanno da padroni. ... E noi che facciamo? Ci alleiamo con Berlusconi e con Alemanno che vuole dedicare una strada di Roma a Sandro Pertini, il mandante dell'assassinio del più grande degli italiani? Noi avremo un futuro soltanto se la nostra comunità umana saprà ritrovare una sostanziale unità d'intenti e sapra stringersi attorno alle nostre insegne e alle nostre bandiere. Dobbiamo essere alternativi e non contigui al sistema! Sai benissimo che, già un anno fà, volevo farmi da parte e sono rimasto soltanto per consentire la presentazione della lista alle provinciali, possibile con le 355 firme raccolte a Cortona. Il 4,1% raccolto nel mio territorio, il migliore della Provincia di Arezzo, mi riempie di orgoglio perché la gente, se non vuole impegnarsi direttamente, ha la sensibilità e l'intelligenza di premiare chi ha sempre fatto politica con coraggio, con tanti sacrifici e senza guadagnarci niente. Non mi interessa confluire nel PDL e tra i miei sogni più reconditi non c'é quello di diventare un"Paladino della Libertà" (...) nel partito di Bondi, Bonaiuti e della Brambilla. Mi hai definito un sognatore ed un fallito capace soltanto di collezionare insuccessi... ma un uomo incapace di sognare è già finito. Non mi sono mai interessati i tuoi dissapori con l'ex Segretario Regionale Italo Marri perché, con tutto il rispetto, i problemi di un grande partito devono essere altri.... Mi batterò con tutte le mie forze per costruire un grande movimento, sociale, nazionale e popolare. Guardo con estremo interesse ad "Area Destra" ma non desidero assolutamente far parte di "cartelli elettorali" e giudico molto severamente i presunti leader dei partiti della Destra terminale unici responsabili dei nostri insuccessi in un contesto politico che dovrebbe garantirci spazi immensi da coprire. Da oggi sono di nuovo libero di professare le mie idee e faccio un forte appello all'unità dell'area a cominciare dalla nostra provincia. Non sarò mai un disgraziatello che tiene la foto di Mussolini nel tinello e fa comunella con chi sputa tutti i giorni sui nostri martiri e sulla nostra storia. Buona Fortuna Mauro Turenci febbraio 2010 Roma 10 maggio 2008Mistificazioni ad uso e consumo dell'antifascismo istituzionale ALLA DIREZIONE della Rivista "Storia del Novecento" Mensile di Storia contemporanea Arezzo, 19 maggio 2009 Gentile Direttore, chiedo ancora ospitalità per diritto di replica a quanto continua ad affermare il signor Bertotto il quale basa il suo assunto sul fatto che Mussolini abbia "messo volutamente ai voti l'ordine del giorno" (non la mozione !) presentato da Grandi, insinuando così una implicita adesione dello stesso Mussolini. Risulta che anche in una riunione condominiale se viene presentato un O.d.G. questo debba essere messo ai voti e solo il sig. Bertotto trova del tutto nuova tale prassi per quel "tipo di riunione". Comunque, a parte questo dettaglio che - ai fini di una valutazione storica della dinamica degli avvenimenti é, dal sig, Bertotto, inserito nel contesto del tutto pretestuosamente - resta il fatto incontrovertibile che il risultato della votazione dell'O.d.G. Grandi dette l'avvio e la giustificazione politica alle procedure del programmato da tempo colpo di Stato eterodiretto (la lettera di John McCaffery, tra le altre, ne é la prova !), colpo di Stato effettuato con la complicità di diverse componenti interne tra le quali non é possibile escludere i membri del Gran Consiglio del Fascismo che votarono a favore di Grandi. Lo stesso Grandi, uscito dalla riunione all'alba del 25 luglio, era atteso dal Ministro della Real Casa Acquarone, regista ufficiale della congiura. Alle ore 06.30 sempre del 25 luglio, il re riceve Acquarone il quale lo informa della visita di Grandi e delle decisioni del Gran Consiglio. Il signor Bertotto continua a sostenere che "Giuridicamente i firmatari dell'ordine del giorno Grandi non erano penalmente perseguibili". Al momento dell'incriminazione e alla luce degli avvenimenti (colpo di Stato, arresto del Capo del governo, resa senza condizioni, tradimento dell'alleato, provata collusione col nemico, ribaltamento delle alleanze) motivi di colpevolezza di rilevanza penale oltre che politica, ne esistevano ormai a sufficienza, al di là di ogni sofisma dialettico che si possa oggi sollevare sulla consapevolezza o meno di alcuni imputati. Il Partito Fascista - ripeto - aveva il diritto-dovere di processare e condannare, in primis sul piano politico, i responsabili ed é storicamente provato che il Partito ha tenuto volutamente e pervicacemente fuori dal processo ogni e qualsiasi intervento dello stesso Mussolini anche in considerazione della particolare situazione familiare che lo vedeva tragicamente coinvolto in prima persona. Ma non solo per questo; venne tenuto conto della funzione preminente di Mussolini quale Capo della Repubblica Sociale Italiana, quello Stato repubblicano che il signor Bertotto - anche a distanza di tanti anni e nonostante che l'esperienza repubblicana sia oggetto di studio e di approfondimento a livello accademico in vari paesi del mondo - non riesce proprio a digerire. Provi, il signor Bertotto, ad immaginare per un momento l'Italia post 8 settembre senza Mussolini e senza la Repubblica Sociale Italiana. Tornando in argomento, é accertato documentalmente che il Partito Fascista Repubblicano, nella sua interezza, volle assumersi direttamente la responsabilità morale e politica del processo e delle condanne a morte. Per il signor Bertotto si é trattato di vendetta. E' una sua opinione. Per Stelvio Dal Piaz si é trattato di giustizia anche se parziale dal momento che dei responsabili si erano dati prudentemente alla latitanza. Sarebbe doveroso e corretto che il signor Bertotto - per rispetto della verità storica - lasciasse fuori del processo di Verona Mussolini e la volontà di Hitler (che poteva pure coincidere con quella dei Fascisti !) alla quale lo stesso Mussolini si sarebbe sottomesso facendo "assumere all'esecuzione di Verona il lugubre carattere delle indiscriminate purghe staliniane". E' ormai chiaro -anche sulla base di altri suoi scritti apparsi sia sulla Rivista che sul quotidiano "Rinascita", - che il signor Bertotto, perfettamente integrato nel filone di un antifascismo di ritorno, sia alla ricerca di notorietà mediatica e di legittimazione antifascista attraverso la vivisezione ossessiva del personaggio Mussolini che, in un sistema di mercato qual'é quello attuale, é sempre e comunque un prodotto commercialmente molto appetibile e di sicuro successo indipendentemente dall'ottica con cui viene presentato. Ma tutto questo, con la ricerca storica, ha poco da spartire. si tratta di operazioni che nascono dal desiderio piccolo borghese di legittimaziona politica da parte dell'antifascismo doc, di quell'antifascismo che fu inventato dalla propaganda del Komintern intorno al 1930 e che é stato diffuso e reso popolare in tutto il mondo dagli ambienti demoplutocratici e massonici di Hoolywood e di New York. si é trattato, in concreto, di quella operazione congiunta -COMUNISMO & LIBERALDEMOCRAZIA - attraverso la quale si é riusciti a coinvolgere in una generale accusa di oscurantismo ogni forza europea capace di reagire al disegno mondialista di quella cupola usuraia che ha la sua sede logistica ed operativa negli Stati Uniti. In Italia, in Europa e nel mondo - voglio affermare - l'uomo che ha impersonato questa forza, che ha saputo incarnare ed interpretare l'esigenza posta dalla cultura del suo tempo - superare l'ideologia borghese scientista ed egualitaria del XVIII secolo - é indiscutibilmente Mussolini il quale - come ebbe a scrivere Adriano Romualdi - "ha dominato il suo tempo per lunghi anni, ha suscitato una nuova speranza, ha infuso forza, fede, energia ad un popolo vecchio, scettico, sfiduciato. E' stato un antico romano in mezzo a degli italiani. E' stato il migliore di noi ". Nell'attuale contesto é ancora troppo facile denigrare Colui che - come lucidamente ebbe ad affermare sempre Adriano Romualdi - "in un momento di tramonto e di decomposizione, nel grigio orizzonte della modernità razionalistica ed economicistica, da autentico rivoluzionario, rimise in movimento la ruota della Storia2. Prendo atto che il signor Bertotto,bontà sua, mi grazia da considerazioni di carattere ideologico che, sempre secondo lui, non porterebbero a chiarire la "dinamica" della controversia. Non é mia abitudine innescare polemiche, ma non posso tacere sul tentativo di dividere i Fascisti veri tra "moderati" ed "intransigenti", tra i "rivalutati" dalle istituzioni democratiche ai quali sembra siano state intitolate addirittura vie e piazze, ed i "reietti" unici rappresentanti del "male assoluto". E' un tentativo che fa parte di un ben noto disegno di cosiddetta "pacificazione" sulla base di una "memoria condivisa" costruita a tavolino per motivi di carattere contingente. In risposta a tale tentativo, del quale non é certamente autore il signor Bertotto, faccio mia - come metafora - una riflessione del più volte citato Adriano Romualdi, noto intellettuale Fascista della generazione post-bellica, purtroppo prematuramente scomparso: "Quel che non perdono al mio tempo non é quello di essere vile, ma di dover costruire ogni giorno l'alibi della propria viltà diffamando gli Eroi". Grazie per l'ospitalità e cordiali saluti Stelvio Dal Piaz Arezzo IL BEDUINO ED IL CAVALIERE - clicca per scaricare in formato pdf COMUNICATO STAMPA Giustizia per Gabriele Sandri Apprendiamo con indignazione che l’agente Luigi Spaccarotella, l’assassino di Gabriele Sandri, è stato destinato alla Polfer di Firenze. Vale appena ricordare che la guardia non ha trascorso una sola ora in carcere né è stata oggetto di sospensione dal servizio pur essendo imputato di omicidio volontario “con dolo eventuale”. A Spaccarotella, insomma, è stata garantita la libertà e gli è stato consentito di restare in servizio nonostante la gravità dell’episodio di Badia al Pino dove il giovane tifoso laziale ha perso la vita. Un episodio che vide come drammatico corollario l’insorgenza delle tifoserie italiane che culminò a Roma con l’assalto ad alcune caserme della polizia. I giovani arrestati ed indagati per quegli scontri sono in carcere da sei mesi e da due mesi si trovano in regime di isolamento con l’aggravante di terrorismo. Per quei fatti (come per la morte ancora “non chiarita” dell’ispettore Raciti) noi chiedemmo più volte le dimissioni di Giuliano Amato chiaramente colpevole di averne usato per costruire una “emergenza” curva al fine di distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali indotti da una criminale gestione della cosa pubblica. Tutto abbiamo ricostruito documentandolo in una serie di articoli pubblicati su “Giustizia. Giusta”. Abbiamo scritto delle “notizie strumentali e di quelle taciute”. Di tutto ciò che avvenne dalle 9 di mattina di quell’11 novembre sino alle prime ore del pomeriggio nel manifesto intendimento di truccare i fatti per depistare le responsabilità. Eppure da subito si conosceva chi era il ragazzo ucciso e chi fosse stato a sparargli: c’erano l’arma del delitto e i testimoni oculari. Ricordiamo i balbettii del Questore di Arezzo che cercava di avvalorare la tesi falsa degli “spari in aria”. E la guardia Spaccarotella continuò a girare libero, ad essere considerato un testimone sino a quando, dopo mesi, non venne incriminato per omicidio volontario. Senza che nei suoi confronti venisse mai preso un provvedimento disciplinare. Abbiamo ancora scritto della “materializzazione” di sassi invisibili nelle tasche dell’assassinato e della inventata deviazione del proiettile malgrado che il professor Ingo del Cnr di Roma avesse con una puntuale perizia chimica dimostrato che sulla pallottola non esisteva traccia di alcun tipo di materiale. Noi rifiutiamo la logica infame con cui le autorità hanno cercato di criminalizzare Gabriele Sandri e di rendere incolpevole o meno colpevole o poco colpevole il suo assassino. “Lo Stato – sostiene Cristiano il fratello di Gabbo - si deve sentire direttamente responsabile per la morte di Gabriele”. E lo sosteniamo anche noi. E non soltanto per spirito di pure dovuta solidarietà ma soprattutto per il rifiuto dell’inaccettabile comportamento di quanti ai diversi livelli continuano a profanare la giustizia in nome di meschini giochi di potere. |